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venerdì 21 luglio 2023

Kill All Enemies

Un altro dei fortunati incontri al mercatino dell’usato, come "Summer" di Monica Sabolo di cui vi ho parlato da poco, è stato "Kill All Enemies" di Melvin Burgess, pubblicato da Mondadori. 

Si tratta di un romanzo dalla struttura estremamente cinematografica, e difatti era nato dall'incarico di una sceneggiatura che l’autore aveva ricevuto, ma di cui poi non se ne è fatto niente. È diventata così un’opera di narrativa, basata però su fatti reali e persone davvero incontrate, elemento che mi sento di dire traspare dalla lettura perché i personaggi che incontriamo sono davvero caratterizzati a meraviglia. 

Le voci narranti sono quattro: quelle di tre adolescenti, Billie, Rob e Chris, e di un'assistente sociale, Hannah, che si occupa in particolare di Billie, la ragazzina con gravi problemi di gestione della rabbia in seguito alla traumatica esperienza di una madre alcolista che l'a lasciata a prendersi cura dei fratelli minori, per poi rifiutarsi di raccoglierla in famiglia una volta disintossicata. 

Anche Rob subisce l’abbandono da parte della madre, oltre al bullismo a scuola poiché sovrappeso e con grossi problemi di autostima; nonostante questo rimane leale nei confronti della madre e protettivo verso il fratellino, permettendo al patrigno di sfogare su di lui la propria violenza.

Chris è l’unico che apparentemente ha un contesto familiare sano, ma il suo carattere oppositivo crea grossi problemi di relazione con i suoi genitori, dovuti a disturbi dell'apprendimento mai diagnosticati.

I temi sono molto delicati, ma raccontati in modo schietto e onesto, senza voler fare in alcun modo la morale ai personaggi che nell’arco di questa storia che si svolge in poche settimane scopriranno che nonostante le loro enormi differenze l’amicizia ha ancora il potere di salvarli.

È una lettura che mi ha colpita molto, perché è convincente, diretta e molto appassionante, scritta in modo semplice e adatto ad un pubblico di adolescenti ma godibile anche per lettori adulti che siano interessati a questi argomenti: nel complesso assolutamente promosso! 

Qual è un romanzo per ragazzi che mi consigliereste ?

venerdì 2 giugno 2023

Alice di sogno in sogno

Di Giulio Macaione, fumettista pubblicato da Bao Publishing, ho letto già diverse opere, tra le quali la mia preferita è "Scirocco", uno dei fumetti che ho amato di più in assoluto. Secondo classificato tra i suoi "Stella di mare", seguito da "Basilicò". 


Di recente ho recuperato il suo "Alice di sogno in sogno", realizzata con i colori di Giulia Adragna e pubblicata nel 2018, creata appositamente per il mercato statunitense. Si tratta di un’opera più adolescenziale rispetto a quelle che vi ho appena citato: la protagonista Alice ha il potere di sognare i sogni degli altri, anche quando questi si rivelano essere degli incubi. Vive negli Stati Uniti, ha da poco cambiato città ed è vittima di bullismo; per di più la notte gli incubi del suo fratello maggiore non le danno tregua.

Questo suo potere inspiegabile e inspiegato diverrà nel corso della storia la chiave per salvare il suo migliore amico, che scoprirà anche uno scomodo segreto che lega le loro famiglie e a cui anche le visioni di Alice contribuiscono a trovare una soluzione. 

Come sempre i disegni sono davvero affini ai miei gusti, e le tavole coloratissime e dettagliate sono un piacere per gli occhi; anche le tavole più oniriche mi hanno soddisfatta del tutto. Per quanto riguarda la trama, in effetti molti passaggi restano misteriosi, primo tra tutti il potere della protagonista. 

La vicenda tratta principalmente di crescita e di amicizia, e per questo lo ritengo un fumetto perfetto da consigliare a dei lettori adolescenti: io avrei apprezzato forse qualche pagina in più, qualche ulteriore dettaglio alla narrazione, ma nel complesso è comunque un fumetto che ho molto apprezzato, e l'autore si riconferma una garanzia! 

Qual è l’ultima storia di formazione che avete letto?

giovedì 18 maggio 2023

Speciale Violante

Il progetto Bianca Pitzorno continua con "Speciale Violante", pubblicato nel 1989, che ho letto in questa bellissima edizione Mondadori.


Vi è evidente l’esperienza televisiva della scrittrice, centrale per la trama: è infatti la telenovela "L'orfana di Merignac" quella di cui è protagonista la Violante del titolo, interpretata da Scintilla Luz, una ragazzina a dir poco saccente e insopportabile. 

Hanno a che fare con lei tre coetanee, Barbara, Vittoria e Valentina. La prima è la vera protagonista di questo romanzo: trascorre in montagna le vacanze con le amiche, e assiste alle riprese della telenovela in questione, che movimenta il loro periodo estivo. 

Questo è un libro che mi ha ricordato le vacanze di quando ero ragazzina, quella sfilza interminabile di giorni vuoti da riempire il più possibile con passatempi, letture e amicizie. Le tre adolescenti protagoniste sono costruite in modo estremamente realistico, tra le loro insicurezze, i primi innamoramenti, i corpi che cambiano, le famiglie ingombranti, la scoperta delle vite private degli adulti che le circondano, mentre piuttosto piatta rimane in effetti la loro antagonista, che entra in scena senza mettersi mai davvero in comunicazione con loro. 

Rispetto a diversi titoli di cui vi ho già parlato, come "La bambola dell’alchimista" o "La casa sull’albero", il target di "Speciale Violante" è un po’ più maturo: parliamo di lettori dalla preadolescenza in su. Non sono numerosi gli episodi divertenti, ma piuttosto è approfondita la caratterizzazione psicologica delle protagoniste e il racconto della loro estate di formazione, che passa anche per il set televisivo. 

Mi è piaciuto molto e lo ritengo perfetto come lettura dei mesi estivi, sia per gli adulti che vogliono ripensare a quel periodo della propria vita che all’epoca sembrava così complicato e oggi ci fa sorridere teneramente, sia per coetanee e coetanei delle protagoniste, che di certo sapranno immedesimarsi in loro!

