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giovedì 9 gennaio 2025

Le creature del buio

Pubblicato nel 1987, dopo due capolavori come "It" e "Misery", "Le creature del buio" di Stephen King non è esattamente all'altezza di chi lo precede: scritto in un periodo di dipendenza da sostanze dell'autore, è lui stesso a non dare pareri generosi sulla propria opera.

Degli elementi interessanti ci sono: la cornice fantascientifica di un disco volante sprofondato in un bosco, lo spettro di Chernobyl nel timore delle radiazioni, la lotta contro l'alcolismo di Gard, uno dei protagonisti -lui che sente il bisogno d'aiuto della sua amica Bobby e si ritrova coinvolto in un incubo che mai avrebbe immaginato.

Non manca l'orrore in questo voluminoso romanzo, la spaventosa mutazione a cui va incontro la comunità di Haven, la misteriosa natura aliena che sembra soggiogarne la volontà e annientarne i corpi; c'è sangue, ci sono denti che cadono, vittime di tortura per generare energia, una scena subìta anche dal cane Peter che inevitabilmente non ho gradito.

Per i lettori più affezionati, qualche irresistibile riferimento ai precedenti romanzi di King attende tra le pagine di essere scoperto: io ho notato Jack del Talismano all'hotel Alhambra, la Bottega dell'Incendiaria, il pagliaccio di It e l'esplicita citazione al film di Shining.

Ci sono però anche dei difetti, per me piuttosto ingombranti: personaggi secondari molto numerosi e poco significativi, un'abbondanza di pagine non del tutto giustificata dal contenuto, che a volte diventa un po' confuso e ripetitivo. Sarà anche che l'elemento alieno non rientra propriamente nei miei gusti...

È tornato a conquistarmi con un dolce momento conclusivo [il fratellino scomparso di Hilly Browne, rimasto in una sorta di limbo su "Altair 4" per colpa delle forze aliene, riappare grazie al sacrificio di Gard che ha liberato Peter, il nonno dei bambini e la sorella di Bobby, prigionieri per alimentare la possessione, e si ricongiunge al fratello maggiore che della sua scomparsa si era sentito responsabile], tuttavia nel complesso non rientrerà tra i miei preferiti dell'autore! A breve toccherà a "La metà oscura", con cui concluderò i titoli degli anni '80.

Qual è l'ultimo romanzo di King che avete letto?

domenica 6 ottobre 2024

Svaniti nel nulla

"Svaniti nel nulla" di Tom Perrotta, pubblicato da Edizioni E/O, è uno di quegli acquisti fatti al mercatino dell'usato e dettato principalmente dal prezzo irrisorio, abbinato ad una quarta di copertina accattivante. 

Le premesse del romanzo sono ottime: un giorno di ottobre, all'improvviso, una parte della popolazione mondiale sparisce per non fare più ritorno. Ovviamente coloro che rimangono cercano di dare all'evento una spiegazione, dallo scientifico al religioso, nonostante sia un'impresa impossibile; tre anni più tardi partecipiamo alle vite di alcuni residenti di una cittadina americana che fanno ancora i conti con l'elaborazione delle scomparse avvenute vicino a loro.

Incontriamo Nora, il cui marito e i due figli sono tra gli scomparsi; Jill, la cui migliore amica è sparita all'improvviso mentre le era accanto, e la cui madre ha deciso di unirsi ad una sorta di setta che attraverso il voto del silenzio e l'incombente presenza pubblica si prefigge lo scopo di ricordare quanto la salvezza sia impossibile. Anche Tom, il fratello di Jill, si è unito a una setta, il cui guru si ritiene attraverso la poligamia e la procreazione l'unico in grado di salvare l'umanità -ma giorno dopo giorno diventa sempre più chiaro quanto si tratti di un impostore.

