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martedì 20 ottobre 2026

L'ultimo dono

"L'ultimo dono" è per me la terza lettura di Abdulrazak Gurnah, di cui La nave di Teseo sta pubblicando l'intera opera da quando nel 2021 l'autore ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

Al centro della narrazione c'è una famiglia: quella composta da Abbas, originario di Zanzibar ed emigrato in Inghilterra; di sua moglie Maryam, che in Inghilterra è nata ma non conosce le proprie origini; e dei loro due figli, Hannah e Jamal. La prima vive una relazione piuttosto insoddisfacente e cerca in tutti i modi di non essere associata in alcun modo alla condizione di immigrata; il secondo lavora si impegna proprio in quel settore, e sembra più in pace con la propria identità composita.

L'avvio della vicenda è un ictus che colpisce Abbas, e riporta in superficie tanti non detti e segreti [in particolare il fatto che giovanissimo fosse stato spinto a un matrimonio in cui si era trovata attribuita una paternità molto probabilmente non sua, e perciò aveva lasciato Zanzibar facendo perdere le proprie tracce; Maryam invece aveva lasciato di nascosto la famiglia adottiva in cui era cresciuta quando il loro nipote aveva cercato di abusare di lei]; in parallelo osserviamo le vite private di Hannah e Jamal, a cui viene data la parola nell'ultima parte del romanzo, che cambia la prospettiva.

Rispetto a "Paradiso" e "Sulla riva del mare" che avevo letto prima, questo titolo di Gurnah mi è sembrato meno a fuoco. A nessuno dei personaggi viene dedicato abbastanza spazio per caratterizzarli davvero, in particolare Maryam, e Jamal rimangono piatti e privi di personalità, di Hannah vengono introdotti tratti promettenti anche se scomodi ma poi non vengono sviluppati, mentre la costruzione di Abbas sembra ingranare (regalando alla sua famiglia "l'ultimo dono" del racconto di sé) per poi interrompersi sul più bello. Sebbene l'intento di narrare una storia familiare legata all'immigrazione in Inghilterra e all'indagine sull'identità fosse interessante, sebbene l'autore come sempre inserisca molteplici riferimenti letterari (qui in particolare alla poesia, per esempio di Wordsworth e Blake), purtroppo nel complesso l'insieme rimane piuttosto superficiale e poco coinvolgente.

Questa terza lettura di Gurnah è stata dunque purtroppo una delusione, ma non escludo di poter leggere nuovamente altri titoli dell'autore in futuro.
Voi avete già letto questo scrittore tanzaniano?

lunedì 28 settembre 2026

Il baco da seta

Secondo volume della serie di romanzi gialli con protagonisti Cormoran Strike e Robin Ellacott, scritti da J.K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith e pubblicati in Italia da Tea, "Il baco da seta" mi è piaciuto leggermente meno del precedente.

Ambientato nel mondo della letteratura, ha inizio con la scomparsa di uno scrittore che avrebbe appena prodotto un nuovo romanzo, il cui contenuto rappresenta in modi molto poco lusinghieri tante persone della sua vita e del suo ambiente letterario. La sua sparizione viene denunciata dalla moglie che non si reca alla polizia bensì da Cormoran, perché ritiene che si tratti di un allontanamento volontario e desidera che l’investigatore ritrovi il marito, padre della sua figlia disabile [scopriremo in realtà che l’uomo è stato brutalmente ucciso inscenando alcune tra le pagine più cruente della sua narrazione. Anche riguardo la narrazione però scopriremo che non ne è lui veramente l’autore, o meglio lui è l’autore di una precedente versione sostituita con questa, molto più volgare ed offensiva, realizzata dalla sua agente nonché assassina per metterlo nella peggiore luce possibile].

Alcune descrizioni in questo romanzo sono decisamente più disturbanti e oscene rispetto a quelle più tradizionali de "Il richiamo del cuculo" e non hanno fatto proprio al caso mio. Al netto di questo nel complesso sono stata coinvolta dalla trama di questo giallo e ho apprezzato come l’autrice anche qui abbia disseminato piccoli indizi che avrebbero potuto aiutare il lettore a determinare il colpevole sin dall’inizio -cosa che però non ero riuscita a fare.

Ho apprezzato anche l’approfondirsi graduale del rapporto di Robin e Cormoran e il fatto che ci si possa aspettare che la ragazza ricopra un ruolo sempre più importante nelle indagini, dal momento che verrà addestrata come investigatrice. Sempre meno promettente mi sembra invece il suo fidanzamento con un personaggio che trovo discutibile e molto poco di supporto nei confronti delle sue ambizioni...

Quale serie di libri vi tiene compagnia in questo periodo?

lunedì 24 agosto 2026

Il richiamo del cuculo

Terminata la Trilogia del mentalista, scritta a quattro mani da Camilla Lackberg e Henrik Fexeus, con un po' di delusione riguardo al suo finale, ho cominciato una nuova serie di gialli: quella con protagonista Cormoran Strike, scritta da J.K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith, pubblicata da TEA.

Introduttivo per quanto riguarda i personaggi ricorrenti, in questo primo volume incontriamo Cormoran, figlio di un cantante famoso con il quale non ha certo un buon rapporto, orfano di madre che ha perso la vita in circostanze sospette attribuite ad un'overdose. Dopo aver riportato una mutilazione nell'esercito dove serviva la divisione investigativa, svolge la professione di detective privato e incontra Robin quando l'agenzia interinale la incarica di fargli da segretaria per una settimana. Giovane promessa sposa, brillante e disponibile, alla ragazza si spalanca un mondo al di fuori della sua confortevole routine quando si trova a collaborare alle indagini sul decesso di una modella, che il fratello non crede si sia suicidata.