Qual è l’ultimo libro per ragazzi che avete letto?

mercoledì 25 gennaio 2023

La vita in tasca

Nell'aprile del 2015, in uno di quelli noti come i più drammatici naufragi nel Mediterraneo, il corpo di un adolescente con cucita negli abiti la sua pagella, il massimo dei voti in tutte le materie, viene analizzato nei laboratori del medico legale Cristina Cattaneo, nella speranza di poter dare a lui e molte altre vittime un'identità. Questo sforzo, e questa storia, trovano spazio nel testo "Naufraghi senza volto" -e ispirano il romanzo "La vita in tasca" di Simona Sparaco, pubblicato da Solferino.



Titolo: La vita in tasca
Autrice: Simona Sparaco
Anno della prima edizione: 2022
Casa editrice: Solferino
Pagine: 256


I protagonisti sono due adolescenti, Mattia e Malik, che hanno la vita in tasca, ma cosa ne faranno è ancora tutto da decidere. Mentre il primo, figlio di un'anatomopatologa impegnata nell'identificazione delle vittime del Mediterraneo, è un tredicenne arrabbiato che cresce senza che nulla gli manchi in una tranquilla città italiana, Malik viene dal Mali e sua mamma Fara, gravemente malata, spera che potrà trovare un futuro migliore in Europa. Mentre Malik ha ottimi voti e una passione per lo studio, Mattia soffre di disturbi dell'apprendimento e desidera entrare a far parte del gruppo dei bulli della scuola.

L'autrice racconta, in particolar modo, una notte: quella che Malik trascorre in balia delle onde del mare, nella speranza di avvistare le luci della costa europea, e Mattia impegnato in un'assurda prova di coraggio, in cui guidare un ciclomotore a tutta velocità nella campagna, in una gara dalle conseguenze tragiche ed irreparabili [ucciderà infatti involontariamente Luca, l'unico che, escluso come lui, gli era stato veramente amico, essendo stato ingannato dai capi del branco che gli hanno fatto guidare un motorino dai freni non funzionanti].

Quella di Simona Sparaco è una storia di madri: del coraggio disperato di Fara, che si separa dall'amato figlio sperando che possa avere più di quanto troverebbe in patria, della disattenzione di Luisa, presa dal conflitto con l'ex marito, dalla sua professione, che perde Mattia nei loro scontri senza comprenderlo più. In qualche modo sono entrambi vittime involontarie delle loro madri, Malik e Mattia, sacrificati in nome delle loro migliori intenzioni. 

Significativo è il titolo: la vita in tasca, il denaro, il sacchettino contenente la terra di casa, la pagella nelle tasche e negli abiti di Malik, mentre in quelle di Mattia c'è la catenina d'oro della nonna, pegno d'amore che pensa per un attimo di sacrificare alle pressioni del branco, prima di ricordarsi della parte migliore di sé. 

È un romanzo tragico e avvincente, che alterna le pagine dedicate ai due ragazzi, in un crescendo di tensione che ci trascina alla fine con il cuore in gola e le lacrime agli occhi. È un romanzo che consiglierei alle madri, ma anche ai figli, agli insegnanti, a tutti coloro che gravitano attorno al mondo degli adolescenti del nostro continente e degli altri. È stato il mio primo incontro con l'autrice, ma credo proprio che ne seguiranno altri!

Qual è l'ultima lettura che vi ha commossi?

mercoledì 21 dicembre 2022

Corpo libero

Ho letto per la prima volta "Corpo libero" di Ilaria Bernardini ormai dieci anni, fa quando il libro era pubblicato da Feltrinelli. 


Titolo: Corpo libero
Autrice: Ilaria Bernardini
Anno della prima edizione: 2022
Casa editrice: Mondadori
Traduttrice: Veronica Raimo
Pagine: 207

L’avevo trovata una storia di adolescenti ambientata nel mondo della ginnastica artistica scorrevole, ma non riuscitissima. La genesi del romanzo uscito per Mondadori nel 2022, che ho letto adesso, è molto particolare: la scrittrice infatti ha rielaborato la propria storia originale, che aveva scritto mentre sceneggiava la serie televisiva "Ginnaste: vite parallele". L'ha riscritta, questa volta in lingua inglese, e oggi il romanzo ci arriva nella traduzione di Veronica Raimo.

rispetto alla prima versione siamo davanti ad un libro decisamente più maturo, dove l’elemento delittuoso della storia viene introdotto già dall’inizio generando così nel lettore una crescente aspettativa. Per di più, anche alla luce degli scandali che hanno interessato il mondo della ginnastica nell’ultimo decennio, l’autrice inserisce un elemento attuale ma molto delicato: quello degli abusi subiti all’interno delle federazioni, da parte di allenatori, fisioterapisti e così via. 

La voce narrante in prima persona è quella di Martina, che racconta una settimana trascorsa in Romania per disputare una gara insieme alle sue compagne di squadra, in particolare le inseparabili, complicate Carla e Nadia. Martina, con le sue insicurezze, le sue piccole manie, la sua rabbia, trasmette molto bene la difficoltà, il sacrificio e la dedizione che caratterizzano la vita di una ginnasta, e anche la rivalità che può generarsi all’interno della stessa squadra, in cui in teoria si hanno "un unico corpo e un unico cuore". 

Da questo libro è stato tratta da poco anche una serie TV, che è stata proprio la molla che mi ha spinto a recuperare la lettura. Al suo interno ci sono ancora più elementi (l'abuso di farmaci per esempio, addirittura la sperimentazione sulle atlete) ed è uno dei rari casi in cui una serie televisiva italiana non mi ha delusa! Ne consiglio la visione, insieme alla lettura di questo romanzo, in particolare agli appassionati di storie sportive e agli estimatori dei testi con protagonisti adolescenti.

Qual è l'ultimo libro da cui sono stati tratti un film o una serie TV che avete letto?

giovedì 29 settembre 2022

Perché ci siamo lasciati

"Perché ci siamo lasciati" di Daniel Handler (più noto come Lemony Snitcket) è un romanzo che a 16 anni avrebbe fatto la mia felicità. Lo leggo quando di anni ne ho il doppio, e oggi la sensazione che ne ricavo è più che altro di tenerezza e di aver incontrato comunque un romanzo che consiglierò e regalerò a tutti gli adolescenti che mi circondano, in particolare alle ragazze. 


