giovedì 21 maggio 2026

Malefica

Aurora è arrabbiata. Questa è la prima caratteristica che coglierete leggendo l’esordio di Nicole Trevisan pubblicato da Fandango Libri, che si apre con una scena estremamente dolorosa e vivida: il ritorno della ragazza da Roma al suo paese d’origine nell’entroterra veneto, in occasione del funerale di Andrea, quello che è stato il suo primo amico, che ha perso la vita in un incidente ciclistico.

La rabbia la divora, è una sorta di marchio che si porta dietro dall’infanzia e rimane con lei, mentre priva del nutrimento il proprio corpo, lascia dietro di sé una relazione aperta che non vorrebbe tale, mentre accetta un impiego da parte di Isabella, l’unica del quartetto di amici che sembra aver raggiunto gli obiettivi della vita, mentre delude sistematicamente i propri familiari e non risparmia loro alcun giudizio.

Aurora è furiosa e autodistruttiva, in un’elaborazione del lutto e delle altre forme di perdita che attraversa, e il lettore è trascinato in una spirale di malessere e disillusione, da cui non sembra esserci via di scampo. “Malefica” è un viaggio all’inferno nella mente di Aurora, nella sua solitudine e nei suoi pensieri oscuri, che ci assorbono completamente; nella sua intelligenza e nella sua mania di controllo, che ci fanno sorridere con un po' di amarezza pensando a come potrebbe trascorrere meglio il proprio tempo, invece di schiacciare gli avversari sui siti di scacchi online con il suo alter ego dal nome d'ispirazione russa.

La scrittura di Nicole Trevisan è potentissima e magnetica, ci cala nel contesto provinciale con la sua nebbia e le sue ambizioni, ci fa viaggiare in auto con i suoi fantasmi e struggere di rimpianto e nostalgia. L’ho trovato un ottimo esordio, che in più passaggi mi ha messa alla prova emotivamente, e che vi consiglio di recuperare.

Qual è l’ultima scrittrice italiana che avete scoperto?

La notte nel cuore

Ho passato un fine settimana in compagnia di la notte nel cuore di Nathacha Appanah, pubblicato da Einaudi, che è stato tra i finalisti al Premio Strega europeo di quest'anno. Non si tratta di un romanzo, tutt’altro: si tratta della ricostruzione dell'incontro di tre donne con la violenza dei loro mariti o compagni e di queste tre donne, come sappiamo sin da pagina uno, una soltanto (l’autrice) è sopravvissuta.

Le altre due sono Emma, cugina dell’autrice uccisa dal proprio marito a Mauritius, e Chahinez, di origini algerine, assassinata in Francia in circostanze a dir poco agghiaccianti dal marito, che le ha sparato e le ha dato fuoco in una pubblica strada sotto gli occhi di chi impotente non ha potuto salvarle la vita.

Si parla dunque di femminicidio in questo romanzo, ma soprattutto della violenza fisica e psicologica in cui le tre protagoniste -ma come loro, chissà quante migliaia di altre donne nel mondo- si ritrovano intrappolate, ridotte al silenzio, ammutolite da un’isolamento così profondo da non poter essere più condiviso con nessuno. La stessa autrice per sei anni ha interrotto i contatti con la propria famiglia, perdendo di vista i propri sogni, le proprie aspirazioni impegnata. com’era nella pura e semplice sopravvivenza davanti ad una violenza cieca e continua -e per questo racconta la propria esperienza e il vissuto delle altre due protagoniste con immenso rispetto.

"La notte nel cuore" è una lettura durissima, non vi mentirò: più volte mi sono chiesta se sarei riuscita a terminarlo, tanto faticavo ad andare avanti con le pagine, a leggere ancora una volta la descrizione vivida e reale dell’orrore che può mettere in atto un uomo che sostiene di amarti.

"La notte nel cuore" ha richiesto all’autrice oltre quattro anni di lavoro di documentazione e di ricerca per trovare la voce delle donne che racconta, per raccontarle con rispetto, per riportarle in vita dalla morte doppiamente loro imposta anche dal silenzio e dalla vergogna dalle quali sembra contornata la loro scomparsa, quasi non fosse possibile attribuire al carnefice tutta la responsabilità e la condanna che merita.