[In realtà proprio il fratello, che da bambino si era già macchiato del delitto del fratellino minore che aveva spinto in una cava -è il fratellino a costituire il legame con Strike, di cui era stato compagno di scuola- ad aver ucciso la modella, sorella adottiva, quando aveva capito che la sua eredità sarebbe stata destinata al fratello biologico che Lula aveva da poco ritrovato.]

Ho apprezzato molto come gli indizi emergano uno dopo l'altro in questo racconto, che mantiene sempre alta l'attenzione e che ci presenta due protagonisti irresistibili, nella loro fragilità e nella loro sintonia, che non vedo l'ora di ritrovare nella prossima avventura. Anche l'ambientazione londinese, vivida e presente come un ulteriore personaggio, aggiunge suggestioni alla lettura ed è uno sfondo perfetto per questo giallo ben scritto e ben costruito, anche se dai colpi di scena non sempre inaspettati.

Credo si sia capito che non ho esitato a procurarmi "Il baco da seta", che conto di leggere a breve!

domenica 21 giugno 2026

Molto felice per te

Quando vengo attratta da una chiacchierata novità,di solito la leggo subito; è stato proprio il caso di “Molto felice per te” di Holly Bourne, mio primo incontro con la casa editrice Heloola.

Ambientato in Inghilterra nei dintorni di Londra, ha per protagoniste quattro migliori amiche che si sono incontrate negli anni dell’università e si ritrovano per il baby shower di una di loro che sta per avere un bambino. La maternità è il tema cardine di questo romanzo, affrontato da quattro diversi punti di vista, come se le sue protagoniste rappresentassero le quattro possibili facce della maternità: abbiamo infatti Lauren, che ha partorito da pochi mesi e che si trova in estrema difficoltà nella gestione del suo primogenito che non dorme mai e non le permette di recuperare le energie. Abbiamo Charlotte che sogna la maternità, ma non riesce ad ottenerla nonostante le tante cure intraprese e l’impegno profuso; poi abbiamo Steffi, donna in carriera per la quale la maternità al momento non è un’opzione, e Nicky, sul punto di partorire.

Sappiamo sin dall’inizio per com’è costruito il romanzo che qualcosa è successo alla festa: c’è stato un incendio sul quale la polizia sta indagando, cercando di attribuire le responsabilità ad una delle sospettate che sono proprio le quattro migliori amiche. I punti di vista si alternano nei vari capitoli a loro dedicati -una costruzione che trovo sempre molto efficace.

[Scopriremo poi andando avanti che a dire la verità il responsabile vero e proprio dell’incendio alla casa dei genitori di Nicky non è altro che il piccolo di Lauren, che inavvertitamente ha fatto partire il fumogeno che avrebbe dovuto comunicare a tutti il sesso della nascitura]

In realtà l’indagine in corso è soltanto un pretesto per raccontare le difficoltà dell’essere donna e dell’essere madre o del non esserlo, facendoci immedesimare nelle diverse situazioni di vita delle protagoniste e ricordandoci specialmente alla fine l’importanza della solidarietà femminile e dell’amicizia, valore che da sempre le accompagna, ma che per qualche tempo sembrano essersi dimenticate.
Per donne che in questo momento stanno affrontando una depressione post-partum alcune parti di questo romanzo potrebbero essere un po’ troppo dolorose da leggere, così come la ricerca di maternità di Charlotte e i suoi momenti di difficoltà - la voce della narratrice è infatti molto efficace nel raccontare diversi punti di vista, e lo fa con grande rispetto per tutte le posizioni coinvolte.

Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro, che mi ha molto coinvolta; ne sono rimasta piacevolmente sorpresa e questa casa editrice sarà da approfondire nei prossimi mesi!

Avete comprato di recente qualche novità editoriale?

venerdì 19 giugno 2026

L'ambasciata di Cambogia

Il mio primo incontro con Zadie Smith, anni fa, era stato attraverso "Denti bianchi": un romanzo a proposito del quale ho sentito soltanto pareri entusiasti, e che invece avevo trovato un po' invecchiato, e che non era riuscito a coinvolgermi.

In un banchetto della fiera del libro della mia città ho poi trovato a pochi centesimi "L'ambasciata di Cambogia", un breve racconto pubblicato da Mondadori, e mi è venuta voglia di riprovarci (anche perché tra regali e mercatini possiedo già altri due titoli più corposi dell'autrice, ed ero curiosa di sapere se qualunque feeling fosse da escludere oppure no). È stato un buon acquisto, perché seppure si legga in un pomeriggio non l'ho trovata affatto una lettura superficiale.

"L'ambasciata di Cambogia" è piuttosto l'istantanea di una vita di migrazione e di subalternità, quella di Fatou emigrata dalla Costa d'Avorio in Ghana, poi in Italia e ancora in Inghilterra, dove in un sobborgo londinese lavora come domestica in una famiglia di origini presumibilmente indiane che non le corrisponde uno stipendio e le trattiene il passaporto. La sua unica oasi di pace è la piscina dell'ambasciata di Cambogia, dove entra con degli ingressi omaggio che sottrae alla famiglia dei suoi datori di lavoro che non hanno mai fatto caso alla loro esistenza, dove nuota tutti i lunedì mattina. 

Ne "L'ambasciata di Cambogia" ci affacciamo alla finestra di un'esistenza di sacrifici, ma anche di speranza, nell'incontro con un uomo nigeriano che la avvicina alla religione e con cui al tavolino di un caffè può condividere pensieri sul mondo che li circonda e sulle sue ingiustizie.

Avrei voluto leggere molte altre pagine di Fatou e anche di Andrew, ma nella necessità di accontentarsi posso dire che in un testo così breve l'autrice è riuscita a suscitare il mio interesse e la mia partecipazione, e ora la mia curiosità nei confronti delle sue opere più voluminose si è risvegliata!