Titolo: Perché ci siamo lasciati
Autore: Daniel Handler (illustrazioni di Maira Kalman)
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: Why We Broke Up
Casa editrice: Salani
Pagine: 360

Innanzitutto perché graficamente è un’opera splendida, in copertina rigida ancora più bella della sovra copertina che trovate al di sopra. Le illustrazioni di Maira Kalman sono veramente magnifiche, e già di per sé valgono la lettura: non sono un di più, bensì ne costituiscono una parte integrante.

Il libro racconta la storia di due adolescenti che si sono lasciati. Lei, reduce dalla prima, enorme, tragica delusione d’amore, decide di restituire a lui (giocatore di basket e spezzacuori seriale) tutti gli oggetti che hanno accompagnato il loro mese e mezzo di relazione. Non ditemi che non vi ricordate quanto ogni biglietto del cinema era fondamentale a quell’età, di come conservavamo gli scontrini incollandoli alle pagine del diario, di come ogni pomeriggio insieme sembrava sul punto di cambiarci la vita per sempre... E poi quelle storie d’amore sono terminate, ma ancora adesso che siamo adulti ci ripensiamo, perché sono state determinanti per renderci quelli che siamo e ci hanno fatto soffrire forse più di qualunque altra relazione.

Il primo amore è intenso e quando finisce fa male. Min lo sa molto bene e riempie questa scatola di ogni oggetto che le ricordi il suo Ed (il quale comunque dovrebbe sapere molto bene perché si sono lasciati avendone la totale responsabilità). Le illustrazioni rappresentano ognuno degli oggetti contenuti in questa scatola che sta per essere restituita: dai regali che si sono fatti a vicenda, ai biglietti delle partite a cui lei ha assistito e così via. È un inventario di un amore finito, una di quelle scatole che in tanti abbiamo ancora nell’armadio delle case dove siamo stati ragazzini e che ancora adesso personalmente non trovo il coraggio di andare ad aprire, consapevole di quanti sentimenti vi ho chiuso dentro tanti anni fa.

È una lettura tenera e nostalgica, che oggi fa sorridere ma che riflette molto bene quelle che sono state le emozioni di una fase cruciale della vita. In alcuni punti è anche poetico e struggente (la parte dei camion ripescati dalla sabbia ha toccato qualche corda che non so nemmeno spiegare a me stessa). Min è un adolescente vera, del tutto credibile e questo libro non sembra affatto una storia inventata mentre lo leggete. 

Sicuramente all’età dei protagonisti sarebbe diventato uno dei miei romanzi preferiti; oggi è stato più che altro un tuffo nel passato, ma comunque una lettura estremamente piacevole e al dolce amaro sapore di ricordi.

Se avete 16 anni, se avete sorelle, figlie, cugine, nipoti, allieve di 16 anni questo è un libro che dovete assolutamente regalare loro! E prima di consegnarlo... magari dedicategli un paio d'ore anche voi!

mercoledì 27 aprile 2022

È lì che ti aspetterò

Acquisto fatto di impulso in un’edicola che sto cercando di sostenere perché è un presidio di zona nella mia città ma si trova ora in gravi difficoltà economiche (bolognesi, se siete all’ascolto, salvate Lino di via del Pratello!), attirata dalla deliziosa copertina e dall’edizione Shockdom di cui avevo già letto e amato "Auf Wiedersehen, Pulcinella!,  "È lì che ti aspetterò" si è rivelato una buona decisione.


Titolo: È lì che ti aspetterò
Autrici: Elisabetta Tosi e Elisa Di Virgilio
Anno della prima edizione: 2022
Casa editrice: Shockdom
Pagine: 112

Le due autrici Elisabetta Tosi e Elisa Di Virgilio, entrambe italiane, ambientano la loro storia nel Maine, che fa già da sfondo come ci ricordano nella prima pagina alla maggior parte delle avventure create da Stephen King e a quelle della Signora in Giallo. I nostri personaggi sono dunque degli adolescenti americani dei giorni nostri, che utilizzano i social network, guardano video su YouTube, ma sono anche alle prese con i più comuni sentimenti. 

Emma e Thomas, in biblioteca, si imbattono in un mistero: la scomparsa di un giovane avvenuta nel 1960, contemporaneamente a quella della sua ragazza di cui nessuno ha più saputo nulla. Così due ragazzi timidi e poco inseriti nella loro scuola superiore si improvvisano detective e un indizio dopo un altro vanno alla ricerca della verità.

Si tratta di una storia del mistero, delle atmosfere classiche e molto efficaci: se siete abituati a leggere il genere non resterete senza fiato davanti al suo svolgimento, ma di certo sarà in grado di intrattenervi. Le sue atmosfere sanno essere cupe e suggestive, richiamare l’entusiasmo e la noia delle estati di quando si era ragazzi, e ci regalano anche tenere storie d’amore -una segreta, nel passato, e una che sboccia sotto i nostri occhi.

L'ho trovato un fumetto adattissimo ai coetanei dei protagonisti, e agli adolescenti e preadolescenti lo consiglio soprattutto per avvicinarsi al mondo del fumetto se ancora non lo hanno fatto: divoreranno questa storia e di certo verrà loro voglia di scoprirne altre!
Per i lettori un po’ più grandicelli invece i disegni a colori vivaci potranno riportarvi alla memoria albi che leggevamo a quell’età -nel mio caso soprattutto quelli delle Witch. Se avete voglia dunque di un tuffo nei ricordi questa lettura fa decisamente al caso vostro!

Qual è l’ultimo fumetto che avete letto?

giovedì 27 gennaio 2022

Dov'è Anne Frank?

Non è la prima volta che Ari Folman adatta il Diario di Anne Frank in una versione a fumetti. Se la prima pubblicazione, risalente al 2017 e magnificamente illustrata da David Polonsky, era stata estremamente fedele al testo originale e ne aveva riprodotto in modo integrale numerose parti, esprimendosi proprio attraverso la voce della sua autrice, questa volta si impegna in un’impresa più audace. 


