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lunedì 28 settembre 2026

Il baco da seta

Secondo volume della serie di romanzi gialli con protagonisti Cormoran Strike e Robin Ellacott, scritti da J.K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith e pubblicati in Italia da Tea, "Il baco da seta" mi è piaciuto leggermente meno del precedente.

Ambientato nel mondo della letteratura, ha inizio con la scomparsa di uno scrittore che avrebbe appena prodotto un nuovo romanzo, il cui contenuto rappresenta in modi molto poco lusinghieri tante persone della sua vita e del suo ambiente letterario. La sua sparizione viene denunciata dalla moglie che non si reca alla polizia bensì da Cormoran, perché ritiene che si tratti di un allontanamento volontario e desidera che l’investigatore ritrovi il marito, padre della sua figlia disabile [scopriremo in realtà che l’uomo è stato brutalmente ucciso inscenando alcune tra le pagine più cruente della sua narrazione. Anche riguardo la narrazione però scopriremo che non ne è lui veramente l’autore, o meglio lui è l’autore di una precedente versione sostituita con questa, molto più volgare ed offensiva, realizzata dalla sua agente nonché assassina per metterlo nella peggiore luce possibile].

Alcune descrizioni in questo romanzo sono decisamente più disturbanti e oscene rispetto a quelle più tradizionali de "Il richiamo del cuculo" e non hanno fatto proprio al caso mio. Al netto di questo nel complesso sono stata coinvolta dalla trama di questo giallo e ho apprezzato come l’autrice anche qui abbia disseminato piccoli indizi che avrebbero potuto aiutare il lettore a determinare il colpevole sin dall’inizio -cosa che però non ero riuscita a fare.

Ho apprezzato anche l’approfondirsi graduale del rapporto di Robin e Cormoran e il fatto che ci si possa aspettare che la ragazza ricopra un ruolo sempre più importante nelle indagini, dal momento che verrà addestrata come investigatrice. Sempre meno promettente mi sembra invece il suo fidanzamento con un personaggio che trovo discutibile e molto poco di supporto nei confronti delle sue ambizioni...

Quale serie di libri vi tiene compagnia in questo periodo?

martedì 18 agosto 2026

Il miraggio

"Il miraggio" di Camilla Lackberg e Henrik Fexeus, pubblicato da Marsilio, chiude la Trilogia del mentalista, con protagonisti Mina Dabiri e Vincent Walder. Lo fa con un romanzo voluminoso e avvincente, ma che non ho trovato purtroppo privo di difetti.

Molto appassionante è il caso d'indagine, che ruota attorno a un tumulo di ossa rinvenuto nei sotterranei della metropolitana di Stoccolma: una sepoltura rituale, che ci introduce nel mondo di coloro che vivono, invisibili, nascosti nel sottosuolo. Qui, nelle pagine in corsivo caratteristiche della giallista svedese, incontriamo un Re dalla corona dorata e dalle molte incertezze, pieno d'amore per il suo piccolo principe che vorrebbe proteggere da tutto [ma una volta diventato grande il principe, dopo il suicidio di suo padre, si fa raggirare dal ricco cugino divenendo un omicida], mentre nel presente il ministro della giustizia, nonché ex marito di Mina, sparisce senza lasciare traccia.

[Era stato rapito dal suo portavoce, nonché cugino del principe di cui sopra, che con il nome di Loke si era messo a collaborare da infiltrato con la polizia perché il cugino lo aveva convinto che il suo piano di far esplodere la metropolitana fosse l'inizio di un nuovo ordine mondiale. Nel frattempo avevano ucciso diverse persone, che oltre dieci anni prima avevano salvato da un tentativo di suicidio, per poi far loro cambiare idea offrendo denaro per ottenere il successo ma poi riprendersi come monito quella vita a cui prima avevano voluto rinunciare.]

Anche Vincent non se la passa granché bene, mentre la sua famiglia viene minacciata in prima persona [scopriremo alla fine che era tutta una sua allucinazione e in realtà non è mai esistita, perché dopo il trauma della madre nella cassa magica di quando era bambino la sua personalità si è dissociata per sempre.]

Come sempre in questi thriller si divora una pagina dopo l'altra, ma sarò onesta: i colpevoli di questo caso sono davvero troppo semplici da individuare, anche io che non mi sforzo mai di scoprirli per godermi la lettura li avevo indovinati non appena comparsi in scena. Non ho poi affatto apprezzato l'epilogo dato alla linea narrativa dedicata a Vincent, anche qui in parte prevedibile, d'altro canto fin troppo scontato come escamotage. Insomma avrei preferito che i due autori ci avessero regalato una storia conclusiva un po' più originale, ma ora che ho terminato questa trilogia sono pronta per scegliere la prossima serie di genere a cui dedicarmi, e spero di trovarla altrettanto appassionante!

Quale serie di romanzi state portando avanti?

domenica 17 maggio 2026

Il codice dell'illusionista

Tra le letture che ho cominciato nell’ultimo periodo c’è la trilogia del mentalista, scritta a quattro mani da Camilla Lackberg e Henry Fexeus e pubblicata da Marsilio. Di Lackberg ho già letto tutti i romanzi della serie "I delitti di Fjallbacka" pubblicati finora, una serie di gialli ambientati in una cittadina sulla costa svedese che hanno la caratteristica di alternare i piani temporali tra presente, in cui si svolge l’indagine, e un momento del passato che in qualche modo riguarda il caso in oggetto. 

Avendo molto apprezzato quella serie, avevo inserito tra le prossime serie di genere da recuperare appunto la trilogia del mentalista, per questo quando ho iniziato "Il codice dell’illusionista" ero piuttosto sicura che mi sarebbe piaciuto ed in effetti così è stato.

Anche qui ritroviamo l’alternanza dei piani temporali, sebbene in misura minore rispetto ai casi con Erica e Patrik. Il giallo ha per protagonisti quelli che diventeranno personaggi ricorrenti della trilogia, ovvero Mina Dabiri e Vincent Walder: la prima è una detective, mentre il secondo è un mentalista bravissimo nel decifrare codici nascosti, che viene coinvolto nella risoluzione di diversi omicidi, perché questi presentano degli elementi riconducibili ai giochi di prestigio.

Sin dall’inizio ci accorgiamo che sembrano molti gli elementi che chiamano in gioco proprio Vincent in questa serie di delitti, che nel corso delle indagini si scopriranno avere molto a che vedere con il suo passato [sono stati infatti architettati dalla sorella di Vincent, che non lo ha mai perdonato per aver causato accidentalmente, in un gioco di prestigio finito male, la morte della loro madre quando era bambino. In delle versioni assassine delle magie, la sorella uccide infatti le figlie di quelle che erano state le amiche d'infanzia di Vincent, che lo avevano distratto mentre la madre perdeva la vita all'interno di una cassa difettosa; l'ultima vittima dovrebbe essere proprio lui, ma con l'intervento di Mina, presa in ostaggio prima di lui che dovrebbe essere dunque accusato di tutti gli omicidi, riuscirà a salvarsi mentre la sorella e il suo complice, già in fin di vita per diverse ragioni, sceglieranno di togliersi la vita prima di farsi catturare.]

