giovedì 2 aprile 2026

Io non parlo russo

Avevo letto nell’anno della sua candidatura al Premio Strega, in cui era rientrato nella dozzina, l’esordio di Jana Karsaiova pubblicato da Feltrinelli "Divorzio di velluto" e l’avevo apprezzato molto, in quanto concentrato su una parte d’Europa dove raramente vengono ambientate le storie che leggiamo: a cavallo tra Repubblica Ceca e Slovacchia all’epoca della loro separazione, appunto il "divorzio di velluto" del titolo.

Torniamo a Bratislava anche con "Io non parlo russo", recentissima pubblicazione dell’autrice nella quale dall’Italia dove risiede così come la sua creatrice la protagonista Ana ritorna per votare. Qui ritrova un fratello diventato un’estremista di destra negli anni della sua lontananza e un rifugiato georgiano che si nasconde nella casa di famiglia per volontà del padre di lei ormai scomparso.

"Io non parlo russo" ci mette davanti all’attualità: alla crescita delle destre estreme e dei nazionalismi in contrasto con le migrazioni e le necessità di coloro che cercano una vita migliore in altri paesi, condizione nella quale la protagonista non fatica a riconoscersi poiché fa parte anche del suo bagaglio di esperienze.

Nel suo stile essenziale e asciutto Karsaiova ci fa riflettere su temi estremamente contemporanei e allo stesso tempo costruisce una protagonista convincente, in un romanzo che non ha nulla di forzato e che ho letto con grande interesse e vi consiglio se siete interessati all’Europa dell'est.

Dov'è ambientato l'ultimo libro che avete letto?

giovedì 26 marzo 2026

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

Il mio percorso di letture sulle migrazioni e sulla Libia è iniziato parecchio tempo fa e di Francesca Mannocchi avevo letto già un fumetto proprio intitolato "Libia", pubblicato da Mondadori, che avevo molto apprezzato. 

Ho deciso di approfondire l’argomento con "Io Khaled vendo uomini e sono innocente", pubblicato da Einaudi: un testo narrato da una pluralità di voci in prima persona, in particolare dal Khaled del titolo, un ragazzo libico che dopo aver combattuto nella rivoluzione che ha portato alla caduta del dittatore Gheddafi si è reinventato nel traffico di esseri umani, organizzando i barconi che attraversano il Mediterraneo alla volta dell’Italia.

Quello di Mannocchi è un testo breve che racchiude però molti argomenti e che tratta diffusamente la questione libica e come il paese sia andato ancora di più alla deriva una volta caduto il regime, spaccandosi in tante fazioni contrapposte e ritrovandosi alla mercé delle pressioni internazionali in una sorta di nuova colonizzazione dovuta alle pressioni per il controllo dei flussi migratori. Se Gheddafi utilizzava le partenze come un mezzo di pressione verso l’Europa, oggi la Libia riceve denaro dall’Europa per non far partire le persone e questo comporta l’esistenza di veri e propri lager e anche le continue morti in mare di cui leggiamo sempre più di rado nelle notizie.

Alcune pagine sono dedicate alle voci dei migranti e al doloroso racconto dei naufragi, ma molto è lasciato al punto di vista del giovane libico, diviso tra il desiderio di arricchirsi e di trovare un posto in un paese in decadenza e gli occasionali rimorsi di coscienza davanti a cui lo mette per esempio la reazione della sua famiglia all’apprendere il suo ruolo.

Il testo di Mannocchi è sicuramente un’ottima lettura per avvicinarsi alla questione. Non è necessario avere una conoscenza pregressa dell’argomento, ma lo si può affrontare come primo approccio e lo stesso discorso vale per il fumetto che avevo letto in precedenza; per questo lo consiglio a chi voglia farsi un’opinione sul tema senza lasciarsi condizionare da ciò che la politica ci propone in merito.

Dov’è ambientata l’ultima lettura che avete terminato?

La libertà è un passero blu

Ci sono romanzi che senza un intervento esterno non incrocerebbero il nostro cammino: per me è successo con "La libertà è un passero blu" di Heloneida Studard, pubblicato da Marcosymarcos, che è entrato nella mia libreria in quanto oggetto del gruppo di lettura #errantiletterari organizzato da @theweesmallblog per il mese di marzo.

