mercoledì 20 novembre 2024

L'interprete

Dopo aver letto "La zona d'interesse" di Martin Amis, "L'interprete" di Annette Hess, pubblicato da Neri Pozza, è il secondo romanzo che leggo che offre sul Nazismo e sul lager una prospettiva insolita, esterna.

Qui la protagonista è Eva, una giovane donna che lavora come interprete dal polacco, e nel 1963 a Francoforte viene assunta dal tribunale che si occupa del processo ad Auschwitz. La giovane donna, che fino ad allora ha trascorso un'esistenza tranquilla e indisturbata tra la trattoria di famiglia e il suo promesso sposo, si trova allora a scontrarsi con un orrore di cui nessuno osa mai parlare ad alta voce, anzi che spesso chi la circonda è disposto a negare dichiarandolo impossibile. 

"L'interprete" è un romanzo sulla responsabilità del popolo tedesco: di chi non ha avuto scelta, forse, ma si è schierato dalla parte dei colpevoli, autoassolvendosi in nome di quell'obbligo. È un romanzo sulle colpe mai elaborate né ammesse, che emergono poco alla volta mentre chi se ne è macchiato porta avanti indisturbato la propria vita. Lo vediamo in Eva, a cui riaffiorano alla mente ricordi d'infanzia che individuano i suoi genitori proprio come lavoratori e abitanti di quella "zona d'interesse" di cui Amis ha scritto, che non si sono macchiati le mani col sangue dei prigionieri ma hanno contribuito a far funzionare l'ingranaggio della macchina di sterminio di Auschwitz.

In questo senso "L'interprete" è un romanzo molto interessante e ben scritto, che sa essere appassionante svelando un elemento alla volta. Ha tuttavia anche dei difetti che mi hanno un po' raffreddata nel mio entusiasmo: il personaggio della sorella Annegrett, per nulla necessario nella sua sindrome di Munchausen per procura con cui mette a rischio la vita dei neonati di cui si occupa in ospedale come infermiera; l'elemento romance della relazione tra Eva e Jurgen, che appiattisce un po' il punto di vista della protagonista; alcune decisioni nella trama, come l'uscita di scena frettolosa di David prima della conclusione del processo e la notte d'amore, per nulla necessaria, tra lui ed Eva in Polonia. 

Nel complesso quindi ho trovato "L'interprete" un testo non impeccabile, ma in ogni caso stimolante e molto capace nel mostrare la normalità assoluta delle famiglie tedesche che, nel silenzio e nell'omertà generale, avevano fatto la loro parte nello sterminio nazista. 

Qual è l'ultimo romanzo di letteratura tedesca che avete letto?

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