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mercoledì 29 aprile 2026

Una questione di famiglia

Ho acquistato "Una questione di famiglia" in occasione della presentazione con l’autrice Claire Lynch alla libreria Baak di Bologna: prima di allora il romanzo era stato nei miei radar, ma date le quantità di uscite interessanti e la mole dei miei acquisti mensili per il momento non vi era ancora rientrato. Sono molto contenta che l’evento mi abbia dato la spinta per affrontare questa lettura, che oggi sono qui a consigliarvi!

Sebbene si tratti di un romanzo breve e scorrevole, è basato su anni di studi dell’autrice, che prima di quest’opera aveva realizzato un saggio sull’argomento: la perdita dei diritti parentali delle madri omosessuali nell’Inghilterra degli anni '80.

È proprio questo che capita a Dawn nel 1982, quando incontra Hazel e se ne innamora. Una volta confessato questo sentimento al marito Heron, quest’ultimo, anche consigliato ed influenzato da chi lo circonda, lotta per ottenere la custodia esclusiva della figlia Maggie, che crescerà convinta che la madre l’abbia abbandonata per fuggire con un amante.

Incontriamo in "Una questione di famiglia" Maggie già adulta negli anni 2000, moglie e madre di due figli, ancora molto vicina a suo padre sebbene il loro rapporto si basi su un segreto che -inutile dirlo- emergerà nel corso della narrazione.

Vi consiglio questa lettura non per un solo motivo: innanzitutto perché è un tema che non si incontra di frequente in letteratura e qui è corredato di elementi di realtà, come le domande poste in tribunale alla giovane madre. In secondo luogo perché l’autrice evita qualunque spettacolarizzazione della vita dei suoi protagonisti e ne narra le quotidianità nel loro semplice avvicendarsi, i rapporti tra familiari, le conversazioni di ogni giorno, in una maniera in cui è facile riconoscersi e che non suona mai forzata o artificiale.

Il romanzo di Claire Lynch mi ha colpita molto: ho sentito di aver imparato qualcosa leggendolo e grazie all’ottima caratterizzazione mi sono decisamente affezionata ai suoi protagonisti, perciò vi suggerisco di non esitare a recuperarlo come inizialmente invece avevo fatto io!

Qual è l’ultima presentazione di un libro a cui avete assistito?

mercoledì 4 febbraio 2026

L'amore dopo i vent'anni

La ragione principale per cui ho comprato in una libreria dell’usato "L’amore dopo i vent’anni" dell’autrice danese Linea Maja Ernst è la copertina, lo ammetto, che ho trovato a dir poco irresistibile. Elemento di rinforzo è stata la casa editrice Atlantide, che ha pubblicato titoli che negli ultimi anni ho amato molto, primi tra tutti quelli di Tiffany McDaniel.

La collana Blu Atlantide pubblica romanzi estremamente contemporanei, che parlano dell’oggi e delle esigenze e delle tematiche più attuali. È il caso anche di questo romanzo, dove un gruppo di amici degli anni universitari si ritrovano qualche anno più tardi in una villa su un lago, dove due di loro annunciano di stare per sposarsi ed emergono così passioni tenute segrete e sentimenti reciproci che non si sono mai confessati.

Le riflessioni dei personaggi indagano la fluidità delle relazioni, il concetto di poliamore ma anche l’identità di genere e l’orientamento sessuale, in un modo che difficilmente avremmo potuto incontrare in un romanzo italiano: con un’estrema naturalezza e in dialoghi che non risultano mai forzati.

Il testo è breve, scorrevole e ci pone davanti ad un sentimento che molti di noi hanno provato crescendo, ovvero la nostalgia per l’epoca in cui i legami d’amicizia erano il centro del nostro universo e il chiederci come mai talvolta le routine quotidiane, gli impegni e le famiglie formazione ci abbiano potuti allontanare così tanto. 

Non è un romanzo in cui mi sono identificata e nemmeno ho provato affetto particolare per qualcuno dei suoi personaggi, ma lo segnalo per chi fosse interessato alle tematiche. Ho apprezzato molto anche la scrittura dell’autrice, capace di descrivere in modo vivido ed efficace il contesto naturale.

Qual è l’ultima lettura che vi ha lasciati abbastanza indifferenti?

martedì 23 aprile 2024

Riflesso perfetto

Non leggevo un fumetto da qualche tempo, ma "Riflesso perfetto" di Mattia Surroz, pubblicato da Sergio Bonelli Editore è stato un modo magnifico per riprendere l'abitudine.

