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mercoledì 7 settembre 2022

La biblioteca dei giusti consigli

"La biblioteca dei giusti consigli" di Sara Nisha Adams, pubblicato da Garzanti, è uno di quei romanzi che non avrei comprato, diffidando istintivamente del richiamo dei libri nei libri per i lettori, che sono spesso un sistema per aumentare le vendite con titoli di qualità mediocre. Invece l’ho ricevuto in regalo e ora non ho parole per dirvi quanto mi sbagliassi nel mio pregiudizio!


Titolo: La biblioteca dei giusti consigli
Autrice: Sara Nisha Adams
Anno della prima edizione: 2021
Titolo originale: The Reading List
Casa editrice: Garzanti
Traduttrice: Claudia Marseguerra
Pagine: 384

Il titolo originale di quest’opera è "The Reading List", la lista delle letture, per via del misterioso foglietto che accompagna i protagonisti di questa storia passando di mano in mano con un elenco di libri da leggere “in caso di bisogno”. [il mistero si svela soltanto alla fine, anche se in modo non del tutto inaspettato: la generosa moglie di Mukesh ha cercato di aiutare anche dopo la sua morte le persone che amava, attraverso i consigli di lettura che ha lasciato sparsi per il quartiere.]

È proprio il bisogno il cuore del romanzo, che è una lettura perfetta per tutti coloro che come me credono davvero che le storie possono salvarci anche nei momenti peggiori delle nostre vite. È questo che succede a Mukesh, un anziano vedovo che le tre figlie credono ormai incapace di prendersi cura di sé, ed invece grazie ad una copia de "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" che era appartenuta alla moglie scopre il potere della lettura e della biblioteca di quartiere, dove trova un mondo dove affrancarsi dalla propria solitudine.

La solitudine accomuna Mukesh ad Aleisha, la bibliotecaria che all’inizio non mostra verso i libri alcun interesse: la sua vita è oscurata dalla malattia mentale della madre e dal peso che questa fa ricadere su di lei e sul fratello maggiore, troppo impegnato a nascondere i suoi veri sentimenti per poterli elaborare. Così Aleisha e Mukesh diventano amici, e così il romanzo ci trasmette quanto sia fondamentale la comunità anche nei legami più improbabili e come i libri possano aiutarci a crearne di nuovi.

“La biblioteca dei giusti consigli” è un romanzo commovente e al tempo uno di quelli che fanno bene, che senti vicini come cari amici e ti accompagnano nell’affrontare i dolori, nell’ elaborare il lutto. È un romanzo che mi ha lasciata senza parole per la sorpresa, perché mi è entrato dentro, ha messo radici, e pagina dopo pagina l’ho sentito trasmettermi i suoi germogli di speranza.

Si tratta, oltretutto, di un romanzo d’esordio: chissà cos’altro saprà regalarci questa scrittrice, che scrive in modo semplice e chiaro, in capitoli brevi, rendendo così  la sua opera adattissima a rendere lettori anche i più refrattari al potere delle storie -sono sicura: neanche loro sapranno resistere alla magia di questo romanzo!

Qual è l'ultimo libro che vi ha sorpresi?

mercoledì 18 maggio 2022

La prima moglie

"La prima moglie" di Daphne Du Maurier, che ho letto in un'edizione vintage Mondadori, è un romanzo scritto nel 1938 che potrebbe essere stato pubblicato l’altro ieri per quanto riesce ad appassionare, coinvolgere e intrattenere il lettore di oggi!


Titolo: La prima moglie
Autrice: Daphne Du Maurier
Anno della prima edizione: 1938
Titolo originale: Rebecca
Casa editrice: Mondadori
Traduttrice: Alessandra Scalero
Pagine: 437


La storia inizia a Monte Carlo, dove la protagonista, una giovane ragazza di modeste origini, incontra Maxim, un uomo maturo e più che benestante rimasto da poco vedovo, che poco dopo essersi conosciuti le chiede di diventare la sua seconda moglie. La giovane accetta e si trasferisce a Manderley, la signorile residenza dell’uomo in Inghilterra, dove si trova immediatamente davanti alla memoria che Rebecca la prima moglie ha lasciato dietro di sé, come un fantasma che aleggia in ogni stanza: sembra essere stata così bella, così elegante, così capace nelle relazioni sociali da rendere impossibile per la nuova arrivata essere alla sua altezza.

