venerdì 21 agosto 2026

Giorni futuri

Come sapete, leggo più spesso letteratura straniera rispetto a quella italiana, anche se sto cercando di vincere un po’ il mio pregiudizio e questo mi sta facendo anche scoprire titoli davvero nelle mie corde. Sull’onda dell’entusiasmo ho acquistato "Giorni futuri" di Gabriella Dal Lago, pubblicato da Einaudi: sapete che l’argomento dell’amicizia femminile mi sta estremamente a cuore e dalla trama di questo libro ho avuto la sensazione che potesse fare al caso mio.

Non mi sono affatto sbagliata e reduce della cocente delusione di "Dove sei, mondo bello" di Sally Rooney vi posso dire che se cercate un romanzo che parli di generazione millennial ai millennial allora Dal Lago ci riesce molto, ma molto meglio di Rooney.

Anche qui siamo davanti a un’amicizia che nel tempo si è interrotta: quella tra Irene e Ottavia, che sono state inseparabili sin da ragazzine, condividendo le estati e il tempo libero come sorelle, ma poi qualcosa che dapprima non conosciamo le ha allontanate.
Ottavia è diventata un’influencer di successo e vive in Olanda, mentre Irene, da ricercatrice negli Stati Uniti sul punto di sposarsi, è da poco ritornata a Torino a causa della malattia di sua madre e sembra aver messo da parte tutti i propri progetti per il futuro. 

È proprio la madre a spingerla a riavvicinarsi ad Ottavia e di questa amicizia scopriamo i tanti percorsi negli anni, attraverso capitoli che alternano il presente e il passato e ci fanno conoscere profondamente le due protagoniste, anche se è Irene la protagonista sempre al centro della narrazione. Irene che è fragile, che si sente lasciata indietro, i cui sogni sembrano essere stati interrotti, ed è facile riconoscersi in questa protagonista, sentire anche noi le sue stesse paure che la nostra generazione conosce bene.

Ci sono amori finiti e nuovi incontri in questo libro, ma soprattutto c’è un’amicizia femminile che a volte sembra perdersi, ma un’amica con cui sei diventata te stessa continua a fare parte di te, anche quando fate fatica a riconoscervi.

È un romanzo genuino quello di Dal Lago, dove i personaggi non suonano mai falsi né forzati, anzi incarnano molto bene un’epoca di trasformazioni e spostamenti in cui ci si può creare un mestiere da una stanza di casa, in cui una capitale europea è una destinazione come un’altra per realizzare il proprio potenziale e in cui il concetto di famiglia assume, finalmente, nuove forme.

Ho trovato "Giorni futuri" ben scritto, mai eccessivo, capace di toccare le corde giuste. Quest’autrice è stata una scoperta e ora ho intenzione di recuperare anche il suo romanzo precedente, intitolato "Estate caldissima", decisamente adatto al periodo dell'anno che abbiamo appena vissuto.

Qual è l’ultima autrice italiana che avete scoperto?

Skippy muore

La scorsa estate, Paul Murray mi ha conquistata sempre di più pagina dopo pagina con "Il giorno dell’ape", premiato con il Premio Strega europeo. Quando Einaudi ha riportato il libreria il suo romanzo d’esordio "Skippy muore", che risale al 2010, non me lo sono fatto scappare e l'ho affrontato con altissime aspettative.

Questa lettura ha diviso il pubblico: c’è chi lo ha amato più de "Il giorno dell’ape" per la sua capacità di raccontare l’adolescenza e l’amicizia in quella particolare fase d’età in modo vivido e sincero e chi invece è rimasto più distaccato dal suo contenuto. Faccio parte della seconda categoria, o meglio: ho trovato anche "Skippy muore" un’ottima lettura, appassionante, ben scritta e ben costruita. Comincia infatti con quella che potrebbe sembrare la fine, anche se si inserisce in realtà a due terzi del romanzo e nonostante il grande colpo di scena sia introdotto già dal titolo e nel prologo, facendoci credere che non abbia più modi per sorprenderci, invece Murray continua a trovarne, caratteristica ricorrente dell’autore.

La mole però questa volta si sente: lungo oltre 700 pagine, indugia più e più volte sugli stessi episodi, in particolare sulle ricerche scientifiche che Ruprecht, il migliore amico di Skippy, conduce animato dalla propria curiosità -elementi che non hanno particolarmente catturato la mia attenzione.

