Visualizzazione post con etichetta cina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cina. Mostra tutti i post

mercoledì 21 gennaio 2026

Una vera americana

Al centro di "Una vera americana" di Rachel Khong, pubblicato da NN editore, c'è il tempo: il tempo che trascorre, tra la rivoluzione culturale cinese e gli anni '30 del Duemila negli Stati Uniti, in cui la scienza ha fatto enormi passi avanti nella ricerca sul patrimonio genetico e la sua modificazione. Ma anche il tempo che si ferma, in istanti cristallizzati in cui ci sono i tre protagonisti di questa storia, tre generazioni di una famiglia: Mei, Lily e Nick. 

Come le eliche di DNA le loro storie si intrecciano in modo indissolubile nonostante i continui allontanamenti: di Mei dalla sua esistenza precedente e traumatica in Cina, determinata a vivere una "vera vita americana", di Lily da quella madre che non ha saputo trasmetterle l'amore che provava e le ha tenuto nascoste delle verità [il lavoro segreto condotto da lei e dal padre di Matthew, che diventa suo marito e padre di Nick, sulla modifica genetica al punto che Nick esprimerà soltanto il patrimonio del padre], di Nick da Lily per la stessa ragione.

Il romanzo è diviso in tre parti, ciascuna delle quali dedicata ad un punto di vista, senza tuttavia seguire l'ordine cronologico dei fatti. Inizia come una storia di differenza di classe in cui una giovane americana di origini cinesi conosce un ragazzo ricchissimo di cui si innamora ma che ritiene incompatibile con il proprio stile di vita; diventa poi una storia di formazione con al centro un ragazzo alla ricerca del proprio padre e dell'identità ed infine la parola va alla nonna, ormai anziana, che ricostruisce i tanti non detti delle storie precedenti con la narrazione del proprio passato.

"Una vera americana" riflette sul significato dell'appartenenza culturale e sui conflitti sociali, ma anche sui dilemmi etici dietro la ricerca scientifica. Resta però soprattutto una storia umana di famiglia, di legami e di separazioni, di incomunicabilità e di rivelazioni: un romanzo che come mi aspettavo si è rivelato esattamente nelle mie corde, e che diventa un altro titolo della casa editrice che vi consiglierò d'ora in poi!

Qual è l'ultimo romanzo familiare che vi ha appassionati?

mercoledì 4 ottobre 2023

Stirpe di drago

"Stirpe di drago", in questa edizione vintage Mondadori acquistata al mercatino, è stato il mio primo incontro con Pearl S. Buck, autrice statunitense premio Nobel per la letteratura che trascorse in Cina gran parte della propria vita.

In Cina è ambientato "Stirpe di drago", romanzo familiare che si svolge negli anni '30 e '40, durante l'occupazione giapponese e le atrocità di cui si macchiò, compreso il massacro di Nanchino. Si tratta di un romanzo familiare, che ha per protagonista il capostipite Ling Tan, sua moglie Ling Sao, i loro cinque figli con relativi coniugi e prole. 

Le scene crude e dolorose non mancano, data l'epoca di guerra che racconta, ma il romanzo è ricco anche di descrizioni della vita rurale, dei raccolti e della quotidianità della famiglia di umili agricoltori che con il tempo diventano coraggiosi partigiani che difendono il proprio paese. Nonostante l'epoca dei fatti, i personaggi femminili sono tutt'altro che secondari e sottomessi: Ling Sao per prima, insieme alla moglie del secondogenito Jade, che insegnerà alla famiglia l'importanza della lettura e del pensare con la propria testa.

Anche i rapporti tra i generi sono raccontati in modo tutt'altro che arcaico: tra le coppie, seppure condizionate dai retaggi del patriarcato dell'antica Cina fatto di matrimoni combinati e fasciatura dei piedi, ci sono sentimenti veri, rispetto e complicità, tra i più anziani come tra i più giovani. L'ho trovato un elemento di grande attualità che mi ha fatto provare per loro maggiore empatia.