Sebbene ci siano un po' di punti lasciati in sospeso, soprattutto per quanto riguarda il passato di Mina, "Il codice dell'illusionista" è stata una Lettura che mi ha davvero convinta e appassionata, scritta in modo semplice e scorrevole senza per questo annoiare risultando troppo prevedibile. Insomma un giallo perfetto per l'estate che sta per cominciare, in cui conto mi faranno compagnia i due volumi successivi della serie!

Avete già letto Camilla Lackberg e i suoi gialli?

martedì 30 settembre 2025

La morte di Belle

Ambientato in una cittadina dello stato di New York e pubblicato nei primi anni Cinquanta, “La morte di Belle” è il mio secondo incontro con Georges Simenon, autore del quale ho deciso di recuperare innanzitutto i cosiddetti “romanzi duri” -la quantità dei libri con protagonista Maigret spaventa persino un’acquirente seriale come me!

Nonostante siano trascorsi oltre settant’anni dalla scrittura di questo noir, la sua storia potrebbe tranquillamente svolgersi al giorno d’oggi: ospite di una coppia di conoscenti della madre, la giovane Belle viene trovata assassinata nella sua stanza. Inevitabilmente l’ospite, il signor Spencer Ashby, è il primo sospettato, sebbene non vi sia alcuna prova schiacciante a suo carico ed egli dichiari di essersi trovato nel suo studio, immerso nella lavorazione della ceramica.

“La morte di Belle” è un romanzo sul sospetto, e come esso possa serpeggiare in una comunità facendo sentire escluso uno dei suoi membri, fino al punto di farlo identificare unicamente con il colpevole. [spencer infatti, convinto che il suo destino sia venire ingiustamente arrestato per l’omicidio di Belle, si macchia alla fine del libro davvero di un delitto, quello della stenografa degli investigatori, e si fa arrestare per esso]

È un testo in cui si osservano i fatti dalla prospettiva del protagonista, e se ne percepisce la crescente tensione, il distacco da ciò che lo circonda ed aumenta ad ogni pagina.

L’ho trovata una lettura coinvolgente e suggestiva, che mi lascia il desiderio di proseguire nella lettura di questo famosissimo autore belga e anche di vedere il film che da pochissimo è stato tratto da questo libro ed è uscito in sala con il titolo “Il caso Belle Steiner”.

Qual è il vostro Simenon preferito?

venerdì 26 settembre 2025

Figlia della cenere

Quarto volume della serie di gialli di Ilaria Tuti con protagonista la commissario Teresa Battaglia, "Figlia della cenere" sempre pubblicato da Longanesi è quello che più di tutti i precedenti fa luce sul traumatico passato della protagonista, che tante volte era stato accennato e questa volta ci viene narrato in maniera esplicita.

Dunque è un romanzo crudo, dove assistiamo a una crescente violenza fisica e psicologica su una donna, perpetrata come troppo spesso accade proprio tra le mura domestiche. La tensione creata dall’autrice è così forte che più volte ho sentito la necessità di interrompere la lettura e intervallarla con un’altra, perché provavo una vera e propria angoscia, che testimonia quanto questo romanzo come i precedenti sia scritto in modo convincente e coinvolgente.

Non c’è solo questo in figlia della cenere, ma come siamo abituati in questi romanzi c’è un giallo legato ad un caso del passato: l’agire di un serial killer che con Teresa negli anni ha instaurato un rapporto significativo, anche dovuto a come le loro strade si sono incontrate 27 anni prima [in questa circostanza infatti Giacomo, che oltre ad essere un assassino era un infermiere era stato colui che dopo la barbara aggressione del marito Sebastiano, che aveva cercato di uccidere Teresa, era riuscito all’ultimo momento a rianimarla e nei 27 anni successivi la donna non ha mai smesso di andarlo a trovare in carcere, dal quale all’inizio di questa storia l’uomo riesce a fuggire compiuto un nuovo omicidio diverso però dai precedenti. Non è mosso questa volta dai traumi dell’infanzia Giacomo, maltrattato dal suo patrigno e rifugiatosi poi nella violenza e nell’arte del mosaico, bensì è stato commissionato da un mandante, il quale conosce molte cose sul suo passato e anche su quello di Teresa e che ci aspettiamo di veder ricomparire nel prossimo volume].

Caratteristica sempre presente della serie sono alcune pagine in corsivo che tornano indietro nel tempo, e questa volta fanno riferimento all’antichità, in particolare agli albori del cristianesimo ad Aquileia e al culto di Iside -argomento estremamente interessante per gli appassionati della materia, ma un po’ meno per me che preferisco narrazioni più contemporanee. In ogni caso è indubbia la documentazione storica dell’autrice e la sua bravura nel riportarla alla luce.

Anche in questa quarta lettura ho trovato il personaggio di Teresa Battaglia umano ed emozionante, una protagonista per la quale si parteggia dalla prima all’ultima pagina, con le sue fragilità che la rendono lontana da un’eroina stereotipata ed infallibile e che non vedo l’ora di ritrovare tra le pagine in "Madre d’ossa" che è già stato pubblicato e che porterà avanti la storia da dove l’abbiamo interrotta con questa lettura.

Avete già letto questa serie di gialli?

A quale volume siete arrivati?

giovedì 22 maggio 2025

Luce della notte

Inserito da Longanesi come terzo volume della serie del commissario Teresa Battaglia dell’autrice Ilaria Tuti, "Luce della notte" dovrebbe piuttosto essere considerato il secondo, in quanto si svolge nel periodo prenatalizio immediatamente dopo la conclusione del caso con cui abbiamo conosciuto la squadra in "Fiori sopra l’inferno".

Per me ritrovare personaggi a cui mi ero affezionata è sempre una grande gioia, e per questo ritrovare Andreas, con cui Teresa costruisce un legame attraverso la lettura ad alta voce (tra l’altro di uno dei miei titoli preferiti di sempre: "La strada" di Cormac McCarthy) è stato un elemento del romanzo che mi ha conquistata sin da subito.

Aggiungiamo inoltre che il caso di indagine ruota attorno ad un tema che mi sta molto a cuore: quello dei migranti, ed in particolare qui della rotta balcanica, citata sia per le rotte di oggi provenienti da paesi come la Siria o l’Afghanistan, ma interessata nel caso dal conflitto nei Balcani degli anni '90 del Novecento.

