domenica 12 luglio 2026

La clausola del padre

Dell’autore svedese Jonas Hassen Khemiri avevo già letto i primi due libri portati in Italia: il primo pubblicato da Iperborea, “Tutto quello che non ricordo”, e il secondo da Einaudi “Chiamo i miei fratelli”. Di recente è uscito un titolo di cui si sta parlando molto, “Le sorelle” che ho tutta l’intenzione di leggere, ma prima ho deciso di recuperare “La clausola del padre”, che possedevo già e aspettava il suo momento.

Si tratta di un romanzo dalla struttura molto originale, dove i personaggi non hanno nome, ma sono definiti come segue: un padre che è anche un nonno, un figlio che è anche un padre oppure un fratello, una sorella che è anche una madre e così via, in virtù delle relazioni familiari che sono al centro di questa narrazione.

L’aspetto più interessante è rappresentato dal fatto che non vi è in questa storia un’unica versione del racconto, bensì ogni evento viene narrato da tutti i punti di vista coinvolti che inevitabilmente lo interpretano a seconda del proprio ruolo e della propria sensibilità.

 Se quindi il figlio si sente trascurato e poco compreso da suo padre, il padre percepisce le proprie difficoltà ad entrare in contatto con lui e con la sorella, e prova sensi di colpa per come abbia perso la sua primogenita a causa della dipendenza dalla droga e poi dell’AIDS. Allo stesso modo il figlio che è anche un padre si impegna molto nella cura dei bambini, trovandosi in congedo di paternità, ma solo attraverso lo sguardo della sua ragazza che è anche una madre percepiamo le sue tante manie di controllo e di perfezionismo e il carico mentale che viene inevitabilmente riversato sulla donna.

È un gioco di specchi “La clausola del padre”, in un incomunicabilità che fa parte di così tante famiglie e l’autore è bravissimo nel farci immedesimare in un punto di vista prima e nel successivo immediatamente dopo, in modo che non si abbia mai un vero preferito, ma anzi si osservi la storia da tutte le angolazioni possibili -compreso un capitolo meno aderente alla realtà degli altri dove proprio alla figlia scomparsa viene data voce, nel passaggio più struggente del romanzo.

Ho trovato questa narrazione originale e ben calibrata, senza eccessi nella parte drammatica e senza elementi poco credibili. Il ritmo iniziale è piuttosto lento perché bisogna entrare in questa dinamica in cui la quotidianità viene narrata in ogni dettaglio e richiede un po’ di pazienza per ingranare e sentirsi coinvolti, ma una volta familiarizzato con i personaggi lo si legge d’un fiato fino alla fine.

Per me è stata un’ulteriore conferma di quanto la scrittura di quest’autore sappia stupirmi e ogni volta mi piaccia, e ora la mia curiosità nei confronti de “Le sorelle” è anche aumentata!

Tendete anche voi come me a recuperare la bibliografia completa degli autori che vi colpiscono?