È una storia di rimpianto, certo: inizia in una casa di riposo, dove Enea è tra gli inquilini autosufficienti. Ha sempre vissuto da solo, e così è invecchiato con le sue paure, incapace di ammettere persino a se stesso che gli piacessero gli uomini, incapace di vivere le emozioni a cui era andato così vicino, nelle acque di quella cascata in montagna, giorno dopo giorno, con Giacomo. Lo ha sempre immaginato vicino però, Giacomo; ha immaginato i viaggi, l'appartamento condiviso, una vita in due. 

E proprio quando gli anni sono passati, quando la monotonia della minestrina e della TV ad alto volume è spezzata solo da una settimana di villeggiatura al mare, quando i discorsi vertono tanto spesso sugli acciacchi dell'età, Giacomo arriva. Non ha memoria, ma ha un gran sorriso, e a modo suo Enea vive una vicinanza che non ha mai potuto avere prima; se non possiamo davvero chiamarla una seconda possibilità, perché ci viene da pensare che per una seconda possibilità sia troppo tardi, è comunque una struggente quotidianità di letti accostati, di riflessi allo specchio, perfetti come sono stati nelle acque limpide di montagna. 

È dolceamaro "Riflesso perfetto"; per le anziane signore alla vista della spiaggia nudista e i suoi villeggianti ridiamo, ci intenerisce il karaoke, la buona volontà degli animatori della struttura, è genuina quell'amicizia che vince il tempo e la solitudine a godere di ogni attimo sulla panchina di un giardino o su una sdraio dove acquistare un souvenir da un ambulante. E poi commuove, per Enea e Giacomo e tutto quel tempo che non hanno avuto, per quei rimpianti incancellabili, le vite possibili che non sono mai state. 

Mi sono divertita e mi sono commossa, mi sono riempita gli occhi delle illustrazioni poetiche ma dirette, che mettono i corpi in primo piano, la loro verità, l'implacabile trascorrere del tempo ma anche la vita che resta, luminosa, in quegli sguardi. "Riflesso perfetto" è la prima opera da autore unico dell'autore, e spero che ce ne regalerà molte altre ancora! 

martedì 16 gennaio 2024

L'America non è casa

Ho scoperto "L'America non è casa" leggendo il primo numero della rivista "Freeman" pubblicata da Black Coffee editore: all’interno ce n’era un estratto e la scrittura di Helen Castillo mi è sembrata subito così interessante che ho deciso di acquistare il suo romanzo, pubblicato da Solferino editore.

Ora l’ho letto, e sebbene non l’abbia trovato sempre coinvolgente allo stesso modo, l’ho trovata una lettura degna di nota. Innanzitutto i capitoli sono scritti talvolta in seconda persona singolare, diretti alle due protagoniste del romanzo: Paz, madre di famiglia impegnatissima a sostenere con il suo lavoro da infermiera in California sia i parenti rimasti nelle Filippine sia quelli immigrati come lei, e Geronima, Hero, la nipote del marito di Paz, che negli Stati Uniti è irregolare e vi si è rifugiata dopo essere stata, al termine di 10 anni nell’armata popolare di resistenza alla dittatura del presidente Marcos, prigioniera e vittima di torture per ben due anni. 

Altri capitoli sono scritti invece in terza persona singolare e raccontano in tono più distaccato le vicende della famiglia di Paz, di Geronima, della piccola omonima Roni di cui si occupa con enorme affetto e dell’amore tra Hero e Rosalyn, che ruota attorno al ristorante dei nonni di quest’ultima.

Sono molto numerosi anche i flashback, in particolare quelli della esperienza nella resistenza di Hero, che raccontano quindi pagine di storia delle Filippine e che ne mettono in luce l'enorme varietà etnica e linguistica della quale non sapevo nulla. In proposito avrei apprezzato qualche nota a pié di pagina, per tradurre dei termini dei quali possiamo sì dedurre quasi sempre il significato, ma senza esserne davvero certi.

Devo ammettere che alcune parti dedicate alla relazione romantica hanno un ritmo più lento rispetto al resto della narrazione, mentre quelle più interessanti sono dedicate a Paz, che non cede mai ad un momento di debolezza, e al rapporto tra Hero e Roni, oltre che agli aspetti culturali e talvolta alle leggende delle Filippine [ho anche molto apprezzato il colpo di scena verso la fine con il quale lo zio Polonia che tanto si è impegnato per garantire a hero un posto sicuro e una guarigione sembra rivelarsi un uomo del tutto diverso sottraendo con l’inganno la figlia alla sua stessa moglie apparentemente determinato a rimanere nelle Filippine svolta che per fortuna arriva ad un cambio di decisione.]