Non conoscevo affatto questa autrice, giornalista e attivista politica brasiliana, deputata di sei legislature e pioniera del femminismo, che durante la dittatura ha pagato il proprio impegno con il carcere. Ritroviamo il carcere anche in questo breve e simbolico romanzo, in parte ispirato proprio alla famiglia di Studard, dove il giovane Joao viene imprigionato senza accuse e senza processo, perseguitato dagli squadroni della dittatura militare per aver scritto su un muro che "il passero è un uccello blu".

Di questa frase non sapremo molto altro, ma pagina dopo pagina quell'incredibile passero blu ci accompagnerà come metafora della libertà e della speranza in un mondo diverso e possibile, mentre Marina, la cugina di Joao innamorata di lui sin dall'infanzia, si reca costantemente alla prigione per non stargli lontana e tenerlo aggiornato sul forestiero che dal Paraguay viene ospitato nella tenuta di famiglia, dove la matriarca Menina imperversa su tutte le donne, punendone ogni disobbedienza e ogni disturbo mentale con la reclusione in convento.

"La libertà è un passero blu" perché è difficile crederci, quando si è reclusi; quello di Studard è un romanzo di resistenza e di tenacia, di sofferenza e di poesia, in cui i culti tradizionali e le superstizioni si mescolano alla rigida morale cattolica, in cui i dissidenti perdono la parola per via di un'allucinazione, in cui le donne sono represse, ma alcune di loro, come la protagonista, non perdono mai la propria volontà. 

È stato il mio primo incontro con la letteratura brasiliana, e ne sono rimasta davvero colpita. Avete altri connazionali dell'autrice da consigliarmi?

Incubi e deliri

Non è un mistero che da qualche anno io abbia intrapreso il mastodontico percorso di recupero di quasi tutti i titoli di Stephen King in ordine cronologico -progetto a cui mi dedico a volte con maggiore costanza, altre in modo più sporadico. Sono da qualche titolo alle prese con la produzione degli anni '90, ed è arrivato il momento della quinta raccolta di racconti, "Incubi e deliri", data alle stampe nel 1993.

Rispetto alle precedenti, purtroppo questa voluminosa raccolta che supera le 800 pagine non mi ha coinvolta e convinta altrettanto; a distanza di poco tempo dalla lettura già di diversi dei ventiquattro racconti contenuti in "Incubi e deliri" non rimane che un nebuloso ricordo nella mia memoria -basti pensare che un testo di una cinquantina di pagine è del tutto dedicato a una cronaca della Little League di baseball. 

Ci sono comunque, come è inevitabile quando si parla del Re, testi che meritano di essere menzionati. 

Iniziamo con "La cadillac di Dolan", che ha richiesto a King parecchie ricerche sulla fattibilità dell'impresa [far scomparire un auto, con il suo guidatore al volante, in una voragine sottoterra per vendicarsi dell'omicidio della propria moglie] e che mi ha ricordato nella ricerca di vendetta che prende il sopravvento sul protagonista le atmosfere di "Uscita per l'inferno".

Ne "La fine del gran casino" è ottima la caratterizzazione del rapporto tra fratelli, inquietante l'anticipazione della fine che incombe -purtroppo frettolosa la seconda parte con la sua conclusione.

"Il volatore notturno" crea un bello schema di indagine e sembra più una storia di serial killer che di vampiri, e la sua ripresa nel racconto "Popsy" mi è piaciuta, in un racconto dove l'orrore è rappresentato dalla realtà del traffico di minori mentre la fantasia interviene come mezzo per la salvezza.

"Denti chiacchierini" utilizza il mezzo di un oggetto che si anima e diventa un mezzo di distruzione, ma anche di protezione per il protagonista, per chiudere la narrazione con malinconia e nostalgia per le persone che non ci sono più [Scooter all'emporio]. 

"Il mio bel cavallino" avrebbe dovuto essere parte di un intero romanzo, ed è forse il mio preferito dell'intera raccolta, con la sua riflessione sul tempo e la costruzione del rapporto-nonno nipote: un racconto struggente e malinconico, molto condivisibile e toccante. 

