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giovedì 28 agosto 2025

30 seconds from Gaza

Dell’artista Mohammed Sabaaneh avevo già letto "Racconto Palestina", sempre pubblicato dalla casa editrice Mesogea. Quella volta lo avevo preso in prestito in biblioteca, ma ricordando quanto mi avesse colpita, ho deciso di acquistare direttamente sul sito della casa editrice il suo più recente lavoro: "30 seconds from Gaza".

Non avvicinatevi a quest’opera a cuore leggero, ma fatelo con la consapevolezza che non è possibile chiudere gli occhi davanti all’orrore che ci circonda. Con un’introduzione dello storico Ilan Pappé, questo volume raccoglie la trasposizione in disegni dallo stile cubista dichiaratamente ispirati al Guernica di Picasso delle immagini di dolore, morte e distruzione che sono state pubblicate online dai cittadini di Gaza dal 7 ottobre 2023 in poi.

Dal momento che il controllo sulle immagini online dipende dall’azione delle aziende che controllano i social network, una gran parte di queste immagini e video da cui essi sono tratte erano già state rimosse al momento in cui l’autore si è messo all’opera. Proprio per preservarne la memoria e per ricordarci che nessuno può ritenersi assolto dall’aver chiuso gli occhi davanti al genocidio che si svolgeva e tuttora si svolge in mondovisione, allo sterminio che avviene attraverso le bombe, la mancanza di cure mediche, la distruzione degli ospedali stessi e la fame, Sabaaneh lascia una traccia indelebile in questo testo, perché nessuno possa dichiarare di non aver visto, di non aver saputo, di essere stato legittimato alla negazione o alla dimenticanza.

Nonostante raggiunga a stento le cento pagine, si tratta di un’opera che ho dovuto più volte interrompere per la sofferenza che contiene ad ogni tavola, per l’intollerabilità di tanto orrore, per la perdita dell’innocenza e della vita di migliaia di bambini. Nonostante mi sia costantemente informata su quanto Sabaaneh ricostruisce in quest’opera ,l’arte in cui ha trasformato l’orrore è riuscita a colpirmi quanto le immagini e i video originali, e il fatto che fossero cristallizzati sulla pagina con un inchiostro di china -impossibile da cancellare come il sangue che scorre- lo ha reso una lettura davvero difficile da portare a termine, e allo stesso tempo necessaria.

Chiudo quest’opera con la consapevolezza che non esiste una persona che possa sentirsi autorizzata a sottrarsi a questa lettura nei nostri paesi di pace, ormai anestetizzati davanti al genocidio mostrato online e in televisione. Non posso che dirvi leggetelo, diffondetelo e non lasciate che sia dimenticato.

Qual è l'ultimo testo palestinese che avete letto?

mercoledì 18 giugno 2025

Libia

Nel fumetto "Libia", scritto da Francesca Mannocchi, giornalista che ha trascorso diverso tempo nel paese e illustrato dall’attivista per i diritti umani Gianluca Costantini (lo trovate in libreria in edizione Mondadori Oscar Ink) sono contenute diverse, storie separate l’una dall’altra, che hanno l’obiettivo di raccontare una Libia diversa da quella che troviamo sulle testate giornalistiche -piena della retorica contro i migranti e poco consapevole di ciò che realmente accade nel paese e di ciò che è accaduto prima e dopo Gheddafi.

Abbiamo innanzitutto un racconto della strage avvenuta all’interno di un carcere di stato nel 1996, quando i detenuti si ribellarono alle condizioni disumane nelle quali erano costretti a vivere e furono per questo massacrati a centinaia.

Ne "La nebbia libica" invece abbiamo il racconto di una realtà che conosciamo di più, che vi farà venire in mente il pluripremiato film "Io capitano": quello dei centri di detenzione per migranti che diventano teatro di torture e di malattie.

Ci spostiamo poi sulla costa, in pagine che dicono la verità sugli scafisti e sui trafficanti di uomini, su come l’intera economia di un paese si basi sul traffico di esseri umani che durante la dittatura di Gheddafi dovevano invadere l’Europa come strumento di pressione, ma ora è sufficiente che si imbarchino e poco importa se annegheranno a poche miglia dalla terraferma.

Nelle pagine successive, incontriamo Wered, una sedicenne fuggita dalla fame e dalla povertà dell’Eritrea per diventare vittima dello Stato islamico a Sirte e poi della detenzione in Libia, più volte abusata ed incinta di chissà chi tra i suoi stupratori: la storia di una donna che però ne rappresenta tante altre, un orrore che nelle nostre tranquille quotidianità ci rifiutiamo di guardare in volto, a cui ci rifiutiamo di dare un nome.

"Un’altra rivoluzione" è il capitolo più storico, che ricostruisce la rivoluzione del 2011 che mise fine al regime di Gheddafi per mano delle milizie armate che ormai nessuno è più in grado di controllare. Ci racconta la guerra civile del 2014, che ha spaccato il paese in due tra il governo riconosciuto basato a Tobruk e il governo di Tripoli, ad ognuno dei quali fanno capo centinaia di gruppi armati diversi. È seguita poi la presa di potere da parte dell’Isis in un conflitto sanguinoso, seguito dal nuovo governo del 2016, appoggiato dalle Nazioni Unite e basato a Tripoli, non riconosciuto però dal governo di Tobruk: un paese dunque ancora spezzato, fortemente legato all’Italia sia grazie all’importazione del gas sia alla tratta dei migranti nel Mediterraneo. Infine, assistiamo alla presa del potere su Tripoli del generale Haftar nel conflitto del 2019, anno in cui questo fumetto è stato pubblicato. 

Da allora la situazione libica è diventata tutt’altro che più trasparente e ancora il denaro e il traffico di esseri umani la fanno da padrone. Trovo che l’opera di Francesca Mannocchi sia un ottimo primo approccio all’argomento, rendendolo accessibile a tutti i lettori, umanizzandolo con le biografie di coloro che ha intervistato, tra giornalisti che cercano di sottrarsi ai controlli e alle persecuzioni, madri che hanno perso i figli e che altri ne aspettano a casa, sperando che tornino anche per quel giorno sani e salvi.