Folman infatti attualizza il messaggio contenuto nel diario di Anne in modo tale da renderlo contemporaneo e rilevante per quelli che oggi sono i coetanei della ragazzina. Decide di farlo attraverso un espediente che potremmo quasi definire fantastico: Kitty, il nome che Anne aveva dato al proprio diario, che considerava una vera e propria amica di cui aveva immaginato anche l’aspetto fisico, esce dalle pagine di carta facendosi carne, una vera e propria adolescente nella Amsterdam di oggi. 

In quello che era il rifugio segreto e oggi è la casa museo su Prinsengracht, Kitty viene accusata proprio del furto del diario da cui ha origine, e nella capitale dei Paesi Bassi vive un’avventura il cui messaggio diventa l’importanza di cogliere il contenuto profondo delle parole di Anne, invece di renderla statica e fossilizzata nei tanti edifici che oggi portano il suo nome. 

Come la ragazzina sperava nella bontà dell’animo umano anche quando era meno incline a crederci, e sperava che nessun bambino avrebbe mai dovuto di nuovo nascondersi per non essere deportato come è capitato a lei, la testimonianza portata avanti da Folman passa nelle mani di una piccola profuga che il governo sta per rimpatriare nel suo paese d’origine, devastato dai conflitti armati. Si crea quindi un legame tra gli orrori della storia passata e le atrocità che vengono commesse al giorno d’oggi nel connivente silenzio di tutti, ed è solo un gruppo di ragazzini a sembrare capace di ribellarsi all’ingiustizia: è per questo che il fumetto di Folman è oggi a mio parere estremamente interessante ed efficace. 

Non soltanto del mondo d’oggi però si parla in questa nuova versione a fumetti del diario di Anna: vi trova spazio infatti anche il "dopo", quello che è successo quando nel diario la ragazzina non ha più potuto scrivere, e quindi la sua tragica fine viene trasmessa ai giovani lettori come l’opera autobiografica per forza di cose non può fare. 

L’ho trovata una lettura forte, illustrata magnificamente da Lena Guberman: le ricostruzioni di Amsterdam e dell’alloggio segreto sono impeccabili e alcune scene sulla pista da pattinaggio su ghiaccio sono veramente magiche. 

Credo che sarà un consiglio di lettura che darò a moltissimi adolescenti, sperando che possano cogliere il messaggio con la stessa potenza con il quale è arrivato a me.

Avete letto il Diario? Avete qualche opera correlata da consigliarmi?

lunedì 1 novembre 2021

I passi dell'amore

Avrete notato che in questo diario delle mie letture i romanzi rosa non compaiono praticamente mai: in effetti è un genere che non ho mai letto con interesse, e c’è un’unica eccezione a questa regola: i romanzi di Nicholas Sparks. Quando ero adolescente la biblioteca dei miei genitori era parecchio ridotta e posso dire in tutta onestà che siano diventati lettori col tempo soprattutto attraverso la mia passione per i libri, che hanno da sempre incoraggiato e sostenuto! Nicholas Sparks e i suoi libri però facevano parte della loro collezione e così quando ero alle superiori e mi ammalavo, alla ricerca di qualche lettura meno corposa dei miei Stephen King, pescavo tra i romanzi dell’autore ricchi di storie romantiche e molto spesso tragiche. Confesso che sono diventati per me una sorta di libri di conforto e ancora oggi mi scopro ad aver voglia di leggerli, com’è capitato di recente con "I passi dell’amore".


Titolo: I passi dell'amore
Autore: Nicholas Sparks
Anno della prima edizione: 1999
Titolo originale: A Walk to Remember
Casa editrice: Frassinelli
Traduttrice: Alessandra Petrelli
Pagine: 240


Ambientato negli anni 50 nella Carolina del Nord, "I passi dell’amore" racconta l’innamoramento adolescenziale tra Landon, un tipico ragazzo americano che si divide tra gli amici e qualche attività scolastica, e Jamie, figlia del pastore locale, religiosissima ed incredibilmente altruista. Non sarebbe però un romanzo di Nicholas Sparks se non ci fosse all’orizzonte una tragedia, che da un lato rafforza il sentimento dei protagonisti e dall’altro costituisce un ostacolo insormontabile...

Non sono una grande fan dei libri che parlano di malattia, sul genere "Colpa delle stelle" di John Green per intenderci; questo è arrivato molto prima ed è impossibile rimanere indifferenti davanti al dramma di questi due ragazzi e all’evidente ingiustizia dei loro destini. "I passi dell’amore" è un libro scritto in modo semplice, adatto di certo ad un pubblico di coetanei dei protagonisti ed è ricco di buoni sentimenti e di morale. Mentirei se dicessi che ho faticato a leggerlo, perché ne ho davvero bevuta una pagina dietro l’altra; tuttavia ho trovato il finale più frettoloso di quanto mi sarei aspettata dato il tempo che l’autore dedica ad episodi come la recita scolastica o le visite all’orfanotrofio locale, ed arrivata alla fine ho avvertito una certa insoddisfazione pur avendo apprezzato la storia nel complesso. 

Se siete alla ricerca di una storia d'amore intensa, commovente e che si legge tutta d’un fiato, questo libro potrebbe fare al caso vostro, soprattutto se non avete grandi pretese nei confronti dello stile di scrittura. Attenzione però nel caso siate particolarmente sensibili al tema della malattia!

*Ne è stato tratto un film nel 2002 che spero di avere l'occasione di vedere a breve!

Avete mai letto i libri di Nicholas Sparks?
Qual è il vostro preferito?

mercoledì 20 ottobre 2021

Anya e il suo fantasma

Perfetto per quanto siete alla ricerca di un fumetto di ambientazione adatta al periodo di Halloween e se preferite una lettura che non vi spaventi troppo, "Anya e il suo fantasma" di Vera Brosgol pubblicato da Bao Publishing fa decisamente al caso vostro! 


Titolo: Anya e il suo fantasma
Autrice: Vera Brosgol
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: Anya's Ghost
Casa editrice: Bao Publishing
Traduttrice: Caterina Marietti
Pagine: 224


La protagonista è Anya, un'adolescente di origini russe che frequenta una scuola privata nel New England e cerca disperatamente di inserirsi e di non essere nuovamente vittima dei bulli, come le è capitato da bambina. Ha una cotta per uno dei ragazzi più in vista della scuola, evita con tutte le sue forze Dima (di cui condivide le origini e che è preso in giro da tutti)  e si rifiuta di consumare i cibi preparati da sua madre, troppo ricchi di grassi. 