Non ho altro da recriminare a questo romanzone, ambientato in un collegio irlandese all’inizio degli anni 2000, gestito da preti cattolici dai passati non sempre integerrimi, dove ci sono molti segreti e il corpo docente non sempre si comporta come dovrebbe nei confronti degli studenti. Skippy fa parte di coloro che nel collegio pernottano e vive in simbiosi con un gruppo di amici -in particolare con Ruprecht, il suo brillante ma socialmente emarginato compagno di distanza. Ha una difficile situazione familiare della quale si rifiuta di parlare, e molta voglia di lasciare la squadra di nuoto [non lo ha raccontato a nessuno ma è stato molestato dal prete allenatore, e l'unico momento in cui lo confessa è al cospetto di un prete responsabile che però ha perso l'udito, in una memorabile scena di dialogo con il sordo che finge di comprendere ciò che gli viene detto, contribuendo a far sentire Skippy sempre più isolato. Anche la sua stessa morte, che sembra accidentale nel prologo dovuta all'ingestione di una ciambella, si rivelerà dovuta all'assunzione di farmaci in enorme quantità.]

C’è Skippy prima in questo romanzo, a cui ci si affeziona, del quale si vuole sapere di più, pur sapendo già quale sarà il suo destino e c’è Skippy anche dopo l’episodio nel negozio di ciambelle, perché rimane l’elaborazione del lutto con quello che comporta per i coetanei, con le responsabilità da ricercare invece tra coloro che sono adulti e nell’imparare a ricominciare quando si è perso qualcuno a cui si voleva sinceramente bene.

È un romanzo ricco, pieno di suggestioni, di storia della prima guerra mondiale, di letteratura, di scienza, delle espressioni tipiche dell’adolescenza e dello sbocciare della sessualità. Nella confusione dei primi amori ci sono le droghe, ci sono famiglie incapaci di essere punti di riferimento e quelli che sembrano i cattivi della storia a volte sono soltanto delle vittime, come nel caso di Karl che ricorre alle sostanze e all’autolesionismo per sfuggire ad un ambiente familiare tossico, mentre coloro che si presentano al meglio come il professor Howard, in realtà sono dei vigliacchi pronti a tradire la propria fidanzata, a mettere sempre se stessi davanti agli altri.

Ci sono scene memorabili in questo romanzo: mi rimarrà a lungo impresso il dialogo di Skippy con il professore che ha perso l’udito e finge di starlo a sentire mentre non ascolta una parola di quello che probabilmente è lo sfogo con maggiori confidenze del ragazzo, ma anche la scena all’interno del parco cimitero memoriale della prima guerra mondiale, dove i ragazzi vengono condotti dopo la morte del protagonista.

Mi rimarrà impresso Ruprecht che non si rassegna alla perdita del proprio migliore amico e Lory, che si accorge troppo tardi che l’amore per lui era profondamente sincero nonostante non lo avesse mai ammesso. Entrambi i ragazzi riversano sul proprio corpo il dolore della perdita, lui riempendo il vuoto con il cibo e lei privandosene come una sorta di punizione.

Murray scrive romanzi che hanno molto da dire, dove quando abbiamo smesso di aspettarlo arriva un altro colpo di scena. [Non avrei immaginato né che la morte di Skippy fosse dovuta a un'overdose e non al soffocamento causato dalla ciambella e che la sua dipendenza dalle pillole di antidolorifici fosse nata per colpa del suo allenatore, che aveva abusato di lui oltre ad averglieli forniti per la prima volta] Lo trovo uno scrittore efficacissimo nelle sue narrazioni e nella costruzione dei personaggi, che qui sono un po’ più numerosi di quanto serva per affezionarsi a ciascuno di loro, come è poi riuscito a fare nel suo romanzo successivo e non vedo l’ora che si dedichi alla scrittura di un nuovo romanzo che di certo non mi farò sfuggire!

Tra "Il giorno dell’ape" e "Skippy muore" qual è il vostro preferito?

martedì 18 agosto 2026

Il cuoco giapponese

Quando assisto alla presentazione di un libro, quasi inevitabilmente mi viene voglia di leggerlo, ed è successo proprio questo con "Il cuoco giapponese" di Lucia Visonà: lo avevo regalato a mia madre per il suo compleanno, ma che dopo aver assistito alla presentazione con l’autrice nella libreria Baak me lo sono fatta prestare e alla fine l'ho letto per prima.