Mannocchi ci insegna qualcosa e soprattutto pianta un seme su cui potremmo far germogliare un approfondimento. Ora sono curiosa di recuperare anche il suo libro intitolato "Io Khaled vendo uomini e sono innocente".

Qual è l’ultima opera di non fiction che avete letto?

giovedì 20 febbraio 2025

Maus

La prima volta che ho letto "Maus" di Art Spiegelman, pubblicato in Italia da Einaudi, ero alle superiori: quasi vent'anni più tardi l'ho ripreso in occasione dell'incontro del gruppo di lettura che frequento, gliambasciatoridei libri.

Unico fumetto ad aver mai vinto un premio Pulitzer, "Maus" è un testo profondamente autobiografico, in cui lo stesso autore si inserisce tra i suoi personaggi, rappresentando nelle tavole in bianco e nero i dialoghi tra lui e il padre Vladek (e Mala, la seconda moglie di quest'ultimo). L'intenzione, sin dall'inizio, è dare voce all'esperienza di Vladek Spiegelman, cittadino polacco sopravvissuto all'Olocausto. 

La chiave scelta per rappresentare graficamente le vicende è molto particolare: gli ebrei sono raffigurati come topi antropomorfi (l'autore per questo si ispirò ad un racconto postumo di Franz Kafka, ad un popolare cartone animato ma anche ad un film di propaganda nazista), mentre i polacchi hanno le sembianze di maiali e i tedeschi di gatti. Restano, durante gli anni di guerra e deportazione, solo gli aspetti più ferini e animaleschi dell'essere umano, dove l'umanità è ridotta al lumicino e si aiuta soltanto chi può restituire qualcosa in cambio.

Nonostante questo racconto doloroso ed efficace dello sterminio degli ebrei polacchi, grande spazio viene riservato anche alla biografia della madre di Art Spiegelman, Anja, la prima moglie di Vladek (a cui il fumetto è dedicato): anche lei sopravvissuta ad Auschwitz, dopo aver perso il suo primogenito, non riuscirà mai ad elaborare i propri traumi e morirà suicida -episodio durissimo, che Spiegelman racconta nella propria opera. 

"Maus" è dunque un fumetto storico ma anche estremamente personale, sul conflitto tra un padre e un figlio che non si comprendono, con una conclusione molto amara che non ricordavo. È un'opera che non lascia indifferenti, che colpisce come uno schiaffo, e che consiglio anche a chi solitamente non si avvicina al genere del romanzo a fumetti.

Avete già letto questo testo?

mercoledì 8 gennaio 2025

Città di vetro - Il gigante

Dopo aver letto "Trilogia di New York" di Paul Auster, pubblicato da Einaudi, mi sono ricordata di possedere da tempo immemore la versione a fumetti del primo volume del romanzo, "Città di vetro", adattato da Paul Karasik e David Mazzucchelli, illustrato da quest'ultimo e nato da un'idea di niente meno che Art Spiegelman.

È una versione molto fedele all'opera di Auster: ne riprende alcuni brani in forma integrale, ne rievoca l'ambientazione newyorkese seguendo i passi di Stillman lungo le strade a comporre forme dell'alfabeto, rappresenta la discesa nella confusione e nella follia di Quinn, dal vicolo dove si nasconde come un senza tetto fino all'isolamento in cui riempie le fitte pagine del taccuino rosso, il tutto in tavole in bianco e nero, ricche di balloon, divise in riquadri regolari, a volte perfino tre file di tre dalle identiche dimensioni.

Non avevo provato un colpo di fulmine nei confronti del romanzo di Auster, e il suo adattamento a fumetti non ha cambiato la mia sensazione di tiepido coinvolgimento emotivo e al tempo stesso di ammirazione verso la complessità e l'ambiguità del testo rappresentato; ho vissuto questa lettura come un completamento dell'esperienza precedente, e me ne sono sentita arricchita per quanto non abbia stravolto la mia opinione a riguardo.

L'edizione che possiedo, uscita in edicola con La Repubblica, è corredata anche di un'opera precedente di Mazzucchelli, intitolata "Il gigante", che nella bicromia e nella forma potrebbe sembrare quasi preparatoria -lo trovate pubblicato da Coconino Press con il titolo "Big Man". Si tratta di un racconto toccante, che mi ha fatto pensare a "Uomini e topi" di Steinbeck e a "Il miglio verde" di Stephen King, in cui senza spiegazione alcuna un gigante approda in una piccola comunità di campagna, e la sua diversità viene temuta pur senza averne altre ragioni che non siano apparenti, con le tragiche conseguenze che ci si possono aspettare. Le sequenze sono spesso mute e la presenza espressiva di una bambina, anche lei in qualche modo differente dagli altri e per questo ancor di più in sintonia con il Gigante, è riuscita a commuovermi. Credo che cercherò di approfondire questo autore che non conoscevo!

Avete letto fumetti nell'ultimo periodo?


mercoledì 9 ottobre 2024

Sylvia Beach

Non è un mistero che uno dei miei luoghi preferiti in assoluto nella città di paesi sia la libreria Shakespeare and Company sulla Rive Gauche, un luogo che sono sicura fa innamorare tutti i lettori che vi mettono piede! Non potevo quindi non recuperare il fumetto "Sylvia Beach"  scritto da Emilia Cinzia Perri e illustrato da Silvia Vanni, pubblicato da Bao Publishing, che racconta la storia della fondatrice dell’originaria Shakespeare and Company: si trovava in Rue de l’Odeon e fu in attività dagli anni '20 al 1941 quando fu costretta a chiudere perché la sua titolare in quanto cittadina americana fu confinata in un campo di prigionia.

