Elizabeth Strout da un paio d’anni è sicuramente tra le autrici di cui vorrei leggere l’intera bibliografia, dopo il colpo di fulmine vissuto con "Olive Kitteridge". Ho terminato ora il quarto titolo dell’autrice, secondo della serie dedicata a Lucy Barton iniziato proprio con "Mi chiamo Lucy Barton".
Più del precedente è composto da una sorta di racconti: nove testi indipendenti l’uno dall’altro, ma dedicati a personaggi che ruotano attorno alla cittadina di Amgash, Illinois, di cui Lucy Barton è originaria. Sono quindi personaggi che in qualche modo le gravitano attorno o lo hanno fatto nel passato e la stessa Lucy compare nel racconto "Sorella", a distanza di parecchi anni rispetto al momento in cui è ambientato "Mi chiamo Lucy Barton", ed incontra nuovamente sua sorella e suo fratello dopo 17 anni di lontananza. L'ho trovato il racconto più coinvolgente dei nove, probabilmente perché a Lucy ci siamo già affezionati nel libro precedente e vederla alle prese con l’impossibile elaborazione dei traumi dell’infanzia che nel libro primo della serie ci era stata accennata è decisamente commovente.
Tra gli altri, i miei personaggi preferiti sono stati Pete, suo fratello soltanto accennato nel primo romanzo e qui finalmente un po’ più approfondito, e il cugino Abel che ricordiamo da bambino frugare affamato nella spazzatura e qui invece un uomo di una certa età che ha raggiunto il successo professionale e ha una famiglia numerosa composta da figli e nipoti e viene reso protagonista di un bizzarro incontro a teatro nel periodo di Natale [l’uomo infatti, tornato a teatro dove la nipotina ha dimenticato il suo cavallo giocattolo, viene quasi preso in ostaggio da un un attore male in arnese desideroso di sfogare i propri sentimenti che non si rende conto di quanto questa situazione possa rivelarsi stressante per Abel che qualche anno prima è stato colpito da un infarto e che proprio nel teatro si sente male.]
Tutto è possibile per i personaggi di questi racconti, per i quali si apre sempre una seconda possibilità di vita, che sia una donna ormai anziana che trova l’amore in Italia con un uomo molto più giovane di lei o chi decide di aprire un bed&breakfast per riscattarsi di un’infanzia di povertà, o chi consulente scolastica derisa per il proprio aspetto mette tutto il suo impegno nell’incoraggiare ragazze in difficoltà economiche a perseguire la strada del college.
L'enorme talento di Elizabeth South rimane quello di dare vita in pochissime pennellate a personaggi memorabili, dotandoli di una loro profondità anche in un brevissimo racconto in cui ognuno è osservato da prospettive differenti all’interno di una comunità di paese dove inevitabilmente le vite si intrecciano. Inutile dirvi che non vedo l’ora di passare al prossimo volume!
Qual è il vostro titolo preferito di Elizabeth Strout?