Nel complesso per essere un romanzo d’esordio ho trovato la scrittura dell’autrice molto promettente, anche nella sua capacità di strutturare il testo in maniera non prevedibile. Con qualche pagina in meno nella parte centrale lo avrei trovato più scorrevole, ma nel complesso è un romanzo nel quale ho trovato anche moltissime informazioni che non mi erano note e che per questo vi consiglio.

Qual è l’ultimo romanzo asiatico che avete letto?

mercoledì 23 agosto 2023

Tre

 Il più recente tra i romanzi dell'autrice francese Valerie Perrin è "Tre", pubblicato da Edizioni E/O. Avevo già letto e amato i precedenti: "Il quaderno dell'amore perduto" e ancora di più "Cambiare l'acqua ai fiori", quindi le aspettative erano inevitabilmente molto alte: non sono state deluse, ma non è nemmeno diventato il mio preferito dei tre.


I "Tre" del titolo sono Adrien, Etienne e Nina: si incontrano bambini e crescono insieme in una piccola località francese, punti di riferimento reciproci, mentre Nina cresce con il nonno, Adrien con una madre single, Etienne in una famiglia tradizionale dove si sente meno amato dal padre rispetto al fratello maggiore. Se Etienne è quello più precoce, mentre Adrien è il timido e Nina è il fulcro attorno al quale ruotano, è lei a perdersi, diciottenne e rimasta sola, in un matrimonio infelice e prevaricatore.

La grande qualità di Valerie Perrin è quella di disseminare il romanzo di piccoli misteri: la narratrice in prima persona che parla dal presente, l'automobile con all'interno un corpo, recuperata dal fondo di un lago dopo oltre vent'anni. Poi c'è il segreto di Etienne, che non sa se troverà il coraggio di lottare contro la sua malattia e la confessa soltanto ai suoi amici, nonostante gli anni che li hanno separati. Nina, che ritroviamo in un rifugio per animali senza sapere cosa l'abbia portata lì; Adrien, su cui c'è molto da scoprire.

Se alcune delle rivelazioni di questo romanzo non mi hanno completamente convinta, è senz'altro una storia avvincente, dove la scrittura dell'autrice ci trascina una pagina dopo l'altra fino alla conclusione senza mai annoiare. È una storia sul potere salvifico dell'amicizia, legame che ci costruisce, che ci rende noi stessi, che ci tiene in piedi nonostante i colpi della vita, che viene a soccorrerci nei nostri momenti peggiori: qualcosa da non dare mai per scontato quando lo si trova, così come sapranno fare i "tre" del libro.

Nonostante abbia trovato "Cambiare l'acqua ai fiori" più stratificato e commovente, anche questo titolo dell'autrice mi è piaciuto: ve lo consiglio se amate le storie di formazione che si rivelano a poco a poco, e non vedo l'ora che pubblichi il prossimo!

martedì 8 agosto 2023

La stanza di Giovanni

"La stanza di Giovanni" di James Baldwin, pubblicato da Fandango Libri, è il secondo romanzo dell’autore afroamericano diventato famoso soprattutto per come ha affrontato la questione razziale e della discriminazione negli Stati Uniti, che lo rendo ancora oggi citato in romanzi contemporanei come "Latte arcobaleno" che ho terminato da poco. 

Sono rimasta dunque sorpresa scoprendo che tutti i personaggi ne "La stanza di Giovanni" sono bianchi: lo è David, il protagonista americano, ma lo è anche Giovanni, emigrato a Parigi dall’Italia. È in Francia dunque che i due uomini si incontrano e si innamorano, ma sono gli anni '50, gli stessi che anche Baldwin trascorse a Parigi scoprendosi omosessuale e affrontando dunque più della questione razziale quella dell’orientamento sessuale. 

David non è pronto ad ammettere di amare Giovanni, non è capace di farlo e il loro legame si rivela  distruttivo soprattutto per l’italiano, mentre David, che è il narratore di questa storia, rimane sempre in qualche modo cinico, freddo a volte addirittura crudele -il momento dell’addio tra i due uomini, quando David lascia 'la stanza di Giovanni' che ha tanto significato per lui sia in termini di ciò che gli ha dato ma anche per quanto lo ha oppresso, è un paragrafo davvero straziante. 