"Stirpe di drago" è un romanzo dal sapore classico, complice anche la traduzione non proprio recente (risale agli anni '60), che ho letto assaporandone una pagina alla volta e immergendomi nei ritmi della natura e della campagna. Non si può considerare propriamente un testo di letteratura cinese, ma senza dubbio è stato un viaggio coinvolgente e che vi consiglio!

Qual è l'ultimo romanzo ambientato in Asia che avete amato?

venerdì 8 settembre 2023

Mogli e concubine

Nella categoria libri brevi ma folgoranti finisce a pieno titolo "Mogli e concubine" di Su Tong, che io possiedo in edizione Feltrinelli economica ma che trovate ora ristampato da Orientalia.

Titolo di letteratura cinese pubblicato per la prima volta nel 1992, è ambientato prima della rivoluzione culturale nella proprietà del ricco Chen Zuoqian, che ha già tre mogli quando sposa la quarta, Songlian, per cui il matrimonio è l'unica alternativa alla povertà che la aspetta dopo la bancarotta e il suicidio del padre.

Alla ragazza spetta un rango inferiore rispetto alle altre tre mogli, Yuru, Zhuoyun e Meishan, tra le quali serpeggiano invidie e gelosie che portano a sgarbi e imbrogli di varia portata. Songlian, sebbene dapprima sembri forte e determinata, viene via via sempre più influenzata dalla negatività dell'ambiente familiare e dall'inquietante presenza del pozzo nel giardino, nel quale si vocifera che siano già annegate due donne in passato, colpevoli d'adulterio.

Sebbene brevissimo, questo romanzo è ricco di descrizioni che aiutano il lettore a sentirsi presente alle scene. La scrittura è così vivida ed evocativa che sembra davvero di assistere ad una rappresentazione (ne è stato poi tratto anche un film, "Lanterne rosse"), e gli inquietanti incubi e presagi di Songlian suggestionano e appassionano, rendendo impossibile posare il libro fino alla sua conclusione.

Se siete alla ricerca di una lettura che vi faccia compagnia per un pomeriggio e che vi lasci tutt'altro che delusi quando l'avrete terminata, questo romanzo fa proprio al caso vostro!

Quali titoli di letteratura cinese vi sono piaciuti?

giovedì 22 settembre 2022

Ossa

 "Ossa" è il romanzo d'esordio della scrittrice statunitense di origini cinesi Fae Myenne Ng, pubblicato per la prima volta nel 1993 e portato in Italia da Fazi editore. L'autrice lo riempie di elementi che ben conosce: la Chinatown di San Francisco, dove lei stessa è nata e cresciuta; il lavoro da cucitrici delle donne cinesi emigrate in America, professione che ha svolto anche sua madre.


Titolo: Ossa
Autrice: Fae Myenne Ng
Anno della prima edizione: 1993
Titolo originale: Bone
Casa editrice: Fazi
Traduttrice: Antonella De Muti
Pagine: 222


"Ossa" è un breve ed intenso romanzo familiare. Al centro ha la vita di tre sorelle, americane di origini cinesi; hanno in comune la madre, emigrata da Hong Kong, mentre le due sorelle minori sono figlie di Leon, attuale marito di Mah, che ha lavorato per decenni nelle lavanderie delle navi e che fatica a trovare il suo posto nella società di terra. Suo padre invece Leila, la figlia maggiore e narratrice del libro in prima persona, non l'ha mai visto: era già emigrato in Australia prima della sua nascita. 

Il lutto è l'elemento cardine di questa storia: la seconda sorella, Ona, si è tolta la vita, e i suoi familiari devono elaborare la perdita ognuno a modo proprio -chi fuggendo a New York, come la sorella minore Nina, chi con rabbia come Leon, con schiacciante senso di responsabilità come Leila, che si è sempre sentita fin troppo legata alla madre.