Avete mai letto Zadie Smith?

mercoledì 29 aprile 2026

Le sorelle Blue

Quando ho iniziato "Le sorelle Blue" di Coco Mellors, pubblicato da Einaudi, ho sentito subito di essere nel mio elemento, anche più che con il suo romanzo d'esordio "Cleopatra e Frankenstein" che ho letto qualche tempo fa.

Sin dall'introduzione ci vengono presentate Avery, un'avvocata con un'abitazione signorile e una moglie terapeuta, Bonnie, un'ex pugile che si è riciclata come buttafuori, Lucky, una giovane modella, tutte e tre impegnate ad elaborare il lutto per la quarta sorella, Nicky, scomparsa il quattro luglio di un anno prima. 

Mellors conosce bene la dipendenza, argomento che aveva già trattato nel suo primo libro e qui riprende e declina in ancor più sfumature, dall'alcol alle sostanze, dalla violenza fisica al furto con destrezza. Ogni mezzo sembra quello giusto per tacitare il proprio dolore, per negare le carenze affettive sofferte nell'infanzia, per rimpiangere chi ci è stato prematuramente sottratto: "Le sorelle Blue" è un romanzo molto amaro, con pagine di grande sofferenza, ma anche sostenuto dal legame che accompagna le protagoniste sin dalla loro nascita e che si rivela molti anni più tardi il loro faro nella notte.

È un romanzo più maturo del precedente, polifonico, in cui i punti di vista si alternano nei vari capitoli contribuendo a una caratterizzazione delle sorelle molto riuscita, che genera empatia nei loro confronti sin dall'inizio. Ho di gran lunga preferito questo secondo libro dell'autrice al primo, e ve lo consiglio se come me amate le storie familiari e cercate atmosfere simili a quelle del romanzo "Mai stati così felici" di Claire Lombardo o "Tre sorelle" di Therese Anne Fowler!

Qual è l'ultima storia di famiglia che avete amato?

Una questione di famiglia

Ho acquistato "Una questione di famiglia" in occasione della presentazione con l’autrice Claire Lynch alla libreria Baak di Bologna: prima di allora il romanzo era stato nei miei radar, ma date le quantità di uscite interessanti e la mole dei miei acquisti mensili per il momento non vi era ancora rientrato. Sono molto contenta che l’evento mi abbia dato la spinta per affrontare questa lettura, che oggi sono qui a consigliarvi!

Sebbene si tratti di un romanzo breve e scorrevole, è basato su anni di studi dell’autrice, che prima di quest’opera aveva realizzato un saggio sull’argomento: la perdita dei diritti parentali delle madri omosessuali nell’Inghilterra degli anni '80.

È proprio questo che capita a Dawn nel 1982, quando incontra Hazel e se ne innamora. Una volta confessato questo sentimento al marito Heron, quest’ultimo, anche consigliato ed influenzato da chi lo circonda, lotta per ottenere la custodia esclusiva della figlia Maggie, che crescerà convinta che la madre l’abbia abbandonata per fuggire con un amante.

Incontriamo in "Una questione di famiglia" Maggie già adulta negli anni 2000, moglie e madre di due figli, ancora molto vicina a suo padre sebbene il loro rapporto si basi su un segreto che -inutile dirlo- emergerà nel corso della narrazione.

Vi consiglio questa lettura non per un solo motivo: innanzitutto perché è un tema che non si incontra di frequente in letteratura e qui è corredato di elementi di realtà, come le domande poste in tribunale alla giovane madre. In secondo luogo perché l’autrice evita qualunque spettacolarizzazione della vita dei suoi protagonisti e ne narra le quotidianità nel loro semplice avvicendarsi, i rapporti tra familiari, le conversazioni di ogni giorno, in una maniera in cui è facile riconoscersi e che non suona mai forzata o artificiale.

Il romanzo di Claire Lynch mi ha colpita molto: ho sentito di aver imparato qualcosa leggendolo e grazie all’ottima caratterizzazione mi sono decisamente affezionata ai suoi protagonisti, perciò vi suggerisco di non esitare a recuperarlo come inizialmente invece avevo fatto io!

Qual è l’ultima presentazione di un libro a cui avete assistito?

giovedì 12 marzo 2026

Tre nomi

Sapete che non è mia abitudine tuffarmi immediatamente sulle novità in libreria, ma ci sono casi in cui la curiosità è forte e decido di assecondarla -qui, complice un regalo, ho letto il recente "Tre nomi", esordio di Florence Knapp pubblicato da Garzanti. E che esordio!

Presentato come una storia "what if", contenente le diverse possibilità di vita del protagonista legate a tre differenti nomi assegnatigli all'anagrafe, ha di gran lunga superato le mie aspettative. Si è rivelato infatti un romanzo sulla violenza domestica e sulle scelte compiute da Cora, la madre del protagonista, al momento di scegliere il nome sul certificato di nascita del figlio neonato: Bear, come vorrebbe la sorellina, Julian, che sarebbe la sua scelta, oppure Gordon, il nome tramandato di generazione in generazione da uomini prevaricatori e violenti.

"Tre nomi" parla dell'autodeterminazione di una donna, prima ancora che di un ragazzo: una donna che cerca di sottrarsi alle violenze, in una linea narrativa con successo, in una linea narrativa provandoci per oltre trent'anni, in un'altra ancora non avendo modo di riuscirci. E poi c'è suo figlio, il secondogenito, che sia Bear, Julian o Gordon, schiacciato dalla figura paterna con il suo ingombro di ricordi negativi e di oppressione, che cerca di costruirsi una propria identità per contrasto, prendendone coscienza in fasi diverse della vita.

[Se Bear cresce con un padre in carcere senza avere contatti con lui, perché ha assassinato il vicino che il giorno della scelta del nome di Bear era intervenuto per salvare Cora dalla violenza, Julian cresce orfano di una madre uccisa quando aveva cinque anni, accudito dalla nonna in Irlanda, e infine Gordon viene manipolato dal padre e usato come un'arma contro la sua stessa madre, fino a che alcolista e crudele si accorge di quello che è diventato e a trentacinque anni diventa lo strumento della liberazione di Cora, rivoltandosi contro quel padre padrone.]