La difesa dei più giovani dalla violenza ritorna in "La casa di Crouch End", dove è ben raccontato il rapporto tra i fratelli e dove la casa diventa una loro alleata per combattere ed eliminare il patrigno.

Infine mi è piaciuto "Il caso del dottore", un racconto in puro stile Conan Doyle che riprende i personaggi di Watson e Sherlock Holmes in un classico giallo della camera chiusa, molto piacevole da leggere anche se dichiaratamente citazionista.

Nel complesso "Incubi e deliri" non va a ricoprire una posizione di spicco nei titoli del Re che consiglierei, e rispetto alle raccolte di racconti che ne contengono meno e più lunghi è proprio di un altro livello. Sono comunque contenta di aver recuperato questo altro "mattone" del mio autore comfort in assoluto, e mi preparo per "Insomnia"!

Qual è l'ultimo titolo di King che avete letto?

domenica 15 marzo 2026

Maledetti uomini

Novità del catalogo Iperborea, "Maledetti uomini" è il romanzo d'esordio di Andrev Walden, giornalista svedese che per questo romanzo ha ricevuto il Premio August (nel cui albo d'oro troviamo anche autori come Jonas Hassen Khemiri, Kerstin Ekman e Majgull Axelsson). 

Considerato dunque in Svezia adatto anche alla lettura da parte di un pubblico piuttosto giovane, Andrev ci racconta la propria infanzia e adolescenza dall'interno, con il proprio punto di vista di ragazzo arricchito da qualche anticipazione sul futuro sguardo da adulto consapevole che acquisirà nel tempo, rendendosi conto di molti particolari che non si riescono a mettere a fuoco prima dell'età adulta.

"Maledetti uomini" è il racconto di sette padri, o meglio di sette fidanzati che hanno ricoperto un ruolo nella vita della madre di Andrev, di lui e dei suoi fratelli, nell'arco di sette anni. Solo uno è il suo padre biologico, ovviamente, ed è il più evanescente, il più idealizzato, quello immaginato come un indiano su un foglio di carta, quello che diventerà reale troppo tardi, quando dell'innocenza di Andrev resterà ben poco.

A questo disincanto contribuiscono tutti questi sette padri: l'Indiano, ma anche il Mago delle Piante, il Ladro, l'Assassino e tutti gli altri, con i nomi ben rappresentativi che Andrev assegna loro, con il disordine e anche la violenza che portano nella sua vita, con la disillusione che lo accompagna ad ogni scenata, ad ogni trasloco. 

La voce narrante però rimane ironica nell'amarezza, pronta ad accogliere con ottimismo e meraviglia ciò che gli accade, i primi amori, i grandi amici sempre presenti, i cambiamenti e le scoperte -e questa è la principale risorsa del libro, che si legge volentieri, affezionandosi ad Andrev pagina dopo pagina, mentre diventa un uomo per bene nonostante i pessimi esempi che ne accompagnano la crescita. 

Qual è l'ultima storia di formazione che avete letto?

Cuore l'innamorato

Sarà stata la copertina, sarà stato il fatto che ho ricevuto "Cuore l'innamorato" di Lily King, pubblicato da Fazi editore, come regalo di San Valentino, ma le mie aspettative a riguardo erano piuttosto diverse da ciò che poi la lettura si è rivelata essere.

La prima parte è stata in linea con quanto potevo immaginare: Jordan, aspirante scrittrice, conosce ai corsi universitari Sam, che diventa il suo fidanzato, e Yash, inizialmente un ottimo amico dal quale sentirà poi di essere sempre più attratta. Ne nasce quindi una storia d'amore, ma poi un salto temporale ci conduce una ventina di anni più tardi, li ritroviamo adulti, alle prese con esistenze separate e con le conseguenze delle loro scelte di gioventù.

"Cuore l'innamorato" è un romanzo sulla separazione e sul ritrovarsi; sui legami che attraversano il tempo, che continuano a condizionare la nostra identità anche se sembrano ormai parte del passato. È un romanzo che si legge d'un fiato, prima alle prese con l'aspetto romantico delle relazioni, e poi con il potere salvifico di chi ci conosce profondamente, di chi ci ha visti diventare gli adulti che siamo. 