C'è la famiglia in questo libro, l'appartenenza alle proprie radici culturali e agli antenati (le "ossa" del titolo che gravano su Leon come un presagio di sventura, dopo che un uomo che considerava come un padre non è stato onorato come si deve dopo la sepoltura), i legami di sangue che sono risorsa ma anche trappola.

C'è la Chinatown californiana di orari di lavoro massacranti, di bambine che aiutano alle macchine da cucire, dei Capodanni da celebrare lontani dai funerali, di reti in cui sentirsi a casa ma da cui al tempo stesso si desidera fuggire. Ne esce bene Mason, il fidanzato e poi marito di Leila, un modello a cui ispirarsi: consapevole e rispettoso delle proprie origini, ma al tempo stesso indipendente, svincolatosi da una famiglia disfunzionale. Meno solide Nina, che si tiene a distanza, ancora meno Leila, tra sensi di colpa e abnegazione.

Ho comprato "Ossa" per caso, ad un mercatino. Mi ha attratta l'ideogramma in copertina, il formato più che tascabile: si è rivelato uno di quegli incontri fortunati, quando sono i libri a trovare noi. Un romanzo familiare appassionante e ben scritto, che procede in modo disordinato a ritroso nel tempo, cucendo l'uno all'altro come stoffe i ricordi di Leila. Ho qualche dubbio sulla sua reperibilità a catalogo; nel caso però incroci i vostri passi in modo imprevisto come nel mio caso, non esitate a procurarvelo!

Qual è l'ultimo romanzo familiare che avete letto?

giovedì 5 maggio 2022

Ivy

"Ivy" è un romanzo che si divora: questa è la premessa necessaria per parlarvi del romanzo di Susie Yang, che mi incuriosiva sin dalla sua uscita.


Titolo: Ivy
Autrice: Susie Yang
Anno della prima edizione: 2020
Titolo originale: White Ivy
Casa editrice: Neri Pozza
Traduttrice: Laura Prandino
Pagine: 415


Viene proposto come una sorta di thriller: la storia di una ragazza scaltra e dedita ai furti, ma in verità è molto altro. È l'insieme creato da un doppio conflitto: quello culturale tra la famiglia cinese della protagonista e i valori della società statunitense in cui vive, e quello interiore tra le apparenze, il giudizio altrui e ciò che Ivy realmente è -molto difficile da definire, persino per se stessa. 

Ivy cresce infatti in una famiglia di emigrati cinesi che pretende il massimo da lei; non desidera altro che integrarsi negli Stati Uniti e far parte del gruppo dei più ricchi, dei più ammirati, dei più invidiati. Per questo non ha scrupoli e impara sin da giovanissima ad arrangiarsi, con la complicità e la guida di una nonna dedita ai furtarelli. Desidera un fidanzato che tutti guardino con desiderio a loro volta, in modo da godere dello stesso prestigio, ma quando lo ottiene e quel sogno d’infanzia che sembra realizzarsi Ivy si scontra con una realtà più complessa di quello che si aspettava. 

La famiglia di cui si è vergognata e che ha desiderato dimenticare sembra affermarsi sempre di più (come il compagno della sua adolescenza, immigrato anche lui, che torna a far parte della sua vita adulta), mentre tra le persone a cui ha aspirato serpeggiano segreti e non detti, che coinvolgono finanze e sentimenti. 

"Ivy" è la storia di formazione di una ragazza che non sa chi vuole diventare, ma sa ciò che non vuole: essere povera, essere giudicata, essere emarginata. È una storia di gioventù senza scrupoli, perché non si arriva alla cima senza lasciarsi dietro delle vittime, metaforiche o meno. 