Nel racconto, scritto in prima persona, percepiamo sin dalle prime pagine in maniera vivida e violenta il disagio costante e l’angoscia che la protagonista prova a non sentirsi mai padrona delle situazioni che vive, costantemente inadatta, inferiore, non abbastanza amata dal marito che pare vivere ancora nei ricordi e nel sentimento provato per Rebecca -che resiste anche nella servitù della casa. 


In realtà questo è un romanzo sull’apparenza e su quanto si possa essere bravi ad ingannare il prossimo e presentarsi al meglio in società nascondendo sotto il tappeto scomode verità.[come i tanti amanti di Rebecca la sua incapacità di provare sentimenti per il prossimo il suo sconfinato talento nell’inganno che porteranno Maxim all’esasperazione in un matrimonio mai felice  fino ad un omicidio che passerà però dapprima per un incidente e poi per un suicidio in seguito alla fortunata scoperta di una diagnosi medica infausta.]

Ci immedesimiamo in questa giovane donna e sentiamo con lei la costante tensione che accompagna numerose scene di questo romanzo, prima tra tutte il ballo in maschera dove la sciagura incombe riga dopo riga. Ci identifichiamo con lei e per lei tifiamo, mentre i colpi di scena si susseguono e la tensione in questa storia non viene mai meno. 

Degna di nota è anche Manderley, la residenza localizzata in un'imprecisa campagna inglese a qualche ora da Londra, immersa in una natura lussureggiante circondata dai, fiori, dagli uccelli, da profumi che portano messaggi e conservano ricordi rivelatori come le madeleine di Proust. In Manderley si manifesta al meglio la capacità descrittiva di Daphne Du Maurier!


Quello dell’autrice è un romanzo di misteri segreti ben conservati ma anche una storia d’amore [non come ci si potrebbe aspettare quello di Maxim per Rebecca, bensì quello della protagonista per Max, in nome del quale davanti alla verità rivelata è ben felice piuttosto che sconvolta!] È un romanzo di atmosfere, coinvolgente come pochi, dal quale è impossibile separarsi e che entra a pieno titolo tra le mie letture migliori dell’anno! 

Ora non mi resta che vedere il film: ne è stato tratto nel 1940 un famosissimo film di Hitchcock, e nel 2020 un remake che non ha riscosso particolare successo.

Conoscete questa storia? Avete altri titoli dell’autrice da consigliarmi?

domenica 17 ottobre 2021

Storie di fantasmi

"Storie di fantasmi" è una raccolta pubblicata da una splendida collana di libri per ragazzi chiamata "Il Tesoro", che si trovava in libreria ormai una ventina di anni fa. Oggi purtroppo si recupera soltanto di seconda mano!



Titolo: Storie di fantasmi
Curatrice: Susan Hill
Anno della prima edizione: 2001
Casa editrice: Einaudi
Traduttore: Giancarlo Sammito
Pagine: 136 



Perfetta per il periodo autunnale è questa selezione di storie a cura dell’autrice inglese Susan Hill e corredata dalle magnifiche e suggestive illustrazioni di Angela Barrett. Si tratta di un volume realizzato con grande cura, dalle pagine lucide e spesse, in copertina rigida, pensato per un pubblico dagli 11 anni in su. In realtà è una lettura bellissima anche per lettori più cresciuti come me, che non hanno mai smesso di amare i libri per bambini!

Apre il volume una storia dall’ambientazione casalinga che ha per protagonisti due fratelli che, complice il costume per una recita, dotano di una personalità sin troppo spiccata la vecchia colonna della ringhiera della loro casa. Si prosegue con una fiaba dal sapore nordico ambientata su un’isola dell’Atlantico dove hanno soggiornato nulla di meno che i Vichinghi. Proprio il figlio di uno di loro perse la vita in un annegamento, mentre nel presente abbiamo tre fratelli che trascorrono le loro vacanze sull’isola con il nonno e tra di loro c’è un ragazzino particolarmente simile per indole avventurosa al giovane vichingo annegato. Sarà facile quindi per Sam farsi accogliere a braccia aperte ad una festa di Natale piuttosto spettrale...