È una lettura faticosa, difficile da portare avanti, ma allo stesso tempo mi viene da dire ora che l’ho conclusa una lettura necessaria, che apre gli occhi sul luogo comune secondo il quale una donna vittima di violenza dovrebbe semplicemente andarsene, come se fosse facile, come se non entrassero in gioco dinamiche impossibili da comprendere per chi non si trova, per sua fortuna, mai in quella situazione.

"La notte nel cuore" è un libro durissimo ma illuminante, che ho sentito il bisogno di terminare per scuotermi di dosso una forte angoscia, ma da cui mi rimangono riflessioni che mi accompagneranno per lungo tempo e che mi permetteranno di affrontare ancor più senza preconcetti le troppe notizie di femminicidi che ogni giorno compaiono sulla stampa nazionale e non soltanto. È un libro da leggere per le donne sicuramente, ma ancora di più per gli uomini, per quelli che si sentono assolti, ma che chissà quali punteggio potrebbero ottenere in quella metrica della violenza che troviamo tra queste pagine...

Avete recuperato qualche candidato allo Strega europeo di quest’anno?

domenica 17 maggio 2026

Il codice dell'illusionista

Tra le letture che ho cominciato nell’ultimo periodo c’è la trilogia del mentalista, scritta a quattro mani da Camilla Lackberg e Henry Fexeus e pubblicata da Marsilio. Di Lackberg ho già letto tutti i romanzi della serie "I delitti di Fjallbacka" pubblicati finora, una serie di gialli ambientati in una cittadina sulla costa svedese che hanno la caratteristica di alternare i piani temporali tra presente, in cui si svolge l’indagine, e un momento del passato che in qualche modo riguarda il caso in oggetto. 

Avendo molto apprezzato quella serie, avevo inserito tra le prossime serie di genere da recuperare appunto la trilogia del mentalista, per questo quando ho iniziato "Il codice dell’illusionista" ero piuttosto sicura che mi sarebbe piaciuto ed in effetti così è stato.

Anche qui ritroviamo l’alternanza dei piani temporali, sebbene in misura minore rispetto ai casi con Erica e Patrik. Il giallo ha per protagonisti quelli che diventeranno personaggi ricorrenti della trilogia, ovvero Mina Dabiri e Vincent Walder: la prima è una detective, mentre il secondo è un mentalista bravissimo nel decifrare codici nascosti, che viene coinvolto nella risoluzione di diversi omicidi, perché questi presentano degli elementi riconducibili ai giochi di prestigio.

Sin dall’inizio ci accorgiamo che sembrano molti gli elementi che chiamano in gioco proprio Vincent in questa serie di delitti, che nel corso delle indagini si scopriranno avere molto a che vedere con il suo passato [sono stati infatti architettati dalla sorella di Vincent, che non lo ha mai perdonato per aver causato accidentalmente, in un gioco di prestigio finito male, la morte della loro madre quando era bambino. In delle versioni assassine delle magie, la sorella uccide infatti le figlie di quelle che erano state le amiche d'infanzia di Vincent, che lo avevano distratto mentre la madre perdeva la vita all'interno di una cassa difettosa; l'ultima vittima dovrebbe essere proprio lui, ma con l'intervento di Mina, presa in ostaggio prima di lui che dovrebbe essere dunque accusato di tutti gli omicidi, riuscirà a salvarsi mentre la sorella e il suo complice, già in fin di vita per diverse ragioni, sceglieranno di togliersi la vita prima di farsi catturare.]

Sebbene ci siano un po' di punti lasciati in sospeso, soprattutto per quanto riguarda il passato di Mina, "Il codice dell'illusionista" è stata una Lettura che mi ha davvero convinta e appassionata, scritta in modo semplice e scorrevole senza per questo annoiare risultando troppo prevedibile. Insomma un giallo perfetto per l'estate che sta per cominciare, in cui conto mi faranno compagnia i due volumi successivi della serie!

Avete già letto Camilla Lackberg e i suoi gialli?