Un giorno mentre ritorna da scuola Anya opta per un tragitto diverso e qui finisce in un buco nel terreno, dove incontra il fantasma di Emily, sua coetanea morta però circa cent’anni prima. Emily comincia a seguirla dappertutto e nonostante comporti innegabili vantaggi, come suggerire a scuola e ottenere i numeri di telefono che Anya desidera avere, ha  anche qualcosa da nascondere…

"Anya e il suo fantasma" è un fumetto adatto anche a lettori più giovani, perché ricorda l’importanza di essere se stessi e di non vergognarsi delle proprie origini e delle proprie peculiarità. È infatti per la paura del giudizio altrui che Anya cerca di essere quella che non è, e finisce per essere spesso egoista e poco gentile nei confronti della sua migliore amica, di sua madre e di suo fratello. Attraverso questa avventura dalle tinte soprannaturali Anya coglierà l’occasione per crescere e scoprire che essere se stessi è la scelta migliore che possa fare.

I disegni di Vera Brosgol sono molto carini: i volti dei personaggi sono espressivi e con la tecnica digitale realizza illustrazioni in toni scuri, talvolta intere pagine dal fondo nero. Non ci sono colori in questo fumetto se non delle sfumature di grigi, ma non per questo la rappresentazione è poco vivida. 


I dialoghi sono brillanti 
e l’autrice, che condivide le origini della sua protagonista, è bravissima anche a rappresentare l’ambiente scolastico oltre a rendere il fantasma in modo estremamente evocativo: basti pensare che i suoi occhi sono privi di pupille, ma si colgono benissimo i cambi di espressione e man mano che la storia va avanti ed Emily si rivela per quello che è. 

Ero da tempo attratta da questa storia e l’ho recuperata approfittando dei recenti sconti della casa editrice. L’ho letta in una serata e ve la consiglio caldamente per una lettura breve, appassionante e di intrattenimento adattissima per questo periodo dell’anno!

domenica 17 ottobre 2021

Storie di fantasmi

"Storie di fantasmi" è una raccolta pubblicata da una splendida collana di libri per ragazzi chiamata "Il Tesoro", che si trovava in libreria ormai una ventina di anni fa. Oggi purtroppo si recupera soltanto di seconda mano!



Titolo: Storie di fantasmi
Curatrice: Susan Hill
Anno della prima edizione: 2001
Casa editrice: Einaudi
Traduttore: Giancarlo Sammito
Pagine: 136 



Perfetta per il periodo autunnale è questa selezione di storie a cura dell’autrice inglese Susan Hill e corredata dalle magnifiche e suggestive illustrazioni di Angela Barrett. Si tratta di un volume realizzato con grande cura, dalle pagine lucide e spesse, in copertina rigida, pensato per un pubblico dagli 11 anni in su. In realtà è una lettura bellissima anche per lettori più cresciuti come me, che non hanno mai smesso di amare i libri per bambini!

Apre il volume una storia dall’ambientazione casalinga che ha per protagonisti due fratelli che, complice il costume per una recita, dotano di una personalità sin troppo spiccata la vecchia colonna della ringhiera della loro casa. Si prosegue con una fiaba dal sapore nordico ambientata su un’isola dell’Atlantico dove hanno soggiornato nulla di meno che i Vichinghi. Proprio il figlio di uno di loro perse la vita in un annegamento, mentre nel presente abbiamo tre fratelli che trascorrono le loro vacanze sull’isola con il nonno e tra di loro c’è un ragazzino particolarmente simile per indole avventurosa al giovane vichingo annegato. Sarà facile quindi per Sam farsi accogliere a braccia aperte ad una festa di Natale piuttosto spettrale...

Molto classica è la terza storia, dedicata anche qui ad un trio di fratelli che però in questo caso sono piuttosto in competizione, specialmente quando il minore riceve in dono da un fantasma buono che dà il titolo alla storia un sacchetto magico in grado di realizzarne i desideri. Più delle due precedenti questa favola ha una morale esplicita: il bene viene ricompensato ed il male invece torna sempre indietro a chi lo augura.

Dolcissima e capace di commuovere gli amanti degli animali è la quarta storia, "La pallina gialla", che vede protagonisti due fratelli e una cagnolina fantasma che non si è ancora rassegnata alla perdita del proprio giocattolo, che le veniva lanciato ogni giorno al tramonto. Sarà la sensibilità della bambina che lo ha ritrovato a trasformare anche la palla in un fantasma e a ridare la felicità all’animale: un racconto tenero che ci ricorda quanto gli animali abbiano un’anima e meritino amore. 

Più adatta invece a dei lettori bambini è la storia "Attenti ai fantasmi", che ha per protagonista il minore di tre fratelli che fa amicizia niente di meno che con il fantasma che incontra nella carbonaia, anche se nessun altro crede alla sua esistenza.

Molto divertente “Jimmy impara a sparire”, che ricorda un po’ il fantasma di Canterville di Wilde: il fantasma di questa storia è piuttosto fifone, ma finirà per farsi voler bene e venire accolto come un membro della famiglia, dopo aver subito qualche scherzetto.

In "Una risata nel buio" invece un protagonista avaro e meschino che ricorda molto lo Scrooge dickensiano comprende di aver fatto del bene agli altri, suo malgrado, quando diventa anche un fantasma. Di tutta la raccolta questo è senz’altro il racconto meno infantile.

Ne "La stanza segreta" troviamo invece un impianto più storico, visto che i fantasmi risalgono all’epoca in cui durante il regno di Elisabetta I i cristiani venivano perseguitati, ed infatti celebrano messa in una parte segreta della casa che infestano. Questa è la storia più didattica tra quelle qui raccolte.

In "Guerra ai fantasmi" ci troviamo davanti ad una storia d’amore che ha come fattore scatenante una casa infestata e per protagonista una ragazza scozzese che dei fantasmi non ha per nulla paura. Chiude la raccolta una fiaba brevissima dal sapore molto classico, dove la buona azione di uno di sette fratelli nei confronti di un anziano fantasma prigioniero di un destino infausto porterà una ricompensa che renderà ricca l’intera famiglia.

