giovedì 4 giugno 2026

Quattro giorni senza mia madre

Ci sono libri che acquisti per la loro copertina, a dir poco irresistibile, e questo spesso mi capita con il catalogo Blu Atlantide che mi chiama con una forza incredibile e che con il contenuto non mi delude.

È successo questo con "Quattro giorni senza mia madre", romanzo d’esordio dell’autore francese Ramses Kefi, e che una volta letto non ha solo confermato le mie aspettative, ma le ha di gran lunga superate!

Un giorno Salman si sveglia: ha 36 anni, vive a casa con i genitori e sua madre non si trova più. Amani ha lasciato un biglietto senza specificare dove sia andata e questo fa infuriare il marito, ma fa anche emergere i troppi non detti di una famiglia che per oltre quarant’anni ha cercato di cancellare le proprie origini, radicate in un villaggio di montagna della Tunisia, dove tutti li credono morti.

Salman ha un dottorato in storia, ma lavora in un ristorante che mescola la cucina araba a quella giapponese con alterne fortune e sente la periferia parigina, in particolare il suo quartiere denominato la Caverna, con i suoi tanti murales dall’aspetto di dipinti rupestri, come la sua unica casa. Nonostante gli anni passino, non si sente mai pronto per lasciarla.

È solo la scomparsa di sua madre a spingerlo a superare i suoi confini, una volta che per tutti diventa chiaro quale sia stata la destinazione di Amani, madre e moglie che troppe volte si è sentita trascurata, messa da parte e non capita, che ancora sente la nostalgia di quel gatto scappato di casa e che ha deciso di riprendere in mano la propria vita.

[È infatti tornata in Tunisia Amani, ad incontrare di nuovo la sorella, i parenti che non vede da decenni  e che non sapevano più niente di lei, e sarà questo viaggio ad essere il motore per l’intera famiglia di riscoperta delle radici, di perdono e superamento dei tanti errori che sono stati commessi.]

"Quattro giorni senza mia madre" è un libro che non indugia mai nella tragedia, una storia in bilico tra la periferia parigina e una Tunisia affacciata tra il deserto e le montagne, in cui vediamo crescere un protagonista che riscopre i propri lati più fragili e ci affezioniamo ai suoi genitori, anche a quell’uomo burbero che non sa parlare d’amore, ma che ha attraversato Parigi di notte alla ricerca dell’ultimo croissant e che non avrebbe mai potuto abbandonare un gatto randagio in un bosco.

Rimane un sorriso una volta terminato "Quattro giorni senza mia madre", il sorriso delle cose buone, delle storie che fanno fare pace con i difetti; è un romanzo che ho amato ad ogni pagina più della precedente, un ulteriore conferma di quanto il catalogo di questa casa editrice ci regali delle perle straordinarie e che non posso fare altro che consigliarvi di cuore.

Qual è il vostro titolo Atlantide preferito?