mercoledì 16 settembre 2026

Cuore capovolto

Ho letto nel tempo tutti i romanzi di Paola Barbato, autrice a cui mi ero già affezionata già quando alle porte dell'adolescenza con una delle sue storie scoprii il fumetto di Dylan Dog che mi avrebbe accompagnata per i decenni a venire. Mi rimaneva soltanto "Cuore capovolto", pubblicato da Neri Pozza, e finalmente è arrivato il momento giusto per lui!

L'ho trovato uno dei più contemporanei tra i suoi testi, in quanto è quello che maggiormente si concentra sulla dimensione dei social network e delle nuove tecnologie. L’avvio infatti di questa storia è un ragazzino che frequenta le scuole medie, Leonardo, che viene sorpreso a spedire una propria fotografia di nudo a quello che sembra essere un sito oscuro e ambiguo chiamato "La rete dei cuccioli". Su di esso si procede per livelli, dal pulcino al criceto fino ad animali come il puledro o l’agnello in base agli incarichi che gli iscritti si rendono disponibili a svolgere -inutile dire che dietro a definizioni tanto innocue si possono celare atti molto meno rassicuranti. È questo che scopre il poliziotto Alberto, addetto alla divisione informatica, che in breve tempo si ritrova invischiato in prima persona all’interno di questa rete.

[Si scoprirà poi che Leonardo, che sembrava il responsabile di un atto orribile, cioè aver commissionato senza riflettere la morte del proprio padre, in realtà lo stava proteggendo dalla moglie che lo tradiva e aveva deciso di liberarsi di lui in questo modo, mentre il figlio infiltratosi anche lui nella Rete dei cuccioli faceva di tutto perché il suo diabolico piano non potesse andare a segno. Incontriamo in questa storia anche un uomo estremamente disperato, le cui figlie sono state rapite per via dei suoi debiti, che si rende disponibile per ogni sorta di incarichi e il cui suicidio davanti ad Alberto sarà proprio la molla che farà scattare l'agente fino a rendergli impossibile il pieno controllo delle proprie azioni.]

In "Cuore capovolto", dove in diversi passaggi crediamo di aver capito tutto ma come sempre l’ultimo capitolo stravolgerà le carte in tavola dovrei esserci abituata, conoscendo Paola barbato, ma ogni volta mi sorprendo ci troviamo davanti alle bassezze che si possono compiere al di là dello schermo di un computer, ma questa lettura ci fa molto riflettere anche sulle conseguenze reali del mondo virtuale e inutile dirlo sui tanti pericoli che si celano nei luoghi più impensati della rete

Come sempre ci troviamo davanti ad un libro in cui si resta incollati alle pagine, in cui le avventure di Alberto e di suo marito Emanuele (personaggio che inizialmente ho detestato, ma che poi ho molto apprezzato nella sua incapacità di manifestare amore nei modi più convenzionali) non ci lasciano tregua fino al loro epilogo. Ora la mia libreria è sguarnita di titoli di Barbato da leggere e quindi non vedo l’ora che venga pubblicato il prossimo!

Qual è il vostro titolo preferito dell’autrice?

martedì 15 settembre 2026

Harjunpaa e il figlio del poliziotto

La mia libreria è così piena di libri mai iniziati che i progetti di lettura mi fanno ricordare alcuni di loro a distanza di anni dal loro acquisto, e altrimenti chissà per quanto tempo sarebbero rimasti lì dimenticati!

È stato il caso di "Harjunpaa e il figlio del poliziotto" di Matti Yrjänä Joensuu, pubblicato da MeridianoZero un giallo finlandese del 1983 che avevo recuperato a un mercatino ancora con il prezzo in lire e che è stata la mia prima tappa per il percorso Polar Book Express organizzato da laviaggialettrice!

Con protagonisti Harjunpaa, l'agente incaricato delle indagini, e due ragazzini dalla vita difficile: uno è vittima della violenza del padre, anche lui membro delle forze dell’ordine, e l’altro invece, figlio di una prostituta, è pieno di rabbia. 

Si tratta del quinto volume di una serie di gialli piuttosto popolare in Finlandia, da cui è stata tratta anche una serie televisiva. Qui l’unico volume che è stato tradotto è proprio questo, che funziona bene anche come titolo a sé stante: non rimangono delle questioni incomprensibili e non ci troviamo a porci grandi domande su cosa sia successo prima del momento narrato, anche se tra le righe si percepisce che i personaggi ricorrenti possano avere avuto uno sviluppo negli altri volumi. 

Ci viene descritta Helsinki molto lontana dagli ideali di ordine e di perfezione che siamo abituati ad associare al Nord Europa, anzi dove le bande giovanili imperversano seminando il terrore e compiendo atti di violenza ripetuti e frequenti. È il caso appunto dei due protagonisti che si macchiano di ben due omicidi non vi è a riguardo alcun mistero infatti il romanzo si concentra piuttosto sull’indagine compiuta dai poliziotti e sulle loro azioni per porre fine a questi atti efferati.