Molto classica è la terza storia, dedicata anche qui ad un trio di fratelli che però in questo caso sono piuttosto in competizione, specialmente quando il minore riceve in dono da un fantasma buono che dà il titolo alla storia un sacchetto magico in grado di realizzarne i desideri. Più delle due precedenti questa favola ha una morale esplicita: il bene viene ricompensato ed il male invece torna sempre indietro a chi lo augura.

Dolcissima e capace di commuovere gli amanti degli animali è la quarta storia, "La pallina gialla", che vede protagonisti due fratelli e una cagnolina fantasma che non si è ancora rassegnata alla perdita del proprio giocattolo, che le veniva lanciato ogni giorno al tramonto. Sarà la sensibilità della bambina che lo ha ritrovato a trasformare anche la palla in un fantasma e a ridare la felicità all’animale: un racconto tenero che ci ricorda quanto gli animali abbiano un’anima e meritino amore. 

Più adatta invece a dei lettori bambini è la storia "Attenti ai fantasmi", che ha per protagonista il minore di tre fratelli che fa amicizia niente di meno che con il fantasma che incontra nella carbonaia, anche se nessun altro crede alla sua esistenza.

Molto divertente “Jimmy impara a sparire”, che ricorda un po’ il fantasma di Canterville di Wilde: il fantasma di questa storia è piuttosto fifone, ma finirà per farsi voler bene e venire accolto come un membro della famiglia, dopo aver subito qualche scherzetto.

In "Una risata nel buio" invece un protagonista avaro e meschino che ricorda molto lo Scrooge dickensiano comprende di aver fatto del bene agli altri, suo malgrado, quando diventa anche un fantasma. Di tutta la raccolta questo è senz’altro il racconto meno infantile.

Ne "La stanza segreta" troviamo invece un impianto più storico, visto che i fantasmi risalgono all’epoca in cui durante il regno di Elisabetta I i cristiani venivano perseguitati, ed infatti celebrano messa in una parte segreta della casa che infestano. Questa è la storia più didattica tra quelle qui raccolte.

In "Guerra ai fantasmi" ci troviamo davanti ad una storia d’amore che ha come fattore scatenante una casa infestata e per protagonista una ragazza scozzese che dei fantasmi non ha per nulla paura. Chiude la raccolta una fiaba brevissima dal sapore molto classico, dove la buona azione di uno di sette fratelli nei confronti di un anziano fantasma prigioniero di un destino infausto porterà una ricompensa che renderà ricca l’intera famiglia.

"Storie di fantasmi" è dunque una raccolta che non cerca di spaventare il lettore, anzi cerca di dare un volto molto umano ai protagonisti soprannaturali e fa provare nella maggior parte dei casi empatia per loro. Si tratta di un volume adatto a lettori dall’adolescenza in su che presenta anche una certa varietà di storie, accomunate però da un’atmosfera piuttosto classica e lontana dai racconti dell’orrore contemporanei. Per il periodo di Halloween e senz’altro uno splendido regalo per lettori giovani e meno giovani!

domenica 5 settembre 2021

Mare aperto

La casa editrice Atlantide è già riuscita a farmi male quando ho letto "L’estate che sciolse ogni cosa" di Tiffany McDaniel: avevo quindi aspettative alte (e terrorizzate) quando ho deciso di acquistare "Mare aperto" e posso già dirvi che non sono affatto rimasta delusa.


Titolo: Mare aperto
Autore: Caleb Azumah Nelson
Anno della prima edizione: 2021
Titolo originale: Open Water
Casa editrice: Atlantide
Traduttrice: Anna Mioni
Pagine: 198


Interamente scritto in seconda persona singolare, questo romanzo d’esordio racconta di un fotografo ventenne di origine ghanese (elementi comuni tra il protagonista e l'autore) che vive un grande amore, diviso tra Londra e Dublino, e deve fare i conti con la potenza inaspettata dei propri sentimenti ma anche con il peso della propria identità, che rischia di prendere il sopravvento su di lui.