Fratelli nella notte

Qualche anno fa avevo letto un romanzo breve di Cristiano Cavina, "Ottanta rose mezz’ora", pubblicato da Marcosymarcos. Sin da subito avevo avuto l’impressione di aver scelto il titolo sbagliato per iniziare, opinione sostenuta anche da Giulio che dell’autore ha letto l’opera omnia.

Ci ho riprovato con "Fratelli nella notte", pubblicato da Feltrinelli, titolo che ho scelto quest’anno per onorare il 25 aprile dal momento che si apre come una storia di resistenza ambientata tra i partigiani dell’Appennino tosco-emiliano. 

Il giovanissimo Mario infatti appena diciannovenne per sfuggire alla cartolina di leva prende la sua prima decisione da uomo e si arruola alla brigata partigiana della zona con il nome di Tarzan, sebbene non abbia alcuna intenzione di utilizzare le armi. Ben presto però viene ferito in battaglia e così in quella notte del 1944, mentre una parte del suo corpo sembra scivolare fuori dallo squarcio creato da una granata tedesca, il piccolo Mario rischia la vita in una buca di fango al fianco di un compagno, mentre una staffetta giovane ancor più di lui nella notte va a cercare suo fratello.

Il fratello è Giovanni, di quindici anni maggiore, il nonno di Cavina con il quale ha vissuto per molto tempo e Tarzan dunque è suo zio: due uomini di poche parole cresciuti con i ritmi della campagna, abituati alla fatica e al silenzio. Due uomini che in pochissime pagine l’autore ci fa conoscere, e riesce a farci intenerire per i tanti fallimenti della vita di Giovanni, per le parole che i due fratelli non si sono mai detti e per quell’atto di coraggio di una notte che ad uno di loro ha salvato la vita.

Decisamente un ottimo modo per riconciliarmi con l’autore, "Fratelli nella notte" è stato uno dei miei fortunati incontri ai mercatini e una lettura perfetta in un particolare e fondamentale giorno dell’anno!

Quali altri titoli di questo scrittore mi consigliate?

martedì 5 maggio 2026

Otto mesi a Ghazzah Street

Il mio primo incontro con l’autrice inglese Hilary Mantel, premiata ben due volte con il Booker Prize per la sua serie di romanzi dedicata alla famiglia Tudor, avviene con "Otto mesi a Ghazzah Street", un romanzo degli anni '80 ambientato in Arabia Saudita pubblicato da Fazi editore.

Dopo diversi anni dall'acquisto, quasi per caso inizio a leggerlo e vi scopro un testo dove è sin da subito evidente la scrittura ben dosata, dal linguaggio ricco, dai dialoghi convincenti, in cui l’atmosfera si fa via via più inquietante, ricordando le atmosfere del noir.

La protagonista è una giovane donna inglese che segue il marito ingegnere nel suo lavoro all’estero, in particolare a Gedda dopo un periodo trascorso nel continente africano. Mentre sino ad allora era sempre riuscita a lavorare come cartografa, in Arabia Saudita si ritrova in una società dove la rigidissima morale governativa impedisce alle donne di lavorare e anche di girare indisturbate per strada.

Mantel è bravissima a farci percepire il senso di cattività provato dalla protagonista, il cui universo sembra ridotto all’appartamento e alle scale del palazzo attraverso le quali incontra le poche vicine. In questa dimensione alienante è facile farsi suggestionare da ogni elemento che sembra sfuggire alla logica, come l’appartamento vuoto sopra di lei da dove sente provenire i rumori, e inquietanti incontri a tarda notte al termine delle cene, quando decide di salire sul tetto a prendere una boccata d’aria.

Sembra dunque di leggere un thriller in questo romanzo, che ho trovato efficace nel suggestionare il lettore, che si immedesima nella protagonista al punto da passare da un’ipotesi all’altra in una dimensione sulla quale non ha alcun controllo. Lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto e questo che è stato un primo incontro con i suoi romanzi di certo non sarà l’ultimo -anche perché possiedo già "Cambio di clima"!

Quali titoli di Hilary Mantel avete letto?