Bear, Julian e Gordon hanno diversi gradi di intimità nel rapporto con Maia, la sorella maggiore, e solo uno di loro avrà la nonna materna come punto di riferimento. Saranno archeologi, argentieri o impegnati nel ramo finanziario, saranno uomini con differenti difficoltà nell'instaurare rapporti d'amore, ancora alle prese con l'elaborazione del modello di relazione di coppia a cui sono stati, direttamente o indirettamente, esposti nell'infanzia. 

Quello di Knapp è dunque un esordio coraggioso, pieno di arte, che si parli di design di gioielli o dei Quadri Neri di Goya; è un romanzo sull'emancipazione e sul diventare se stessi, su quanto questo processo possa rivelarsi difficile, doloroso ma talvolta possa anche riservare una pace e una soddisfazione che non si sarebbero mai credute possibili. 

mercoledì 4 marzo 2026

Amici di una vita

"Amici di una vita", "i miei amici" in titolo originale, di Hisham Matar, pubblicato da Einaudi, è senza dubbio il titolo migliore che abbia letto dall'inizio di questo 2026.

È un romanzo stratificato, ricchissimo, che inizia negli anni '80 del novecento quando il protagonista Khaled dalla Libia ottiene una borsa di studio per l'università di Edimburgo, città dove conosce Mustafa, che diventerà uno di quegli amici. Prima di partire, alla radio, ha ascoltato leggere all'autore libico Hosam Zowa un racconto che lo segnerà profondamente -quasi quanto l'incontro con Hosam, parecchi anni più tardi, in un albergo di Parigi.

Nel 1984, Mustafa e Khaled si recano insieme a Londra, alla manifestazione contro il regime di Gheddafi davanti all'ambasciata libica; qui dall'edificio qualcuno spara sulla folla ed entrambi resteranno feriti -senza nemmeno accorgersi della presenza di Hosam tra gli altri manifestanti. Da allora comincia l'esilio, quella lontananza di segreti e bugie per proteggere la famiglia rimasta in patria, una distanza in cui Khaled cresce e costruisce la propria identità, inestricabilmente connessa a quella dei due amici che condividono le sue origini.

Saranno quasi sempre sugli stessi binari paralleli, a condividere appuntamenti settimanali ad un caffè, fino alle Primavere Arabe del 2011, quando la scelta sarà tra rimanere a Londra, ormai una sorta di luogo d'appartenenza e insieme estraneità, oppure fare ritorno in Libia, unirsi alla rivolta, imbracciare le armi -la scelta che compiranno Mustafa, in modo irreversibile, e Hosam, solo temporaneamente.

Quello di Matar è un romanzo immenso: colmo di citazioni di letteratura e di poesia, scritto in modo magnifico, da assaporare a poco a poco, centellinare pagina dopo pagina. È un romanzo sull'identità, sulla lontananza e sul ritorno, sulla nostalgia e, soprattutto, sull'amicizia: quel legame che più di ogni altro ci rende chi siamo davvero.

Qual è il romanzo più convincente che avete letto dall'inizio dell'anno?

venerdì 13 febbraio 2026

Cleopatra e Frankenstein

Ho ricevuto in regalo "Cleopatra e Frankenstein" di Coco Mellors, pubblicato da Einaudi, dopo aver comprato qualche mese fa "Le sorelle Blue", il suo romanzo più recente. Visto che non lo avevo ancora letto, ho deciso di dare la precedenza al suo esordio, che credevo non sarebbe stato nelle mie corde in quanto mi sembrava una storia d'amore per un pubblico più giovane di me.

In realtà, mi sbagliavo: quella che ho letto è solo in modo collaterale una storia d'amore, è più che altro la storia di due solitudini che si incontrano, che credono di poterle unire ricavandone qualcosa di positivo ed invece si trovano a sprofondare nell'autodistruzione. L'autrice ha avuto lei stessa problemi di dipendenza dall'alcol, e ne descrive molto bene gli effetti devastanti sia su chi ne è affetto in prima persona, sia su coloro che gli stanno accanto. Dunque Cleo, aspirante artista poco più che ventenne, si chiude in se stessa e perde la propria ispirazione nel matrimonio con Frank, che ha quasi il doppio dei suoi anni, un'avviata carriera nella pubblicità ma che beve innegabilmente al di là del proprio controllo. 

C'è un elemento che mi ha colpita in particolare in questo romanzo, che è scorrevole e coinvolgente e si legge come si guarda una serie TV, un episodio dopo l'altro: non sono i protagonisti citati già nel titolo ad esprimersi con la propria voce, ad essere più caratterizzati -loro li vediamo dall'esterno, seguiamo le loro azioni sempre più autodistruttive, li vediamo sprofondare tra sostanze stupefacenti e incomunicabilità. Quella a cui sono affidati pochi, ma decisivi capitoli in prima persona è Eleanor: collega di Frank, una donna centrata, che non mente a se stessa, che sa affrontare la vita con maturità e forza di carattere. Ne esce come una sorta di ideale Eleanor, eppure è la più concreta del trio, il personaggio più risolto, la chiave di questa storia e l'unica che avrebbe potuto consentirle una svolta. 

"Cleopatra e Frankenstein" non è un romanzo perfetto, ma è riuscito, e l'ho trovato un esordio interessante e promettente. Ora sono ancora più curiosa di conoscere l'autrice con la lettura del titolo successivo!

Avete già letto Coco Mellors?

giovedì 18 dicembre 2025

Qualcosa per cui vivere

"Qualcosa per cui vivere" di Richard Roper, pubblicato da Einaudi, è un titolo che ho intravisto di sfuggita in un contenuto social qualche tempo fa e mi è sembrato immediatamente nelle mie corde: ormai quanto a selezionare i titoli da leggere raramente mi sbaglio, ed anche in questo caso si è rivelata un’ottima scelta!