I bambini sono un elemento centrale di questa storia: c’è Chiara, che vive in cima a una collina e soffre di una patologia per cui non può esporsi alla luce del sole. È la luce della notte del titolo, che porta con sé dei sogni che sembrano incubi, ma che in realtà svelano qualcosa di vero che è stato sepolto troppo lungo: il segreto di un bambino strappato alla madre e di una donna sopravvissuta a Srebrenica.

Si chiude questo libro nella notte di Natale e certo io l’ho letto fuori stagione, ma lo consiglierò anche nei prossimi mesi! Rispetto ai due che avevo già letto questo è un testo più breve, che l’autrice ha scritto per superare una difficoltà ad elaborare una perdita devolvendo in beneficenza i suoi introiti. 

È un testo più breve e qualche ingenuità se vogliamo la si trova (primo tra tutti, direi l’incontro con il mafioso in Slovenia). Tuttavia il cuore di questa storia e i suoi protagonisti sono così puri, così diretti, così solidali l’uno con l’altro e Teresa è un personaggio talmente irresistibile nella sua scorza dura che nasconde la tenerezza ma non riesce a celarla del tutto, che non posso dare un giudizio a prescindere da ciò che trasmette e per questo lo considero un testo che mi ha coinvolto profondamente e mi è piaciuto quanto gli altri due!

Avete già letto questa serie di gialli?

giovedì 30 gennaio 2025

Ninfa dormiente

Secondo volume dedicato ai casi di Teresa Battaglia, la commissario verso la quale avevo provato un vero e proprio colpo di fulmine in "Fiori sopra l’inferno", "Ninfa dormiente" di Ilaria Tuti, sempre pubblicato da Longanesi, è stata un’altra lettura che ho affrontato con estremo coinvolgimento e piacere.

Ci troviamo questa volta in Val Resia, un luogo affascinante per le sue radici storiche e culturali che la rendono un vero e proprio territorio a sé, in cui gli abitanti condividono anche un peculiare patrimonio genetico, oltre che tradizioni millenarie preziose e suggestive.

Come nel precedente volume, anche qui il presente si intreccia alla storia. in particolare alla resistenza e ad un episodio della seconda guerra mondiale in cui un pittore dipinse con il sangue la propria amata Aniza, la "ninfa dormiente" del titolo.

Solo molti anni più tardi il mistero dell’opera d’arte viene a galla e Teresa con la sua squadra si trova a far luce su di esso: sulla scomparsa di Aniza, ma anche su molti misteri che circondano la valle e i suoi abitanti, come il silenzio ostinato del pittore anziano, ma ancora vivo, ritenuto dai più colpevole della morte della giovane donna [di cui in realtà era stata responsabile la sua stessa nipote, la cui nipote giovane donna, a sua volta nel presente, sembra far germogliare in sé le radici potenti e malvagie di quella nonna].

"Ninfa dormiente" è un romanzo sul femminile, sulla divinità di Iside, sulle levatrici sciamane della Val Resia, sul significato del termine maternità, che non è soltanto procreazione ma anche accoglienza degli inermi, come nel rapporto tenero ed intenso fra Teresa e Massimo che la donna vuole ostinatamente liberare dai suoi demoni per renderlo un uomo aperto al futuro.

Ho apprezzato moltissimo l’alternanza tra il passato e il presente, insieme all'ambientazione in un luogo particolare di cui non sapevo nulla prima di questa lettura. L’autrice calibra alla perfezione le pagine dedicate all’indagine, sempre appassionante e ricca di tensione, e quelle in cui ritorna al passato dei suoi protagonisti ricorrenti, che non diventa mai prevaricante, nonostante i traumi del passato di Teresa e di Massimo potrebbero facilmente sfuggire di mano e farla da padrone.

Insomma, il secondo volume di questa saga mi è piaciuto ancor più del primo e non sono affatto pentita di aver già fatto scorta di tutti i successivi! Ora non mi resta che dedicarmi alla visione della serie TV che per quanto riguarda "Ninfa dormiente" è già stata trasmessa.

Qual è l’ultima serie di gialli che avete cominciato?

mercoledì 20 novembre 2024

Fiori sopra l'inferno

Si può provare un colpo di fulmine nei confronti di un libro? Per me la risposta è sì, e mi è appena successo con il primo volume di una serie di gialli, "Fiori sopra l'inferno" di Ilaria Tuti, pubblicato da Longanesi.

La protagonista è il commissario Teresa Battaglia, donna per cui è impossibile non provare empatia: in lotta con i traumi e le cicatrici di un passato di cui ci è rivelato ancora poco, ma anche con la malattia, eppure determinata, coraggiosa e tenace, e al tempo stesso capace di umanità ed empatia.

Due doti fondamentali nella risoluzione di questo caso, dove è difficile separare nettamente le vittime e i carnefici, mentre nel paesino montano di Travenì si ritrovano corpi mutilati in modo violento, ed affiorano le tracce di uno scomodo passato.

[Il colpevole infatti è soprattutto una vittima, degli esperimenti eugenetici di deprivazione affettiva dei quali era stato oggetto da neonato. Dopo anni di isolamento nei boschi, a vegliare i resti di un bambino eliminato dallo scienziato che è il vero carnefice della storia e vive sotto falsa identità come medico del luogo, Andreas si trasforma in una sorta di giustiziere. Sceso a valle per via dei lavori di un nuovo impianto sciistico, ascolta gli sfoghi di quattro bambini di Travenì, vittime della violenza degli adulti (Matthias delle botte del padre, Oliver delle angherie del bidello, Lucia della freddezza della madre e Diego di quella del padre) e ne diventa il vendicatore.]

In questa storia si affrontano molti argomenti delicati: la violenza domestica e gli abusi sui minori, gli esperimenti di eugenetica di derivazione nazista sulla selezione dei maschi Alpha, le conseguenze estreme della solitudine, ma anche la potenza salvifica dell'amicizia.

La scrittura è ricca di descrizioni ambientali e naturalistiche, con dialoghi sempre credibili, personaggi secondari ben dosati e non ingombranti, e paragrafi che ho trovato davvero poetici.

"Fiori sopra l'inferno" ha un inizio travolgente, inquietante e coinvolgente dal primo momento; si è rivelato per me un romanzo impossibile da posare prima di averlo terminato, e lo consiglio caldamente a tutti gli amanti del genere. Ho già provveduto a recuperare i volumi successivi della serie, e anche la trasposizione di questo, disponibile su RaiPlay!

Conoscete questi romanzi?

