Novità del catalogo Iperborea, "Maledetti uomini" è il romanzo d'esordio di Andrev Walden, giornalista svedese che per questo romanzo ha ricevuto il Premio August (nel cui albo d'oro troviamo anche autori come Jonas Hassen Khemiri, Kerstin Ekman e Majgull Axelsson).
Considerato dunque in Svezia adatto anche alla lettura da parte di un pubblico piuttosto giovane, Andrev ci racconta la propria infanzia e adolescenza dall'interno, con il proprio punto di vista di ragazzo arricchito da qualche anticipazione sul futuro sguardo da adulto consapevole che acquisirà nel tempo, rendendosi conto di molti particolari che non si riescono a mettere a fuoco prima dell'età adulta.
"Maledetti uomini" è il racconto di sette padri, o meglio di sette fidanzati che hanno ricoperto un ruolo nella vita della madre di Andrev, di lui e dei suoi fratelli, nell'arco di sette anni. Solo uno è il suo padre biologico, ovviamente, ed è il più evanescente, il più idealizzato, quello immaginato come un indiano su un foglio di carta, quello che diventerà reale troppo tardi, quando dell'innocenza di Andrev resterà ben poco.
A questo disincanto contribuiscono tutti questi sette padri: l'Indiano, ma anche il Mago delle Piante, il Ladro, l'Assassino e tutti gli altri, con i nomi ben rappresentativi che Andrev assegna loro, con il disordine e anche la violenza che portano nella sua vita, con la disillusione che lo accompagna ad ogni scenata, ad ogni trasloco.
La voce narrante però rimane ironica nell'amarezza, pronta ad accogliere con ottimismo e meraviglia ciò che gli accade, i primi amori, i grandi amici sempre presenti, i cambiamenti e le scoperte -e questa è la principale risorsa del libro, che si legge volentieri, affezionandosi ad Andrev pagina dopo pagina, mentre diventa un uomo per bene nonostante i pessimi esempi che ne accompagnano la crescita.
Qual è l'ultima storia di formazione che avete letto?






