martedì 5 maggio 2026

Otto mesi a Ghazzah Street

Il mio primo incontro con l’autrice inglese Hilary Mantel, premiata ben due volte con il Booker Prize per la sua serie di romanzi dedicata alla famiglia Tudor, avviene con "Otto mesi a Ghazzah Street", un romanzo degli anni '80 ambientato in Arabia Saudita pubblicato da Fazi editore.

Dopo diversi anni dall'acquisto, quasi per caso inizio a leggerlo e vi scopro un testo dove è sin da subito evidente la scrittura ben dosata, dal linguaggio ricco, dai dialoghi convincenti, in cui l’atmosfera si fa via via più inquietante, ricordando le atmosfere del noir.

La protagonista è una giovane donna inglese che segue il marito ingegnere nel suo lavoro all’estero, in particolare a Gedda dopo un periodo trascorso nel continente africano. Mentre sino ad allora era sempre riuscita a lavorare come cartografa, in Arabia Saudita si ritrova in una società dove la rigidissima morale governativa impedisce alle donne di lavorare e anche di girare indisturbate per strada.

Mantel è bravissima a farci percepire il senso di cattività provato dalla protagonista, il cui universo sembra ridotto all’appartamento e alle scale del palazzo attraverso le quali incontra le poche vicine. In questa dimensione alienante è facile farsi suggestionare da ogni elemento che sembra sfuggire alla logica, come l’appartamento vuoto sopra di lei da dove sente provenire i rumori, e inquietanti incontri a tarda notte al termine delle cene, quando decide di salire sul tetto a prendere una boccata d’aria.

Sembra dunque di leggere un thriller in questo romanzo, che ho trovato efficace nel suggestionare il lettore, che si immedesima nella protagonista al punto da passare da un’ipotesi all’altra in una dimensione sulla quale non ha alcun controllo. Lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto e questo che è stato un primo incontro con i suoi romanzi di certo non sarà l’ultimo -anche perché possiedo già "Cambio di clima"!

Quali titoli di Hilary Mantel avete letto?

La magia dei momenti no

Lo scorso anno ho incontrato Alison Espach con la lettura di "Appunti sulla tua scomparsa improvvisa", un romanzo piuttosto doloroso che racconta la perdita di una sorella: aveva toccato diverse corde molto profonde in me e così ho desiderato recuperare "La magia dei momenti no", sempre pubblicato da Bollati Boringhieri.

Questa è stata una lettura molto piacevole: mi ha fatta soffrire di meno, nonostante le premesse possano sembrare drammatiche. La protagonista Phoebe infatti dopo un doloroso divorzio si reca in un lussuoso hotel del Rhode Island con vista sull’oceano con l’unico obiettivo di togliersi la vita.

Qui però inciampa in Lila, che sta per sposarsi, e tutti gli invitati al matrimonio che si terrà proprio quella settimana e nel quale Phoebe inevitabilmente viene coinvolta. [Ci vuole poco a renderci conto che le intenzioni della protagonista cambieranno sin da subito e che l’entrare a contatto con persone diverse da quelle che nel suo giro non le erano state abbastanza di stimolo la renderà di nuovo aperta al suo futuro.]

"La magia dei momenti no" è un romanzo perfetto per quando ci si sente abbattuti e privi di risorse; non posso definirlo certo un libro imprevedibile, e diversi punti della trama mi sono sembrati un po' telefonati nel complesso, però si rimane davvero incollati alle sue pagine. Sembra di assistere ad una puntata dopo l’altra di una coinvolgente serie televisiva -credo che sarebbe davvero perfetto per una trasposizione!- e ne rimane un profondo senso di benessere e di speranza una volta terminata la lettura. Per questo ve lo consiglio per quando avrete bisogno di un’iniezione di positività e di energia, per trovare una riserva di sorrisi in una storia che mi ha fatto compagnia per ore di grande serenità!

Avete già letto questa autrice?

mercoledì 29 aprile 2026

Cos'è successo a Ruthy Ramirez?

Il romanzo "Cos'è successo a Ruthy Ramirez?" di Claire Jimenez mi è stato regalato alla fine dell’anno scorso. Mi aveva incuriosita perché la narrativa di Bollati Boringhieri spesso riserva belle sorprese, questo in particolare è stato il mio primo incontro con la collana Black Note dedicata al genere giallo o thriller. Purtroppo devo ammettere che rispetto alla narrativa generale non ne sono rimasta altrettanto convinta.

Romanzo d’esordio dell’autrice, premiato con il Pen Faulkner Award nel 2024, è ambientato nella comunità portoricana di New York in una famiglia dove due sorelle e una madre devono ancora elaborare la perdita della terza figlia, scomparsa senza lasciare traccia quando era ancora adolescente. Un giorno mentre guardano un discutibile reality show in televisione compare una ragazza incredibilmente simile a come la loro Ruthy potrebbe essere dopo tutti quegli anni, e si convincono di doverla andare a incontrare per ricongiungersi con lei e scoprire finalmente che cosa fosse capitato.

