Rachel Kushner è una scrittrice statunitense molto apprezzata, in Italia pubblicata da Einaudi. Al mercatino ho trovato Mars Room e la sua scrittura mi ha subito colpito per la ricchezza di riferimenti letterari e la capacità di cambiare punto di vista e registro a seconda del momento.
La protagonista di questa storia è Romy, una giovane latina che si trova a scontare più di un ergastolo in un carcere della California. Ha ucciso un uomo, che nel night club dove lavorava -il Mars Room del titolo- si era convinto di avere una relazione con lei e aveva cominciato a perseguitarla.
La giustizia però non è gentile con i deboli e non è incline a perdonare gli errori dei ceti più bassi della società, a cui la nostra protagonista appartiene. In prigione insieme a lei infatti ci sono tante donne che sono state vittime della società prima ancora che carnefici, che non hanno avuto accesso ad una vera difesa legale e allo stesso modo non hanno accesso a pene alternative e alla libertà condizionata, nonostante gli anni che passano e la loro evidentemente ridotta pericolosità sociale.
Romy al di fuori della prigione lascia un bambino, nei riguardi del quale decadono i suoi diritti genitoriali quando lei stessa rimane orfana -e nessuno si preoccupa delle conseguenze psicologiche di questo trauma. L’unico è un giovane insegnante, che tra un consiglio di Lettura e l’altro si rende conto di essere troppo coinvolto dalle vite delle detenute e per questo ritiene che l’unica alternativa sia almeno per lui allontanarsi da quella dimensione tossica.
Kushner racconta il sistema carcerario nella sua brutalità e nella sua ingiustizia ci racconta la pena di morte ancora in vigore in California e come la detensione non sia un mezzo per essere rieducati e reinseriti, bensì una dimensione alienante e punitiva
Sebbene non sempre questo testo riesca ad essere ugualmente scorrevole [se la prima metà mi aveva infatti coinvolta molto andando avanti, mi sono ritrovata ad annoiarmi qualche volta fino ad un epilogo poco credibile con l’evasione della protagonista che inevitabilmente viene riacciuffata] è uno spunto di riflessione molto interessante su un ambiente che la scrittrice si impegna a descriverci in modo vivido e convincente, popolato da numerose voci ed esistenze, al quale cerchiamo sin troppo spesso di non pensare anche nel nostro contesto italiano. Mi viene in mente il testo autobiografico di Alaa Faraj pubblicato da Sellerio, "Perché ero ragazzo": esempio reale di quanto sia facile trovarsi a che fare con l’ingiustizia davanti alla legge.
Vi consiglio dunque questa lettura se siete interessati al tema, che personalmente ho deciso di approfondire con i prossimi titoli che leggerò.
Avete già letto Kushner?






