Che con Paola Barbato e i suoi romanzi si vada sul sicuro ormai è per me una certezza. Finalmente ho recuperato il primo dei suoi titoli pubblicato non più per Piemme, bensì per Neri Pozza (e in termini di copertina e di oggetto-libro di certo c'è un netto upgrade!): "La torre d'avorio".
Dopo "Zoo" e "L'ultimo ospite" torniamo di nuovo a partire da un'ambientazione chiusa e opprimente, il rifugio milanese della protagonista, Mara Paladini, che si è volontariamente sepolta tra centinaia di scatole che contengono il suo passato. Con la sua precedente identità infatti la donna si è macchiata di un crimine per il quale ha scontato una pena in una struttura psichiatrica, ma i suoi precedenti sembrano tornare a perseguitarla quando scopre l'inquilino del piano superiore assassinato in un modo che le ricorda qualcosa...
Ho trovato "La torre d'avorio", inaspettatamente e soprattutto, una storia di legami e di solidarietà femminile: di amicizie improbabili nate nei contesti meno incoraggianti, di donne che portano il peso della colpa ognuna a modo proprio, che cercano nel salvarsi a vicenda un'espiazione. Perché essere diventate assassine o esserci andate vicino non definisce un'identità, ma la segna per sempre, e così le cinque donne al centro di questa storia scappano, per salvare Mara, per salvare le amiche che sono state e che rimangono -perché si può fuggire da tutto, ma non da se stesse.
Il ritmo di questa narrazione è incalzante, più serrato di molti altri titoli della scrittrice, i tanti spostamenti riportano alle atmosfere de "La cattiva strada" ma qui la caratterizzazione psicologica è più approfondita, e malgrado tutti gli errori tifiamo per Mara, per Moira, per tutte le donne di questa storia.
Se siete in un momento in cui la concentrazione non è dalla vostra parte, in cui avete bisogno di un titolo che vi catturi dalla prima all'ultima riga, "La torre d'avorio" è il titolo perfetto per voi. Intanto io metto sul comodino "Cuore capovolto"...
Qual è il vostro titolo preferito di Paola Barbato?