[Se alla fine Leo, quello che possiamo considerare la mente della coppia senza quale difficilmente Mikael sarebbe diventata un’assassino, viene arrestato, rimanendo spavaldo e sprezzante, Mikael commette il suicidio che gli sembra preferibile alla vita che ha sempre condotto e al pagare le conseguenze delle proprie azioni con il padre violento, che ha già portato alla morte del fratello maggiore.]

Non posso dirvi che sia stata una lettura particolarmente memorabile, ma al tempo stesso l’ho trovato scorrevole, da leggere d'un fiato come gran parte dei gialli. Sono contenta che finalmente abbia avuto il suo momento dopo anni ad attendere nella mia libreria, anche se a questo punto credo che gli troverò un’altra casa, dove potrà per qualche ora fare compagnia ad un altro lettore.

Avete già iniziato il vostro percorso nell’artico? Da quale nazione avete scelto di partire?

La solitudine di Sonia e Sunny

Vent’anni fa l’autrice di origine indiane Kiran Desai vinse il Booker Prize con "Eredi della sconfitta". Nei due successivi decenni ha scritto "La solitudine di Sonia e Sunny", come il precedente portato in Italia da Adelphi, e finalista al Booker Prize 2025 -il tempo dedicato a quest'opera si percepisce, per la precisione della sua struttura e la ricchezza di ogni dettaglio che vi si incontra.

Si tratta di un romanzo corposo di più di 700 pagine che segue i due protagonisti, Sonia e Sunny, nelle loro vite di giovani adulti di famiglie benestanti che i genitori fanno emigrare negli Stati Uniti per gli studi universitari, sperando che possano stabilirsi qui e avere successo. Ciò che succede però è che mentre Sonia desidera diventare una scrittrice e Sunny si impegna a diventare giornalista i due ragazzi si trovano profondamente soli. Lui si allontana dal suo migliore amico diventato medico e sposato si attraverso un matrimonio combinato; lei si infila in una relazione abusiva e maltrattante con un artista egocentrico instabile e molto più grande di lei. Sunny rimane negli Stati Uniti, mentre Sonia fa ritorno all’India sottraendosi al proprio malessere, che però non viene meno una volta tornata in patria. 

C'è un universo in questo libro, che si snoda tra Dehli e Goa, tra New York e il Messico, composto di immagini, di demoni di famiglia all'interno di medaglioni, di ricette del kebab e di cani fantasma. C'è una profonda aderenza alla realtà nelle politiche del lavoro e dell'immigrazione, nell'attesa della green card e nell'impossibilità di ottenere un visto, nella corruzione e negli immobili venduti illegalmente, ma anche una fortissima componente spirituale fatta di visioni, di ossessioni e delle più recondite paure. Desai gioca con i pregiudizi, con lo sguardo occidentale sulla società indiana e le aspettative sui matrimoni combinati, fino a dare vita a due personaggi cosmopoliti e moderni che ben rappresentano la fusione tra culture.

È un romanzo sì di solitudini, di isolamento, ma anche di legami opprimenti come quello tra genitori e figli, di lacci troppo stretti che si allentano fino a trovare il loro equilibrio in una conclusione perfettamente orchestrata [Sunny, da tempo rifugiatosi in Messico per sfuggire alla pressione della madre, che si è isolata a Goa ma ha ritrovato Sonia scoprendo di non provare alcuna ostilità per quella ragazza che aveva rifiutato quando il padre di lei era appena morto e lei e Sunny avevano avviato una relazione, scopre che Ilan l'artista che ha ossessionato Sonia si trova in Messico e si introduce con l'inganno nella sua residenza e finalmente le sottrae il demone Badal Baba per riportarlo alla sua legittima proprietaria]. Nonostante il suo ritmo lento e spesso contemplativo, mi sono sentita sempre coinvolta da questa storia, e non posso fare altro che consigliarvela!

Qual è l'ultimo "mattone" che vi ha rapiti?

Baba

Continua la mia esplorazione del catalogo di Accento edizioni, con la quarta voce italiana che incontro: Mohamed Maalel, autore italotunisino della mia generazione, che ha scritto il suo "Baba" dopo la perdita del proprio padre.

Di padri racconta "Baba" e lo si percepisce già dal titolo: di Taoufik, il padre di Ahmed, che proveniente dalla Tunisia incontra e sposa in Puglia Paola, con cui avrà due figli. Ahmed è il secondogenito ed è quello a cui viene riservata la maggiore tenerezza, ma di cui al tempo stesso non si perdonano le debolezze e i comportamenti non conformi alle aspettative nei suoi confronti.