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martedì 17 settembre 2024

Mille giorni che non vieni

In "Mille anni che non vieni", pubblicato da Sellerio, Andrej Longo scrive un noir ambientato a Napoli e nelle sue periferie, che ha per protagonista Antonio Caruso, in carcere per omicidio, lontano dalla giovane moglie e dalla figlia bambina che ama molto.

Scarcerato in attesa di revisione del processo (un amico in fin di vita si è attribuito l'omicidio del quale in realtà è lui il colpevole), deciso a fare soldi per la propria famiglia si infila in un giro pericoloso alla guida di un camion che si scopre essere un mezzo per il traffico di esseri umani, in particolare di cui sono le vittime migranti provenienti dall'Africa subsahariana. 

È un libro breve, che si legge in un paio di giorni, ricco di dialoghi e con un largo uso del dialetto napoletano; è un noir dove i carcerati sono spesso vittime di una condizione sociale svantaggiata, e non sono privi di etica e senso della giustizia. L'ho letto volentieri e mi ha coinvolta, ma temo che nel tempo non me ne rimarrà granché; ve lo consiglio se siete alla ricerca di un romanzo di intrattenimento dalle tinte cupe, con momenti di alta tensione e altri di grande tenerezza, nonostante l'approfondimento psicologico non sia il suo punto di forza.

Qual è l'ultimo noir che avete letto?

martedì 27 febbraio 2024

Lo sconosciuto delle poste

Una delle ragioni per cui "Lo sconosciuto delle poste" di Florence Aubenas, pubblicato da Feltrinelli, mi attirava molto è il fatto che condivido con la vittima di questo caso realmente accaduto la professione. Conosco quindi, seppure non in un paesino di provincia piccolo quanto Montréal-la-Cluse, la varietà di utenza che ogni giorno si presenta agli sportelli, e quanto non siano tutti ugualmente inoffensivi, tra vecchietti smemorati e ragazzini pieni di pacchi.

In secondo luogo apprezzo molto i true crime, romanzi o altri prodotti narrativi basati su eventi reali, come ad esempio i delitti irrisolti come in questo caso. La vittima, Catherine Burgod, non sembrava avere rapporti problematici con nessuno dei compaesani; aveva un padre ingombrante, un divorzio alle spalle ed un nuovo compagno, due figli ancora molto giovani.

Il colpevole perfetto è l'attore decaduto Thomassin, dalla promettente carriera stroncata da un'infanzia tra famiglie affidatarie e strutture d'accoglienza, una tossicodipendenza precoce che non è mai riuscito a sconfiggere; d'altra parte non ha un movente, né sembra essersi trovato in tasca più denaro dopo l'aggressione a Catherine, che ha comportato anche un modesto furto. Gli ruotano attorno altri randagi, chi più chi meno alcolizzato o dipendente da sostanze, ma l'indagine che la giornalista ricostruisce in modo puntuale ma appassionante non sembra mai arrivare al punto.

Se come me non avete mai sentito parlare del caso, potreste rimanere spiazzati dalla conclusione di questo breve romanzo [spunterà il DNA di un giovane atleta, all'epoca dei fatti ancora adolescente e privo di alcun movente plausibile per una tale efferatezza, che confesserà di essere stato sulla scena del crimine ma soltanto a delitto avvenuto; Thomassin farà perdere le proprie tracce prima dell'ennesimo interrogatorio, facendo credere a tutti di essersi suicidato per non riconoscere finalmente la propria colpevolezza]; se invece ne avete seguiti gli sviluppi oramai quasi quindici anni fa, saprete come questa inchiesta andrà a finire. In ogni caso la lettura sarà coinvolgente, dal ritmo mai incerto né rallentato; i protagonisti si delineeranno davanti a voi in modo vivido e tridimensionale. 

Se siete amanti di titoli come "L'avversario" di Emmanuel Carrère o "L'uomo che guardava passare i treni" di Georges Simenon, anche questa breve lettura potrebbe fare al caso vostro!

Qual è un libro di true crime che vi ha colpiti?

mercoledì 7 febbraio 2024

L'uomo che guardava passare i treni

Il mio primo incontro con il famosissimo autore belga Georges Simenon avviene con la lettura de "L'uomo che guardava passare i treni", romanzo del 1938 che staziona nella mia libreria ormai da decenni, acquistato quando ero solo una ragazzina con la serie che usciva in edicola con la Repubblica e che ancora oggi mi permette ottime scoperte nella letteratura del Novecento.

La lettura di questo noir mi ha ricordato moltissimo le atmosfere de "L’avversario" di Emmanuel Carrère, sebbene questa sia un’opera di finzione e non basata su un personaggio reale come il testo citato: anche qui abbiamo un protagonista dalla vita in apparenza irreprensibile e rispettabilissima,  padre di famiglia, lavoratore benestante, che sovverte in modo drammatico l’ordine che lo circonda.

Popinga lo fa quando scopre che l’azienda per la quale lavora sta per fallire, e sentendosi in procinto di perdere tutto mette in discussione la propria condotta e si trasforma in un criminale in fuga, capace addirittura di uccidere. Dall’Olanda si reca in Francia e in una Parigi invernale immersa tra Natale e Capodanno, braccato dalla polizia e intento a far perdere le proprie tracce (ma al tempo stesso smanioso di ottenere un riconoscimento e alla ricerca di attenzione, al punto di scrivere al commissario incaricato dell’indagine lettere che descrivono il proprio operato) lo seguiamo in una spirale discendente di distacco dalla realtà e disavventure, peregrinazioni tra caffè, birrerie e alberghi di bassa lega, che inevitabilmente non possono portare ad un lieto fine [anche se mi aspettavo piuttosto la sua morte e non il ricovero in un ospedale psichiatrico].

Quello di Simenon è un romanzo estremamente scorrevole e appassionante, e il suo personaggio così contraddittorio e moralmente discutibile è riuscitissimo, seguire le sue avventure per la capitale francese è stato davvero un viaggio sui suoi passi! Pensare che questo romanzo sia stato scritto ormai quasi novant’anni fa sembra incredibile, perché anche oggi è davvero attuale e coinvolgente.

Ora sono curiosa: quali altri titoli di Simenon mi consigliate? Non vorrei iniziare la lunghissima serie di Maigret per il momento!

giovedì 9 novembre 2023

Tempesta di neve e profumo di mandorle

Terminati tutti i volumi che per il momento compongono la serie "I delitti di Fjallbacka" di Camilla Lackberg ho recuperato la raccolta di racconti intitolata "Tempesta di neve e profumo di mandorle", anche questa pubblicata da Marsilio.