Le sette e le loro dinamiche sarebbero state l'elemento di maggior interesse in questa storia, che purtroppo le annega in centinaia di altre pagine di vita quotidiana, dinamiche domestiche, riflessioni sulle relazioni e sui ricordi che diventano via via davvero noiose. L'evento della scomparsa in sé sbiadisce in secondo piano, non venendo mai approfondito, perdendo anche il potenziale angosciante che avrebbe avuto per rendere la storia sui toni dell'horror o del distopico.

Insomma, per quanto mi riguarda "Svaniti nel nulla" è stata una lettura parecchio deludente! So che ne è stata tratta anche una serie HBO, che però non è reperibile al momento, quindi sono curiosa:

Avete letto questo libro o visto la serie? Qual è la vostra opinione in merito?

E qual è l'ultimo libro che non vi ha proprio convinti?

giovedì 18 luglio 2024

Legami di sangue

La produzione letteraria di Octavia E. Butler si inscrive nella corrente del cosiddetto "afrofuturismo": il pensiero degli autori afroamericani che negli anni '70 rivendicavano pari diritti rispetto ai bianchi, e il superamento del concetto di razza. 

Lo si ritrova nel romanzo "Legami di sangue", che risale al 1979 ed è portato in Italia da Sur edizioni: un libro che ho amato molto, e che ha per protagonista Dana, che nel 1976 ha poco più di vent'anni, ha sposato un autore bianco, e d'improvviso si ritrova catapultata nel Maryland schiavista di inizio '800. Qui il suo compito, senza apparenti ragioni né una vera e propria spiegazione, pare essere quello di salvare la vita di Rufus, il figlio bambino di un proprietario di schiavi che scoprirà essere un suo lontano antenato; e questi viaggi nel tempo continueranno ad avvenire nella vita di Dana, lasciando sia lei sia il marito a lungo intrappolati in un passato inospitale e pericoloso, a contatto con la tremenda realtà della schiavitù.

Il primo romanzo sulla schiavitù che io abbia mai letto è stato "Amatissima" di Toni Morrison, e lì ho compreso quanto questo tema mi avrebbe fatta soffrire, poi è seguito "La ferrovia sotterranea" di Colson Whitehead. Mi è successo anche con "Legami di sangue", dove l'elemento fantascientifico non mi ha per nulla infastidita (anzi, mi ha ricordato le dinamiche de "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo", e come lì mi ha convinta) e dove le relazioni tra le persone vengono spezzate dai capricci dei bianchi che li ritengono loro proprietà. 

Ci sono alcune scene di violenza, com'è naturale dato il contesto, ma c'è anche molta forza d'animo, una profonda umanità nell'empatia che Dana sa provare addirittura per Rufus, e una costante speranza in un futuro, che Dana e il marito conoscono per esperienza, in cui le catene e le corde a trascinare uomini, donne e bambini alla vendita saranno state spezzate. 

Questa lettura mi ha suscitato forti emozioni, e non posso fare altro che consigliarvela.

Quali sono i vostri autori afroamericani preferiti?

mercoledì 9 febbraio 2022

22/11/'63

Non è un segreto per nessuno che Stephen King sia tra i miei autori del cuore ormai da molti anni: autore estremamente prolifico, è naturale che alcune delle sue opere mi piacciano di più di altre. Ero reduce della delusione di "Colorado Kid", di certo non uno dei suoi libri più memorabili, di cui vi avevo parlato il mese scorso; oggi finalmente posso consigliarvi di cuore una lettura che potrà accontentare anche coloro che non sono amanti dell’orrore e dei romanzi di paura. Si tratta infatti di "22/11/'63", romanzo che trovo classificato come fantascienza ma che in verità ho trovato molto poco fantascientifico se non per l’elemento dei viaggi nel tempo. 


Titolo: 22/11/'63
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: 11/22/63
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Traduttore: Wu Ming 1
Pagine: 767


King aveva in mente questa storia sin da gli anni '70, perché al centro della scena c’è l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e come questo ha cambiato le sorti del mondo. Essendo all’epoca però la questione ancora troppo calda, King ha aspettato quasi quarant’anni per dare alle stampe questo libro, che ha potuto così beneficiare durante la sua stesura di approfondimenti biografici ed interviste alle persone coinvolte.