Questo fumetto è una vera e propria biografia narrata in prima persona da Sylvia Beach, che racconta la propria ad un’aspirante collaboratrice. Ripercorriamo così tutte le tappe dalla fondazione della libreria, dai ritrovi di scrittori famosi o sul punto di diventarlo, come Paul Valery, Andre Gide, Hemingway, il tormentato momento della pubblicazione dell’Ulisse di Joyce che Silvia sostenne con moltissimo impegno ricavandone però non poche difficoltà, e poi l’avvento della seconda guerra mondiale che stravolse le sorti della libreria, la cui eredità sarà raccolta negli anni '50 da George Whitman che riporterà il nome nella sua attività a pochi passi da Notre Dame.

È un fumetto pieno di eventi appassionanti, che tengono incollati alle pagine soprattutto chi è incuriosito dalla storia alla base di un luogo ancora oggi così magico. Colorato in tinte piuttosto cupe, dove predominano i marroni e i grigi, trasmette comunque una grande forza e perseveranza; in alcuni momenti il realismo lascia spazio a piccoli tocchi di fantasia, come Sylvia capace di volare quando si emoziona per qualcosa, o gli abbonati soprannominati "bunnies" rappresentati come deliziosi coniglietti. Ho apprezzato molto queste particolarità che interrompono il radicamento nella storia di questo fumetto, la cui lettura è stata per me una bellissima esperienza .

Avete mai visitato la libreria Shakespeare and Company?

giovedì 26 settembre 2024

Shubbek Lubbek

Shubbek Lubbek di Deena Mohamed è il più bel fumetto che incontro da molto tempo! Pubblicato da Coconino Press, è quasi incredibile pensare che si tratta di un'opera d'esordio, dopo l'esperienza dell'autrice nella creazione di comic online -in particolare con protagonista Qahera, un'eroina impegnata nella lotta alla misoginia e all'islamofobia.

Qui realizza un'opera complessa e ricchissima, ambientata in un Egitto distopico in cui da oltre un secolo i desideri sono in vendita e, in base alla loro categoria, possono influire in modo più o meno significativo sulle vite dei loro proprietari.

Tre sono le storie in "Shubbek Lubbek", tenute insieme dalla cornice di Shukri, il commerciante che tra gli altri articoli in vendita ha proprio tre desideri di prima classe.

Sarà Aziza la sua prima cliente, che però per la sua umile estrazione sociale sarà sospettata di furto -o perlomeno sarà questo il pretesto e la detenzione che subirà. Poi è il turno di Nur, studentessa di buona famiglia in Scienze dei Desideri all'università americana del Cairo, prigioniera di una depressione di cui non comprende le cause. Infine c'è Shawqiyya, anziana cliente gravemente malata, che Sukri vorrebbe guarire con l'ultimo desiderio rimasto senza conoscerne il passato [ne ha già infatti utilizzato uno per rivivere daccapo la propria vita, dopo che a seguito di un matrimonio infelice aveva perso entrambi i suoi figli e ucciso il marito, che non le aveva permesso di usare il desiderio per salvarli].

Il fumetto di Mohamed alterna l'arabo e l'inglese, tavole a colori e in bianco e nero, infografiche che contestualizzano i desideri e la loro storia, momenti taglienti ed ironici ad altri molto toccanti. È un'opera che in chiave simbolica parla dell'Egitto di oggi, e al tempo stesso ci trasporta in un mondo alternativo e convincente, abitato da personaggi a cui ci affezioniamo. Per me è stato un vero colpo di fulmine!

Qual è l'ultimo fumetto che avete amato?

martedì 28 maggio 2024

Racconto Palestina

"Racconto Palestina" è un fumetto che nasce in lingua araba, ma che nella forma originale deve ancora vedere la propria pubblicazione, avvenuta invece in inglese francese e in italiano, quest’ultima grazie alle edizioni Mesogea. 

Perché Mohammad Sabaaneh non è stato pubblicato in patria o perlomeno non ancora? Le sue tavole, attraverso la particolarissima tecnica linoleografica che lavora per sottrazione, incidendo sagome bianche su fondo nero, non la manda certo a dire e "racconta Palestina" come dice il titolo attraverso le voci dei suoi cittadini, intrappolati da Israele nonostante le tante sentenze della Corte Internazionale di Giustizia che giudicano illegali i suoi comportamenti e la sua occupazione del territorio. 

L’autore racconta il carcere, ma anche la libertà che rappresenta come un fragile volatile capace di attraversare i muri e i confini. Racconta l’attualità di un paese sempre più ristretto, sempre più limitato dove gli arresti sono arbitrari, dove i bambini vengono uccisi sulla strada verso la scuola, e poi racconta Gaza prima di questa guerra, la più grande prigione a cielo aperto del mondo, ed è doloroso oggi pensare che la situazione è diventata ancora peggiore di quell’incubo.

In questo fumetto breve ma istruttivo Sabaaneh riesce ad essere diretto e anche poetico, a farci vedere l’oscurità che preme su coloro che non hanno alternative, che non possono andare altrove come i cittadini di Gerusalemme est che se decidessero di lasciare la loro città non potrebbero rientrarvi.

Anche l’appendice, che ripercorre alcune tappe della storia della Palestina e sottolinea i crimini israeliani perpetrati ignorando tutte le norme del diritto internazionale nel silenzio generale degli altri Stati, è estremamente chiara e informativa. Purtroppo questo fumetto è poco conosciuto, ma lo ritengo un'opera assolutamente da diffondere e da consigliare, che è riuscita in poche pagine ad emozionarmi e che potrebbe essere adatta alla lettura anche per chi non si è ancora avvicinato al tema.

Qual è l’ultimo testo ambientato in Palestina che avete letto?

giovedì 25 aprile 2024

Un polpo alla gola

Primo romanzo grafico dalla storia unica di Zerocalcare, "Un polpo alla gola" è stato pubblicato da Bao Publishing nel 2012 e si divide in tre momenti della vita dell'autore, cominciando con la sua infanzia.

L'infanzia è centrale nella trama, con i suoi ricordi, i suoi fantasmi, i suoi segreti, il "polpo alla gola" delle verità mai confessate. Ci sono le avventure dei bambini, le minuzie che sembrano giganti e importantissime, l'amicizia che accompagna nella crescita; c'è un teschio nel bosco, c'è il mondo degli adulti così lontano e incomprensibile, nel vederli rappresentare principalmente l'autorità.