Romanzo d’esordio dell’autrice che condivide con la sua protagonista i natali in Cina e l’emigrazione in America, "Ivy" è un romanzo scorrevole e convincente, dalla scrittura magnetica e dalla protagonista per cui si prova allo stesso tempo un profondo fastidio ma anche una certa comprensione. È un romanzo immaginifico ed efficace, fatto di feste, di vacanze, di incontri travolgenti e di relazioni al tempo stesso gelide: un romanzo perfetto per una trasposizione cinematografica, ed infatti proprio Shonda Reims (la creatrice di Grey’s Anatomy per dirne una) ne ha opzionato i diritti per farne una serie TV che non vedo l’ora di vedere. 

Se siete alla ricerca di un libro che vi intrattenga e di coinvolga al punto da dimenticare tutto il resto, grazie alla serpeggiante tensione e a qualche colpo di scena ben piazzato, questo è decisamente un romanzo che può fare per voi!

mercoledì 14 luglio 2021

Vivere!

Il mio secondo incontro con la letteratura cinese avviene grazie ad un altro titolo di Yu Hua, autore che avevo già apprezzato moltissimo con "Cronache di un venditore di sangue".


Titolo: Vivere!
Autore: Yu Hua
Anno della prima edizione: 1992
Titolo originale: Huózhe
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttrice: Nicoletta Pesaro
Pagine: 191


LA STORIA

In "Vivere!" l’autore racconta, attraverso la cornice di un giovane che viaggia per la Cina per raccogliere le ballate tradizionali dei vari villaggi, la storia tragica di Fugui: nato benestante e scialacquatore, da giovane è costretto a fare i conti poi con i debiti e la povertà, ma soprattutto con perdite strazianti che segneranno l’intero corso della sua vita.

COSA NE PENSO

"Vivere!" è un’opera estremamente drammatica, dove ripetutamente ci affezioniamo ai personaggi che entrano in scena -la moglie i figli (il minore, dolcissimo e forte al tempo stesso, la maggiore, sordomuta e determinata), il genero, il nipote di Fugui, e inaspettatamente li perdiamo, rimanendo ogni volta senza parole. 

L’autore racconta anche la storia della Cina attraverso quella del suo protagonista, e lo fa per un lungo arco di tempo: dalle guerre contro il Giappone negli anni '30, in cui Fugui viene arruolato contro la sua volontà, fino alle riforme agrarie che ridistribuiscono le terre in base ai criteri del Partito Comunista e alla Rivoluzione Culturale. Si tratta di un aspetto certamente molto interessante, ma che non prevale mai sulla storia personale dell’anziano.

Yu Hua è bravissimo anche qui, come in "Cronache di un venditore di sangue", a raccontare i legami familiari e l’affetto, talvolta difficile da esprimere, che un uomo prova per i figli e per i nipoti. Personalmente preferisco i romanzi che lasciano al lettore un po’ di speranza: sì, la conclusione in cui l’uomo salva un bufalo dal macello e affronta con l’anziano animale la propria vecchiaia è in qualche modo rasserenante, tuttavia ci sono immagini che mi hanno davvero spezzato il cuore. Sin dal figlio bambino costretto a rinunciare alle proprie amate pecore, sapendo che verranno mangiate, fino a delle tragedie che davvero non mi sarei aspettata... Non metto in dubbio che questo possa conferire realismo al romanzo, ma lo rendono una lettura che non consiglierei a cuor leggero e che dubito mi verrà voglia di rileggere in futuro. Se siete però lettori meno sensibili di me, "Vivere!" è senz’altro una storia familiare ben scritta e appassionante, capace di ritrarre un paese attraverso le sue generazioni, che potrà di certo piacere a coloro che sono interessati alla Cina e alla sua cultura.

lunedì 10 agosto 2020

Cronache di un venditore di sangue

Della letteratura orientale conosco ben poco: leggevo spesso i romanzi di Banana Yoshimoto quando ero al liceo, ho letto qualche titolo di Murakami Haruki, ed è più o meno tutto qui, anche se ho in lista diversi titoli che mi incuriosiscono. Questo è uno dei primi autori cinesi ai quali mi avvicino, ed è stato un vero successo!