[In realtà scopriremo che quella ragazza non è affatto Ruthy Ramirez, che è stata assassinata da un malintenzionato il giorno stesso della sua scomparsa e contrariamente agli inevitabili sospetti si era trattata di un’aggressione da parte di uno sconosciuto.]

Nel romanzo ci sono diversi spunti interessanti, a partire dal fatto che è un testo polifonico in cui nei capitoli si sviluppano i diversi punti di vista e che avrebbe avuto parecchie cose da raccontare dalla violenza spettacolarizzata nei programmi televisivi -un argomento di cui ho già letto con "La vita facile" e prima di allora in "Catene di gloria", libri decisamente più riusciti di questo. Tratta poi temi molto dolorosi come quello degli abusi sui minori, che però vengono sviluppati molto meno di quanto avrebbero potuto, per non parlare della conclusione che ho trovato a dir poco frettolosa.

Nonostante avesse sulla carta tutte le carte in regola per piacermi, purtroppo il mio incontro con Claire Jimenez non si è rivelato un successo...

Qual è stata la vostra ultima lettura deludente?

Le sorelle Blue

Quando ho iniziato "Le sorelle Blue" di Coco Mellors, pubblicato da Einaudi, ho sentito subito di essere nel mio elemento, anche più che con il suo romanzo d'esordio "Cleopatra e Frankenstein" che ho letto qualche tempo fa.

Sin dall'introduzione ci vengono presentate Avery, un'avvocata con un'abitazione signorile e una moglie terapeuta, Bonnie, un'ex pugile che si è riciclata come buttafuori, Lucky, una giovane modella, tutte e tre impegnate ad elaborare il lutto per la quarta sorella, Nicky, scomparsa il quattro luglio di un anno prima. 

Mellors conosce bene la dipendenza, argomento che aveva già trattato nel suo primo libro e qui riprende e declina in ancor più sfumature, dall'alcol alle sostanze, dalla violenza fisica al furto con destrezza. Ogni mezzo sembra quello giusto per tacitare il proprio dolore, per negare le carenze affettive sofferte nell'infanzia, per rimpiangere chi ci è stato prematuramente sottratto: "Le sorelle Blue" è un romanzo molto amaro, con pagine di grande sofferenza, ma anche sostenuto dal legame che accompagna le protagoniste sin dalla loro nascita e che si rivela molti anni più tardi il loro faro nella notte.

È un romanzo più maturo del precedente, polifonico, in cui i punti di vista si alternano nei vari capitoli contribuendo a una caratterizzazione delle sorelle molto riuscita, che genera empatia nei loro confronti sin dall'inizio. Ho di gran lunga preferito questo secondo libro dell'autrice al primo, e ve lo consiglio se come me amate le storie familiari e cercate atmosfere simili a quelle del romanzo "Mai stati così felici" di Claire Lombardo o "Tre sorelle" di Therese Anne Fowler!

Qual è l'ultima storia di famiglia che avete amato?

Una questione di famiglia

Ho acquistato "Una questione di famiglia" in occasione della presentazione con l’autrice Claire Lynch alla libreria Baak di Bologna: prima di allora il romanzo era stato nei miei radar, ma date le quantità di uscite interessanti e la mole dei miei acquisti mensili per il momento non vi era ancora rientrato. Sono molto contenta che l’evento mi abbia dato la spinta per affrontare questa lettura, che oggi sono qui a consigliarvi!

Sebbene si tratti di un romanzo breve e scorrevole, è basato su anni di studi dell’autrice, che prima di quest’opera aveva realizzato un saggio sull’argomento: la perdita dei diritti parentali delle madri omosessuali nell’Inghilterra degli anni '80.

È proprio questo che capita a Dawn nel 1982, quando incontra Hazel e se ne innamora. Una volta confessato questo sentimento al marito Heron, quest’ultimo, anche consigliato ed influenzato da chi lo circonda, lotta per ottenere la custodia esclusiva della figlia Maggie, che crescerà convinta che la madre l’abbia abbandonata per fuggire con un amante.

Incontriamo in "Una questione di famiglia" Maggie già adulta negli anni 2000, moglie e madre di due figli, ancora molto vicina a suo padre sebbene il loro rapporto si basi su un segreto che -inutile dirlo- emergerà nel corso della narrazione.