"Storie di fantasmi" è dunque una raccolta che non cerca di spaventare il lettore, anzi cerca di dare un volto molto umano ai protagonisti soprannaturali e fa provare nella maggior parte dei casi empatia per loro. Si tratta di un volume adatto a lettori dall’adolescenza in su che presenta anche una certa varietà di storie, accomunate però da un’atmosfera piuttosto classica e lontana dai racconti dell’orrore contemporanei. Per il periodo di Halloween e senz’altro uno splendido regalo per lettori giovani e meno giovani!

lunedì 11 ottobre 2021

Tutta un'altra musica in casa Buz

 Lucia Vastano è una giornalista che nel corso delle sue esperienze è stata inviata in diverse zone di guerra, tra cui l’Afghanistan dopo il 2001. Proprio qui ha incontrato una ragazzina che ha ispirato il personaggio di Rubina, protagonista di "Tutta un’altra musica in casa Buz".



Titolo: Tutta un'altra musica in casa Buz
Autrice: Lucia Vastano
Anno della prima edizione: 2005
Casa editrice: Salani
Pagine: 199


Non aspettatevi da questo romanzo per ragazzi pubblicato da Salani un testo per approfondire la vostra conoscenza dell’Afghanistan: ci troviamo più che altro davanti ad una storia di riscatto e di formazione, che vuole chiaramente trasmettere il messaggio di quanto le giovani donne possono essere forti e determinate se glielo si permette. 

Rubina ha la fortuna di nascere in una famiglia piuttosto benestante, seppure all’interno di un campo profughi del Pakistan, dal quale si allontaneranno a causa delle maldicenze dovute all’epilessia di sua sorella e alla nascita del più piccolo della famiglia, che soffre di idrocefalo. La medicina e le malattie del corpo si scontrano quindi con le credenze popolari di jinn e di esorcismi, così come l’attrazione verso l’Occidente, i jeans, le soap-opera indiane, i grandi schermi televisivi, le vasche da bagno, i poster che raffigurano le Torri Gemelle e naturalmente i siti Internet si scontrano con i burqa, i matrimoni combinati ed un contesto in cui le donne hanno ben poco spazio di manovra.

"Tutta un’altra musica in casa Buz" è sin dall’inizio un romanzo pieno di buoni sentimenti e di ottimismo, in cui anche nei momenti più delicati è chiaro dalla voce della protagonista che si troverà una via d’uscita. È una lettura piacevole: impossibile non affezionarsi allo sguardo disincantato di Rubino, anche se le sue riflessioni sono palesemente influenzate da un punto di vista occidentale e riflettono una consapevolezza sulla società e sulla politica che forse non si addice più di tanto ad una ragazzina di quell’età, tanto più se afghana. 

Attraverso la bocca di Rubina parla l’autrice del libro, e questo è un aspetto che non avrei notato se avessi letto questo romanzo all’età della protagonista: oggi però non posso fingere di non accorgermene. Proprio per questo credo che un pubblico molto giovane saprà apprezzare al meglio questa lettura e coglierne il messaggio che vuole trasmettere; lettori più adulti potranno comunque apprezzare questa favola dal sapore afgano che dipinge una ragazzina battagliera e che ci regala un lieto fine, che raramente è concesso nella realtà.

sabato 9 ottobre 2021

Anya e il suo fantasma

Se siete alla ricerca di un fumetto dall'ambientazione adatta al periodo di Halloween e se preferite una lettura che non vi spaventi troppo, "Anya e il suo fantasma" di Vera Brosgol pubblicato da Bao Publishing fa decisamente al caso vostro.


Titolo: Anya e il suo fantasma
Autrice: Vera Brosgol
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: Anya's Ghost
Casa editrice: Bao Publishing
Traduttrice: Caterina Marietti
Pagine: 224


La protagonista è Anya, un'adolescente di origini russe che frequenta una scuola privata nel New England e cerca disperatamente di inserirsi per non essere nuovamente vittima dei bulli come le è capitato da bambina. Anya ha una cotta per uno dei ragazzi più in vista della scuola, evita con tutte le sue forze Dima, che come lei arriva dalla Russia ed è il bersaglio dei compagni di scuola, e si rifiuta di consumare i cibi preparati da sua madre perché troppo ricchi di grassi. Un giorno mentre ritorna da scuola Anya opta per un tragitto diverso, e finisce in un antico pozzo nel terreno, dove incontra il fantasma di Emily, sua coetanea morta però circa cent’anni prima. Emily comincia a seguirla dappertutto e nonostante comporti innegabili vantaggi, come suggerire a scuola e ottenere i numeri di telefono che Anya desidera avere, ha anche qualcosa da nascondere…

"Anya e il suo fantasma" è un racconto adatto anche ai lettori più giovani, perché ricorda l’importanza di essere se stessi e di non vergognarsi delle proprie origini e delle proprie peculiarità. È infatti per la paura del giudizio altrui che Anya cerca di essere quella che non è, nasconde addirittura il proprio cognome e finisce per essere spesso egoista e poco gentile nei confronti della sua migliore amica, di sua madre e di suo fratello. Attraverso questa avventura dalle tinte soprannaturali Anya coglierà l’occasione per crescere e scoprire che la sincerità è la scelta migliore che possa fare.

I disegni di Vera Brosgol sono deliziosi: i volti dei personaggi sono espressivi e con la tecnica digitale l'autrice realizza illustrazioni in toni scuri, talvolta intere pagine dal fondo nero. Non ci sono colori in questo fumetto se non delle sfumature di grigi, ma non per questo la rappresentazione è poco vivida!

I dialoghi sono brillanti e l’autrice, che condivide le origini della sua protagonista, è bravissima anche a rappresentare l’ambiente scolastico oltre a rendere il fantasma in modo estremamente evocativo: basti pensare che i suoi occhi sono privi di pupille, ma si colgono benissimo i cambi di espressione man mano che la storia va avanti e Emily si rivela per quella che è davvero! 

Ero da tempo attratta da questa storia e l’ho recuperata approfittando dei recenti sconti. L’ho letta in una serata e ve la consiglio caldamente per una lettura breve appassionante e di intrattenimento, adattissima per questo periodo dell’anno!

martedì 14 settembre 2021

Trilogia della nebbia

La "Trilogia della nebbia" è la raccolta dei primi tre romanzi scritti dall’autore spagnolo Carlos Ruiz Zafòn, più famoso per i quattro che compongono la serie del "Cimitero dei libri dimenticati".