Titolo: Cronache di un venditore di sangue
Autore: Yu Hua
Anno della prima edizione: 1995
Titolo originale: Xu Sanguan Mai Xue Ji
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttrice: Maria Rita Masci
Pagine: 231



LA STORIA

Xu Sanguan è un uomo di umili origini, che vive nella Cina rurale e lavora in un setificio. Nel paesino dal quale proviene, vendere il sangue (atto che frutta un’ingente somma di denaro) è sinonimo di sana e robusta di costituzione; è grazie alla vendita del proprio sangue che Xu Sanguan sposa Xu Yulan, ed è vendendo il proprio sangue che per trent’anni resiste alle difficoltà della vita.


COSA NE PENSO

Nel romanzo di Yu Hua ci sono trent’anni di storia cinese: dalla fine degli anni ‘40 vediamo Xu Sanguan diventare uomo, sposarsi, avere tre figli, lo vediamo resistere alla carestia ed alla Rivoluzione Culturale con le sue pratiche di critica e di lavoro della terra, lo accompagniamo nell’invecchiamento.
Dagli occhi di Xu Sanguan osserviamo la Cina: quella delle campagne, dove le fabbriche scarseggiano e le superstizioni e la saggezza popolare si intrecciano al punto da avere più peso di qualunque informazione scientificamente provata -per esempio la convinzione di dover vendere il sangue soltanto a vescica colma.
Ora siamo nel 1958, l'anno della Comune popolare, del Grande balzo in avanti, del movimento per la produzione dell'acciaio, e che altro ancora? Al villaggio di mio nonno e del Quarto zio le terre sono state requisite. D'ora in avanti nessuno avrà più la proprietà della terra, che apparterrà tutta allo Stato, e se uno la vorrà coltivare dovrà prenderla in affitto.

La vita di Xu Sanguan non è semplice: ad una decina d’anni dal proprio matrimonio scopre che il suo primogenito, Felice Uno, è in realtà figlio del precedente corteggiatore di sua moglie; e sorge così un rapporto difficile, diviso tra l’umiliazione di essere considerato da tutti un cornuto e l’affetto sincero che prova per Felice Uno -che ci regala brani di grande dolcezza.
- Avete visto tutti ? Questo sangue esce da una ferita fatta con un coltello. D'ora in avanti, chi di voi... - e poi, puntando il dito sulla moglie di He Xiaoyong, - compresa tu, chi di voi oserà dire ancora che Felice Uno non è il mio vero figlio, lo prenderò a coltellate. Ciò detto, buttò via il coltello e prese Felice Uno per mano: - Torniamo a casa.
Per la sua famiglia Xu Sanguan è disposto a tutto, e tollera la vergogna di Xu Yulan esposta sulla pubblica piazza, additata di fornicazione dalle pratiche della critica comunista, con i capelli rasati e un cartello al collo; Xu Sanguan sopporta, non si sente mai superiore alla moglie, e nonostante le maldicenze non le volta le spalle. 
Darle da mangiare cose buone, - rispose Xu Sanguan indicandola, - vorrebbe dire assolverla. Invece cosi, dandole solo riso, continuo a criticarla... Mentre Xu Sanguan parlava con questa gente, Xu Yulan restava a capo chino, senza avere nemmeno il coraggio di masticare il riso che aveva in bocca. E solo quando si erano allontanati, ricominciava a masticare. Vedendo che nelle vicinanze non c'era nessuno, Xu Sanguan le disse a bassa voce: - Ho nascosto la pietanza sotto il riso. Ora non c'è nessuno, mangiane un boccone, svelta.

