venerdì 9 ottobre 2026

La vicina

Il primo libro che leggo della casa editrice Emuse, che si sta dedicando non più soltanto alla fotografia e al libro d’arte ma anche alla narrativa araba, è "La vicina" di Habib Selmi, autore tunisino che ambienta la sua narrazione in un palazzo haussmaniano di Parigi.

Qui si incontrano Zora, la vicina del titolo, un professore universitario di origini tunisine come lei, sposato con una donna francese che vive nello stesso stabile. L’estrazione sociale dei due è molto diversa: Zora infatti svolge le pulizie nelle case dei vicini e proprio quando inizia questa attività nell’appartamento di Ashur i due entrano maggiormente in contatto, con la conseguenza che l’uomo comincia a provare per lei una forte attrazione. 

Lei però è sposata con un uomo spesso violento e ha una visione dei rapporti tra uomo e donna diversa da quella di Ashur, che facilmente cade in tentazione nei suoi confronti, mentre lei dal loro rapporto trae altri stimoli come quello di imparare a leggere e scrivere l’arabo. A più riprese viene citato un autore cardine della letteratura araba Tayeb Salih, non con "La stagione della migrazione a nord" bensì con "Le nozze di Al-Zein", che non ho amato quanto il titolo più rappresentativo. 

Ne "La vicina" abbiamo la rappresentazione di due classi sociali che hanno in comune un’origine ma vivono in strati diversi della società francese, hanno accesso a diverse possibilità e hanno avuto percorsi di vita diametralmente opposti, anche se li hanno condotti nello stesso luogo. Diverso è anche il destino che si prospetta per loro nella terza età, in quanto per Zora è atteso un percorso più tradizionale del ritorno alla patria, eventualità che invece il professore non prende nemmeno in considerazione.

Osserviamo tutta questa vicenda attraverso lo sguardo di lui, ne percepiamo gli impulsi, i desideri mentre cogliamo le opinioni e le reticenze di Zora solo attraverso il suo sguardo. Non ci è mai dato conoscere i suoi reali sentimenti e questo sguardo così maschile è l’aspetto che meno mi ha coinvolto della narrazione: si percepisce molto non detto in questo romanzo e si percepisce che sotto la superficie ci sono dei movimenti considerevoli, ma non ci è dato conoscerli davvero, rimaniamo spettatori esterni alla vicenda.

L’autore è molto bravo a farci percepire i non detti e a incuriosirci soprattutto nei confronti di questa protagonista che il professore descrive suo malgrado come ignorante e retrograda sentendosi superiore a lei al punto di non voler nemmeno affrontare argomenti complessi come la fede religiosa, convinto che non potrebbe comprendere. Ne è attratto fisicamente, istintivamente, ma non si può dire che la stimi -tratto molto interessante del romanzo, che racconta un’infatuazione tutt’altro che stereotipata.

Sono molto contenta di aver proseguito il mio percorso di scoperta della letteratura araba, che è un mio grande interesse sin dagli studi universitari, e ho già diversi altri titoli di questa casa editrice nella mia libreria.

Avete già recuperato qualche titolo di Emuse?