A guidarci in questa storia c'è un mistero, che nelle ultime pagine avrà la sua soluzione (che io non avevo immaginato [il figlio del custode della scuola e della prof ormai morta, durante un gioco con un coetaneo, era stato responsabile della sua morte -era suo il teschio nel bosco); ma soprattutto c'è la genuinità della narrazione con cui torniamo a pensare ai bambini che siamo stati, alle improbabili avventure con i nostri Secco e Sarah, com'era facile diventare vittime di scherno ma al tempo stesso rendere vittime altri coetanei. Non edulcora Zerocalcare, non dipinge bambini angelicati o artificiosi, ma ne dà un ritratto diretto e onesto come tutta la sua produzione. 

"Nessuno guarisce dalla propria infanzia": è proprio così, e leggere questo fumetto me lo ha ricordato. 

Qual è il vostro titolo preferito di Zerocalcare? 

martedì 23 aprile 2024

Riflesso perfetto

Non leggevo un fumetto da qualche tempo, ma "Riflesso perfetto" di Mattia Surroz, pubblicato da Sergio Bonelli Editore è stato un modo magnifico per riprendere l'abitudine.

È una storia di rimpianto, certo: inizia in una casa di riposo, dove Enea è tra gli inquilini autosufficienti. Ha sempre vissuto da solo, e così è invecchiato con le sue paure, incapace di ammettere persino a se stesso che gli piacessero gli uomini, incapace di vivere le emozioni a cui era andato così vicino, nelle acque di quella cascata in montagna, giorno dopo giorno, con Giacomo. Lo ha sempre immaginato vicino però, Giacomo; ha immaginato i viaggi, l'appartamento condiviso, una vita in due. 

E proprio quando gli anni sono passati, quando la monotonia della minestrina e della TV ad alto volume è spezzata solo da una settimana di villeggiatura al mare, quando i discorsi vertono tanto spesso sugli acciacchi dell'età, Giacomo arriva. Non ha memoria, ma ha un gran sorriso, e a modo suo Enea vive una vicinanza che non ha mai potuto avere prima; se non possiamo davvero chiamarla una seconda possibilità, perché ci viene da pensare che per una seconda possibilità sia troppo tardi, è comunque una struggente quotidianità di letti accostati, di riflessi allo specchio, perfetti come sono stati nelle acque limpide di montagna. 

È dolceamaro "Riflesso perfetto"; per le anziane signore alla vista della spiaggia nudista e i suoi villeggianti ridiamo, ci intenerisce il karaoke, la buona volontà degli animatori della struttura, è genuina quell'amicizia che vince il tempo e la solitudine a godere di ogni attimo sulla panchina di un giardino o su una sdraio dove acquistare un souvenir da un ambulante. E poi commuove, per Enea e Giacomo e tutto quel tempo che non hanno avuto, per quei rimpianti incancellabili, le vite possibili che non sono mai state. 

Mi sono divertita e mi sono commossa, mi sono riempita gli occhi delle illustrazioni poetiche ma dirette, che mettono i corpi in primo piano, la loro verità, l'implacabile trascorrere del tempo ma anche la vita che resta, luminosa, in quegli sguardi. "Riflesso perfetto" è la prima opera da autore unico dell'autore, e spero che ce ne regalerà molte altre ancora! 

giovedì 8 febbraio 2024

Heimat

"Heimat" di Nora Krug (lo trovate in libreria pubblicato da Einaudi) è una delle letture più interessanti che ho affrontato nell’ultimo periodo. Il sottotitolo lo definisce "album di una famiglia tedesca" ed è proprio l’album il genere di opera, composta da testo e immagini, che meglio lo rappresenta.

Le immagini sono illustrazioni come in un fumetto, a volte vere e proprie pagine composte da tavole e didascalie, ma altre volte sono fotografie o documenti, mappe, infografiche che arricchiscono la narrazione e la sua veridicità. 

L’autrice scava nella memoria propria ma soprattutto della sua famiglia, interrogandosi sul senso di colpa e sulla vergogna che ha sempre provato nel sapersi tedesca, per quanto emigrata in America, non conoscendo in profondità quanto i suoi antenati fossero stati in prima persona protagonisti delle atrocità naziste. È così che ripercorre tra un archivio, l’intervista ad un parente, la lettura delle corrispondenze i passi del nonno Willy, che al partito era stato iscritto, dello zio Franz Karl, morto ad appena diciott’anni soldato in guerra, e degli altri membri della famiglia che li hanno conosciuti.

È uno scavo, un viaggio a ritroso in quella Karlsruhe che tanto ha perseguitato i suoi cittadini ebrei, è un viaggio di scoperta, di elaborazione dell’identità che sa essere in primo luogo estremamente informativo. Sa essere emozionante, per l’avvicinamento emotivo che l’autrice prova nel conoscere anche dopo la loro scomparsa  i parenti sui quali si era tanto interrogata.

Ho amato anche le pagine dedicate ai prodotti di origine tedesca che poi si sono diffusi nel mondo e l’attenzione che l’autrice dedica all’aspetto linguistico dell’identità.

"Heimat" è dunque una storia familiare, ma al tempo stesso una storia della Germania, un testo che consiglierei assolutamente come lettura nelle scuole perché la sua forma illustrata lo rende adattissimo anche ai più refrattari ai testi di storia, e che sorprenderà chi si aspetta un fumetto tradizionale, perché scoprirà molto di più tra le sue pagine. Per me che per tanti anni ho studiato tedesco e ho anche abitato in Germania è stata una lettura veramente sorprendente e soddisfacente, che non posso fare altro che consigliarvi.