Titolo: Trilogia della nebbia
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Anno della prima edizione: 1993-1995
Casa editrice: Mondadori
Traduttore: Bruno Arpaia
Pagine: 456


Il primo romanzo della trilogia è proprio l’esordio di Ruiz Zafòn: si intitola "Il principe della nebbia" ed è ambientato in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale, in una villa dove aleggia una presenza con cui è stato stretto un patto tanti anni prima. In un’epoca ancora precedente si svolge invece "Il palazzo della mezzanotte", ambientato nell’India coloniale, che ruota attorno alla storia di due gemelli e ad un orfanotrofio. Sempre negli anni '30 si svolge, in un inquietante fabbrica di giocattoli sulla costa della Normandia (il cui proprietario ha qualcosa da nascondere) "Le luci di settembre".

I tre titoli hanno in comune l’essere romanzi di formazione con protagonisti molto giovani, alle prese con i primi amori, intensi rapporti familiari e soprattutto amicizie, che a quell’età sono particolarmente significative: alcune avventure ne "Il palazzo della mezzanotte" non hanno potuto non portarmi alla memoria "It" di Stephen King, e anche le statue che ricordano i personaggi di un circo ne "Il principe della nebbia" me lo hanno fatto tornare in mente.

In tutti e tre ritroviamo inoltre degli elementi soprannaturali, dalle sfumature gotiche e spaventose, elemento che personalmente apprezzo ma che in questa raccolta non sempre trova le spiegazioni delle quali il lettore più adulto ed esperto sentirebbe la necessità -soprattutto nel primo volume. 

Carlos Ruiz Zafòn è stato sin dal suo esordio capace di creare atmosfere suggestive: il laboratorio di giocattoli e la biblioteca di Lazarus ne "Le luci di settembre" sono state le mie preferite, e quest'ultima è evidentemente un'anticipazione di quello che diventerà il Cimitero dei libri dimenticati.

Non posso dire che le trame di questa trilogia non siano appassionanti, tuttavia per me che ho già terminato la tetralogia successiva è evidente come qui si trovasse ancora ad affinare la propria tecnica narrativa! Consiglio comunque questa lettura ai suoi estimatori, suggerendovi però di avvicinarvi ad essa con delle aspettative contenute: credo che a dei lettori adolescenti questi tre titoli potrebbero piacere di più, specialmente "Le luci di settembre" che ho trovato una storia più riuscita. Per quanto riguarda "Il principe della nebbia" invece... a mio parere risente di così tanti buchi di trama ed elementi poco caratterizzati che non mi sentirei di consigliarlo a nessuno!

lunedì 17 agosto 2020

Presto torneremo a casa

L’Olocausto raccontato ai bambini: non è un tema semplice da trattare in modo non traumatico, e anche gli adulti non sono sempre a proprio agio ad accostarsi all’argomento. Forse l’opera più popolare in questo senso è il celeberrimo Diario scritto dalla giovanissima Anne Frank prima della sua deportazione: una testimonianza preziosissima -l’unica difficoltà che personalmente incontro è quella di decidere l’edizione più adeguata, esistendo diverse versioni del Diario, tradotte e pubblicate in tempi diversi.



Titolo: Presto torneremo a casa
Autori: Jessica Bab Bonde (testi), Peter Bergting (illustrazioni)
Anno della prima edizione: 2018
Titolo originale: Vi kommer snart hem igen
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Alessandra Albertari
Pagine: 95



“Presto torneremo a casa” è un fumetto che si propone di raccontare l’Olocausto ai bambini, e lo fa proprio dal punto di vista dei bambini. È organizzato in modo chiaro e preciso: si apre con una mappa dell’Europa all’epoca nazista sulla quale sono indicati chiaramente i nomi delle città citate nel volume e i campi di concentramento e di sterminio a cui erano destinate le vittime delle deportazioni. In chiusura vi sono poi una cronologia della Seconda Guerra Mondiale e un glossario dei termini più complessi adoperati nelle storie: questo aspetto lo rende a mio parere un testo molto adatto anche ad un’attività didattica.

Passiamo però alla storia, che come sapete è l’aspetto che mi preme sempre di più. Qui le storie sono sei, e sono raccontate in prima persona dai loro protagonisti: Tobias, Livia, Selma, Susanna, Emerich ed Elisabeth. Provenienti dalla Polonia, dall’Ungheria e dalla Romania, i sei erano bambini o preadolescenti quando la guerra e l’antisemitismo sconvolsero le loro vite. Furono costretti alla vita nei ghetti, ai treni merci, ai campi di concentramento; persero le persone che amavano, furono strappati alla loro infanzia e a tutto ciò che avevano conosciuto fino a quel momento.


Tobias, Livia, Selma, Susanna, Emerich ed Elisabeth (gli ultimi due sono fratelli) sono sopravvissuti, e per questo raccontano in prima persona le loro esperienze. Lo fanno in tavole crude, che mostrano l’orrore del Nazismo senza proteggere eccessivamente il lettore: sono convinta che sia giusto, perché è necessario conoscere certe mostruosità, sarebbe sbagliato addolcirle.
Le illustrazioni in “Presto torneremo a casa” sono davvero potenti, i colori cupi sui toni del grigio che rappresentano le scene nei ghetti e nei campi di concentramento e sterminio contrastano con quelli più vivaci che accompagnavano la loro vita di bambini liberi. Dolcissimi sono i ritratti che chiudono le storie, con poche righe a raccontare cosa ne è stato dei sei protagonisti dopo le terribili esperienze vissute: tutti sono entrati in Svezia come rifugiati e qui per un motivo o per l’altro sono rimasti, testimoni per le nuove generazioni. 

“Presto torneremo a casa” è infatti un progetto svedese, e la sua autrice ne illustra chiaramente le motivazioni nel prologo: troppe persone sono state indifferenti, troppe persone hanno voltato la testa dall’altra parte nella prima metà del Novecento, permettendo al Nazismo di prendere piede e permettendo che l’Olocausto avvenisse. Anche oggi troppe persone scelgono di voltare la testa, di essere indifferenti davanti alla sofferenza altrui: lo scopo di “Presto torneremo a casa” è fare sì che questo non accada, e spingere i più giovani a mettersi nei panni degli altri, per imparare che non è mai troppo presto per difendere ciò che è giusto. 