È un romanzo da avvicinare con cautela se non siete nel momento adatto per leggere di malattia, e che se invece siete pronti a farlo toccherà punti molto delicati come è stato per me, che più di una volta ho interrotto la lettura per riprendere fiato.

La scrittura di Lily King è scorrevole e convincente, i suoi dialoghi sono spontanei e non artificiali, i suoi personaggi sono ben costruiti ed è immediato provare affetto per loro. Come avrete capito, "Cuore l'innamorato" mi è piaciuto moltissimo, e visto che ho scoperto che è in qualche modo collegato a "Scrittori e amanti" ho già provveduto a recuperare anche questo titolo!

Avete già letto qualcosa di questa autrice?

giovedì 12 marzo 2026

Il vento conosce il mio nome

Premetto di non essere affatto una conoscitrice di Isabel Allende: ho letto soltanto "La casa degli spiriti", che avevo trovato un romanzo assolutamente all’altezza della sua fama.

Attratta nella promozione Feltrinelli dello scorso anno da "Il vento conosce il mio nome", che affronta l’argomento dell’separazione dei bambini migranti dalle loro famiglie al confine statunitense (magistralmente trattato da Valeria Luiselli in "Dimmi come va a finire", pubblicato da La nuova frontiera) ho deciso di continuare la scoperta della produzione dell’autrice con questo titolo che mi è subito sembrato nelle mie corde.

Nella prima metà si ha l’impressione che Allende volesse raccontare due storie separate: la prima è quella di Samuel, bambino del Kindertransport che scampa all’Olocausto da Vienna per ritrovarsi da solo in Inghilterra. La seconda è quella di Anita, bambina anche lei, che da El Salvador si ritrova in Arizona in un centro d’accoglienza dopo essere stata separata dalla madre Marisol di cui si perdono le tracce. Del caso di Anita si occupano Selena, un'assistente sociale e Frank, avvocato per la prima volta alle prese con il diritto dell’immigrazione.

Non tutti i capitoli di questo romanzo funzionano allo stesso modo: se l’infanzia di Samuel è coinvolgente e commovente, anche se un po’ scolastica per quanto riguarda il racconto della Notte dei cristalli e della persecuzione ebraica in Austria, ho trovato noiose le parti del testo dedicate alla sua vita da adulto e mi è sembrato che interrompessero la vera storia di questo romanzo, ossia la difesa di Anita nel tentativo di ricongiungerla con la madre.

Ovviamente le due direzioni del romanzo devono convergere ad un certo punto e lo fanno, con un espediente non particolarmente originale [si scopre infatti una vera e propria parentela tra Lucia, che lavora come domestica a casa di Samuel, e la piccola Anita in modo tale che possa essere da loro adottata], ma che in ogni caso dà vita ad alcune scene da cui è impossibile non essere toccati e che in conclusione addolciscono parecchio l’opinione su questa lettura. 

I punti di forza di questo romanzo sono la trattazione del tema della politica di separazione al confine statunitense, ma anche il metterla in relazione con pagine molto buie già avvenute nella storia del mondo per renderne più umani e comprensibili i protagonisti. Altrettanto importante è l'argomento dei femminicidi e delle stragi nel Salvador, e ho apprezzato anche il cambio di registro nei capitoli in cui viene data voce ad Anita e al suo dialogo interiore con la sorellina che è morta nello stesso incidente in cui lei ha parzialmente perso la vista.

"Il vento conosce il mio nome" è un romanzo accessibile e questo non è una critica. La scrittura è semplice e potrebbero leggerlo lettori anche non tanto esperti, che si troveranno davanti ad un tema politico molto caldo ed importante. 

Per quanto mi riguarda alcune scelte mi sono sembrate un po’ delle scorciatoie e altre invece un po’ dei riempitivi -non ho quindi amato questo romanzo quanto "La casa degli spiriti" anzi ne siamo ben lontani, ma è comunque una lettura che mi sentirai di consigliare agli interessati all’argomento.

Quali altri romanzi di Allende mi consigliate?