"Mare aperto" infatti è sì una grande sofferta storia d’amore, ma è soprattutto un romanzo su ciò che significa essere neri, non soltanto a vent’anni; su ciò che significa essere invisibili se non quando si viene percepiti come una minaccia, ed esposti per questo alle ingiustificabili violenze della polizia. Il protagonista di questo romanzo ascolta musica di musicisti neri, legge autori neri (per esempio cita "NW" di Zadie Smith, che già mi attende in libreria) e guarda film con protagonisti neri (per esempio "Moonlight"); soffre per ognuno di loro (il nostro protagonista non ha paura di piangere, e nemmeno di innamorarsi), prova emozioni fortissime emozioni che io bianca e privilegiata non sono riuscita a sentire davanti agli stessi contenuti.

"Mare aperto" è un romanzo estremamente efficace, che ricorderà ai lettori più adulti i grandi amori della tarda adolescenza, quelli divisi tra feste, locali, concerti, spuntini di mezzanotte e troppo alcol che circola in corpo fino a farti sentire euforico. Da questo punto di vista è stato per me un tagliente tuffo nei ricordi, e credo che lascerà indifferenti pochi lettori che i vent’anni li hanno passati da un po’. 

Sebbene sia stato questo l’aspetto che mi ha fatto sentire il libro come personale ed anche mio, la narrazione politica della contemporaneità è di certo un elemento degno di nota e "Mare aperto" è un ottimo modo per mettersi nei panni degli altri e rendersi conto di quanta paura si possa essere costretti a sopportare soltanto a causa del colore della propria pelle. Mi ha fatta ripensare ad un film che ho visto di recente e affronta la stessa tematica nel contesto statunitense: "American Skin" di Nate Parker.

In conclusione, "Mare aperto" mi è piaciuto moltissimo. Sappiate che se state cercando di dimenticare un grande amore forse questa è una lettura che dovreste rimandare, ma questo è anche l’unico motivo per cui potrei rischiare di non consigliarvelo: per tutti gli altri non ci sono scuse!

La biblioteca di mezzanotte

Avevo letto a proposito di "La biblioteca di mezzanotte" di Matt Haig dei pareri non sempre positivi: c’è chi lo ha definito infatti un romanzo banale e scontato, che lascia indifferenti. 


Titolo: La biblioteca di mezzanotte
Autore: Matt Haig
Anno della prima edizione: 2020
Titolo originale: The Midnight Library
Casa editrice: Edizioni E/O
Traduttrice: Paola Novarese
Pagine: 329


La storia in effetti non è nuova o sorprendente, ma ha alla base il concetto delle sliding doors, ormai piuttosto famoso. Nora è una giovane donna di poco più di trent’anni che ha una vita che non la soddisfa affatto. Ha perso il lavoro, ha mandato a monte il proprio matrimonio ed il suo gatto è appena stato investito. Nora non vede una via d’uscita da una situazione che le sembra ormai insostenibile ed è per questo che decide di suicidarsi. Invece di arrivare all’Aldilà però si ritrova catapultata in una biblioteca dove le lancette dell’orologio non si spostano dalla mezzanotte; tra gli scaffali sono contenuti infiniti libri, gli stessi che contengono le infinite possibilità di vita che Nora avrebbe avuto compiendo scelte diverse. La protagonista di questo romanzo quindi ha la possibilità concreta di vedere "cosa sarebbe successo se", una domanda che sono sicura di non essermi posta soltanto io molteplici volte. 

"La biblioteca di mezzanotte" è una storia sull’importanza di ogni singola decisione delle nostre vite e che ci mostra, attraverso ciò che capita a Nora, quanto ogni nostra azione possa influire non solo sulla nostra vita ma anche, inaspettatamente, su quella degli altri. Certo non è facile essere sempre soddisfatti della propria esistenza e devo dire di aver apprezzato questa lettura proprio perché è stato per me molto semplice immedesimarmi nella protagonista e nei tanti rimpianti che le avvelenano la vita giorno dopo giorno. È vero, questa storia non è particolarmente originale e persone particolarmente fiere di sé potrebbero trovarlo un racconto che ha ben poco da dire.