Baldwin rappresenta una Parigi decadente dove (con mia enorme sorpresa, perché pensavo che fosse stata abolita molto prima!) vige ancora la pena di morte per mezzo della ghigliottina, destino che incombe su uno dei due personaggi principali come scopriamo molto presto nella narrazione. È una storia piena di bar, di alcol bevuto a tarda notte, di strade percorse da ubriachi, di uomini viscidi, spesso nauseanti. 

Baldwin è un grande scrittore, e da questo libro è evidente anche se credo di aver iniziato a leggere le sue opere da quella meno rappresentativa seppure piena di temi importanti, primo tra tutti quanto la paura possa rendere incapaci di amare al punto di ferire tutti coloro che ci circondano -Giovanni, certo, ma anche la fidanzata Ella non se la passa poi tanto bene in questa storia. Mi ha colpita molto la scrittura, ma credo di dovermi fare un’idea dello scrittore attraverso altri suoi romanzi, magari successivi! 

Quali altri suoi titoli mi consigliate?

giovedì 3 agosto 2023

Latte arcobaleno

Ispirato alle esperienze autobiografiche dell'autore, "Latte arcobaleno" di Paul Mendez, pubblicato da edizioni Atlantide, è un romanzo d'esordio coraggioso e intenso. 

Il protagonista è Jesse, un giovane di origini giamaicane che cresce in Inghilterra, con una madre e un patrigno abusivi (il "latte arcobaleno" del titolo non è altro che latte avariato che gli propina la madre a colazione), testimoni di Geova, pronti ad estrometterlo dalla comunità quando viene resa nota la sua omosessualità. Jesse allora si trasferisce a Londra, vende il proprio corpo per sopravvivere e cerca il proprio posto nel mondo, alla scoperta dell'intimità, delle relazioni e delle potenzialità che il mondo gli offre lontano dalla comunità che lo aveva oppresso fino ad allora.

Se avete letto solo il primo capitolo di questo testo, sarete disorientati, perché in verità la storia si apre con Norman, che negli anni '50 emigra dalla Giamaica all'Inghilterra insieme alla moglie Colette qui cresce i suoi figli, Robert e Glorie. La ragione di questa introduzione, molto efficace nel rappresentare il disorientamento degli immigrati che si scontrano con il razzismo e le condizioni di vita nelle periferie britanniche, si capirà soltanto alla fine.

Non è un romanzo privo di difetti: ho percepito un forte rallentamento nella seconda parte, quando la vita di Jesse si fa più stabile, tra amicizie e relazioni non più tossiche, lavori regolari e passione per la scrittura. Ci sono capitoli molto espliciti nel linguaggio e nei contenuti, che potrebbero infastidire una parte di lettori, ma che sono potenti e funzionali alla storia, non scritti tanto per scandalizzare. 

Nel complesso ho apprezzato molto la voce originale e onesta del protagonista, lo scavo psicologico che effettua l'autore su di lui, le riflessioni sull'essere neri e sugli stereotipi, anche sessuali, che questo comporta. L'ho trovato un testo potente e particolare, non adatto a tutti ma molto coinvolgente, che avrei soltanto abbreviato un po' per renderlo ancora più efficace. 

Qual è l'ultimo romanzo d'esordio che vi ha colpiti?

martedì 14 febbraio 2023

Il blu è un colore caldo

Desideravo leggere "Il blu è un colore caldo" di Jul Maroh da quando, ormai una decina di anni fa, vidi al cinema il film "La vita di Adele", che il regista Kechice ha diretto ispirandosi proprio a questo fumetto francese, pubblicato per la prima volta nel 2010. Non aspettatevi però che le due esperienze coincidano!


Titolo: Il blu è un colore caldo
Autore: Jul Maroh
Anno della prima edizione: 2010
Titolo originale: Le bleu est une couleur chaude
Casa editrice: Rizzoli Lizard
Traduttrice: Federica Zicchiero
Pagine: 158

La storia ha inizio negli anni '90 attraverso il diario di Clementine, una delle due protagoniste, che frequenta il quarto anno di liceo. Non prova alcun trasporto per il suo fidanzato del momento e la sua vita viene sconvolta dall’incontro con Emma, una ragazza dai capelli e gli occhi blu, verso la quale prova un’istantanea attrazione, che fatica però ad accettare in quanto l’omosessualità è assai malvista nella comunità attorno a lei. 

Quello che l’autore, persona transgender, ci racconta è un amore tra due giovani donne, fatto di un grande trasporto, dell’intensità degli anni giovanili, ma anche di molte incomprensioni e sofferenze, fino ad una conclusione davvero tragica che ci viene preannunciata sin dalle prime pagine.