È integerrimo Xu Sanguan, e quando vende il sangue lo fa per altruismo: per permettersi il matrimonio prima, poi per sfamare la famiglia durante la carestia, e una volta cresciuti i figli venderà il sangue per accorciare il periodo di lavoro obbligatorio in campagna di Felice Due e per permettersi le cure per Felice Uno, che proprio in campagna ha contratto l’epatite. In cambio Xu Sanguan non chiede nulla; e ben poco riceve in effetti, dai figli quasi mai disponibili, sempre pronti al sarcasmo e a prendere le distanze. 
Solo una volta Xu Sanguan vorrebbe donare il sangue per se stesso, per concedersi il lusso di mangiare fegato di maiale con il vino di miglio caldo al ristorante; ed è in quel momento che Xu Sanguan, padre di tre figli ormai adulti e sposati, Xu Sanguan che è già nonno, ha i capelli bianchi e diversi denti mancanti si accorge di essere invecchiato, e che per lui non è più tempo di vendere il sangue.

Yu Hua racconta un’intera generazione attraverso Xu Sanguan: attraverso quest’uomo, per il quale è spontaneo provare empatia, ripercorre un’epoca e accompagna il lettore (specialmente se occidentale) in una dimensione lontana che d’un tratto ci sembra a portata di mano.
Yu Hua fa un evocativo ritratto di un uomo e di una nazione, nelle sue zone più povere e dimesse, e scrive un romanzo sorprendente ed istruttivo, che mi sento di consigliarvi di cuore. 

lunedì 17 giugno 2019

A modo nostro

Non so quasi nulla di letteratura cinese; finora mi è capitato di leggere solamente un paio di romanzi e nessuno dei due ha lasciato in me ricordi particolarmente vividi. Ci sono però autori che ho intenzione di leggere prima o poi, e trame a cui non so resistere -l'ultimo è proprio il caso del romanzo di cui sto per scrivere.



Titolo: A modo nostro
Autore: Chen He
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: Hong bai hei
Casa editrice: Sellerio
Traduttore: Paolo Magagnin
Pagine: 345



LA STORIA

Il protagonista di questo romanzo è Xie Qing, un uomo cinese della zona di Wenzhou. Xie Qing è separato da anni quando riceve dalla Francia una telefonata che lo avverte del decesso della sua ex moglie, Yang Hong, in circostanze a dir poco incomprensibili. L’uomo decide allora di recarsi a Parigi per scoprire la verità sulla morte della donna, e dall’arrivo nella capitale francese hanno inizio una serie di avventure in terra europea che coinvolgono Xie Qing in ogni sorta di affari non sempre leciti e che si intrecciano ai ricordi del misterioso passato di Yang Hong, del quale il marito non aveva mai saputo nulla.
Qualche giorno prima delle nozze Xie Qing sognò Dio: stava facendo un gioco di prestigio, aveva messo due persone completamente diverse dentro una casa che sembrava una scatola magica per ricoprirla teatralmente con un telo rosso. Poi aveva riso di nascosto.
Non passò molto tempo prima che Dio sentisse risuonare da quella scatola gli strilli e le grida delle sue creature.