Il protagonista è Jake Epping, un giovane insegnante che viene incaricato da un ristoratore suo amico in fin di vita proprio della missione di impedire l’omicidio Kennedy, grazie ad un varco che lo trasporta direttamente negli anni '50. Il passato però non vuole essere cambiato e così le azioni di Jake provocano reazioni imprevedibili, mentre l’uomo cerca di essere certo che l’assassino sia proprio Lee Harvey Osvald prima di eliminarlo.


Naturalmente non sarebbe un romanzo di Stephen King se i sentimenti e i legami tra i personaggi non fossero in primo piano, e così ci troviamo a vivere storie d’amore e di amicizia che non ci lasceranno indifferenti. Jake è un personaggio di grande umanità, tormentato dei dubbi, molto lontano dall’idea del giustiziere che potremmo avere in mente; è un uomo disposto a rischiare tutto per l’amore che prova, e capace di dimostrare un enorme coraggio davanti agli ingranaggi del tempo che cercano di ostacolarlo a tutti i costi. 

C’è parecchia azione, specialmente nell’ultima parte di questo romanzo, che si svolge ad un ritmo molto più incalzante delle precedenti che hanno avuto la funzione però di calarci completamente all’interno del contesto.

"22/11/'63" non è il tipico romanzo di Stephen King, seppure gli elementi che gli riescono benissimo come i presagi e i corsivi che ci anticipano incombenti minacce siano molto presenti. Non c’è la componente della paura, che io amo molto nelle sue storie, così come quella dei racconti di formazione; tuttavia è stata per me una lettura molto appassionante e ben costruita, che credo possa fare al caso anche di chi è intimorito all’idea di avere incubi dopo aver letto un romanzo del Re.

Qual è l’ultimo romanzo di King che avete letto? 
Mi consigliate la serie TV tratta da questo?

giovedì 9 settembre 2021

La zona morta

Il progetto di recuperare integralmente la produzione sconfinata di Stephen King prosegue, e con oggi termino gli anni '70! Negli anni '80 penso che farò qualche salto, perché non me la sento di leggere "Cujo" e la saga della Torre Nera non mi ispira per il momento...


Titolo: La zona morta
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1979
Titolo originale: The Dead Zone
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Traduttore: Andrea Terzi
Pagine: 460


Ultima pubblicazione di Stephen King nel corso degli anni '70, "La zona morta" racconta la storia di Johnny: da bambino sbatte la testa sul ghiaccio, ma poi dimentica questo episodio fino a diventare un giovane insegnante del college. Dopo una sera al Luna Park con la sua fidanzata ha un terribile incidente e rimane in coma per diversi anni; quando si risveglia Johnny ha una spiccata capacità percettiva che gli fa avere delle premonizioni raramente piacevoli, di cui gli sfugge sempre qualcosa, confinato nella "zona morta". Se Johnny è indubbiamente l’eroe del romanzo, in ogni storia che si rispetti c’è anche un antagonista: qui la parte del cattivo la fa Greg, un uomo spietato, abilissimo nella carriera politica, che vuole diventare presidente degli Stati Uniti.

"La zona morta" è un romanzo dove l’horror è assente e anche l’elemento soprannaturale è estremamente limitato. Del cervello conosciamo infatti assai poco e razionalmente è difficile escludere del tutto che le capacità di Johnny possano essere plausibili. Molta è l’empatia che proviamo per il protagonista, che sembra destinato al sacrificio per il prossimo pagina dopo pagina. "La zona morta" è infatti un romanzo sul bene e sul male, sul destino e sulla sua inevitabilità, sulle scelte da compiere nonostante il prezzo che potranno avere nelle nostre vite.

Oltre a suggerirvi la lettura di questo romanzo (in cui per chi come me è un appassionato dell'autore, c'è anche da cogliere un simpatico riferimento a Carrie!) voglio darvi altri due consigli.