Chiunque invece si sia ritrovato a chiedersi se la propria vita abbia un senso e a rimuginare sui tanti sbagli compiuti nel proprio passato lo troverà un romanzo che fa bene all’anima e che fa fare pace con il proprio passato in un modo che non mi sarei aspettata. Per quanto mi riguarda "La biblioteca di mezzanotte" è stato il romanzo giusto al momento giusto ed è stato una vera e propria risposta a tante delle mie domande. Non posso fare altro quindi che consigliarlo a tutti coloro che stiano attraversando un momento difficile delle loro vite, in cui gli errori sembrano pesare più dei risultati ottenuti: sono sicura che Nora saprà farvi sentire meglio.

mercoledì 16 giugno 2021

Klara e il sole

Anni fa comprai un libro attratta quasi unicamente dalla copertina: si trattava di "Non lasciarmi" di Kazuo Ishiguro, che sarebbe poi diventato uno dei libri che preferisco in assoluto. Oggi, davanti alla promessa di ritrovarne le stesse atmosfere nell’ultima pubblicazione dell’autore, non ho potuto resistere e l’ho acquistato e letto immediatamente.


Titolo: Klara e il sole
Autore: Kazuo Ishiguro
Anno della prima edizione: 2021
Titolo originale: Klara and the sun
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Susanna Basso
Pagine: 250


LA STORIA

"Klara è il sole" è la storia di un’amicizia tra una ragazzina dalla salute fragile ed un automa dalla sensibilità spiccata, che le viene affiancato. Non voglio dirvi di più della trama, perché esattamente come per "Non lasciarmi" credo che questo sia un romanzo tanto più godibile quantomeno si conosce del suo contenuto in anticipo: quando lessi "Non lasciarmi" per la prima volta non c’era Instagram, non si parlava di libri già prima della loro uscita in libreria o perlomeno le informazioni non erano così diffuse, e questo mi ha permesso di vivere completamente l’esperienza di lettura. Proprio per questo ho cercato di stare alla larga per quanto possibile da tutte le informazioni anche su "Klara il sole", e sono stata felice di averlo fatto.

COSA NE PENSO

In "Klara e il sole" c’è una tenerezza rara, c’è un rapporto speciale e soprattutto ci sono molte domande, molte questioni aperte, prima tra tutte: che cosa ci rende umani? È il nostro DNA, la nostra materia cerebrale, o il cuore umano in senso filosofico esiste davvero? È qualcosa che solo gli umani fatti di carne ossa e sangue possono avere, o anche un’intelligenza artificiale ne è dotata?

In "Klara e il sole" gli umani vengono potenziati per essere migliori, e vengono creati per bambini e adolescenti degli AA, amici artificiali che hanno molto da imparare, ma a cui di certo non mancano i sentimenti. Di sentimenti in questo libro ne troverete tanti, e molte saranno le pagine in grado di emozionarvi: ho provato sin dall'inizio un'enorme tenerezza per Klara, ed anche compassione, perché è difficile essere considerati qualcosa di meno degli altri quando dentro sia ha lo stesso mondo.

Non sbaglia chi trova dei parallelismi tra questo romanzo e "Non lasciarmi": anche qui si parla di creazioni ideate a beneficio esclusivo di qualcun altro, senza preoccuparsi di quello che sarà delle invenzioni stesse  -la visione della tecnologia, come completamente asservita all'umano, coincide. Come in "Non lasciarmi" c’è anche molto non detto: l’immaginazione del lettore deve impegnarsi per colmare i vuoti, e questo è parte del suo fascino, perché non si può dire che quelli di Ishiguro siano romanzi irrisolti. 