C'è spazio per la narrazione della violenza domestica in "Baba", che non manca all'interno del matrimonio di Paola e Taoufik, che non manca anche nei confronti dei figli. Al tempo stesso c'è verso questo padre, in bilico tra l'insicurezza e la prevaricazione, diviso tra il legame con la sua terra d'origine e una cultura che vuole trasmettere e la sua nuova appartenenza a una famiglia intera che lo ha accolto, un'indulgenza che si percepisce ad ogni pagina, un amore che non diventa perdono, ma supera l'imperdonabile. 

Se la prima parte di "Baba" è il racconto di un'infanzia con la sua tenerezza e la sua innocenza, di un'adolescenza profondamente infelice e piena di rabbia, poi in un'età adulta in cui i pezzi si incastrano a comporre un'identità mista e completa le pagine diventano sempre più commoventi, mentre si sentono sempre più in profondità quei frammenti di dialogo tra padre e figlio che ci hanno accompagnati dall'inizio. Ci si commuove tra le pagine di "Baba", ci si arrabbia, ci si affeziona ad Ahmouda ad ogni pagina: e questo esordio di Mohamed Maalel mi fa sperare che avrà presto un'altra storia da condividere con noi.

giovedì 3 settembre 2026

Un mondo soltanto

Quando si termina "Un mondo soltanto" di Giulia Baldelli, pubblicato da NN editore, si ha la sensazione di aver trascorso con la protagonista Tessa una vita intera. Sarà perché la seguiamo dagli anni '80 ad oggi, perché la incontriamo appena adolescente, quando la nonna (che si occupa di lei dopo un'overdose della madre) lei scrive in un liceo di Fano, dove per la prima volta si fa delle amiche. Sono Cecilia, Irene e Virginia, le ragazze che diventeranno donne insieme a lei, che tra le Marche, Milano e Bologna affronteranno con lei i cambiamenti dell’esistenza, le perdite e le separazioni.

[In particolare con Virginia Tessa vivrà per oltre 10 anni, ma in lei rimarranno gli occhi cattivi del lupo,  la distanza fredda a cui tiene il prossimo e un non desiderio di maternità le allontanerà, mentre Virginia diventa un medico che si occupa dei bambini degli altri (dopo essere stata la bambina ammalata di meningite che ha riportato qualche dito in meno mentre la sorellina è mancata) e mentre Tessa pubblica in un libro, la storia del fratello di Irene morto in circostanze mai chiarite, giovanissimo, per la sua omosessualità. Si separano qui le nostre quattro, le separerà ancora di più la morte di Cecilia, evento senza ritorno a seguito del quale Tessa avrà tre figli proprio con il fratello di lei e il suo primogenito avrà gli stessi buoni occhi azzurri di quella che era stata in prima superiore la sua prima amica. Un brav'uomo Giulio, un padre per caso che rivela però la propria meschinità quando molti anni più tardi il matrimonio avrà fine, quel matrimonio che tessa non ha in realtà mai voluto davvero, dopo che ha pagato 400 € una prostituta appena maggiorenne di cui Tessa comincerà ad occuparsi, ritrovando le sue amiche alla morte della nonna, amiche che alla nonna sono state più vicine di lei e lo hanno fatto per lei e insieme si occuperanno di Elena e di quella bambina che di Cecilia porterà il nome, in un cerchio che si chiude oppure ricomincia.]

Baldelli condensa nelle sue pagine quattro vite: Tessa è il nostro punto di vista, i suoi occhi cattivi da lupo la distanza a cui tiene tutti filtrano le sue esperienze e i rapporti umani, filtrano i suoi amori, filtrano chi diventerà. Dal suo sguardo percepiamo le ragazze come diverse da lei che ci ricordano come si diventi amiche una volta e per sempre, quando scatta quell’affinità e si diventa adulte insieme, un mio punto debole questo che ha toccato tante questioni personali in questo romanzo e lo ha fatto in un modo onesto, diretto e profondo.

"Un mondo soltanto" è un romanzo sull’amicizia, un romanzo di formazione, è anche un romanzo italiano dai tempi dell’eroina, sino alle dipendenze più contemporanee e meno eclatanti. È un romanzo che svela l'ipocrisia degli ambienti più borghesi, che davanti a un tradimento facilmente si vendicano incuranti delle vittime collaterali come quelle che si sono prese cura delle loro case fino a quel momento e ci ricorda le estati dell’adolescenza, sempre agli stessi stabilimenti, a mangiare gli stessi gelati, a diventare grandi insieme, senza ancora cogliere e comprendere la fortuna che ciò costituiva.