Il primo è che se siete sensibili al tema delle malattie, in particolare di quelle cerebrali, questo titolo forse sarebbe da evitare; per tutti vale invece il suggerimento di evitare il film diretto da David Cronenberg nel 1983, che stravolge senza apparenti giustificazioni la storia del romanzo unendo due dei suoi personaggi e risultando veramente mediocre.

mercoledì 16 giugno 2021

Klara e il sole

Anni fa comprai un libro attratta quasi unicamente dalla copertina: si trattava di "Non lasciarmi" di Kazuo Ishiguro, che sarebbe poi diventato uno dei libri che preferisco in assoluto. Oggi, davanti alla promessa di ritrovarne le stesse atmosfere nell’ultima pubblicazione dell’autore, non ho potuto resistere e l’ho acquistato e letto immediatamente.


Titolo: Klara e il sole
Autore: Kazuo Ishiguro
Anno della prima edizione: 2021
Titolo originale: Klara and the sun
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Susanna Basso
Pagine: 250


LA STORIA

"Klara è il sole" è la storia di un’amicizia tra una ragazzina dalla salute fragile ed un automa dalla sensibilità spiccata, che le viene affiancato. Non voglio dirvi di più della trama, perché esattamente come per "Non lasciarmi" credo che questo sia un romanzo tanto più godibile quantomeno si conosce del suo contenuto in anticipo: quando lessi "Non lasciarmi" per la prima volta non c’era Instagram, non si parlava di libri già prima della loro uscita in libreria o perlomeno le informazioni non erano così diffuse, e questo mi ha permesso di vivere completamente l’esperienza di lettura. Proprio per questo ho cercato di stare alla larga per quanto possibile da tutte le informazioni anche su "Klara il sole", e sono stata felice di averlo fatto.

COSA NE PENSO

In "Klara e il sole" c’è una tenerezza rara, c’è un rapporto speciale e soprattutto ci sono molte domande, molte questioni aperte, prima tra tutte: che cosa ci rende umani? È il nostro DNA, la nostra materia cerebrale, o il cuore umano in senso filosofico esiste davvero? È qualcosa che solo gli umani fatti di carne ossa e sangue possono avere, o anche un’intelligenza artificiale ne è dotata?

In "Klara e il sole" gli umani vengono potenziati per essere migliori, e vengono creati per bambini e adolescenti degli AA, amici artificiali che hanno molto da imparare, ma a cui di certo non mancano i sentimenti. Di sentimenti in questo libro ne troverete tanti, e molte saranno le pagine in grado di emozionarvi: ho provato sin dall'inizio un'enorme tenerezza per Klara, ed anche compassione, perché è difficile essere considerati qualcosa di meno degli altri quando dentro sia ha lo stesso mondo.

Non sbaglia chi trova dei parallelismi tra questo romanzo e "Non lasciarmi": anche qui si parla di creazioni ideate a beneficio esclusivo di qualcun altro, senza preoccuparsi di quello che sarà delle invenzioni stesse  -la visione della tecnologia, come completamente asservita all'umano, coincide. Come in "Non lasciarmi" c’è anche molto non detto: l’immaginazione del lettore deve impegnarsi per colmare i vuoti, e questo è parte del suo fascino, perché non si può dire che quelli di Ishiguro siano romanzi irrisolti. 

Anche in "Klara e il sole" infatti ogni tassello trova il suo posto, nonostante non tutto possa trovare una ragione razionale; ma si può credere nel sole, si può credere che sappia risvegliare un mendicante e un cane da un sonno eterno, e anche salvare una ragazzina da una malattia. Si può credere nel sole, nella gentilezza e nel sacrificio, e a mio parere sono proprio questi valori a rendere umani, molto più della materia cerebrale e il DNA.

lunedì 18 febbraio 2019

L'uomo in fuga

Dopo “La lunga marcia”, una nuova lettura del Re dell’Orrore originariamente pubblicata con lo pseudonimo di Richard Bachmann - King è infatti sempre stato talmente prolifico da dover, all'inizio della propria carriera, ricorrere ad uno pseudonimo per non saturare il mercato.


