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giovedì 12 marzo 2026

Il vento conosce il mio nome

Premetto di non essere affatto una conoscitrice di Isabel Allende: ho letto soltanto "La casa degli spiriti", che avevo trovato un romanzo assolutamente all’altezza della sua fama.

Attratta nella promozione Feltrinelli dello scorso anno da "Il vento conosce il mio nome", che affronta l’argomento dell’separazione dei bambini migranti dalle loro famiglie al confine statunitense (magistralmente trattato da Valeria Luiselli in "Dimmi come va a finire", pubblicato da La nuova frontiera) ho deciso di continuare la scoperta della produzione dell’autrice con questo titolo che mi è subito sembrato nelle mie corde.

Nella prima metà si ha l’impressione che Allende volesse raccontare due storie separate: la prima è quella di Samuel, bambino del Kindertransport che scampa all’Olocausto da Vienna per ritrovarsi da solo in Inghilterra. La seconda è quella di Anita, bambina anche lei, che da El Salvador si ritrova in Arizona in un centro d’accoglienza dopo essere stata separata dalla madre Marisol di cui si perdono le tracce. Del caso di Anita si occupano Selena, un'assistente sociale e Frank, avvocato per la prima volta alle prese con il diritto dell’immigrazione.

Non tutti i capitoli di questo romanzo funzionano allo stesso modo: se l’infanzia di Samuel è coinvolgente e commovente, anche se un po’ scolastica per quanto riguarda il racconto della Notte dei cristalli e della persecuzione ebraica in Austria, ho trovato noiose le parti del testo dedicate alla sua vita da adulto e mi è sembrato che interrompessero la vera storia di questo romanzo, ossia la difesa di Anita nel tentativo di ricongiungerla con la madre.

Ovviamente le due direzioni del romanzo devono convergere ad un certo punto e lo fanno, con un espediente non particolarmente originale [si scopre infatti una vera e propria parentela tra Lucia, che lavora come domestica a casa di Samuel, e la piccola Anita in modo tale che possa essere da loro adottata], ma che in ogni caso dà vita ad alcune scene da cui è impossibile non essere toccati e che in conclusione addolciscono parecchio l’opinione su questa lettura. 

I punti di forza di questo romanzo sono la trattazione del tema della politica di separazione al confine statunitense, ma anche il metterla in relazione con pagine molto buie già avvenute nella storia del mondo per renderne più umani e comprensibili i protagonisti. Altrettanto importante è l'argomento dei femminicidi e delle stragi nel Salvador, e ho apprezzato anche il cambio di registro nei capitoli in cui viene data voce ad Anita e al suo dialogo interiore con la sorellina che è morta nello stesso incidente in cui lei ha parzialmente perso la vista.

"Il vento conosce il mio nome" è un romanzo accessibile e questo non è una critica. La scrittura è semplice e potrebbero leggerlo lettori anche non tanto esperti, che si troveranno davanti ad un tema politico molto caldo ed importante. 

Per quanto mi riguarda alcune scelte mi sono sembrate un po’ delle scorciatoie e altre invece un po’ dei riempitivi -non ho quindi amato questo romanzo quanto "La casa degli spiriti" anzi ne siamo ben lontani, ma è comunque una lettura che mi sentirai di consigliare agli interessati all’argomento.

Quali altri romanzi di Allende mi consigliate?

martedì 28 marzo 2023

Figlia del cuore

"Figlia del cuore" è un romanzo che ho acquistato ad una bancarella senza avere particolari aspettative a riguardo, ma attratta dal tema dell’adozione che come sapete mi interessa molto. L’autrice Rita Charbonnier pubblica per Marcos y Marcos una storia realmente accaduta, che per ragioni di privacy ha modificato un po’.


Titolo: Figlia del cuore
Autrice: Rita Charbonnier
Anno della prima edizione: 2020
Casa editrice: Marcos y Marcos
Pagine: 175

La protagonista è Ayodele, una bambina di origini nigeriane che rimasta orfana di madre viene data in affidamento, in quanto il padre non è in grado di occuparsi di lei e del fratello minore. 

Seguiamo dunque la protagonista crescere, passare dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado, creare un legame con la sua madre affidataria radicalmente diversa dai modelli genitoriali incontrati fino a quel momento. 

Il testo è interessante per due ragioni: innanzitutto affronta l’argomento delle adozioni da parte di genitori single, e ne mette in luce l’estrema difficoltà nonostante queste possono rivelarsi l’opzione migliore per una grande quantità di minori in seguito all’affidamento, che invece è consentito ai singoli. 