Pubblicato da Einaudi, si tratta di un libro breve e dalla copertina irresistibile, ambientato in una Parigi così presente che diventa un terzo protagonista -l’autrice ci abita e la conosce molto bene.

'Gli altri due personaggi principali sono Hugo, che giapponese non è e all’inizio di questa storia non è ancora nemmeno un cuoco, ma che finita la scuola si trasferisce in città e comincia a lavorare nella ristorazione, e madame Lavalle, Margot, un’anziana ed eccentrica signora che sembra non raccontare mai tutta la verità sul proprio passato. Sappiamo che ha dei figli che non le rivolgono la parola, moltissime conoscenze apparentemente altolocate, ma in realtà trova sempre un sistema per non pagare il conto e una volta diventata amica di Hugo il confine sottile tra aiutare il ragazzo e approfittarsi di lui è molto difficile da distinguere.

C’è moltissima cucina in questo libro, per via del mestiere di Hugo e delle ricette che Margot gli fa preparare per i suoi improbabili ospiti; c’è anche un’amicizia che si fa via via sempre più tenera e malinconica con il passare degli anni e che ci lascia con un sorriso triste una volta terminata questa lettura.

Possiamo definire il libro di Visonà un "comfort book": non vi sorprenderà in modo particolare, di storie come questa ne abbiamo già incontrate nel cinema o nella letteratura, ma non per questo sarà meno piacevole trascorrere qualche ora in compagnia dei suoi personaggi che cercano di sfuggire alle proprie solitudini, e perdervi tra le vie di una delle città più magiche di tutte.

Qual è l’ultimo libro ambientato a Parigi che avete letto?

Il miraggio

"Il miraggio" di Camilla Lackberg e Henrik Fexeus, pubblicato da Marsilio, chiude la Trilogia del mentalista, con protagonisti Mina Dabiri e Vincent Walder. Lo fa con un romanzo voluminoso e avvincente, ma che non ho trovato purtroppo privo di difetti.

Molto appassionante è il caso d'indagine, che ruota attorno a un tumulo di ossa rinvenuto nei sotterranei della metropolitana di Stoccolma: una sepoltura rituale, che ci introduce nel mondo di coloro che vivono, invisibili, nascosti nel sottosuolo. Qui, nelle pagine in corsivo caratteristiche della giallista svedese, incontriamo un Re dalla corona dorata e dalle molte incertezze, pieno d'amore per il suo piccolo principe che vorrebbe proteggere da tutto [ma una volta diventato grande il principe, dopo il suicidio di suo padre, si fa raggirare dal ricco cugino divenendo un omicida], mentre nel presente il ministro della giustizia, nonché ex marito di Mina, sparisce senza lasciare traccia.

[Era stato rapito dal suo portavoce, nonché cugino del principe di cui sopra, che con il nome di Loke si era messo a collaborare da infiltrato con la polizia perché il cugino lo aveva convinto che il suo piano di far esplodere la metropolitana fosse l'inizio di un nuovo ordine mondiale. Nel frattempo avevano ucciso diverse persone, che oltre dieci anni prima avevano salvato da un tentativo di suicidio, per poi far loro cambiare idea offrendo denaro per ottenere il successo ma poi riprendersi come monito quella vita a cui prima avevano voluto rinunciare.]

Anche Vincent non se la passa granché bene, mentre la sua famiglia viene minacciata in prima persona [scopriremo alla fine che era tutta una sua allucinazione e in realtà non è mai esistita, perché dopo il trauma della madre nella cassa magica di quando era bambino la sua personalità si è dissociata per sempre.]

Come sempre in questi thriller si divora una pagina dopo l'altra, ma sarò onesta: i colpevoli di questo caso sono davvero troppo semplici da individuare, anche io che non mi sforzo mai di scoprirli per godermi la lettura li avevo indovinati non appena comparsi in scena. Non ho poi affatto apprezzato l'epilogo dato alla linea narrativa dedicata a Vincent, anche qui in parte prevedibile, d'altro canto fin troppo scontato come escamotage. Insomma avrei preferito che i due autori ci avessero regalato una storia conclusiva un po' più originale, ma ora che ho terminato questa trilogia sono pronta per scegliere la prossima serie di genere a cui dedicarmi, e spero di trovarla altrettanto appassionante!