Il libro si apre con quattro racconti brevissimi, per poi concludersi con quello lungo un centinaio di pagine che dà il titolo al testo. I primi quattro sono taglienti, amari e di lettura molto piacevole-

"Una morte elegante" e "Una giornata infernale" hanno per protagonisti i personaggi che già conosciamo. Nel primo Erica e Patrick sono già sposati con e hanno avuto i loro tre bambini e Patrick si trova ad indagare sulla morte di una donna [che la figlia ha ucciso per avidità], mentre nel secondo un Patrick del passato, sposato con la sua relazione precedente, ne scopre il tradimento appunto in una pessima giornata nella quale la sua vita si intreccia a quella di un ragazzino vittima di bullismo. 

Ho trovato "Una morte elegante" decisamente efficace nel finale: [la preziosa giacca per la quale la donna era stata uccisa viene sepolta con lei] mentre ne "Il caffè delle vedove" ho apprezzato molto l'ambientazione, luogo dove donne vittime di violenza trovano una soluzione definitiva al problema dei loro mariti. A rivolgersi alla titolare è proprio una poliziotta, anche lei vittima di violenza domestica, che ha intenzioni ben diverse dal denunciare la responsabile delle morti di uomini violenti! 

Il primo racconto è quello più difficile da interpretare perché la protagonista che sogna Elizabeth, la prima moglie di suo marito, crede di essere destinata a diventarne la prossima vittima e ribalta la situazione, ma il lettore rimane col dubbio se avesse interpretato correttamente l’incombente minaccia oppure no.

In "Tempesta di neve e profumo di mandorle" invece il protagonista è un giovane Martin Molin, da poco entrato in polizia, che si trova isolato durante una tormenta insieme a una ragazza che frequenta con poca convinzione e la famiglia di lei, a pochi giorni dal Natale. Durante una cena si verifica la morte del nonno per avvelenamento, e non sarà l'unica vittima nel corso della vacanza [morirà infatti anche il nipote Matte, ma si rivelerà poi un piano architettato dai due uomini, il nonno suicida perché gravemente malato e Matte per l'impossibilità di sopportare il peso di averlo aiutato nel suo proposito]. Le atmosfere di questo racconto richiamano fortemente quelle di Agatha Christie, l'isolamento dei personaggi mi ha ricordato "Dieci piccoli indiani", e fino alla fine non avevo indovinato la soluzione del caso. 

Nel complesso questi racconti mi sono piaciuti molto, oltre all'ultimo che è il più sviluppato ho molto apprezzato "Il caffè delle vedove", che mi piacerebbe veder ampliare in un libro dell'autrice. Ancora una volta i suoi gialli si confermano per me una lettura davvero piacevole!

Qual è l'ultima raccolta di racconti che avete letto?

mercoledì 18 ottobre 2023

Poirot e la strage degli innocenti

La mia lettura autunnale in occasione di Halloween quest’anno è stata "Poirot e la strage degli innocenti" di Agatha Christie, letta in una vecchia edizione Mondadori trovata in bookcrossing.

Ha per protagonista l’investigatore belga Hercule Poirot, e a dire il vero Halloween non è particolarmente presente nella trama, ma solo la data in cui avviene l’omicidio che dà il via all’indagini nel corso di una festa organizzata per bambini e adolescenti di un paesino nella campagna inglese. 

Una ragazza di soli 13 anni viene assassinata; alla festa è presente una scrittrice di romanzi gialli, che coinvolge Poirot, pronto ad intervenire e a sbrogliare la matassa di segreti che si annidano nella comunità [ruotano attorno alla ragazzina, ma anche all’amica che è stata testimone di un omicidio e gliel’ha raccontato. Quando lei però se ne vantata in pubblico, la colpevole ha pensato di essere stata scoperta e l'ha così eliminata; ma altri omicidi erano stati commessi prima di questo: una ragazza alla pari che stava per ereditare una fortuna e un giovane avvocato coinvolto nella stesura del testamento.]

Ho letto pochi romanzi di Agatha Christie finora, tra i più famosi: "Dieci piccoli indiani", "Assassinio sull’Orient Express". Ogni volta mi cattura la capacità dell’autrice di disseminare piccoli indizi nel corso della trama e cerco sempre di concentrarmi su di essi per farmi una mia idea del possibile colpevole; ovviamente non ci riesco, ma questo è anche il bello della lettura, che altrimenti si rivelerebbe prevedibile e meno coinvolgente. 

Anche questa volta ho vissuto l’esperienza di una lettura estremamente piacevole e appassionante, durante la quale non vedevo l’ora di scoprire la verità che l’intelligentissimo detective stava decifrando dialogo dopo dialogo, mentre io brancolavo nella nebbia. L’autrice ha scritto davvero troppo perché io mi metta in testa di recuperare tutte le sue opere, per il momento, ma sono sicura che quando mi capiterà per caso il prossimo dei suoi romanzi non esiterò a godermi ancora un’altra delle sue avventure!

Qual è il vostro romanzo preferito della giallista più famosa di tutte?

mercoledì 4 ottobre 2023

Il figlio sbagliato

Camilla Läckberg ci riporta a Fjällbacka per l’undicesima volta con “Il figlio sbagliato”, pubblicato da Marsilio, e fa bene, perché i suoi personaggi ricorrenti hanno ancora qualcosa da dirci.

Seguiamo Martin riprendere in mano la sua vita con Mette elaborando il lutto, Erica e Patrick con tre bambini e in attesa del quarto (attesa in cui si inserisce l’elemento della disabilità o perlomeno la sua anticipazione). Torna la malattia a colpire Rita e indirettamente Mellberg, mentre una nuova figura si inserisce nella medicina legale.

Il caso alterna come sempre presente e passato: quest’ultimo è il 1980 in cui essere transessuali è tutt’altro che facile per Lola, padre single di una bambina piena di fiducia nel mondo. Proprio la morte di Lola e della piccola (o almeno così si crede) in un incendio è il cold case di questa storia, mentre nel presente vengono assassinati dapprima un fotografo, che proprio su Lola stava organizzando una mostra, poi un padre e i suoi due bambini, la cui famiglia era da sempre legata all’ambiente culturale e ai club dove aveva incontrato Lola.

Si dipana così una rete di misteri, di amori e tradimenti, di premi letterari tutt’altro che meritati e di segreti da svelare.

[Henning lo scrittore aveva amato Lola e le aveva rubato i quaderni; sua moglie aveva ucciso Lola rendendolo famoso, e poi Rolf il fotografo perché non rivelasse l’amore tra Lola e il marito, e la sua presenza sulla scena del delitto. La bambina però era sopravvissuta, mentre la ricca famiglia della zia insabbiava tutto e metteva a tacere che il corpo appartenesse a un amichetto, e uccisa la moglie del figlio di Henning si era infiltrata nella famiglia, per fargli perdere tutto: il figlio, i nipoti, i premi.]