Anche in "Klara e il sole" infatti ogni tassello trova il suo posto, nonostante non tutto possa trovare una ragione razionale; ma si può credere nel sole, si può credere che sappia risvegliare un mendicante e un cane da un sonno eterno, e anche salvare una ragazzina da una malattia. Si può credere nel sole, nella gentilezza e nel sacrificio, e a mio parere sono proprio questi valori a rendere umani, molto più della materia cerebrale e il DNA.

lunedì 26 aprile 2021

Assassinio sull'Orient Express

Ci sono autori e autrici arcinoti di cui io ho una scarsissima conoscenza, nonostante siano considerati a dir poco popolari: una di queste è Agatha Christie, una delle scrittrici più prolifiche e famose del ventesimo secolo.


Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Autrice: Agatha Christie
Anno della prima edizione: 1934
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Casa editrice: Mondadori
Traduttrice: Lidia Zazo
Pagine: 216


Ottavo titolo dell'autrice con protagonista l’investigatore belga Hercule Poirot, "Assassinio sull’Orient Express" è un romanzo che si svolge quasi completamente a bordo di un treno, che da Istanbul si dirige verso Calais.

La regina del giallo Agatha Christie pubblicò questo romanzo nel 1934, in un mondo che non era ancora stato sconvolto dalla seconda guerra mondiale e in cui a differenza di oggi le persone si potevano spostare in paesi come la Siria o l’Iraq per motivi di affari o di turismo senza doversi confrontare con terrorismo e guerre civili. 

I protagonisti di questo romanzo provengono da diverse parti del mondo e si incontrano in Turchia: Ci sono cittadini americani, francesi, inglesi, ma anche svedesi e tedeschi, e tutti hanno in comune il fatto di vedere il proprio viaggio sconvolto da una tormenta di neve che lascia bloccati in Jugoslavia e dall’omicidio che avviene in una delle carrozze del treno.

Se scegliessi di rivelarvi qualsiasi altro particolare rischierei di rovinarvi la lettura, perché in giallo classico come questo il bello è proprio seguire ogni singolo indizio e la brillantissima indagine di Poirot, che procede per deduzione ed interrogatori fino alla soluzione del caso -che ne sono sicura finirà per sorprendervi.

Non sono affatto un’esperta di gialli e questo è stato il mio terzo incontro con un romanzo di Agatha Christie, nonostante l’enorme quantità di opere pubblicate dalla scrittrice inglese. Leggendo "Assassinio sull’Orient Express" in una domenica pomeriggio mi sono ricordata dell’incredibile piacere di un’opera letteraria che ti trascina con sé appassionandoti completamente, e grazie ad uno stile semplice e talvolta ironico, sempre arguto, ti lascia alle prese con le tue supposizioni che si riveleranno una dopo l’altra sempre sbagliate. 

Questo breve, scorrevole romanzo mi ha ricordato il piacere di leggere libri che non siano per forza letture emotivamente impegnative, ma storie ben scritte, che fanno godere al lettore del tempo trascorso immerso tra le pagine potendosi dimenticare tutto il resto. Credo che farò tesoro di questa sensazione positiva che Agatha Christie mi ha fatto provare e che nel corso della prossima gita al mercatino dell’usato andrò sicuramente a caccia di qualcun altro dei suoi libri!

mercoledì 3 febbraio 2021

Amsterdam

Prima o poi anche un romanzo di McEwan doveva rivelarsi una delusione! Dopo averne apprezzati quasi una decina, ho letto questo titolo forse al momento sbagliato, senza averne davvero voglia, e questo ha pregiudicato la mia opinione in proposito.


Titolo: Amsterdam
Autore: Ian McEwan
Anno della prima edizione: 1998
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Susanna Basso
Pagine: 181



LA STORIA

Vernon e Clive sono due amici di lunga data. Si frequentano sin da quando erano giovani, nonostante abbiano poi seguito carriere completamente diverse: Clive è un compositore affermato, Vernon invece un giornalista. In comune hanno anche l’amicizia con Molly, una donna coraggiosa e fuori dagli schemi, che viene purtroppo a mancare proprio nel giorno in cui questo romanzo ha inizio.