Nonostante sia espressamente pensato per un pubblico di lettori in età da scuola media inferiore, da lettrice adulta ho apprezzato moltissimo questo fumetto: sia perché il tema mi interessa sempre molto, sia perché l’aspetto grafico dell’opera è davvero riuscito ed emoziona quanto le parole dei protagonisti. Immedesimarsi in loro è assolutamente spontaneo, e le loro voci sono quelle di bambini autentici, rappresentati in modo credibile e non filtrati e rivisitati dalla lente di uno sguardo adulto.In sostanza… vi consiglio assolutamente di leggerlo! 

lunedì 30 marzo 2020

Uri e Sami

Quest'anno mi sto dedicando alla lettura dei numerosissimi libri che ho acquistato nel tempo, e poi ho lasciato a prendere polvere sugli scaffali per mesi che mi vergogno anche a tentare di contare. Uno di questi è "Uri e Sami", acquistato al mercatino dell'usato non ricordo nemmeno più quando. 



Titolo: Uri e Sami
Autrice: Dalia B.Y. Cohen
Anno della prima edizione: 1995
Titolo originale: Uri and Sami
Casa editrice: Giunti
Traduttore: Daniele Liberanome
Pagine: 152



LA STORIA


Uri è un dodicenne israeliano in gita nei boschi della Galilea con i suoi compagni di scuola, che si ferma per sistemare il suo zaino e non trova più traccia del gruppo. Sami invece è palestinese, è emigrato in Libano con la famiglia ma per una missione misteriosa si trova nello stesso giorno in Israele, e incontra Uri nella notte, in una grotta. Ha inizio così un'avventura... e una sintonia che gli stessi due protagonisti faticano ad accettare.


COSA NE PENSO


Il conflitto israeliano-palestinese e la tragedia della Nakba (che nel 1948 costrinse i palestinesi all'esodo) sono un tema tutt'altro che facile. Israele è uno stato recente, la cui nascita fu unilateralmente proclamata nel 1948, dopo che gli ebrei d'Europa erano stati sterminati nei campi di concentramento nazisti. Da ben prima l'Occidente, la Gran Bretagna in particolare, aveva manifestato l'intenzione di suddividere il territorio della Palestina tra la popolazione araba e quella ebraica, anche a causa dei crescenti flussi migratori di ebrei -comunità che da sempre rivendica il territorio come promessogli da Dio. 
La creazione di Israele e la sottrazione delle case ai palestinesi ha portato a numerosi conflitti armati (tre sono state le guerre arabo-israeliane) e ad un forte movimento di resistenza arabo; moltissimi arabi palestinesi sono stati costretti ad emigrare per esempio in Libano o in Giordania, dove vivono tutt'ora in giganteschi campi profughi, e sono vittime di violenze ed arresti arbitrari da parte dell'esercito israeliano -a cui armi e risorse non mancano affatto.

Questa lunga introduzione è necessaria per parlare di "Uri e Sami" e del perché, data la mia posizione antisionista, mi è sembrato un libro fin troppo politicamente corretto. Certo, può essere un'opera introduttiva al tema per lettori davvero molto giovani, per esempio studenti delle scuole medie inferiori; è necessario però sapere prima di consigliarlo che la posizione mantenuta dall'autrice è volutamente neutrale. 
Sami è presentato come il più impulsivo dei due ragazzi, quello che mostra una maggiore ostilità; accusa ripetutamente Uri di far parte di un popolo di invasori, che hanno cacciato lui e la sua famiglia dalla propria casa (che è stata distrutta perché, nonostante suo padre fosse un insegnante pacifista, il fratello maggiore di Sami partecipa alla resistenza). 
"Non avrei mai creduto che gli ebrei in Israele avessero bambini come noi, che pensano e hanno un cuore" mormorò.

Uri ribatte sempre pacatamente, mantenendo il controllo e ricordandogli come gli ebrei siano sempre stati in Palestina -in alcuni passaggi sembra quasi sottintendere un "c'eravamo prima noi" che mi ha fatto storcere il naso quanto l'antitetica caratterizzazione dei due protagonisti. 



Nonostante ciò nel corso del libro, mentre i due ragazzi vivono un'esperienza di campeggio e indipendenza nella natura, scoprendo le proprie somiglianze nelle differenze che a Sami sembrano all'inizio insormontabili, qualche assunzione di responsabilità anche da parte di Uri compare.
“Sami, ti sbagli” spiegò Uri con voce tranquilla. “Molti sono davvero arrivati qui dall’Europa, ma la maggior parte degli ebrei che vivono in Israele sono nati qui e in paesi arabi, e anche loro non vogliono essere “arabi ebrei”. Vogliono essere ebrei in uno stato ebraico”. “Non mi piace quello che hai detto” disse Sami con collera. “Non siete stati qui per molto tempo, poi venite, prendete delle terre che una volta erano per la maggior parte nostre, e non volete dividerle! Non volete stare insieme con noi ma solo per conto vostro, e accettate soltanto un governo ebraico. Non è una bella cosa!”
"Uri e Sami" è senza dubbio un romanzo scorrevole, un racconto di formazione che dietro all'incontro con un cucciolo di lupo, alla costruzione di una zattera e al mettersi alla prova per sopravvivere in assenza di adulti dà voce al conflitto che dilania un paese e mette da una parte o dall'altra anche i nuovi nati, che non possono restare neutrali -nonostante la soluzione del compromesso pacifico sia quella che l'autrice fa intraprendere ai suoi due giovani protagonisti, nel tentativo di dare un messaggio morale ai suoi lettori. 
La semplificazione a cui Dalia Cohen ha fatto ricorso per raccontare Israele e la Palestina a dei preadolescenti fatica a convincere i più cresciuti e chiunque sia un minimo informato sulla politica della regione; tuttavia potrebbe essere comunque una lettura utile per introdurre un argomento molto delicato ed evitare che, come troppo spesso capita, rimanga del tutto sconosciuto ai ragazzi.