Qual è l'ultimo fumetto che avete letto?

mercoledì 10 gennaio 2024

Jun

L’artista coreana Keum Suk Gendry Kim, autrice di "Jun" che trovate in libreria pubblicato da Bao Publishing, racconta nelle sue opere aspetti della realtà. Nel precedente "Le malerbe" si era occupata della dolorosa questione delle donne di conforto coreane costrette a prostituirsi per l’esercito giapponese durante la guerra di conquista tra gli anni '30 e '40 del Novecento. 

Con "Jun" invece racconta la storia di un ragazzo coreano nato nel 1990 particolarmente talentuoso nell’arte del pansori, musica coreana che unisce il canto alle percussioni. È proprio in una scuola di musica infatti che l’autrice ha incontrato il ragazzo ed è stata incuriosita dalle sue capacità ma anche dalle sua evidente peculiarità. Oltre che musicalmente è dotato infatti Jun è anche autistico e questo negli anni '90 è stato tutt’altro che considerato un pregio da coloro che lo circondavano: respinto dalle scuole in quanto considerato un disturbo, bullizzato dai coetanei che lo consideravano diverso, derubato dagli sconosciuti per la sua troppa fiducia; a stargli accanto solo i suoi genitori e la sorella minore, che hanno raccontato all’autrice la propria esperienza.

Jun è quindi un fumetto che racconta la disabilità e la diffidenza che spesso ricevono le persone considerate diverse dalla maggioranza. Riflette anche sul concetto del "dopo di noi", su come potranno cavarsela ragazzi che nel loro percorso di crescita non hanno raggiunto una vera e propria autonomia e i genitori come quelli di Jun si chiedono che cosa succederà quando non saranno più loro in grado di prendersene cura. 

Ho trovato questo fumetto estremamente espressivo e capace anche di dare voce ai sentimenti della sorellina di Jun, che non sono soltanto positivi perché in quanto normodotata spesso si trova ad essere quella meno considerata in quanto necessita di meno attenzioni e inevitabilmente ne soffre. 

È quindi un fumetto che non fa la morale a nessuno, ma riflette sulla necessità di un intervento dello Stato nell'assistenza e nel supporto alle famiglie di persone con disabilità, perché non siano lasciate sole: un problema che la realtà coreana e quella italiana hanno indubbiamente in comune. 

Mi è piaciuto ancora una volta come l’autrice sia stata in grado di raccontare una realtà collettiva attraverso la storia di un singolo, e a questo punto credo che recupererò anche la sua ultima pubblicazione italiana intitolata "L’attesa"! 

Qual è l’ultimo fumetto che avete letto ?

mercoledì 3 gennaio 2024

Il fotografo di Mauthausen

Per questa Giornata della Memoria voglio consigliarvi il fumetto "Il fotografo di Mauthausen" di Salva Rubio, Pedro Colombo e Aintzane Landa, pubblicato da Mondadori nel 2018, perché racconta una pagina di storia davvero poco conosciuta: si parla di Olocausto, certo, come si intuisce dal titolo. Ma il prigioniero a Mauthausen protagonista di questa storia è Francisco Boix, prigioniero politico spagnolo, che sopravvissuto al campo di concentramento non verrà affatto riaccolto in patria: in Spagna infatti il franchismo non è caduto al termine della Seconda Guerra Mondiale, bensì ha spadroneggiato fino agli anni '70.

Non avevo mai sentito parlare di questo partigiano, orgoglioso membro del partito comunista, che sfidò ogni avversità e vinse ogni timore di perdere la vita in nome di quella che sentiva come una missione: testimoniare le brutalità dei lager attraverso le sue fotografie, che scattava obbligato dai nazisti, e quelle scattate dai nazisti stessi, e fare in modo che quelle fotografie costituissero un monito, una testimonianza, uno strumento per ottenere giustizia. 

Le tavole sono evocative, fotografiche, dettagliate; i colori sono spesso cupi, le scene di violenza e di morte sono molteplici, il disegno rivela i corpi brutalizzati, scheletriti, ma anche la forza degli uomini nelle espressioni dei volti. 

Salva Rubio racconta in questo fumetto la vita di un uomo che ha vissuto troppo poco (un'insufficienza renale, probabilmente dovuta alle privazioni del campo di concentramento, lo uccise ad appena 31 anni), ma con coraggio, lottando per la giustizia e perché gli orrori della storia non fossero dimenticati.

Nel 2018 dalla sua vita è stato anche tratto un film spagnolo, con protagonista Mario Casas -finalmente dunque anche nella sua patria le ingiustizie subite da Francisco ricevono l'attenzione e il riconoscimento che avrebbero ben meritato in passato.

Purtroppo questo testo è fuori catalogo, ma la mia speranza è che Mondadori decida di ristamparlo in modo da permetterne la diffusione a quanti più lettori!

Qual è l'ultima storia vera che avete letto?

mercoledì 1 novembre 2023

Cronache di Gerusalemme

Nel 2011 il fumettista canadese Guy Delisle trascorre un anno a Beit Hanina, a Gerusalemme est, nella parte araba della città: lo fa per accompagnare la propria moglie che lavora per Medici Senza Frontiere in missione tra Gaza e la Cisgiordania, e lo racconta in "Cronache di Gerusalemme", portato in Italia da Rizzoli Lizard.

Con il suo tratto pulito e semplice nelle sfumature del grigio, dai pochissimi accenni di colore in alcuni punti salienti, Delisle documenta dodici mesi in un territorio estremamente complesso: visita Israele e i Territori Palestinesi, numerose città oltre a Gerusalemme come Tel Aviv, Ramallah, Hebron, Nablus, numerosi santuari e luoghi di culto, la spianata delle moschee, vive le festività locali. 

Ma soprattutto si scontra con un’articolazione difficile da comprendere, tra territori occupati, coloni intransigenti, studenti di arti visive, attivisti per i diritti del popolo palestinese, arabi scacciati dalle proprie case, i muri, i posti di blocco, i giovanissimi soldati israeliani armati fino ai denti.