Andrew è un quarantenne londinese che svolge una professione particolare: si occupa infatti di ispezionare le case delle persone che sono decedute lasciando apparentemente nessun erede o legame, per scoprire se invece qualcuno fosse presente nelle loro vite oppure se è proprio il Comune della città a doversi fare carico del loro funerale, cosiddetto "funerale di povertà".

Un mestiere, dunque, molto drammatico e Andrew conduce per lo più una vita solitaria, dove i suoi unici contatti sono quelli virtuali con gli altri membri del forum di appassionati di trenini elettrici -sebbene abbia raccontato al suo datore di lavoro di essere sposato e padre di due figli. La vita di Andrew cambia quando gli viene affiancata sul lavoro Peggy, in crisi con il marito alcolizzato, madre di due figlie, che instaura immediatamente una grande sintonia con Andrew, facendogli provare nuovamente la gioia di un’amicizia e forse qualcosa di più.

Grazie a Peggy, in questo libro, Andrew riesce a liberarsi delle bugie delle quali è prigioniero da troppo tempo e a superare lentamente il lutto per la sorella e per la fidanzata alla quale si era ispirato nel momento in cui aveva inventato quella moglie.

È un libro dolceamaro quello di Roper, che non è privo di momenti che strappano un sorriso al lettore, ma è ricco anche di passaggi commoventi e fa molto riflettere sull’importanza dell’amicizia e dell’aprire il proprio cuore a coloro che ci tendono una mano -gesto che per Andrew è stato a lungo molto difficile se non addirittura impensabile. Andrew è un uomo gentile, timido, impacciato, che mi ha ricordato i protagonisti di un altro libro letto qualche mese fa, "Leonard e Hungry Paul" -anche se qui il suo percorso è più travagliato e segnato da perdite difficili da superare.

È un romanzo gentile quello di Roper, pieno di sentimenti genuini e nel quale ho incontrato un protagonista che rimarrà davvero a lungo del mio cuore, insieme al senso di speranza che trasmette la conclusione di questo libro e che ci ricorda quanto sia fondamentale trovare davvero "qualcosa per cui vivere", indipendentemente da ciò che pensano gli altri di noi.

Qual è l’ultima lettura che vi ha commossi?

venerdì 18 luglio 2025

Le bambine che cercavano conchiglie

"Le bambine che cercavano conchiglie", pubblicato da Garzanti, è il romanzo d’esordio di Hannah Richell, scritto durante il periodo di congedo maternità dalla sua professione nel cinema.

Ricordo di averlo visto in biblioteca molti anni fa e di esserne stata immediatamente attratta, ma poi per chissà quale motivo non lo avevo mai preso in prestito, e quanto me lo sono trovata davanti ad un mercatino dell’usato non ho esitato un momento a portarlo a casa con me.

Si tratta di una storia familiare che si snoda tra il Dorset e Londra, su diversi piani temporali distanti l’uno dall’altro qualche decina d’anni, e narrato da i punti di vista delle tre protagoniste: la madre Helen e le sue figlie Dora e Cassie.

Ne seguiamo le infanzie, le decisioni da prendere più o meno sofferte, ma soprattutto i traumi che segnano per sempre: e così ci troviamo in un libro sull’elaborazione della perdita, dei segreti che non abbiamo il coraggio di confessare a nessuno e dei sensi di colpa impossibili da elaborare.

[Mentre la madre Helen infatti aveva una relazione extraconiugale, il fratellino Alfie affidato alle due sorelle è scomparso in mare, dopo che Cassie lo aveva indotto ad andare a nuotare nonostante non ne fosse capace per rimanere da sola con la sua ragazza.]

“Le bambine che cercavano conchiglie” è un romanzo molto drammatico e cupo, che solo nell’ultima parte si apre alla speranza per il futuro, mentre Dora accoglie la propria gravidanza con fiducia e liberandosi dal peso che la opprime sin dall’adolescenza.

La scrittura è molto semplice ma al tempo stesso scorrevole e coinvolgente, e nonostante non possa definirlo un romanzo particolarmente originale o d’impatto è stata comunque una lettura che ho affrontato con grande interesse e partecipazione.

Qual è l’ultima lettura recuperata ad un mercatino che avete terminato?

giovedì 12 giugno 2025

Tornare a casa

Il catalogo di NN editore, con i loro "questo libro è per chi..." sulle quarte di copertina, sa sempre come invogliarmi ad acquistare i loro titoli: non ha fatto eccezione "Tornare a casa" di Tom Lamont.

Ambientato nel sobborgo londinese di Enfield dove è cresciuto l'autore, ha per protagonisti il trentenne Téo, il padre Vic (in gran parte ispirato al padre di Lamont, anche lui segnato dall'esperienza dell'adozione tardiva, anche lui frequentatore delle sinagoghe senza mai essere diventato ebreo) che sta sviluppando il morbo di Parkinson, l'amico d'infanzia Ben e soprattutto Joel, il figlio di due anni di Lia, di cui Tom è innamorato sin dall'infanzia. Infine c'è Sybil, la rabbina della comunità.

Téo si è trasferito in città, ha una carriera avviata, ma quando fa -come da titolo- ritorno alla casa del padre per un weekend Lia gli affida Joel per quella che dovrebbe essere soltanto una sera. La ragazza però decide di togliersi la vita, e così Joel viene affidato temporaneamente a Teo, facendo nascere tra i due, e tra gli altri che li circondano, un legame imprevisto quanto intenso.

"Tornare a casa" è un testo dolceamaro: c'è l'aspetto che scalda il cuore delle relazioni tra persone che cercano di fare del loro meglio per aiutarsi a vicenda, ma c'è anche la difficoltà della comunicazione aperta, ci sono anche le aspettative disattese, i gesti con cui ci si ferisce a vicenda senza volerlo veramente, e le separazioni sempre più dolorose. 