Degno di nota il personaggio secondario della nonna materna di Pytte, con il suo passato di errori e il suo Dio capace di perdonare anche i delitti di Pytte/Louise, che cresce l’altro nipote Viktor con la sindrome di down, aprendo gli occhi a Erica su altre realtà possibili.

“Il figlio sbagliato” è una storia ben costruita, come sempre appassionante e scritta in modo semplice e coinvolgente. Dopo “La strega” che avevo trovato un po’ deludente mi pare che l’autrice sia tornata con l’energia che conosciamo, a raccontarci di nuovo storie di cui vogliamo scoprire i segreti e i colpevoli, disseminando indizi che acquistano tutti il loro posto alla fine del romanzo.

Spero proprio che non dovremo aspettare tanto tempo per leggere il dodicesimo volume di questa saga, che tra l’altro rappresenta un successo personale perché è la prima serie di gialli che porto a termine!

Qual è l’ultimo giallo che vi è piaciuto?

martedì 13 giugno 2023

La strega

Decimo episodio della serie "I delitti di Fjällbacka" di Camilla Läckberg, pubblicata da Marsilio, "La strega" è quello all’interno del quale finora ho trovato meno connesse la parte ambientata nel presente e quella nel passato, che qui è dedicata al XVII secolo e come è facile capire dal titolo ai processi per stregoneria. 


Soltanto nelle ultime due pagine si chiarisce il legame tra le sfortunate vicende della donna protagonista e ciò che avviene al giorno d’oggi nella cittadina dei nostri personaggi ricorrenti: devo ammettere che mi è sembrato un filo conduttore un po’ debole, d’altra parte la scrittrice si è presa una lunga pausa dopo la stesura di questo volume per proseguire le avventure di Erica, Patrick e i loro concittadini, iniziando addirittura altre due serie di romanzi tuttora in corso, quindi forse "La strega" è stato scritto con minor convinzione rispetto ai volumi precedenti della serie. 

La vicenda è ambientata come sempre a Fjällbacka e ruota intorno alla scomparsa di una bambina di quattro anni, che termina con il rinvenimento del suo cadavere così come era già successo trent’anni prima, quando le colpevoli erano state giudicate due tredicenni, oggi due donne e madri, di nuovo presenti nel paesino. I loro figli, entrambi con difficoltà di adattamento e vittime di bullismo, si sono innamorati ma non sempre l’amore è sufficiente per mettere la parola fine a un’adolescenza segnata dai maltrattamenti e dalla mancanza di affetto. 

La risoluzione del caso non l’ho trovata prevedibile, anche se da un certo punto in poi non sospettare del marito di Helena è impossibile le sue ragioni però non mi erano state chiare fino alla fine e per questo ho apprezzato la risoluzione del mistero. 

Mi è piaciuto anche il fatto che la scrittrice contestualizzi le vicende politiche della Svezia inserendo la tematica dell’immigrazione dei cittadini siriani, anche se la loro presenza sembra un po’ fine a se stessa tanto per parlare delle trasformazioni della nazione più che per far loro ricoprire dei ruoli funzionali alla storia. 

Nell’insieme l’ho trovata comunque una lettura appassionante e mai noiosa, anche se dei dieci letti fino ad oggi lo ritengo il caso più debole di questa serie. Sono molto curiosa di leggere il successivo pubblicato a distanza di ben sei anni, un intervallo che è il doppio del più lungo intercorso tra i precedenti volumi, e spero che tornerà a piacermi quanto i precedenti!

Quale serie di gialli state leggendo in questo periodo ?

mercoledì 25 gennaio 2023

Il domatore di leoni

Nel nono capitolo della serie "I delitti di Fjallbacka", "Il domatore di leoni", Camilla Lackberg lascia che le vite dei personaggi ricorrenti proseguano senza grandi scossoni: Erica e Patrick crescono i tre bimbi, Anna e Dan si riavvicinano finalmente (e lei si scopre di nuovo incinta), Martin deve elaborare la perdita di Pia.


Titolo: Il domatore di leoni
Autrice: Camilla Lackberg
Anno della prima edizione: 2014
Titolo originale: Lejontämjaren
Casa editrice: Marsilio
Traduttrice: Laura Cangemi
Pagine: 464


Il caso è molto appassionante: cinque ragazze sono scomparse in diverse città della Svezia, e quella scomparsa a Fjallbacka riappare orrendamente mutilata e rimane vittima di un incidente. Le lesioni subite durante il sequestro ricordano un caso risalente ad oltre trent'anni prima... Nel frattempo Erica, per il suo nuovo libro, intervista una donna in carcere da decenni per l'omicidio del marito Vladek, che in gioventù era stato il domatore di leoni di un circo itinerante. Le due indagini si riveleranno intrecciate tra di loro...

[Leila infatti è in carcere da innocente, per aver protetto la figlia sociopatica sin dall'infanzia. Crede che Louise sia ancora viva e minacci lei e il fratello da lontano, mentre invece le si è sostituita una ragazza che era stata in affidamento con lei, che ora si fa passare per Marta e gestisce il maneggio locale. Durante i concorsi ippici sono state notate le ragazze rapite, mutilate e uccise da Marta e Jonas, il quale ha appreso questa devianza dal padre, che lo aveva fatto in passato (è lui il responsabile del primo omicidio a cui Paula risale in archivio) e lo costringeva ad assistere ai suoi delitti.]

Ritroviamo le consuete pagine in corsivo che ci rimandano al passato, dedicate proprio al passato di Vladek, della moglie Leila e della loro famiglia. Non sono molto numerose e contribuiscono ad aumentare la curiosità, anche se qualcuna in più non mi sarebbe dispiaciuta! 

Molto originale è la conclusione di questo giallo, che rispetto ai precedenti si chiude in modo meno irrisolto, senza che sia davvero stata fatta giustizia. Non credo che l'autrice abbia intenzione di riprenderne i personaggi, ma l'ho trovata una variazione interessante all'interno di una serie di casi più simili tra loro.

Segnalo inoltre che le descrizioni di alcuni particolari relativi alle torture subite dalle ragazze potrebbero disturbare i lettori più sensibili, ma trovano poco spazio nel romanzo e non sono approfondite troppo nel dettaglio.

Questo nono romanzo è stata per me un'ulteriore conferma di quanto mi piaccia questa serie di gialli, ne sono stata come sempre rapita e ora mi resta soltanto "La strega", in attesa che Feltrinelli editore porti anche da noi in traduzione l'undicesimo volume già uscito in Svezia!

giovedì 1 settembre 2022

Il guardiano del faro

Il settimo episodio de "I delitti di Fjallbacka" dell'autrice svedese Camilla Lackberg, "Il guardiano del faro", sempre pubblicato da Marsilio, mi è piaciuto più del precedente, "La sirena". 