Quale serie di romanzi state portando avanti?

martedì 28 luglio 2026

La figlia preferita

Le storie familiari sono da sempre la mia zona di comfort, e quando ruotano attorno a dei protagonisti fragili ed imperfetti lo sono ancora di più. Sono il genere che leggo più di frequente e raramente ne rimango delusa; ne fa parte anche “La figlia preferita” di Morgan Dick, pubblicato da Fazi editore, che mi ha regalato ore di lettura coinvolgenti e nel mio elemento.

Le protagoniste sono Arlo e Mickey, poco più che venticinquenne la prima e una decina di anni maggiore la seconda. Hanno in comune un padre alcolista appena morto, a cui Arlo è stata accanto fino all’ultimo respiro e che invece Mickey non vede da quando era bambina e l’uomo abbandonò lei e sua madre.

In qualche modo, però, entrambe sono state profondamente segnate dalla dipendenza paterna, e se Arlo è diventata una psicoterapeuta concentrata sul benessere degli altri, ma incapace di instaurare relazioni nel proprio privato, Mickey è a sua volta dipendente dall’alcol e questo influenza ogni aspetto della sua vita, tra cui il suo lavoro come maestra d’asilo.
Le due si incontrano a causa del testamento paterno che ha lasciato a Mickey il proprio patrimonio come una sorta di risarcimento in extremis, ma inserendo la clausola di sette sedute di terapia da svolgere presso lo studio della sorella che lei non ha mai conosciuto -e dunque non sa nemmeno del legame di parentela. Questo genererà inevitabilmente un cambiamento nelle vite di entrambe, che sembrano sul punto di andare a rotoli.

[Mickey infatti sotto l’effetto dell’alcol accompagna a casa un bambino che la madre non ha ritirato all’asilo e viene per questo sospesa dal suo lavoro, e Arlo resasi conto che Mickey è sua sorella sceglie a lungo di tacerle la verità pur di influenzare la sorte di quell’eredità della quale vuole essere messa a parte].

“La figlia preferita” è un romanzo sul qui e ora: c’è ben poca costruzione del passato delle due protagoniste, che conosciamo nei capitoli alternati tra un punto di vista e l’altro e che seguiamo soltanto per qualche mese nelle loro vite, in una sorta di presa diretta che certo lascia molti elementi senza uno sviluppo pregresso, ma è efficace nel narrare i momenti in cui tutto sembra andare in pezzi e al tempo stesso la potenza dell’impegno nel voltare pagina.
L’autrice chiude il testo con un riferimento alle difficoltà vissute in prima persona che le hanno consentito poi di scrivere questo romanzo; questo mi ha fatto pensare a “Le sorelle Blue” di Coco Mellors e anche al suo “Cleopatra e Frankenstein”, dove l’esperienza della scrittrice con la dipendenza dall’alcol è stata trasferita sulla pagina in modo molto convincente.

Ne “La figlia preferita” qualche passaggio avrebbe potuto essere approfondito maggiormente ma per quanto mi riguarda è stata una lettura coinvolgente dove ho provato molta empatia per le due voci narranti, in particolare per quella di Mickey, e che consiglio a chi come me è un amante di questo genere di storie.

Qual è l’ultimo romanzo familiare che avete letto?

Il mondo a metà

Avevo già letto anni fa un libro di Cristina Henriquez “Anche noi l’America”, pubblicato da NN editore, che mi era piaciuto molto perché dava voce a chi negli Stati Uniti non è nato ed è considerato un cittadino di serie B, pur essendo a tutti gli effetti parte della nazione.

“Il mondo a metà” è il romanzo d’esordio dell’autrice ed è ambientato tra Chicago e Panama. Ha per protagonista Miraflores, una studentessa universitaria che quando la madre si ammala di Alzheimer scopre delle lettere scritte alla donna dal padre che lei non ha mai conosciuto, e che sua madre aveva lasciato a Panama dopo averla concepita mentre lei faceva ritorno negli Stati Uniti.