Le tavole sono in gran parte sui toni del grigio fino alla conclusione a colori, ma anche in quelle monocromo spicca sempre l’azzurro che contraddistingue Emma, quel colore caldo che cambierà per sempre la vita di Clementine. 

Si tratta di un fumetto commovente e molto poetico, che racconta l’insicurezza e la paura dell’adolescenza, le difficoltà dei giovani omosessuali che non vengono accettati dalle loro famiglie e che è una tematica purtroppo ancora molto attuale. 

Rispetto al film di Kechiche, che trasmette uno sguardo maschile e talvolta invadente in particolare sull’intimità tra le due ragazze, qui questi eccessi sono per fortuna assenti e Maroh ci regala una storia più romantica e delicata, che lascia l’assoluto primo piano ai sentimenti. 

Questo fumetto mi è piaciuto, e ve lo consiglio se siete giovani, se avete paura di un amore che temete gli altri non potranno capire, oppure se siete interessati all’argomento, o ancora se volete fare un confronto con il famosissimo film! 

Qual è l’ultimo fumetto che avete letto?

mercoledì 4 gennaio 2023

Love after Love

Nell'elenco dei libri che mi hanno fatta piangere entra "Love after Love" di Ingrid Persaud, pubblicato da Edizioni E/O. Ambientato sull'isola di Trinidad, alterna capitoli in prima persona di tre voci narranti: Betty, suo figlio Solo e Mr Chetan, loro amico e coinquilino. 


Titolo: Love after Love
Autrice: Ingrid Persaud
Anno della prima edizione: 2020
Casa editrice: Edizioni E/O
Traduttrice: Paola D'Accardi
Pagine: 464

Ci affezioniamo istantaneamente a Betty, donna energica e sopravvissuta ad un marito alcolizzato, sempre piena di idee e di affetto. Solo è un adolescente del tutto credibile: in conflitto con la madre per la propria intransigenza e incomprensione, arriva al punto di distaccarsene del tutto e fuggire a New York dallo zio, dove però avrà una vita tutt'altro che facile. Mr Chetan invece, innamorato dell'amore ma ancor più spesso degli uomini sbagliati, è il simbolo di quanto l'omosessualità possa ancora essere rifiutata e di come essendo se stessi si possa rischiare addirittura la vita.

Il romanzo tratta temi anche molto delicati, come l'autolesionismo e la clandestinità, e non è una lettura per tutti. Se all'inizio i suoi toni sono piuttosto spensierati, andando avanti nella lettura si precipita in angoli oscuri e vicende via via più drammatiche, fino ad una conclusione che è un vero e proprio schiaffo in pieno viso. 

Tuttavia è un romanzo che ho davvero amato, che mi ha commossa moltissimo nei capitoli dedicati all'elaborazione del lutto e mi ha coinvolta, soprattutto nelle disavventure da immigrato irregolare di Solo a New York e in quelle sentimentali di Betty e Chetan -il cui rapporto di amicizia e di sostegno reciproco è uno degli aspetti più interessanti del romanzo, quanto lo è il ruolo di riferimento di Chetan per Solo.

Qual è l'ultimo romanzo che vi ha sorpresi?


domenica 31 luglio 2022

Promesse

"Promesse" di Bryan Washington, pubblicato da NN Editore, è un romanzo genuino: è il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a questa storia d’amore tra Benson e Mike.


Titolo: Promesse
Autore: Bryan Washington
Anno della prima edizione: 2020
Casa editrice: NN Editore
Titolo originale: Memorial
Traduttore: Emanuele Giammarco
Pagine: 352


Benson è afroamericano, mentre Mike è giapponese. Si innamorano a Houston, in Texas, di un amore fatto di piccole cose ed incertezze. Quando Mike dopo qualche anno di convivenza parte per il Giappone, per assistere fino alla fine suo padre in punto di morte, Ben si trova nella loro casa insieme alla madre di Mike, venuta in visita, mentre si interroga sul futuro della loro relazione. 

Leggiamo la storia dapprima dal punto di vista di Benson, poi seguiamo Mike in Giappone ed infine di nuovo ci immedesimiamo nell’indecisione di Benson su come questa storia d’amore andrà a finire. Quello di Washington è un romanzo pieno di dialoghi, che non sembrano mai finti o forzati; è un romanzo che racconta benissimo la relazione tra due giovani uomini che a volte si tradiscono, a volte si mettono in dubbio, ma provano indubbiamente amore l’uno per l’altro. 