Titolo: Il guardiano del faro
Autrice: 
Camilla Läckberg
Anno della prima edizione: 2009
Titolo originale: Fyrvaktare
Casa editrice: Marsilio
Traduttrice: Laura Cangemi
Pagine: 446


Per la prima volta l'autrice inserisce un elemento soprannaturale all'interno della sua trama: un'isola dei fantasmi dove le anime di coloro che se ne sono andati dal mondo dei vivi restano presenti e accompagnano chi vi si trova a soggiornare. Si tratta di un'ambientazione raccontata con grande delicatezza, che accompagna le ormai ben note pagine in corsivo dal passato che qui danno voce alla storia di Emeline, la moglie del guardiano del faro sull'isola di Graskar, alla fine del diciannovesimo secolo. Insieme a quelle dedicate allo scalpellino del terzo volume, queste incursioni nel passato sono finora quelle che ho preferito.

Il giallo di questo volume ruota attorno alla morte di Mats Sverin, un giovane insospettabile che sembra aver celato però molto di sé. Insieme a lui la protagonista è Annie, che da giovane era stata la fidanzata di Mats ma ora è la moglie di un uomo violento, e fugge da lui insieme al figlioletto Sam rifugiandosi proprio sull'isola di Graskar.

[SPOILER: Annie però è tutt'altro che soltanto la vittima di questa storia, perché oltre ad aver legittimamente ucciso il marito prima che potesse sottrarle il figlio, ha involontariamente ucciso anche quest'ultimo ed il meccanismo di negazione la spingerà ad uccidere anche Mats, che è andata a trovarla sull'isola e ha scoperto il segreto sulla morte di Sam, oltre alla dipendenza della donna dalla cocaina.]

L'elemento della violenza sulle donne è un tema molto caro all'autrice, lo si nota sin dal primo episodio di questa serie dove è la sorella di Erica ad essere vittima di un marito abusante. Qui insieme alle indagini su Mats entriamo nel sistema delle case protette, che fanno del proprio meglio per salvare donne e bambini ma purtroppo non sempre ci riescono [Mats era stato infatti vittima di un'aggressione da parte dell'ex marito della sua fidanzata, che aveva conosciuto proprio quando lavorava per un'associazione di tutela di donne e minori]. 

L'indagine non è affatto scontata: l'ho trovata molto meno prevedibile rispetto a "La sirena", perché diverse sono le false piste che sviano i sospetti del lettore [gli aggressori di Mats, i due fratelli che in realtà stanno solo truffando il sindaco per potersi allontanare da un paese che ricorda loro l'infanzia di maltrattamenti, le impronte di Mats sulla bustina di cocaina che in realtà apparteneva ad Annie]. In più come sempre ci accompagnano le vite private dei personaggi ricorrenti, questa volta per fortuna prive di tragiche novità -anche se così l'attesa del successivo volume diventa meno spasmodica.

Ora che mi mancano solo gli ultimi tre titoli, posso affermare con sicurezza che sarà la prima serie di titoli che porterò davvero a termine, perché non mi sono affatto stancata! Un evento senza precedenti!

Qual è l'ultimo giallo che avete letto?

mercoledì 3 agosto 2022

La sirena

"La sirena" è la sesta avventura della serie ambientata a Fjällbacka della scrittrice Camilla Läckberg. 


Titolo: La sirena
Autrice: Camilla Läckberg
Anno della prima edizione: 2008
Titolo originale: Sjöjungfrun
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttrice: Laura Cangemi
Pagine: 445


Come avevo presagito alla fine del volume precedente ("Il bambino segreto"), il protagonista di questa storia è Christian, il bibliotecario, che ha appena pubblicato un romanzo intitolato appunto "La sirena". L’uomo comincia dopo l'uscita del libro a ricevere delle lettere minacciose, e contemporaneamente uno dei suoi amici viene ritrovato assassinato...

Si tratta di un romanzo che ruota attorno ai disturbi mentali e alle colpe del passato, sviluppando pagina dopo pagina un caso dove la psicologia è la chiave della risoluzione. [infatti le vittime del presente si trovano a pagare per ciò che hanno commesso oltre trent’anni prima, mentre il protagonista è contemporaneamente vittima e carnefice di se stesso a causa del disturbo dissociativo che lo affligge. La sirena infatti è l’altra personalità che lo controlla e che cerca di fare giustizia per la sorellina, alla quale aveva lui per primo causato un danno cerebrale quando aveva solo cinque anni e lei era una neonata, e che poi aveva subito uno stupro di gruppo da parte degli uomini che si trovano a pagarla cara nel presente  e che avevano perseguitato Christian da ragazzino con crudeli atti di bullismo. Lui sarà poi l’ultima vittima, visto che per le sue colpe non ha mai potuto essere felice nella vita ed è stato costretto "dalla sirena" ad uccidere in passato la propria compagna con il bimbo di appena un anno -ma riesce in questo caso a risparmiare i tuoi figli bambini avuti con l’attuale moglie. Per le colpe che si attribuisce, relative alla propria infanzia e adolescenza, Christian non ha avuto diritto alla felicità ed è costretto a pagare con la vita.]

Rispetto ai volumi precedenti ho trovato questo romanzo piuttosto crudo in numerose scene e mi sento di avvertire soprattutto chi è genitore che i bambini in questa storia non vengono in alcun modo protetti dall’essere trascurati, maltrattati o subire violenza -anche se gli episodi risalgono al passato su cui si sta indagando. 
Non c’è nessuna sorpresa per quanto riguarda la struttura della storia, costituita da brevi paragrafi che alternano il punto di vista, e gli ormai distintivi brani in corsivo che ci raccontano un passato che si svela a poco a poco, rendendosi comprensibile: in questo testo non sono particolarmente numerosi, ma di certo sono significativi.

Degno di nota è il finale, che rispetto a quanto siamo abituati si chiude in modo brusco e drammatico, concentrandosi sui personaggi ricorrenti. Rende quindi inevitabile volersi procurare immediatamente "Il guardiano del faro" per scoprire che cosa sia capitato loro... inutile dirvi che l’ho già fatto!

Qual è l’ultimo giallo che avete letto?

mercoledì 13 aprile 2022

Lo scalpellino

Terzo libro della saga "I delitti di Fjällbacka" di Camilla Läckberg, "Lo scalpellino", sempre pubblicato da Marsilio, è per il momento il mio preferito della serie.


Titolo: Lo scalpellino
Autrice: 
Camilla Läckberg
Anno della prima edizione: 2005
Titolo originale: Stenhuggaren
Casa editrice: Marsilio
Traduttrice: Laura Cangemi
Pagine: 572


Ritroviamo i personaggi ricorrenti che già ben conosciamo: Erica e Patrick alle prese con il loro figlia appena nata e le difficoltà che ne derivano. L'autrice insieme all’indagine infatti trova spazio per dare voce alla depressione post partum e alle difficoltà che affrontano le coppie di neo genitori.