COSA NE PENSO  

Chen He è un autore cinese emigrato in Albania all’età di quarant’anni. Qui è stato vittima di rapimento a scopo di estorsione, e successivamente si è trasferito in Canada dove ora vive e lavora.
È evidente leggendo questi brevi cenni biografici quanto alcuni elementi contenuti in “A modo nostro” abbiano avuto origine dalle esperienze personali dell’autore: mi riferisco alla parentesi albanese vissuta dal protagonista, nel corso della quale si trova coinvolto nei traffici dell’immigrazione clandestina ed a sua volta in un rapimento -parte del romanzo che, devo dire, non mi ha entusiasmata.
Molto più riusciti sono i capitoli dedicati alla giovinezza di Xie Qing e di Yang Hong, così come alla ricerca che la donna (figlia di un ufficiale morto suicida) compie per scoprire di più sulla morte inspiegabile di suo padre, figura alla quale è rimasta profondamente legata e a cui non ha mai smesso di pensare.
La suite aveva una grande porta-finestra che guardava sull’oceano, mentre la fresca brezza marina scuoteva leggermente la tenda. A dispetto della stanchezza provava ancora un’eccitazione che le impedì di prendere sonno. Così, dopo la doccia, rimase seduta di fronte al mare avvolto nell’oscurità, lasciando che il vento le asciugasse i capelli ancora umidi. In quel momento, in lontananza, scorse un faro che si illuminava. Non poté fare a meno di ripensare all’isola di Gushan, nel Mar Cinese Orientale, a quel faro che le era sembrato così familiare. Ebbe quasi l’impressione di scorgere il padre. “Papà”, disse a se stessa. Era in ogni luogo, pensò, a mostrarle la strada, a illuminarla con la sua luce.
Il personaggio di Yang Hong è caratterizzato benissimo attraverso flashback che ricostruiscono la vita della donna dalla giovinezza in Cina sino al trasferimento in Francia, dove troverà la morte -di cui siamo a conoscenza sin dall'inizio del romanzo. Per questa donna che incontra per caso l'amore, ma non la fortuna, è impossibile evitare di provare empatia; mi sono affezionata a lei nel corso delle pagine e senza dubbio è il personaggio che ho preferito.
“È quasi un anno che se n’è andato. Avrei davvero tanta voglia di vederlo”.
“A dire il vero anche lui ha una gran voglia di vedere te e il bambino. La colpa è tutta di quel suo suocero odioso, nemmeno fosse la Regina Madre dell’Ovest che con i suoi poteri soprannaturali ha tracciato in mezzo a voi la Via Lattea, separandovi come il Mandriano e la Tessitrice”.
Il Mandriano e la Tessitrice si riuniscono soltanto una volta l’anno, nel giorno di Qixi, la festa degli innamorati della tradizione cinese. E così, finalmente, anche per Yang Hong arrivò l’occasione di incontrare nuovamente Jiang Xiaojun.
Chen He fornisce un punto di vista raro da trovare in letteratura, quella dell’immigrato in Europa dalla Cina. Molti sono infatti i cinesi in Europa, ma raramente si conosce da vicino il loro pensiero sul contesto in cui si trovano a vivere; nel romanzo di Chen He incontriamo un protagonista stupito dalle vetrine dei quartieri a luci rosse di Parigi, disgustato dall’odore del formaggio albanese, che velocemente si inserisce in una rete imprenditoriale di connazionali tutt’altro che legale e compie un'ascesa dalle sue origini umili ad un grande successo.
“Ma ora sei a Parigi”, disse Wenchun.
“E a cosa mi serve?”, protestò Xie Qing voltandosi verso di lui.
“Non saprei. Dipende se saprai cogliere l’occasione”.
Un altro personaggio interessante è Qiumei, benefattrice di Xie Qing al suo arrivo in Francia e durante le sue peripezie europee; il suo destino però non è lo stesso riservato al protagonista, e fornisce un altro punto di vista su come il governo cinese non smetta mai di influire sulle vite dei suoi cittadini, anche dopo decenni di emigrazione -prospettiva rappresentata anche dalle vicissitudini dell'innamorato di Yang Hong. 

Lo stile di Chen He sa essere molto descrittivo, evocativo di paesaggi del suo paese d’origine; è Yang Hong ad esserne immersa nei flashback rurali o immersi nella natura disseminati nel romanzo, mentre le metropoli in cui si trova catapultato Xie Qing sono decisamente più frenetiche.
"A modo nostro" rappresenta un collage di personaggi di origine cinese che affrontano situazioni molto diverse tra loro una volta allontanatisi dalla propria patria, e lo fa con un ritmo non sempre incalzante. Nonostante questo si tratta di un romanzo che ho apprezzato molto, che ho sentito piuttosto lontano dalla narrativa alla quale sono abituata e proprio per questo mi ha interessata profondamente. Ne consiglio la lettura a chiunque sia alla ricerca di un romanzo ben scritto e ben costruito, che procede lentamente aggiungendo un dettaglio dopo l'altro e componendo alla fine un mosaico davvero riuscito.