Titolo: L'uomo in fuga
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1982
Titolo originale: The Running Man
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Traduttore: Delio Zinoni
Pagine: 258


LA STORIA
Negli anni ‘20 del 2000 i reality show alla tri-vu monopolizzano l’attenzione delle persone, le biblioteche pubbliche non sono più accessibili e l’inquinamento ha raggiunto livelli inimmaginabili, decimando la parte più povera della popolazione per cui è impossibile acquistare filtri nasali efficaci. Anche le cure mediche sono ormai un miraggio per gli abitanti delle periferie, oppresse dalla disoccupazione e dalla fame; tra loro c’è Ben Richards, giovane padre di una bambina a cui non può comprare le medicine per la polmonite. Disposto a tutto pur di guadagnare un po’ di denaro, Ben decide di candidarsi per la partecipazione ad uno dei reality show che, ispirati al sadismo dei giochi tra gladiatori, lasciano i partecipanti gravemente feriti e mutilati o addirittura morti; a seguito della selezione, viene scelto proprio per “L’uomo in fuga”, il più pericoloso tra i programmi: quello in cui è obbligato a scappare senza sosta per un mese intero se vuole salvarsi la vita, e nessuno fino ad allora è mai riuscito nell’impresa.

Arnold Schwarzenegger in una scena del film "The Running Man"

 COSA NE PENSO
Pubblicato nel 1982, il ritratto che King fece della prima metà degli anni 2000 non è dopotutto così lontano dalla realtà nella quale ci troviamo oggi: l’inquinamento atmosferico a livelli preoccupanti, le patologie che ne derivano, l’infimo livello culturale di molta della programmazione televisiva, la sottovalutazione diffusa dell’importanza dei libri.

Il campo di battaglia si apre solo di notte. Di giorno è un silenzio grigio e deserto, senza movimenti, a parte i gatti e i topi e i vermi grassi e bianchi che striscia-no sulla spazzatura. Nessun odore, a parte il lezzo di decadenza, in questo glorioso 2025. I cavi della tri-vu sono al sicuro, sotto terra, e solo un idiota o un rivoluzionario penserebbe di danneggiarli. La tri-vu è la creatrice di sogni, il pane della vita. La Scag viene dodici vecchi dollari a bustina, la Frisco Push venti a tavoletta, ma la tri-vu ti sballa gratis.

La premessa di questo romanzo distopico è appassionante e potente, soprattutto pensando a quante delle profezie in esse contenute si siano in effetti avverate; tuttavia non posso definirlo un romanzo di King che io abbia completamente apprezzato, poiché dalla seconda metà in poi si trasforma più che altro in un racconto d’azione, composto da inseguimenti in automobile e sparatorie. Un film con Arnold Schwarzenegger è ispirato proprio a “L’uomo in fuga”, e spero che questo basti a farvi capire quanto poco rimanga del King onirico al quale siamo abituati. Lo stesso autore, nell’introduzione, dichiara che “L’uomo in fuga”
non è nient’altro che una storia, procede alla velocità ridicola di un film muto e tutto quello che non è storia viene allegramente buttato da parte.
Lo stile è adatto al contenuto del romanzo: non si perde in giri di parole o prolisse descrizioni, è semplice ed efficace, talvolta a scapito della caratterizzazione dei personaggi che avrebbe potuto essere un po’ più approfondita -soprattutto per quanto riguarda gli aiutanti che Ben incontra lungo la sua fuga, ai quali è riservato davvero poco spazio.
Ho trovato “L’uomo in fuga” un King atipico, privo degli elementi legati all’incubo che tanto amo trovare nei suoi romanzi. Confesso di aver preferito, tra le opere del primo periodo della sua produzione, “La lunga marcia”: anche qui l’elemento del percorso obbligato per il protagonista è molto presente, ma emotivamente si tratta di un libro più coinvolgente, che trasmette maggiori emozioni. In conclusione “L’uomo in fuga” non è di certo uno dei capolavori dell’autore, ma chi come me ha un debole per lui fa fatica a tralasciare le opere minori…