Il caso questa volta riguarda una bambina di sette anni trovata morta: si tratta di annegamento, ma nonostante il corpo venga ritrovato in mare nei polmoni della bambina c’è acqua dolce di vasca da bagno ed è evidente che qualcosa non quadri.
I sospetti si dirigono immediatamente verso i familiari [il padre infatti ha un amante, il suo alibi non sembra reggere e il fratellino riporta una preoccupante cartella clinica piena di inspiegabili ferite e di infortuni nonostante la giovanissima età. Ovviamente i primi sospettati non sono mai i colpevoli e anche questa volta il caso non fa eccezione! La personalità della bambina molto difficile da controllare era infatti la responsabile delle ferite del fratello e anche dell’allontanamento tra i genitori] 
e l’indagine interessa inevitabilmente tutta la comunità che li circonda. Ne emergono come al solito scomodi segreti... 

Mi sento di segnalare di fare attenzione alla tematica della pedofilia, che non è certo adatta a tutti ma è affrontata qui in toni che ho sopportato, senza immagini particolarmente crude. Si dà poi spazio alla sindrome di Asperger e a come le persone neurodivergenti sembrino sempre i sospettati perfetti, anche quando non ci sono vere ragioni per ritenerli tali. 

[I veri mostri questa volta li troviamo in famiglia, nei panni di una nonna che di tenero ha ben poco e che anzi ha imparato da quello che credeva sua madre a farsi giustizia da sola seminando così dietro di sé una scia di vittime.]

Un elemento che ritroviamo ed era presente anche ne "Il predicatore" sono le pagine in corsivo che vengono da un’altra epoca. In questo caso si tratta di una vera e propria storia dentro la storia, quella dello scalpellino del titolo che inizia negli anni '20 del 1900 e interessa oltre a lui anche la donna della quale si innamora. Ho trovato questa linea narrativa particolarmente riuscita perché solo molto avanti nella narrazione se ne scopre il legame con l’indagine che stiamo seguendo nella contemporaneità, e questo contribuisce a mantenere molto alto l’interesse del lettore. Ho apprezzato anche moltissimo il personaggio dello scalpellino Anders, che mi è entrato nel cuore dal primo momento [e per cui ho sperato in ogni attimo per il meglio, pur immaginando che non sarebbe andato a finire bene, ed infatti la crudeltà di Agnes ha mietuto con lui e i sue i suoi due adorabili gemelli le sue prime vittime. Agnes, donna implacabile ed egoista in ogni fibra del suo essere, sarà un personaggio capace di rovinare vite sino alla fine: in particolare rovinerà quella della bambina che rapirà e crescerà come sua figlia, tra atroci angherie e punizioni facendola sentire costantemente sbagliata e in difetto e trasformandola nella assassina della nostra storia.]

Questo terzo volume si rivela per me per il momento il più riuscito della serie, innanzitutto perché gli angoli bui delle famiglie sono sempre estremamente coinvolgenti e anche perché l’autrice riesce a creare qui dei personaggi femminili terribili e dotati di una crudeltà difficile da accettare, ma riuscitissima nella narrazione. 
Riesce anche a controbilanciare tanta amarezza e negatività con personaggi più teneri come quello di Erica o come quello del poliziotto che scopre di avere un figlio adolescente e nonostante la goffaggine prova a fare del suo meglio, come a mostrare che non tutte le famiglie sono uguali e i difetti possono diventare una risorsa. 

Ultimo elemento che mi sento di segnalare è un avvenimento sul finale che apre potenzialmente un nuova capitolo delle vicende personali di Erica, in particolare della sorella Anna, e che vi confesso mi ha fatto venire voglia di procurarmi immediatamente il quarto volume della serie!

mercoledì 2 marzo 2022

La principessa di ghiaccio

Qualche anno fa avevo letto un paio di titoli dell’autrice svedese Camilla Läckberg, famosa per i suoi gialli ambientati in un paesino di nome Fjällbacka. Mi erano piaciuti molto, ma mi ero resa conto durante la lettura che non si trattava di volumi del tutto indipendenti l’uno dall’altro, in quanto i personaggi ricorrenti erano gli stessi, e mi sono accorta di non riuscire a seguirne molto bene le vicende personali. Ho deciso così di recuperare la serie a partire dal primo volume, "La principessa di ghiaccio".


Titolo: La principessa di ghiaccio

Autrice: Camilla Läckberg
Anno della prima edizione: 2002
Titolo originale: Isprinsessan
Casa editrice: Marsilio
Traduttrice: Laura Cangemi
Pagine: 458


La storia si apre con il ritrovamento del cadavere di una giovane donna in una vasca ghiacciata, da cui il titolo del romanzo. Si potrebbe pensare al suicidio, ma dal momento che parliamo di gialli è piuttosto chiaro che di suicidio non si tratti e che al ritrovamento seguirà un’indagine. A condurla sono un commissario a dir poco incompetente e pigro, che ha per fortuna dei più validi collaboratori, tra cui Patrick, che sarà uno dei personaggi ricorrenti della serie. In più facciamo la conoscenza di Erica, che della vittima è stata la migliore amica d’infanzia ed è oggi una scrittrice alle prese con i suoi problemi personali: la morte dei genitori e la difficile situazione della sorella, madre di due bambini ma moglie di un uomo violento. 

Sono così parecchie le tematiche che troviamo in questa storia: la violenza domestica, ma per chi è particolarmente sensibile ai temi mi sento di avvisarvi che vi troverete anche abusi sui minori, per quanto risalenti a molti anni addietro. 

Volutamente non vi svelo nient’altro riguardo la trama e l’indagine che vi si svolge, perché  in un romanzo di questo tipo ve ne rovinerei la lettura. Il mio parere una volta terminato questo romanzo è nel complesso positivo: la scrittrice ha uno stile semplice e molto scorrevole, che permette di leggere il romanzo tutto d’un fiato senza mai annoiarsi. L’indagine è costruita in modo credibile e per quanto mi riguarda non prevedibile.

L’unico difetto che mi sento di segnalare è una certa ingenuità nella costruzione dei personaggi, specialmente quando si parla di storie d’amore: sembrano nascere in modo per nulla sorprendente e i personaggi coinvolti sembrano spesso un po’ sciocchi o stereotipati. Questo non è bastato però a farmi passare la voglia di leggere anche i romanzi successivi, che affronterò dunque prossimamente, quando avrò voglia di una lettura poco impegnativa e capace di distrarmi da tutto il resto.

Qual è la vostra serie di gialli preferita?