Baldelli scrive di donne che si aiutano, che si sostengono, donne che si feriscono ma si perdonano, donne che si allontanano ma poi si aspettano. Pochi uomini in questo romanzo ne escono bene, forse quasi nessuno -si salva Joel che da bambino ha conosciuto sulla sua pelle la discriminazione, si salva Enzo anche se per tutta la vita si è tenuto accanto una moglie che non sarebbe stata la sua prima scelta. È un romanzo di donne che si uniscono e si ricordano quanto questo costituisca la loro forza, un messaggio estremamente attuale che l’autrice ricorda a tutte le lettrici che inevitabilmente ritroveranno qualcosa di sé tra queste pagine.

È stato il mio primo incontro con Baldelli, che ha pubblicato due romanzi prima di questo, e l'ho amato così tanto che di certo non mi fermerò qui!
Avete già letto questo libro?

Marzahn mon amour

Katja Oskamp, superati i quarant'anni, si trova in un momento di difficoltà: come scrittrice non ha il successo che vorrebbe, e così per riqualificarsi professionalmente si iscrive ad un corso di pedicure. Trova in questo modo un nuovo lavoro in un salone di Marzahn, quartiere orientale della capitale tedesca: ne nasce "Marzahn mon amour", pubblicato da L'Orma editore, un libro sottile ma molto più profondo di quanto ci si potrebbe aspettare.

I capitoli di questo libro, dedicati agli incontri di Katja al salone, attraverso conversazioni quotidiane e piccoli gesti raccontano grandi cose: raccontano la cura, l'attenzione, i legami, ma anche la solitudine, il tempo che passa, il peso della perdita.

Tra le sue pagine incontriamo la signora Frenzel e la signora Ponkesky, amiche che si affidano a vicenda i propri cani mentre l'altra si reca al salone; le Noll, madre anziana e figlia detestabile; Gerlinde Bonkat, una rifugiata che non viene più annoverata nelle statistiche, donna emancipata prima che il termine divenisse d'uso comune, che ad ottant'anni non si è mai persa d'animo. Incontriamo persone comuni, le cui vite si svolgono nel quartiere ed incrociano quelle di Katja che si prende cura dei loro piedi, mentre entra in contatto con parti di loro molto più profonde. 

Si termina "Marzahn mon amour" con il ricordarsi l'importanza di ogni professione, di come non esistano dettagli privi di importanza e vite che non meritano di essere prese in considerazione, apprezzate e raccontate. È un romanzo di piccole cose, eppure di enorme profondità, che si legge in un attimo ma sedimenta a lungo, e che è stata una piacevolissima sorpresa.

Quale lettura breve ma intensa vi ha conquistati di recente?

lunedì 24 agosto 2026

La famiglia Shaw

Ho iniziato a leggere Rebecca Kaufman con "La casa dei Gunner", uno dei romanzi che ho preferito negli ultimi anni, capace di commuovermi, coinvolgermi e raccontare l’amicizia e le seconde possibilità come pochi altri libri. Da quel momento ho deciso che avrei recuperato l’intera produzione dell’autrice e dopo "La casa di Fripp Island" ecco arrivato il momento de "La famiglia Shaw", sempre pubblicato in Italia da Sur.

L’ambientazione è meno contemporanea rispetto agli altri due romanzi e anche la struttura cronologica non è ordinata: passiamo infatti dagli anni '30 agli anni '50 del Novecento, sino all’inizio del secolo e poi di nuovo ad avvicinarci agli anni '60. Come già dice il titolo, i protagonisti sono i membri di una numerosa famiglia della Virginia, segnati dalla perdita prematura della loro madre che soffriva di lunghi periodi di depressione e sulla cui dipartita aleggia il segreto relativo alla volontarietà o meno dell’accaduto [solo i fratelli maggiori Wendy e Sam hanno letto l’inizio del messaggio da Dio della madre dove dichiarava di averli sempre amati moltissimo, ma non lo hanno mai condiviso con i fratelli minori a cui è stato fatto credere che la madre abbia assunto troppi farmaci per un errore di valutazione].

Entriamo così, in brevi capitoli nelle vite di Wendy, Sam, Jack, Maeve, Lane, Henry e Bette che hanno reagito alla perdita insieme al loro padre Jim e li accompagniamo nelle loro vite adulte, nei loro matrimoni, nella nascita dei loro figli, nelle loro difficoltà come l’alcolismo, la vedovanza e la solitudine.

Kauffman ha la straordinaria capacità di tratteggiare in pochissime frasi dei personaggi tridimensionali che ci sembra di vedere agire nello spazio e nel tempo e di cui percepiamo l’intensità dei legami, elemento tanto più centrale in un romanzo che al centro ha la famiglia come questo. Una sorta di presa diretta durata più di mezzo secolo è quella che mette in atto l’autrice in questo romanzo, che è stato per me una conferma del suo talento e della mia intenzione di non lasciarmi scappare nemmeno un titolo di quelli che ci regalerà!

Avete già letto un libro di Rebecca Kauffmann?