martedì 20 ottobre 2026

L'ultimo dono

"L'ultimo dono" è per me la terza lettura di Abdulrazak Gurnah, di cui La nave di Teseo sta pubblicando l'intera opera da quando nel 2021 l'autore ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

Al centro della narrazione c'è una famiglia: quella composta da Abbas, originario di Zanzibar ed emigrato in Inghilterra; di sua moglie Maryam, che in Inghilterra è nata ma non conosce le proprie origini; e dei loro due figli, Hannah e Jamal. La prima vive una relazione piuttosto insoddisfacente e cerca in tutti i modi di non essere associata in alcun modo alla condizione di immigrata; il secondo lavora si impegna proprio in quel settore, e sembra più in pace con la propria identità composita.

L'avvio della vicenda è un ictus che colpisce Abbas, e riporta in superficie tanti non detti e segreti [in particolare il fatto che giovanissimo fosse stato spinto a un matrimonio in cui si era trovata attribuita una paternità molto probabilmente non sua, e perciò aveva lasciato Zanzibar facendo perdere le proprie tracce; Maryam invece aveva lasciato di nascosto la famiglia adottiva in cui era cresciuta quando il loro nipote aveva cercato di abusare di lei]; in parallelo osserviamo le vite private di Hannah e Jamal, a cui viene data la parola nell'ultima parte del romanzo, che cambia la prospettiva.

Rispetto a "Paradiso" e "Sulla riva del mare" che avevo letto prima, questo titolo di Gurnah mi è sembrato meno a fuoco. A nessuno dei personaggi viene dedicato abbastanza spazio per caratterizzarli davvero, in particolare Maryam, e Jamal rimangono piatti e privi di personalità, di Hannah vengono introdotti tratti promettenti anche se scomodi ma poi non vengono sviluppati, mentre la costruzione di Abbas sembra ingranare (regalando alla sua famiglia "l'ultimo dono" del racconto di sé) per poi interrompersi sul più bello. Sebbene l'intento di narrare una storia familiare legata all'immigrazione in Inghilterra e all'indagine sull'identità fosse interessante, sebbene l'autore come sempre inserisca molteplici riferimenti letterari (qui in particolare alla poesia, per esempio di Wordsworth e Blake), purtroppo nel complesso l'insieme rimane piuttosto superficiale e poco coinvolgente.

Questa terza lettura di Gurnah è stata dunque purtroppo una delusione, ma non escludo di poter leggere nuovamente altri titoli dell'autore in futuro.
Voi avete già letto questo scrittore tanzaniano?

Nessun commento:

Posta un commento