La magia dei momenti no

Lo scorso anno ho incontrato Alison Espach con la lettura di "Appunti sulla tua scomparsa improvvisa", un romanzo piuttosto doloroso che racconta la perdita di una sorella: aveva toccato diverse corde molto profonde in me e così ho desiderato recuperare "La magia dei momenti no", sempre pubblicato da Bollati Boringhieri.

Questa è stata una lettura molto piacevole: mi ha fatta soffrire di meno, nonostante le premesse possano sembrare drammatiche. La protagonista Phoebe infatti dopo un doloroso divorzio si reca in un lussuoso hotel del Rhode Island con vista sull’oceano con l’unico obiettivo di togliersi la vita.

Qui però inciampa in Lila, che sta per sposarsi, e tutti gli invitati al matrimonio che si terrà proprio quella settimana e nel quale Phoebe inevitabilmente viene coinvolta. [Ci vuole poco a renderci conto che le intenzioni della protagonista cambieranno sin da subito e che l’entrare a contatto con persone diverse da quelle che nel suo giro non le erano state abbastanza di stimolo la renderà di nuovo aperta al suo futuro.]

"La magia dei momenti no" è un romanzo perfetto per quando ci si sente abbattuti e privi di risorse; non posso definirlo certo un libro imprevedibile, e diversi punti della trama mi sono sembrati un po' telefonati nel complesso, però si rimane davvero incollati alle sue pagine. Sembra di assistere ad una puntata dopo l’altra di una coinvolgente serie televisiva -credo che sarebbe davvero perfetto per una trasposizione!- e ne rimane un profondo senso di benessere e di speranza una volta terminata la lettura. Per questo ve lo consiglio per quando avrete bisogno di un’iniezione di positività e di energia, per trovare una riserva di sorrisi in una storia che mi ha fatto compagnia per ore di grande serenità!

Avete già letto questa autrice?

mercoledì 29 aprile 2026

Cos'è successo a Ruthy Ramirez?

Il romanzo "Cos'è successo a Ruthy Ramirez?" di Claire Jimenez mi è stato regalato alla fine dell’anno scorso. Mi aveva incuriosita perché la narrativa di Bollati Boringhieri spesso riserva belle sorprese, questo in particolare è stato il mio primo incontro con la collana Black Note dedicata al genere giallo o thriller. Purtroppo devo ammettere che rispetto alla narrativa generale non ne sono rimasta altrettanto convinta.

Romanzo d’esordio dell’autrice, premiato con il Pen Faulkner Award nel 2024, è ambientato nella comunità portoricana di New York in una famiglia dove due sorelle e una madre devono ancora elaborare la perdita della terza figlia, scomparsa senza lasciare traccia quando era ancora adolescente. Un giorno mentre guardano un discutibile reality show in televisione compare una ragazza incredibilmente simile a come la loro Ruthy potrebbe essere dopo tutti quegli anni, e si convincono di doverla andare a incontrare per ricongiungersi con lei e scoprire finalmente che cosa fosse capitato.

[In realtà scopriremo che quella ragazza non è affatto Ruthy Ramirez, che è stata assassinata da un malintenzionato il giorno stesso della sua scomparsa e contrariamente agli inevitabili sospetti si era trattata di un’aggressione da parte di uno sconosciuto.]

Nel romanzo ci sono diversi spunti interessanti, a partire dal fatto che è un testo polifonico in cui nei capitoli si sviluppano i diversi punti di vista e che avrebbe avuto parecchie cose da raccontare dalla violenza spettacolarizzata nei programmi televisivi -un argomento di cui ho già letto con "La vita facile" e prima di allora in "Catene di gloria", libri decisamente più riusciti di questo. Tratta poi temi molto dolorosi come quello degli abusi sui minori, che però vengono sviluppati molto meno di quanto avrebbero potuto, per non parlare della conclusione che ho trovato a dir poco frettolosa.

Nonostante avesse sulla carta tutte le carte in regola per piacermi, purtroppo il mio incontro con Claire Jimenez non si è rivelato un successo...

Qual è stata la vostra ultima lettura deludente?