Davanti alle lettere di un padre che ha sempre desiderato conoscerla, ma non ne ha mai avuto la possibilità, Miraflores decide di recarsi a Panama a cercarlo ed è qui che la gran parte del romanzo è ambientata.

Speravo che quindi fosse l’America centrale la vera protagonista di questa narrazione, mentre invece si fanno alla costruzione del canale e alla storia del paese soltanto degli accenni. Il testo si concentra però piuttosto sull’incontro tra la protagonista e un giovane panamense che sembra sul punto di di diventare una storia d’amore, ma senza senza mai decollare, e sull’impatto devastante della malattia della madre sulla vita di entrambe. 
[la ricerca del padre infatti sarà infruttuosa in quanto l’uomo è deceduto una decina di anni prima e nemmeno nella ricerca della propria identità il viaggio a Panama sembra trasmettere granché alla protagonista.]

Ho trovato “Il mondo a metà” un romanzo ancora acerbo, ma avendo già letto il successivo dell’autrice posso affermare con certezza che sia cresciuta nel tempo e l’argomento della costruzione del canale di Panama è oggetto del suo romanzo più recente “Tra due oceani” dove sono sicura che la resa sarà stata più efficace. Purtroppo non sono stata entusiasta di questa lettura, sebbene sia scorrevole e non annoi e sia arricchita dai riferimenti alla geologia che aprono ogni capitolo, essendo la materia di studio della giovane protagonista.
Sono comunque contenta di averlo approcciato in quanto è stata la mia prima lettura ambientata a Panama e questo vuol dire un’altra nazione per il mio personale giro del mondo attraverso i libri!

Quali romanzi ambientati in America centrale avete letto?

Vita sommersa

Gramma Feltrinelli è uno dei marchi editoriali che al momento mi interessano di più. Ho inserito nella mia lista desideri diversi titoli, dopo aver letto "Gli antropologi" a cui è seguito "Vita sommersa", romanzo di Tara Menon di cui ho sentito il richiamo non appena letta la trama.

Come ormai saprete le storie di amicizia e di perdita mi toccano profondamente da vicino e in qualche modo le ricerco, perché mi fanno sentire compresa e meno sola in una sensazione che dopo anni continua ad accompagnarmi con la stessa intensità.

La perdita di Arielle, la sua migliore amica, accompagna Marissa, la protagonista di questo breve ed intenso romanzo, da quando lo tsunami che nel 2004 ha devastato le coste della Thailandia gliel’ha portata via.

Le due, cresciute insieme su un’isola delle Andamane dove hanno osservato la fauna oceanica, chiamato per nome le mante, trascorso innumerevoli giornate tra la barriera corallina e la spiaggia, sono diventate adolescenti insieme e la separazione ha lasciato in Marissa un vuoto e un dolore impossibili da superare. Mentre più di dieci anni dopo un uragano sta per colpire New York, dove la ragazza si è trasferita non sopportando il restare in quel luogo dove tutto le parlava della mancanza di Arielle, Marissa si muove per le strade, sentendo sempre la presenza della sua migliore amica e il richiamo potente di quell’acqua devastante che sta per circondarla.

"Vita sommersa" è un romanzo pieno di natura, di meraviglia e di dolore. È un romanzo che si interroga sull’elaborazione del lutto quando questo non ha un nome con cui essere chiamato, perché non rende orfani, non rende vedovi, ma rende comunque profondamente soli e toglie il fiato per quanto sembri impossibile il suo superamento.

Sta a lungo da sola Marissa, perché nella sua solitudine sente la presenza di Arielle, e in questo romanzo immerso nelle acque thailandesi, nella cucina tipica di quel paese, nelle ricerche scientifiche condotte dal padre di Melissa e dai suoi colleghi che ci guidano alla scoperta di un meraviglioso mondo sottomarino sempre più minacciato dall’uomo, mi sono più volte commossa, ma allo stesso tempo mi sono sentita a casa per come l’autrice abbia trovato le parole per descrivere qualcosa che mi sembra ancora così atroce da non saperlo nominare.

L’ho trovato un bellissimo romanzo d’esordio, in cui ognuno potrà trovare il proprio livello di lettura o gli aspetti che più lo interessano, e un’ulteriore scoperta che mi convince a continuare ad approfondire questo recente marchio editoriale.

Avete già letto qualche titolo pubblicato in questa collana?