"Cronache di Gerusalemme" è un punto di vista esterno sulla questione palestinese, e proprio perché l’autore non è palestinese, non è israeliano né un colono il suo punto di vista è onesto, diretto e mette in luce le immense, intollerabili contraddizioni di uno Stato che espropria strade e case ai suoi abitanti nel silenzio della comunità internazionale, in un’escalation di violenze e violazioni dei diritti. Le critiche di Delisle sono implicite, mostra e non dice, ma si fa capire con grande trasparenza.

Sono trascorsi ormai più di dieci anni dalla stesura di questo fumetto che tuttavia è ancora oggi di grande interesse per farsi un’idea sulla questione. Oggi assistiamo ai bombardamenti su Gaza e i bombardamenti su gazza ci sono anche in quest'opera: quelli dell'Operazione Piombo Fuso, che ci ricorda come la storia non faccia altro che ripetersi senza lasciare scampo alle popolazioni dei vinti, non sostenute dai più potenti governi.

"Cronache di Gerusalemme" è un ottimo modo per leggere dell’attualità ma anche della storia, per comprendere le divisioni progressive e sempre più invadenti di un territorio attraverso le tavole di dell’autore che ce le mostra in modo chiaro e comprensibile. È stata per me un’ottima lettura, una dimostrazione di quanto il fumetto possa raccontare e, inutile dirvelo, anche la fortissima tentazione di appropriarmi di tutte le altre cronache disegnate dall’autore in giro per il mondo, perché sono sicura a questo punto che meritino di essere lette! 

Avete intrapreso delle letture ambientate in Palestina in questo periodo?

mercoledì 23 agosto 2023

Le ragazze del Pillar vol.2

Il secondo volume de "Le ragazze del Pillar" di Teresa Radice e Stefano Turconi, pubblicato da Bao Publishing e spin-off del fumetto "Il porto proibito" (che è uno tra i miei preferiti in assoluto) riprende da dove avevamo lasciato: a Plymouth, nel 1810, quando Tess è appena entrata a far parte della squadra del Pillar to Post.


La ragazza rivela da subito un pronunciato interesse per Yasser Allali, il capitano della Last Chance, ma pagina dopo pagina capiremo le sue vere intenzioni -che non si limitano a raggiungere il fratello a Madras [infatti è stata incaricata, per salvarsi la vita dopo aver messo nei guai un uomo potente quando si prostituiva a Parigi, di eliminare la nave in modo che l'Algeria non prenda accordi commerciali con l'Inghilterra]. 

Anche in questo episodio ha un certo peso l'innamoramento, e incontriamo di nuovo anche Lizzie, la cui relazione procede a gonfie vele, per rimanere in tema!

A Cinnamon invece è dedicato il secondo episodio di questo volume: di origine indiana, rimasta orfana, la ragazza è stata portata in Inghilterra da un missionario e qui è cresciuta. Al Pillar to Post si presenta un losco figuro intenzionato a rubare l'unico ricordo che le resta del padre, un prezioso bracciale... Mentre al largo tra le onde la Last Chance con a bordo Tess e Yasser se la vede brutta sotto attacco dei francesi, ma riesce ad arrivare finalmente ad Algeri.

Il secondo volume di questa serie a fumetti è più ricco d'azione, e i disegni di navi, marinai e battaglie sono evocativi in modo impressionante. Personalmente ho preferito il precedente, meno movimentato e più introspettivo, ma non vedo l'ora di conoscere il seguito delle avventure a cui abbiamo partecipato tra queste pagine! In più il personaggio del capitano Allali si fa sempre più intrigante, e le ambientazioni variegate, tra Inghilterra, India e Algeria sempre più suggestive!

Qual è l'ultimo fumetto che avete letto?

mercoledì 28 giugno 2023

Le ragazze del Pillar - volume 1

Spin-off del capolavoro del fumetto "Il porto proibito", che è attualmente il mio titolo preferito della coppia di autori Teresa Radice e Stefano Turconi, nella serie "Le ragazze del Pillar" pubblicata da Bao Publishing, di cui ho appena recuperato il primo volume, sviluppano l’ambientazione del Pillar to Post.

Al suo interno troviamo due storie che parlano "di terra, di mare, di marinai e di prostitute", come si legge già in apertura e sono ambientate entrambe nel 1810, a Plymouth nel Devonshire, come il testo da cui hanno origine. 


La prima storia è dedicata a June e la seconda Alice, due delle ragazze che lavorano come prostitute alla locanda che ormai conosciamo. La prima storia si intreccia però anche quella di Tane, energumeno di origine neozelandese i cui passi incontrano quelli delle ragazze perché l’uomo trova lavoro proprio alla locanda dopo la morte del capitano con il quale aveva viaggiato per lungo tempo e che lo considerava come un figlio. June gli è particolarmente affezionata e si impegna in ogni modo perché i sospetti sul suo conto decadano e l’uomo possa vivere in libertà occupandosi di proteggere le ragazze del Pillar

Il secondo capitolo invece è principalmente una storia d’amore, tra Lizzie che sogna un uomo aristocratico e un giovane impacciato scienziato che si innamora di lei senza curarsi della sua chiacchierata professione. È una storia tenera e romantica che sul finale mi ha addirittura commossa con la sua dolcezza. 

Come sapete i fumetti di Teresa Radice e Stefano Turconi sono tra i miei preferiti e non posso fare altro che consigliarvi anche questa lettura, come sempre magnificamente illustrata dal disegnatore  nei suoi colori ad acquarello fatti di splendidi paesaggi e ambientazioni suggestive. Non vi consiglio però di iniziare da qui perché se ancora non ci siete mai stati è da "Il porto proibito" che dovete iniziare a conoscerlo per potervi immergere al meglio nelle sue atmosfere! 

Qual è la vostra opera preferita di questi due autori ?

mercoledì 21 giugno 2023

Il contastorie

Teresa Radice e Stefano Turconi sono tra i miei fumettisti preferiti: in cima alla mia classifica personale c’è quel capolavoro de "Il porto proibito", un fumetto che dovrebbe leggere anche chi non è abituato a questa forma letteraria. Secondo metto "La terra, il cielo, i corvi" e per terzo "Non stancarti di andare", che però da oggi se la gioca con "Il contastorie", la più recente delle loro pubblicazioni. 


