La scorsa estate, Paul Murray mi ha conquistata sempre di più pagina dopo pagina con "Il giorno dell’ape", premiato con il Premio Strega europeo. Quando Einaudi ha riportato il libreria il suo romanzo d’esordio "Skippy muore", che risale al 2010, non me lo sono fatto scappare e l'ho affrontato con altissime aspettative.

Questa lettura ha diviso il pubblico: c’è chi lo ha amato più de "Il giorno dell’ape" per la sua capacità di raccontare l’adolescenza e l’amicizia in quella particolare fase d’età in modo vivido e sincero e chi invece è rimasto più distaccato dal suo contenuto. Faccio parte della seconda categoria, o meglio: ho trovato anche "Skippy muore" un’ottima lettura, appassionante, ben scritta e ben costruita. Comincia infatti con quella che potrebbe sembrare la fine, anche se si inserisce in realtà a due terzi del romanzo e nonostante il grande colpo di scena sia introdotto già dal titolo e nel prologo, facendoci credere che non abbia più modi per sorprenderci, invece Murray continua a trovarne, caratteristica ricorrente dell’autore.La mole però questa volta si sente: lungo oltre 700 pagine, indugia più e più volte sugli stessi episodi, in particolare sulle ricerche scientifiche che Ruprecht, il migliore amico di Skippy, conduce animato dalla propria curiosità -elementi che non hanno particolarmente catturato la mia attenzione.
Non ho altro da recriminare a questo romanzone, ambientato in un collegio irlandese all’inizio degli anni 2000, gestito da preti cattolici dai passati non sempre integerrimi, dove ci sono molti segreti e il corpo docente non sempre si comporta come dovrebbe nei confronti degli studenti. Skippy fa parte di coloro che nel collegio pernottano e vive in simbiosi con un gruppo di amici -in particolare con Ruprecht, il suo brillante ma socialmente emarginato compagno di distanza. Ha una difficile situazione familiare della quale si rifiuta di parlare, e molta voglia di lasciare la squadra di nuoto [non lo ha raccontato a nessuno ma è stato molestato dal prete allenatore, e l'unico momento in cui lo confessa è al cospetto di un prete responsabile che però ha perso l'udito, in una memorabile scena di dialogo con il sordo che finge di comprendere ciò che gli viene detto, contribuendo a far sentire Skippy sempre più isolato. Anche la sua stessa morte, che sembra accidentale nel prologo dovuta all'ingestione di una ciambella, si rivelerà dovuta all'assunzione di farmaci in enorme quantità.]
C’è Skippy prima in questo romanzo, a cui ci si affeziona, del quale si vuole sapere di più, pur sapendo già quale sarà il suo destino e c’è Skippy anche dopo l’episodio nel negozio di ciambelle, perché rimane l’elaborazione del lutto con quello che comporta per i coetanei, con le responsabilità da ricercare invece tra coloro che sono adulti e nell’imparare a ricominciare quando si è perso qualcuno a cui si voleva sinceramente bene.
È un romanzo ricco, pieno di suggestioni, di storia della prima guerra mondiale, di letteratura, di scienza, delle espressioni tipiche dell’adolescenza e dello sbocciare della sessualità. Nella confusione dei primi amori ci sono le droghe, ci sono famiglie incapaci di essere punti di riferimento e quelli che sembrano i cattivi della storia a volte sono soltanto delle vittime, come nel caso di Karl che ricorre alle sostanze e all’autolesionismo per sfuggire ad un ambiente familiare tossico, mentre coloro che si presentano al meglio come il professor Howard, in realtà sono dei vigliacchi pronti a tradire la propria fidanzata, a mettere sempre se stessi davanti agli altri.
Ci sono scene memorabili in questo romanzo: mi rimarrà a lungo impresso il dialogo di Skippy con il professore che ha perso l’udito e finge di starlo a sentire mentre non ascolta una parola di quello che probabilmente è lo sfogo con maggiori confidenze del ragazzo, ma anche la scena all’interno del parco cimitero memoriale della prima guerra mondiale, dove i ragazzi vengono condotti dopo la morte del protagonista.
Mi rimarrà impresso Ruprecht che non si rassegna alla perdita del proprio migliore amico e Lory, che si accorge troppo tardi che l’amore per lui era profondamente sincero nonostante non lo avesse mai ammesso. Entrambi i ragazzi riversano sul proprio corpo il dolore della perdita, lui riempendo il vuoto con il cibo e lei privandosene come una sorta di punizione.
Murray scrive romanzi che hanno molto da dire, dove quando abbiamo smesso di aspettarlo arriva un altro colpo di scena. [Non avrei immaginato né che la morte di Skippy fosse dovuta a un'overdose e non al soffocamento causato dalla ciambella e che la sua dipendenza dalle pillole di antidolorifici fosse nata per colpa del suo allenatore, che aveva abusato di lui oltre ad averglieli forniti per la prima volta] Lo trovo uno scrittore efficacissimo nelle sue narrazioni e nella costruzione dei personaggi, che qui sono un po’ più numerosi di quanto serva per affezionarsi a ciascuno di loro, come è poi riuscito a fare nel suo romanzo successivo e non vedo l’ora che si dedichi alla scrittura di un nuovo romanzo che di certo non mi farò sfuggire!
Tra "Il giorno dell’ape" e "Skippy muore" qual è il vostro preferito?