Vi consiglio questa lettura non per un solo motivo: innanzitutto perché è un tema che non si incontra di frequente in letteratura e qui è corredato di elementi di realtà, come le domande poste in tribunale alla giovane madre. In secondo luogo perché l’autrice evita qualunque spettacolarizzazione della vita dei suoi protagonisti e ne narra le quotidianità nel loro semplice avvicendarsi, i rapporti tra familiari, le conversazioni di ogni giorno, in una maniera in cui è facile riconoscersi e che non suona mai forzata o artificiale.

Il romanzo di Claire Lynch mi ha colpita molto: ho sentito di aver imparato qualcosa leggendolo e grazie all’ottima caratterizzazione mi sono decisamente affezionata ai suoi protagonisti, perciò vi suggerisco di non esitare a recuperarlo come inizialmente invece avevo fatto io!

Qual è l’ultima presentazione di un libro a cui avete assistito?

La casa sul Nilo

"La casa sul Nilo" di Denise Pardo, pubblicato da Neri Pozza, era sui miei scaffali da qualche tempo dopo che lo avevo trovato al mercatino dell’usato in una di quelle circostanze che con il senno di poi mi fanno dire che gli incontri destinati esistono anche tra le scaffalature e certi titoli sono proprio lì per noi.

Ho letto diversi autori egiziani, ma non ero mai entrata a contatto con questa pagina della storia del paese: dopo decenni dorati in cui persone da tutto il mondo si raccolgono al Cairo e ad Alessandria in una dimensione cosmopolita ricchissima di stimoli e di cultura, dove la varietà è una risorsa, dopo la fondazione dello Stato di Israele e la progressiva perdita di credibilità del re Fouad in un moto di decolonizzazione gli stranieri vengono progressivamente privati dei propri diritti e allontanati dall’Egitto.

Di loro fa parte la famiglia dell’autrice, di origine ebraica proveniente in parte dall’Italia e in parte dall’Europa dell’est, e in questo libro Pardo ne ripercorre le vite e i tanti incontri, per primo quello tra i suoi genitori avvenuto proprio al Cairo. Rievoca gli amici che hanno frequentato, i suoi ricordi d’infanzia e la perdita dell’innocenza che avviene proprio con  l’allontanamento e l’arrivo in quella Roma dove per la prima volta si sente straniera, in una dimensione che al confronto di quella egiziana appare estremamente chiusa e ridotta.

Romanzo storico e memoir, "La casa sul Nilo" rievoca un Egitto di cui resta ben poco e ci fa entrare in una famiglia così ben raccontata che ci sembra di conoscerla. Ho apprezzato moltissimo questa lettura che mi ha insegnato molti fatti storici di cui non ero a conoscenza e ho scoperto che da poco è stato pubblicato il secondo libro dell’autrice "Tornare al Cairo" dove viene sviluppata la storia di uno dei personaggi che compare anche in questo volume -Kate, l’amica inglese di sua madre. Inutile dire che ho intenzione di non aspettare troppo tempo prima di recuperarlo!

Avete mai letto un libro ambientato in Egitto?

martedì 14 aprile 2026

Ilaria nella giungla

Il mio secondo incontro con la casa editrice Accento è stato "Ilaria nella giungla" di Ilaria Camilletti, nominato tra le iniziali numerose proposte per il Premio Strega 2026 e consigliato dall'editore Alessandro Cattelan in una puntata del podcast "Parlarne tra amici" di Daria Bignardi.

Ne ero incuriosita ma confesso di averlo avvicinato con aspettative non troppo alte, in parte dovute alla giovanissima età dell'autrice, in parte perché leggo di rado letteratura italiana contemporanea non ritenendola troppo nelle mie corde.

Devo ammettere però di essermi proprio goduta la lettura! Ilaria ha appena sostenuto la maturità, non ha le idee chiare sul proprio futuro e si trova un lavoro estivo all'Oasi, uno sgangherato bar di Ostia, "la giungla", dove condivide i propri turni con un affresco di personaggi dalle provenienze ed esperienze di vita più disparate. Qui le si avvicina Davide, il figlio adolescente del proprietario, isolato nei suoi videogiochi e nelle ricerche per la scuola, alle prese con la sua infatuazione per una misteriosa ragazzina che allestisce un mercatino nei dintorni.

La forza di "Ilaria nella giungla" sta nella spontaneità: i dialoghi sono genuini, passano dal colpirci con riflessioni condivisibili al farci sorridere di un'ironia che sdrammatizza la fatica del quotidiano, i personaggi più adulti che circondano Ilaria rendono bene la multiculturalità della ristorazione in Italia e la protagonista convince dalla prima all'ultima pagina. Forse le pagine dalla voce di Davide esprimono un punto di vista un po' troppo maturo per l'età del ragazzino, ma nel complesso il romanzo è un esordio che funziona, che mi ha divertita e mi ha fatto passare qualche ora davvero molto piacevole, perciò mi sento di consigliarvelo.

Qual è l'ultima casa editrice che avete scoperto?