C'è una mascolinità non tossica in questo libro, il rifiuto dell'idea che gli uomini non possano parlare di sentimenti, e la scoperta di una nuova responsabilità nello scoprirsi all'improvviso padri, al di là dei legami di sangue.

Degna di nota è la capacità di Lamont di dare voce all'infanzia: alle piccole manie di Joel, alla sua scoperta del mondo un dettaglio dopo l'altro, alla terminologia che gli fa utilizzare e che è così naturale da renderlo un bambino vero, più di un personaggio. 

Joel cresce, in questo libro, ma con lui crescono gli adulti che lo circondano, messi davanti al peso delle responsabilità e del prendersi cura -di un bambino, oppure di un uomo anziano le cui capacità vanno scemando. Li seguiamo in capitoli dedicati alle diverse prospettive (Ben, Téo, Vic, Sybil), ognuno con la propria personalità, con i dialoghi che li mettono in relazione.

In "Tornare a casa" ci si interroga su quale sia la decisione migliore da prendere, quale la migliore versione di se stessi, e inevitabilmente non tutti forniranno la stessa risposta [diversamente da quanto mi aspettassi, è Ben con Sybil a prendersi cura a lungo termine di Joel -essendone in realtà il padre biologico, ma soprattutto perché Vic preso dal panico di perdere il bambino ha denunciato l'unica assunzione di stupefacenti di Téo in un episodio difficile da perdonare]. 

Per chi ama le storie in cui la famiglia non è questione di DNA, e in cui i personaggi sono fragili, imperfetti ma pieni di speranza, il romanzo di Lamont sarà davvero una bella scoperta.

Qual è l'ultimo titolo inglese che avete letto?

venerdì 18 aprile 2025

Shy

"Ode alla fanciullezza, poema della fragilità" c’è scritto nel risvolto di copertina di "Shy" di Max Porter, pubblicato da Sellerio all’inizio dell’anno in corso: non è il primo romanzo dell’autore, ma è il primo che leggo, attratta dalla notizia che ne sarà tratto un film con un attore che apprezzo moltissimo, Cillian Murphy.

"Shy" è un tasto breve, dove l’autore gioca con la lingua, con lo stile, con i font e la loro grandezza, in impaginazioni irregolari che passano da una facciata all’altra, in paragrafi ariosi pieni di spazi e poi invece fittissimi, concentrati in un flusso di coscienza difficile da sbrogliare, fatto della materia dei sogni.

La trama si riassume in poche righe. Shy è un adolescente negli anni '90; è stato affidato ad una struttura per minori con difficoltà, abusa di sostanze stupefacenti, litiga con la famiglia, fatica a trovare il proprio posto nel mondo, è pieno di rabbia e di solitudine. Scappa da quell’Ultima Chance, si porta dietro uno zaino pieno di pietre e in una notte seguiamo i suoi pensieri sconnessi che si mescolano agli incubi e ai ricordi, sentendoci d'un tratto ragazzini smarriti anche noi.

Non consiglierei questa lettura agli amanti della narrazione più tradizionale, che hanno bisogno di un inizio, di una fine, di uno svolgimento -non che questi elementi siano del tutto assenti, ma non seguono un ordine prestabilito e al lettore resta il compito di trarre significato di rimettere in fila le voci che si esprimono senza essere introdotte e i pensieri frammentati come cocci di vetro che ci sono presentati attraverso il filtro del protagonista narratore, inevitabilmente influenzato dalla propria età e prospettiva.

È un testo che si legge in pochissimo tempo, ma non per questo è superficiale: per me è stato una bella scoperta, perché di rado leggo testi creativi e sperimentali e questo lo è stato, senza tuttavia eccedere al punto da non rendermi in grado di apprezzarlo.

Avete già letto questo autore inglese?

mercoledì 16 ottobre 2024

Così speciali

"Così speciali" di Bella Bathurst, pubblicato da Einaudi, l’ho comprato in libreria vent’anni fa, non scherzo: dietro c’è la data. Ero al primo anno di liceo e con la mia migliore amica facevamo i nostri primi giri in autonomia da Feltrinelli, nel punto vendita più grande della città, sotto le Due Torri, scegliendo forse per le prime volte i libri che ci compravamo da sole, senza l’intervento di qualche familiare.

All’epoca avevo più o meno l’età delle protagoniste, tra i 13 e i 14 anni, che in un’estate in Inghilterra trascorrono due settimane in una residenza di campagna accompagnate da due delle loro insegnanti, per dedicarsi all’attività sportiva in attesa dei risultati degli esami di fine anno. La trama fondamentalmente è tutta qui e non è di per sé particolarmente avvincente; quello che convince però in questo libro è la capacità dell’autrice di raccontare le meschinità, il modo perverso di essere crudeli delle ragazzine di quell’età, che provano soddisfazione nell’umiliare le coetanee più deboli perché le fa sentire forti. 

Racconta i complessi tipici dei primi anni dell’adolescenza, che spingono a paragonare ogni punto del proprio corpo a quello di chi le circonda, desiderose di approvazione e di attenzioni pur non trovandosi davvero a proprio agio con l’altro sesso, spingendosi a comportamenti pericolosi che le espongono ad abusi sessuali e le portano a soffrire di disturbi alimentari, vittime di questi oltre che dei conflitti familiari a cui non possono sottrarsi -divorzi, madri alcoliste, genitori assenti.

Questo romanzo è tagliente, non indimenticabile, certo, ma a distanza vent’anni mi è tornata voglia di leggerlo per le sue atmosfere da romanzo dark academia prima che il genere diventasse popolare, e per la capacità di raccontare i lati più sgradevoli delle ragazze senza metterne a tacere nessuno. 