Il protagonista è un undicenne brasiliano, Pedro, che non ha mai lasciato il paesino dove vive con le sorelle minori e uno dei fratelli, mentre l’altro, Cent, è sempre in viaggio alla scoperta del mondo -o almeno questo è quanto Pedro crede prima di scontrarsi con una realtà molto meno fiabesca dei libri  nei quali è costantemente immerso. [Il fratello infatti non è mai uscito dal Brasile, ma si assenta spessissimo da casa per via della sua attività di spaccio di droga e anche per colpa della propria tossicodipendenza che lo ha portato a indebitarsi in modo grave] 

Inconfondibile è il tratto di Turconi, che disegna un Pedro dolcissimo al quale ci affezioniamo dalla prima pagina, alle prese con delle verità troppo amare per un bambino della sua età. Il percorso che intraprende in questo fumetto è un viaggio avventuroso nel tentativo di tirare il fratello maggiore fuori dai guai, ma anche una storia di formazione che lo fa scontrare con l’amarezza della realtà e pone fine alla sua innocenza. 

I colori di queste tavole acquerellate sono magici e ci trasportano nell’atmosfera dell’Amazzonia, con la sua vegetazione lussureggiante e i suoi animali, primo tra tutti il minuscolo lemure Chico che accompagna ovunque il protagonista. Ci sono paesaggi magnifici e personaggi espressivi e magnetici -degno di nota l'enigmatico e significativo personaggio di Tiresia.

Rispetto ai tre che ho citato precedentemente in questo post, questo fumetto è adatto anche alla lettura da parte di lettori più giovani: per quanto la tematica sia delicata viene raccontata in toni  adeguati per l’età dei coetanei di Pedro, evitando una durezza eccessiva. Si innamoreranno poi di questa storia tutti gli amanti della lettura, perché i romanzi e le storie che contengono sono il fil rouge che lega i suoi capitoli e che accompagna la crescita di Pedro. 

Insomma è stata un'ulteriore conferma di quanto ami questa coppia di autori, e una lettura tenera ed emozionante che mi sento di consigliarvi di cuore!

Avete letto le loro opere? Qual è la vostra preferito?

venerdì 2 giugno 2023

Alice di sogno in sogno

Di Giulio Macaione, fumettista pubblicato da Bao Publishing, ho letto già diverse opere, tra le quali la mia preferita è "Scirocco", uno dei fumetti che ho amato di più in assoluto. Secondo classificato tra i suoi "Stella di mare", seguito da "Basilicò". 


Di recente ho recuperato il suo "Alice di sogno in sogno", realizzata con i colori di Giulia Adragna e pubblicata nel 2018, creata appositamente per il mercato statunitense. Si tratta di un’opera più adolescenziale rispetto a quelle che vi ho appena citato: la protagonista Alice ha il potere di sognare i sogni degli altri, anche quando questi si rivelano essere degli incubi. Vive negli Stati Uniti, ha da poco cambiato città ed è vittima di bullismo; per di più la notte gli incubi del suo fratello maggiore non le danno tregua.

Questo suo potere inspiegabile e inspiegato diverrà nel corso della storia la chiave per salvare il suo migliore amico, che scoprirà anche uno scomodo segreto che lega le loro famiglie e a cui anche le visioni di Alice contribuiscono a trovare una soluzione. 

Come sempre i disegni sono davvero affini ai miei gusti, e le tavole coloratissime e dettagliate sono un piacere per gli occhi; anche le tavole più oniriche mi hanno soddisfatta del tutto. Per quanto riguarda la trama, in effetti molti passaggi restano misteriosi, primo tra tutti il potere della protagonista. 

La vicenda tratta principalmente di crescita e di amicizia, e per questo lo ritengo un fumetto perfetto da consigliare a dei lettori adolescenti: io avrei apprezzato forse qualche pagina in più, qualche ulteriore dettaglio alla narrazione, ma nel complesso è comunque un fumetto che ho molto apprezzato, e l'autore si riconferma una garanzia! 

Qual è l’ultima storia di formazione che avete letto?

mercoledì 10 maggio 2023

Sofie e Abou

Per la giornata mondiale del rifugiato ho scelto di parlarvi di "Sofie e Abou" di Judith Vanistendael, che è un fumetto diviso in due parti, ma pubblicato in un’unica edizione in Italia da Rizzoli Lizard nel 2009. È ambientato in Belgio ed è ispirato ad un racconto intitolato "Notizie dalla fortezza"; racconta una storia del tutto realistica, quella dell’innamoramento di due giovani: una ragazza belga e un giovane richiedente asilo togolese, che si incontrano in un centro per rifugiati  a metà degli anni 90. 


Ottenere lo status di rifugiato è tutt’altro che semplice e così Abou, il protagonista maschile, nonostante sia stato vittima di torture nel suo paese d’origine è ancora in attesa di un verdetto che potrebbe non rivelarsi positivo. 

Viene accolto dalla famiglia di Sofie, che dapprima è smarrita e fatica ad accettare la relazione della figlia. Molto interessante da questo punto di vista è il personaggio del padre, che passa da una certa ignoranza imbevuta di luoghi comuni razzisti a parteggiare per la relazione della figlia e accettarne ogni decisione: è un personaggio profondamente vero, che mette in luce come l’unica arma verso il pregiudizio sia la conoscenza diretta. 

La seconda parte della storia si svolge a dieci anni di distanza e non indora in alcun modo la pillola sulle difficoltà che una relazione per forza influenzata dai traumi del passato deve affrontare [Sofie infatti, dopo aver sposato Abou perché quello è l’unico modo per fargli ottenere un permesso di soggiorno nonostante la ragazza non si senta pronta a compiere questo passo, decide di troncare la relazione per via dei troppi fantasmi che perseguitano Abou e inevitabilmente opprimono anche lei. La ritroviamo a distanza appunto di 10 anni madre di una bambina, che rievoca il ricordo di Abou come un’ingenua e tenera parte del proprio passato].