Il secondo aspetto che trovo degno di nota è la scrittura, che è molto spesso divertente anche quando affronta argomenti molto delicati, perché la voce della protagonista innocente e adatta all’età in cui la ragazzina viene rappresentata è davvero simpatica e molto riuscita. La scrittrice è stata brava ad evitare qualunque forma di moralismo o di tono didattico in una storia che avrebbe rischiato questa deriva! Il realismo della storia è anche arricchito dalle relazioni dei tribunali e degli assistenti sociali che la accompagnano.

 Se siete interessati agli argomenti dell'affidamento e dell'adozione, oppure volete leggere una storia di maternità che la racconti da un punto di vista meno tradizionale, e avete voglia di una lettura breve ma ben costruita, questo è un titolo che potrebbe fare al caso!

Qual è una storia di maternità che vi ha colpito?

venerdì 20 gennaio 2023

Un nido di nebbia

"Un nido di nebbia" di Andrea Voglino, illustrato da Ariel Vittori, l'ho scoperto grazie al consiglio di Matteo Bussola, scrittore e fumettista che ne ha scritto la prefazione.


Titolo: Nido di nebbia
Autore: Andrea Voglino
Anno della prima edizione: 2022
Casa editrice: Tunuè
Pagine: 136

Ormai saprete che l’adozione è un argomento che mi interessa molto e del quale leggo spesso e volentieri. Da poco vi ho parlato proprio di un altro fumetto sull’argomento: "Una zanzara nell’orecchio".

Oggi la mia scelta è ricaduta su questa opera, pubblicata da Tunué, che ho trovato originale ma soprattutto molto coraggiosa.

Non si tratta di un testo autobiografico, bensì di un’opera di invenzione. Racconta la storia di una coppia che decide di ricorrere all’adozione date le difficoltà a concepire. 

L’abbinamento farà diventare loro figlio Gabriel, un bambino latino americano di dieci anni,  e qui l’autore decide di raccontare una storia tutt’altro che rassicurante e sdolcinata. Rappresenta infatti, nelle coloratissime tavole di Ariel Vittori, i traumi della prima infanzia di Gabriel e la difficoltà del ragazzo nell’inserirsi in una famiglia, nel trasferirsi in un nuovo paese, e anche la sua ribellione adolescenziale con le sue conseguenze tutt’altro che lievi, dai precedenti minorili alla vita in comunità. 

È difficile che in un testo che parla di adozione trovino spazio i lati più complessi e meno incoraggianti dell’esperienza, e per questo un ho trovato coraggiosa questa narrazione, che allontana in modo efficace dallo stereotipo un argomento che troppo spesso vi ricade rappresentando i genitori come generosi salvatori, il bambino come fortunatissimo e senza traumi.

Le illustrazioni mi sono piaciute moltissimo: le tavole sono ricche e colorate, catturano lo sguardo e raccontano una storia anche senza bisogno di parole. Un’altra scelta interessante è quella di lasciare in spagnolo diversi dialoghi senza indicare la loro traduzione: viene trasmessa così l’idea di spaesamento provata dai due genitori in viaggio per adottare Gabriel, la sua appartenenza a un'altra cultura d'origine. 

In conclusione è un fumetto che mi è piaciuto molto e vi consiglio, in particolare se il tema dell’adozione vi sta a cuore. 

Qual è l’ultimo fumetto che avete letto?

mercoledì 11 gennaio 2023

Una zanzara nell'orecchio

Andrea Ferraris è un disegnatore di fumetti con all'attivo diverse pubblicazioni per Oblomov e una collaborazione ultradecennale con la Disney. Io l'ho scoperto con una spedizione in libreria dove sono stata improvvisamente attratta dalla copertina di "Una zanzara nell'orecchio", pubblicato da Einaudi.

Si tratta di un'opera autobiografica, precisamente del racconto del percorso adottivo di sua figlia Sarvari, che all'epoca aveva poco più di quattro anni e viveva in un orfanotrofio di Mumbai, in India. L'autore ripercorre il proprio vissuto, dal sorgere del desiderio di paternità all'accettazione della difficoltà di concepire naturalmente, alla scelta di intraprendere la strada dell'adozione internazionale. 

Documenta in breve i passaggi burocratici, ma si sofferma soprattutto sull'incontro con la figlia senza indorare affatto la pillola con colpi di fulmine, innamoramenti o salvataggi di bambini indifesi: viene dato spazio in queste pagine allo spaesamento di Sarvari, al dolore dell'abbandono di tutti coloro che fino a quel momento hanno costituito i suoi affetti e i suoi punti di riferimento, all'incomunicabilità con la bimba che parla solo hindi, lingua di cui i genitori adottivi non conoscono che poche parole. 