COSA NE PENSO

"Amsterdam" comincia come una storia d’amicizia. Seguiamo le vite dei due protagonisti, uomini inglesi di successo di mezza età, che compiangono la scomparsa dell’amica e con essa probabilmente la fine della parte più spensierata delle loro vite. In qualche modo la morte di Molly è la fine della giovinezza, o della stessa vitalità: i due infatti si promettono a vicenda che qualora capitasse loro ciò che è capitato a Molly (ovvero una lunga malattia che li rendesse incapaci di porre fine alle proprie vite) si aiuterebbero l’un l’altro a mettere fine alle reciproche sofferenze. 

Sappiamo così poco gli uni degli altri. Viviamo la nostra esistenza semisommersi, come masse di ghiaccio fluttuante, e spingiamo a galla soltanto la parte di noi presentabile, quella più bianca e compatta. Ed ecco qui invece una rara immagine scattata sotto il pelo dell’acqua, il ritratto del tormento intimo di un uomo, della sua dignità rovesciata dallo schiacciante bisogno di pura immaginazione, puro pensiero, dall’irriducibile forza umana per eccellenza: la mente.

Questa promessa sembra essere sofferta in una forte amicizia come quella tra Clive e Vernon; tuttavia in questo romanzo l’amicizia viene sezionata, fatta a pezzi dai fatti della vita, dalle scelte compiute spesso per vigliaccheria e per egoismo dai due protagonisti. Non esce certo il ritratto di due personaggi integerrimi, per i quali è facile provare empatia: anzi sin dall’inizio ho provato un forte fastidio per i due uomini, una totale distanza nei loro confronti, un disinteresse verso i loro destini, ma la maestria con la quale McEwan ne racconta le vicende è riuscita comunque a tenermi attaccata alle pagine. 

Il ritmo dalla metà del romanzo in poi si fa più incalzante, ed è chiaro che i protagonisti si trovano su un piano inclinato che non li porterà a nulla di buono. Il finale ricorda dei classici di McEwan come "Cortesie per gli ospiti" o la rivelazione contenuta in "Espiazione" ed è folgorante, inaspettato, beffardo nei confronti dei suoi stessi personaggi verso i quali l’autore non prova alcuna pietà.

All'inizio della settimana, quando Vernon lo aveva chiamato per scusarsi di avergli mandato la polizia, - sono stato un idiota, troppo lavoro, una settimana da incubo, e così via - ma soprattutto quando gli aveva proposto di raggiungerlo ad Amsterdam per una riconciliazione ufficiale, Clive era riuscito a mantenersi accettabilmente cortese, ma aveva le mani che gli tremavano dopo aver messo giù la cornetta.

Degno di nota è il titolo: "Amsterdam" è la città nella quale solo parte della conclusione è ambientata, ed il titolo ne sottolinea l’importanza. Amsterdam è descritta tra queste pagine come una città ordinata, piacevole, una città dove le esistenze di Clive e Vernon ed il rapporto tra i due arrivano al proprio culmine. Aspettiamo a lungo Amsterdam tra queste pagine e sembra non arrivare mai; quando arriva pare una boccata d’aria fresca, ma si rivela invece qualcosa di completamente diverso.

Che conforto procedere su strade attraversate da vie d'acqua. Un posto così tollerante e aperto, così maturo: le splendide rimesse in legno e mattoni trasformate in appartamenti eleganti, i piccoli ponti cari a Van Gogh, gli arredi urbani discreti, e tutti quegli olandesi dall'aria disponibile e intelligente in giro in bicicletta con i bambini seduti dietro. Persino i bottegai parevano professori, e gli spazzini, jazzisti. Non doveva essere mai esistita una città più razionale di Amsterdam.

Devo ammetterlo: "Amsterdam" non mi è piaciuto quanto altre opere dell'autore, nonostante ne riconosca il valore (è stato anche premiato con il prestigioso Booker Prize nell'anno della sua pubblicazione). Ho riletto spesso dei romanzi di McEwan, sempre con soddisfazione; temo che invece questo finirà archiviato insieme agli altri a far parte della collezione, ma dubito che lo riprenderò in mano molto presto. Sono comunque consapevole del fatto di averlo letto probabilmente nel momento sbagliato, in cui la pulizia, la precisione e quella particolare crudeltà dello scrittore non erano ciò che andavo cercando in una storia; non escludo perciò di poterne avvertire di nuovo il richiamo in futuro!