Sono cattive ragazze quelle di questo libro, ma in fondo una buona parte di noi ha avuto qualche comportamento in comune con il loro quando avevamo la stessa età e non è da tutti avere il coraggio di metterli nero su bianco sulla pagina. 

Sicuramente era un romanzo nel quale mi ero immedesimato di più all’età delle protagoniste, adesso le ho guardate dall’esterno, ho ricordato qualcuno di quei momenti agghiaccianti in cui l’insicurezza e il giudizio altrui sembravano montagne impossibili da scalare; oggi sembra tutto molto lontano ma questo testo è ancora capace di raccontare molto bene i lati peggiori dell’adolescenza [Non necessario a dire il vero il dramma con cui chiude il romanzo per voler fare un finale d’effetto ovvero la caduta dal tetto di una delle protagoniste] e rileggerlo mi ha intrattenuta, in modo amaro ma anche mai noioso. Ho in casa diversi titoli che potrebbero accostarsi a questa storia, e ora la mia curiosità nei loro confronti è anche aumentata!

Qual è un titolo che a vostro parere racconta bene l’adolescenza?

domenica 6 ottobre 2024

T

Ero incuriosita da "T" di Chetna Maroo dal momento in cui Adelphi lo ha pubblicato in Italia: sarà per la copertina che trovo super attraente, sarà perché le storie familiari sono sempre le mie preferite. Ho avuto un colpo di fortuna trovandolo disponibile nella mia biblioteca di quartiere, e ora che l'ho terminato sono contenta di aver aspettato ad acquistarlo, perché non ne sono stata conquistata al punto di desiderarne una copia personale.

Le protagoniste di "T" sono Gopi, Khush e Mona, tre sorelle di origine pakistana che vivono in Inghilterra con il padre, da poco rimasto vedovo. Attorno a loro gravano le aspettative della comunità di connazionali, tra cui quelle della zia che non ritiene lo squash, sport a cui il padre allena tenacemente le sorelle, in particolare Gopi, un passatempo appropriato per delle ragazze.

Ci sono elementi davvero interessanti in questa storia: l'opprimente solitudine del padre, che scrive agli amici lettere di cui nessuno conosce il contenuto, che teme le sue figlie al punto di aver paura che possano "divorarlo". Ben descritta è anche Mona, la sorella maggiore, che da un lato cerca di farsi carico della gestione familiare anche dal punto di vista economico, d'altra parte è un'adolescente che vorrebbe socializzare e godersi la propria età. Anche Gopi mi ha suscitato grande tenerezza, divisa tra la tensione tipica dell'adolescenza, l'attrazione per il coetaneo con cui si allena sul campo da squash, le difficoltà di comunicazione in famiglia. 

Un enorme ruolo ha lo sport in questo racconto, prende quasi il sopravvento sul resto data la brevità del romanzo, il cui finale non è risolutivo quanto avrei sperato, come se avessimo assistito ad un'istantanea della vita delle ragazze, e le lasciassimo al loro destino. 

"T" è un romanzo d'esordio ben scritto e interessante, che caratterizza sia l'elemento sportivo sia le origini delle protagoniste attraverso tradizioni e sapori; tuttavia mi sarei aspettata che potesse scavare un po' più in profondità.

Qual è il più recente titolo  Adelphi che avete letto?

martedì 17 settembre 2024

Middle England

Terzo volume della trilogia di Jonathan Coe iniziata con "La banda dei brocchi", "Middle England", sempre pubblicato da Feltrinelli editore, nasce dall'interesse dell'autore di scrivere un romanzo sulla Brexit e l'Inghilterra del ventunesimo secolo. Anche per intrecciare definitivamente i fili di alcuni dei personaggi che avevamo imparato ad amare (in particolare i fratelli Benjamin e Lois Trotter) è nato questo romanzo, che ho trovato senza dubbio all'altezza dei due precedenti.

Anzi a dire il vero me lo sono goduto anche di più, perché gli anni Duemila, i giochi olimpici di Londra del 2012, il referendum e le dimissioni di Cameron, l'attentato a Jo Cox, il crescente successo di Boris Johnson sono pagine di storia dell'Inghilterra che ricordo bene e che mi è piaciuto riconoscere tra le pagine.

Altrettanto ho apprezzato ritrovare Benjamin e Lois e il loro legame fraterno, che si supportano a vicenda fino ad avviare un progetto comune oltre la Manica e la loro nipote Sophie, il cui recente matrimonio si scontra con le divergenze d'opinione politica. Le loro vicende personali si confrontano dunque con i mutamenti in atto nella Londra dei primi anni 2000, dove la xenofobia sembra dilagare, il politicamente corretto diventa argomento di dibattito e i diritti civili e delle minoranze LGBTQ creano scontri e prese di posizione.

Se avete apprezzato i primi due volumi della trilogia, non potete perdervi questo terzo capitolo, che ci riporta alla mente capitoli non proprio idilliaci della vita politica europea dell'ultimo decennio e al tempo stesso è un romanzo che mescola sapientemente l'ironia, le relazioni e il senso di speranza per il futuro che aveva contraddistinto anche i precedenti.

Avete mai letto i libri dell'autore?

mercoledì 28 agosto 2024

Fervore

 "Fervore" di Toby Lloyd, pubblicato da Neri Pozza, è un romanzo che vi consiglio se avete qualche conoscenza di base della religione ebraica e delle sue pratiche: l'autore non sente infatti l'esigenza di spiegare nulla sullo shabbat, sui digiuni rituali, le festività e così via, e come primo approccio potreste sentirvi un po' disorientati.

Detto questo, "Fervore" è soprattutto la storia della famiglia Rosenthal: è la storia dei fratelli Tovyah, Elsie e Gideon, in particolare dei primi due, figli di ebrei inglesi e nipoti di un sopravvissuto all'Olocausto. Alla morte del nonno l'adolescente Elsie sembra avere un crollo, si avvicina sempre di più alla dimensione della spiritualità, in modo incontrollabile e inquietante.