È anche un romanzo sull’essere figli di famiglie disgregate, di padri dediti all’alcol o troppo impulsivi, sull’imparare ad essere di nuovo figli quando sembra troppo tardi e scoprire che invece non lo è. 

È un romanzo dove molto spazio lo prende il cibo, in particolare la cucina casalinga di cibo giapponese, che esca dalle mani di Mike che lo fa per mestiere o dalle mani di sua madre che condivide quei piccoli gesti con il fidanzato del figlio, così ermetico e scontroso ma talvolta capace di mostrarsi a lei totalmente. 

Non aspettatevi grandi avvenimenti, perché è una storia fatta di dettagli, ma scritta in un modo così vero, così onesto che dalla prima all’ultima pagina vi sembrerà di conoscerne i protagonisti: ne capirete le emozioni, sarete dalla parte prima dell’uno e poi dell’altro, rendendovi conto che la ragione non è mai da una parte sola. 

Il catalogo di NN editore, dopo autori americani incredibili come Kent Haruf e Jesmyn Ward, ci porta un altro giovane scrittore afroamericano che sono sicura ci riserverà altre sorprese in futuro e si conferma una casa editrice da tenere d’occhio. 

Se siete alla ricerca di una storia d’amore che non menta e che come tutte le storie d’amore sia fragile ,imperfetta e spaventata, questo libro può sicuramente fare al caso vostro! 

Qual è l’ultimo romanzo che vi ha fatto battere il cuore?

lunedì 2 aprile 2018

Un anno senza te

Più di tutto di questa graphic novel mi ha attirata l'ambientazione: si svolge infatti a Bologna, che è la mia città, e ne regala scorci diversi dai più inflazionati.






Titolo: Un anno senza te
Autori: Giopota e Luca Vanzella
Anno della prima edizione: 2017
Casa editrice: Bao
Pagine: 224






Il protagonista di questa storia è Antonio, un giovane studente universitario col cuore spezzato: il suo amato Tancredi infatti lo ha lasciato dopo alcuni mesi che erano bastati per farlo innamorare dell'intraprendente ed attraente dj. Tancredi era l'opposto di Antonio, che è timido, un po' goffo, molto sfortunato in amore; Tancredi gli ha fatto vivere momenti magici ed indimenticabili, lo ha fatto uscire dal guscio per un po', e la separazione è per Antonio difficilissima da assorbire. Non importa infatti quanti nuovi ragazzi conosca, quando cerchino gli amici di trascinarlo fuori di casa, di fargli rielaborare la relazione con Tancredi evidenziandone le problematiche: Antonio pensa a lui in continuazione, e gli sembra di vederlo ovunque. 


La narrazione è suddivisa in capitoli, ognuno dedicato ad un mese dell'anno -i dodici mesi necessari ad Antonio per guarire, lentamente, giorno dopo giorno, dalle ferite del cuore.
Inutile fingere di non accorgersi del fatto che la storia d'amore al centro di quest'opera sia tra due ragazzi gay: impossibile non notarlo, vista la rarità dell'evento, ed un punto a favore nella direzione della parità vera e propria che non ci indurrà più a gridolini deliziati definendo "che dolciii" tutte le coppie gay. Quella di Antonio è l'elaborazione della fine di un amore, identica a quelle che abbiamo vissuto tutti, gay o etero: la tentazione di inviare un messaggio che sappiamo di non dover inviare, la fisionomia di qualcuno in mezzo alla folla che ci ricorda proprio quella persona, le canzoni sulla riproduzione casuale che ci colpiscono come una coltellata.


Oltre alla tematica, nella quale è impossibile non riconoscersi, quest'opera è visivamente davvero ben riuscita. Ha colori vivi, un lettering adattissimo, e come dicevo nell'introduzione a questo post ha il valore aggiunto di mostrare scorci della mia bellissima città. Come se ciò non bastasse, la graphic novel è arricchita da elementi di fantasia che rendono la storia un po' più speciale, aggiungendo dettagli originali: la neve che cade sotto forma di morbidi conigli bianchi, alcuni aspetti rielaborati di Bologna (ad esempio il faro di San Luca, che non esiste), e l'applicazione che mi riempirebbe di terrore se esistesse davvero, Recollection, attraverso la quale rivedere ogni particolare del proprio passato.


Le mie aspettative prima della lettura erano piuttosto alte, e mi fa davvero piacere poter affermare in tutta sincerità che questa volta non sono rimasta delusa!