Quella di Sofie è una storia che potrebbe benissimo accadere accanto a noi e l’autrice la disegna in uno stile che ricorda quello di Craig Thompson in Blankets, dosando i bianchi e neri in modo da rendere perfettamente le emozioni e i tormenti dei suoi personaggi, senza far mancare tuttavia un tocco di ironia e di positività ai suoi dialoghi. 

L’ho trovato un fumetto estremamente nelle mie corde! Temo che sia purtroppo finito fuori catalogo, ma se siete interessati ai temi delle migrazioni è una lettura che vi consiglio caldamente di recuperare. 

Quali letture a tema per la giornata di oggi mi consigliate?

martedì 2 maggio 2023

Cartoline da Limon

Come forse qualcuno di voi sa già, ho intrapreso un piccolo progetto personale, piuttosto ambizioso a dire il vero, che contempla l’idea di leggere un testo per ogni nazione del mondo, compresi i singoli Stati che compongono gli Stati Uniti d’America. 


Per il mio primo viaggio in Costa Rica ho scelto "Cartoline da Limòn" di Edo Brenes, un recente fumetto pubblicato da Bao Publishing, che racconta la storia della famiglia di Ramiro, che intraprende intenzionato a scrivere libro un viaggio nella sua terra d’origine partendo dal Regno Unito dove si è trasferito. 

Incontra numerosi membri della sua famiglia, i quali condividono con lui ricordi del passato e album di fotografie proprio a partire da queste immagini. L’autore illustra capitoli ambientati negli anni '40 del Novecento che ripercorrono alcuni tra i momenti più importanti degli antenati del protagonista. 

È una storia che per due terzi scorre in maniera piuttosto lenta, molto tranquilla, e ha sullo sfondo gli splendidi paesaggi del Costa Rica: le sue spiagge, i suoi animali. L’avevo trovata sì interessante, ma non particolarmente appassionante fino ad un colpo di scena che riguarda i due fratelli, il nonno e il prozio del protagonista, ai quali è riservato un ruolo di primo piano in questo fumetto, Osvaldo e Virgilio. Ho apprezzato particolarmente questo elemento perché ha vivacizzato la narrazione, mettendo in luce come un viaggio intrapreso senza aspettarsi particolari segreti abbia poi portato alla luce una verità a lungo sepolta e taciuta. 

Le illustrazioni sono ricche di dettagli, talvolta i balloon (le vignette contenenti i dialoghi) occupano molto spazio nelle pagine e anche questo è un elemento che mi è piaciuto. Nel complesso non lo definirei un capolavoro, ma senz'altro una lettura piacevole e di intrattenimento! 

Qual è l’ultimo testo ambientato in America latina che avete letto?

giovedì 23 febbraio 2023

L'ombra non è mai così lontana

Il testo a fumetti "L’ombra non è mai così lontana" di Leila Marzocchi, pubblicato da Oblomov, all’inizio mi ha un po’ confusa: le informazioni che racchiude sono moltissime e ancora più numerose sono le note a cui esse rimandano, che si trovano alla fine del testo. 


Titolo: L'ombra non è mai così lontana
Autrice: Leila Marzocchi
Anno della prima edizione: 2023
Casa editrice: Oblomov
Pagine: 184

Questa struttura rende l'opera dapprima non di immediata fruizione, ma ne denota senz’altro l’accuratezza storica e la ricchezza delle fonti a cui attinge.

L’autrice infatti a partire da un ricordo d’infanzia della sua zia Dina che era stata deportata nel lager di Bolzano mette in campo alcuni tra i testimoni più importanti dell’Olocausto come Primo Levi, Liliana Segre, Simon Wiesenthal, ripercorrendone le gesta e illustrandone le parole. 

Se di Primo Levi ho letto diversi testi e quindi ciò che l’autrice riporta qui non è stata una sorpresa, ho scoperto di avere davvero molto da imparare sulla figura di Simon Wiesenthal e sulla sua impresa di cattura dei nazisti durata un’intera vita! Dunque questo fumetto può essere uno spunto, non soltanto per i lettori più giovani ai quali credo sia originariamente indirizzato. 

Nella seconda parte del testo si ritorna a Dina e alla sua intervista in cui ha raccontato la propria esperienza di deportazione dalla provincia di Bologna (estremamente importante per me che ne condivido le origini) e la ricostruzione di una pagina della resistenza che merita di essere ricordata, così come l’esistenza di lager italiani dei quali si parla sempre troppo poco. 

Degna di nota è anche la conclusione dell’autrice, che in una nota ricorda, riprendendo ancora una volta le parole di Primo Levi, quanto il fascismo abbia tante facce e dove l’uguaglianza tra gli uomini viene meno trovi terreno fertile -l’ombra, dunque, davvero non è mai lontana, attualizzazione della tematica che ritengo oggi più che mai importante.

Le illustrazioni dell’autrice sanno essere molto dure: raffigurano l’orrore dei campi di sterminio, delle torture e degli assassinii subiti dai prigionieri, ma lasciano spazio anche ad alcune tavole che ricordano le tregue e la tenerezza del ritorno a casa, ritrovando l’amatissimo fratellino di Dina. 

Sebbene la zia non abbia mai desiderato parlare del campo di concentramento in famiglia, e la nipote abbia rispettato tale divieto per tutta la vita della parente, oggi Dina ci parla e la sua testimonianza attraverso l’eredità di Leila è preziosissima.

Non lasciatevi disorientare dalla necessità di interrompere molto frequentemente la lettura per approfondirla con le note in appendice: queste arricchiscono il testo e forniscono anche spunti bibliografici che potranno tornarvi utili in futuro. 

Insomma: bolognesi soprattutto, ma non soltanto, recuperate questo fumetto, consigliatelo nelle scuole, dove può essere un ottimo spunto per introdurre un periodo storico ancora così vicino, e siate aperti ad imparare dalle persone coraggiose che incontrerete tra le pagine.

Qual è il testo sull’Olocausto che più vi ha segnati?