Incontriamo Tovyah attraverso gli occhi di Kate, compagna di studi ad Oxford che osserva dall'esterno le dinamiche incomprensibili dei Rosenthal, quel ragazzo sfuggente e fuori moda, la sua ingombrante madre che scrive romanzi biografici rendendo di pubblico dominio le vite dei suoi familiari, il suocero prima e la figlia poi.

Lloyd costruisce un romanzo ben strutturato, dove i capitoli interni ed esterni alla famiglia si alternano svelando a poco a poco i segreti e le dinamiche dei protagonisti. I più degni di nota sono Hannah, la madre spietata e concentrata sulla propria carriera, al punto da essere priva di qualunque scrupolo, ma anche Tovyah, che fatica a trovare la propria individualità e il proprio spazio tra i Rosenthal più ingombranti di lui.

"Fervore" è un testo ricco di riferimenti letterari, in particolare ad autori di origine ebraica, che mi ha fatta prendere nota di diverse letture da tenere in considerazione per il futuro. È un testo ben scritto e coinvolgente, che vi consiglio davvero se amate le famiglie disfunzionali (come i Lambert di Franzen ne "Le correzioni") e i racconti che si legano alla storia e alla religione.

Qual è l'ultimo romanzo familiare che avete letto?

domenica 4 agosto 2024

Radici bionde

"Radici bionde", pubblicato da SUR, è stato il mio primo incontro con l’apprezzatissima autrice Bernardine Evaristo, ma purtroppo credo di aver cominciato dal titolo sbagliato (è infatti molto più famoso "Ragazza, donna, altro" che forse avrei dovuto preferire) perché si è rivelato la delusione tra le letture del mese, nonostante le premesse fossero ottime.

L’autrice descrive una società in cui è avvenuto un ribaltamento tra l’etnia caucasica e quella africana, che ha comportato che il fenomeno della tratta degli schiavi si svolgesse dalle coste dell’Europa verso quelle dell’Africa -i cui nomi sono leggermente variati, abbiamo infatti "Europia", i "bianki", i "nehri" e così via.

La protagonista, Doris, è stata catturata e resa schiava da ragazzina e da allora sogna di riconquistare la libertà. La struttura del romanzo non è lineare e intreccia il punto di vista di Doris ai suoi ricordi, ma anche alla voce di uno dei proprietari di schiavi che ha la pretesa di descrivere anche il contesto sociale in cui questa forma di schiavitù ha luogo.

Purtroppo nel complesso il testo non mi ha convinta per nulla: innanzitutto dal punto di vista temporale la contestualizzazione non regge. Se ci sono molti riferimenti all’epoca del diciassettesimo o diciottesimo secolo (la vita rurale in Europa, i viaggi per mare, le attività lavorative e l’economia) in altri punti ci sono invece elementi della contemporaneità riferiti per esempio alla moda. Questo ha contribuito a confondermi e a non farmi sentire immersa in una costruzione del mondo coerente.

L’altro enorme difetto, a mio parere molto più grave, è quello che per la protagonista non si riesce a provare alcuna empatia quando descrive le indicibili violenze a cui gli schiavi sono sottoposti. Sappiamo che non c’è nulla di inventato in queste ricostruzioni, ma sono descritte con un distacco e uno stile così vicino all’elenco freddo e compilativo, che non ho provato alcune emozione. Siamo lontanissimi insomma da opere come "Amatissima" di Toni Morrison (a cui troviamo citazioni anche dirette) che trasmette la crudeltà della schiavitù in modo estremamente rispettoso ed efficace.

In conclusione questa lettura non è proprio riuscita a convincermi e nonostante la durezza dei temi trattati mi sono addirittura annoiata.

Conoscete questa autrice per questo o altri romanzi?

giovedì 18 luglio 2024

Circolo chiuso

Vent'anni dopo "La banda dei brocchi", Jonathan Coe ambienta "Circolo chiuso", in Italia sempre pubblicato da Feltrinelli: titolo che riprende sia l'associazione studentesca degli anni del liceo, sia la chiusura del cerchio tra i due romanzi, con Sophie e Patrick (figli di Lois e di Philip) che si incontrano in vacanza a Berlino, mentre i loro genitori tirano le fila del passato.

Siamo all'inizio del nuovo millennio, e se ne "La banda dei brocchi" avevamo gli scioperi e gli attentati dell'IRA, qui troviamo l'11 settembre, la guerra in Iraq e la caduta di Saddam Hussein, l'Inghilterra di Tony Blair e, su scala più personale, i matrimoni che si infrangono e gli amori interminabili, i progetti falliti e le carriere rampanti.

Benjamin che non ha ancora scritto il suo romanzo ed è più che mai incerto tra separazione, monastero e carriera artistica, Paul che è entrato in politica e si trova una giovane amante [Malvina, che si scoprirà essere figlia di Cecily e Benjamin, quindi innamorata del proprio zio], Claire che, separatasi da Philip, scopre la verità sulla scomparsa di sua sorella Miriam [era stata uccisa per aver assistito ad un omicidio in fabbrica, una vendetta contro un operaio irlandese, nell'epoca degli attentati dell'IRA]. 

La grande capacità di Coe resta quella di raccontare la storia di un Paese attraverso le vite dei suoi personaggi, di coinvolgerci nelle loro relazioni, mescolando i registri narrativi, i dialoghi e le forme testuali, dalla corrispondenza agli articoli giornalistici. Ancora una volta mi ha catturata con il suo racconto, che vi consiglio di recuperare in sequenza al volume precedente, altrimenti (nonostante un riassunto sia presente alla fine di questo romanzo) rischiate di perdervi moltissime premesse e riferimenti. Non vedo l'ora di dedicarmi a "Middle England"!

Qual è l'ultima serie di romanzi che avete iniziato?