"Una zanzara nell'orecchio" è un'opera che dà spazio alle paure e alle fragilità, alle difficoltà del creare legami e lasciare spazio all'amore che crea una famiglia. 

Merita però una lettura, ammesso che non siate interessati ai suoi temi, anche solo per i disegni di Ferraris: immaginifici, coloratissimi, corredati delle fotografie dei diretti interessati e capaci di trasformare un aereo in un gatto-bus che mi ha ricordato Miyazaki. Questo fumetto è una gioia per gli occhi, l'India si snoda nelle tavole a pagina intera, i volti sono così espressivi da sembrare veri, e i tocchi di fantasia lo rendono magico. Ne sono stata completamente conquistata!

Qual è l'ultimo fumetto che avete letto?

martedì 1 agosto 2017

Bambina affittasi

Gli Istrici della casa editrice Salani erano libri molto popolari negli anni della mia infanzia, ma ammetto che per quanto fosse già famosa Jacqueline Wilson non mi è mai passata per le mani. Ho deciso una ventina di anni più tardi di colmare questa lacuna, anche perché mi è capitato di notare in biblioteca come i suoi titoli siano ancora considerati attuali ed apprezzati dai giovani lettori di oggi.




Titolo: Bambina affittasi
Autrice: Jacqueline Wilson
Anno della prima edizione: 1991
Titolo originale: The Story of Tracy Beaker
Casa editrice: Salani
Pagine: 138



Tracy Beaker ha dieci anni e vive in un istituto, perché non ha un papà e la sua mamma non può occuparsi di lei. Questa mamma che però Tracy conosce è molto presente nelle sue fantasie e nei suoi sogni notturni, e la speranza che venga a trovarla o ritorni a prenderla non svanisce nonostante la prolungata assenza della genitrice -che con ogni probabilità non farà più ritorno.

Questo romanzo è il diario di Tracy: l'istituto infatti fornisce ai suoi piccoli ospiti un quadernone nel quale annotare i propri pensieri, e per Tracy è l'inizio di una grande passione per la scrittura che dalla semplice scrittura di un diario le farà scrivere quella che definisce una vera e propria autobiografia. 
La vita di Tracy non è stata semplice: oltre all'abbandono da parte della madre, è stata già allontanata da due famiglie affidatarie fino a superare l'età in cui per i bambini è più semplice venire adottati. Nelle pagine del suo quadernone però più che del suo passato ci parla del suo presente, delle schermaglie con le coetanee dell'istituto, i suoi desideri (dalle Smarties ai panini di McDonald's, fino ad una famiglia che la ami) e nelle ultime pagine dell'incontro con una scrittrice, Cam, che potrebbe cambiare il corso della sua vita se decidesse di adottarla.

Tracy Beaker nelle illustrazioni di Nick Sharratt

Tracy è una protagonista tenace e ribelle, con la lingua tagliente come lei stessa la definisce. Ha imparato ad indossare una corazza per proteggersi dalle avversità e dalle delusioni, pur rimanendo sensibile ed aperta ai sentimenti (anche se dichiara di non piangere mai, soffre infatti di un sospetto "raffreddore da fieno" che si manifesta solo in certi, emozionanti momenti...). 

Jacqueline Wilson ci racconta con grande delicatezza e una pungente ironia una realtà difficile, quella dei bambini in attesa di adozione, sapendo intenerire ma senza mai cadere nel pietismo o nei toni strappalacrime. Ho trovato questa lettura godibilissima e Tracy molto simpatica, anche se davvero impegnativa, in grado a ragion veduta di spaventare Cam all'idea di farla entrare nella propria vita. Un aspetto prezioso accompagna la lettura: quello delle illustrazioni, dalla divertentissima matita di Nick Sharratt. 

Sono rimasta piuttosto sorpresa al trovarmi davanti ad un finale aperto, tutt'altro che conclusivo, rispetto al lieto fine che invece mi sarei aspettata mentre leggevo la storia di Tracy. 
Ho scoperto grazie ad una ricerca online che c'è un ottimo motivo per questo: "Bambina affittasi" è infatti solo il primo di tre libri dedicati a questa piccola, furbissima protagonista, seguito da "O la va o la spacca" e "Tracy superstar". Da questo libro ho inoltre scoperto che è stata tratta una serie televisiva inglese composta da cinque stagioni, che è stata trasmessa nei primi anni 2000. 
Questa lettura è stata un piacevole recupero, un tuffo in un romanzo per l'infanzia meritatamente molto popolare, in grado di essere spiritoso ed al tempo stesso affrontare tematiche importanti e profonde senza, per una volta, indulgere nella pietà per i "poveri protagonisti" evidenziando invece le loro molte risorse.