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mercoledì 4 febbraio 2026

L'amore dopo i vent'anni

La ragione principale per cui ho comprato in una libreria dell’usato "L’amore dopo i vent’anni" dell’autrice danese Linea Maja Ernst è la copertina, lo ammetto, che ho trovato a dir poco irresistibile. Elemento di rinforzo è stata la casa editrice Atlantide, che ha pubblicato titoli che negli ultimi anni ho amato molto, primi tra tutti quelli di Tiffany McDaniel.

La collana Blu Atlantide pubblica romanzi estremamente contemporanei, che parlano dell’oggi e delle esigenze e delle tematiche più attuali. È il caso anche di questo romanzo, dove un gruppo di amici degli anni universitari si ritrovano qualche anno più tardi in una villa su un lago, dove due di loro annunciano di stare per sposarsi ed emergono così passioni tenute segrete e sentimenti reciproci che non si sono mai confessati.

Le riflessioni dei personaggi indagano la fluidità delle relazioni, il concetto di poliamore ma anche l’identità di genere e l’orientamento sessuale, in un modo che difficilmente avremmo potuto incontrare in un romanzo italiano: con un’estrema naturalezza e in dialoghi che non risultano mai forzati.

Il testo è breve, scorrevole e ci pone davanti ad un sentimento che molti di noi hanno provato crescendo, ovvero la nostalgia per l’epoca in cui i legami d’amicizia erano il centro del nostro universo e il chiederci come mai talvolta le routine quotidiane, gli impegni e le famiglie formazione ci abbiano potuti allontanare così tanto. 

Non è un romanzo in cui mi sono identificata e nemmeno ho provato affetto particolare per qualcuno dei suoi personaggi, ma lo segnalo per chi fosse interessato alle tematiche. Ho apprezzato molto anche la scrittura dell’autrice, capace di descrivere in modo vivido ed efficace il contesto naturale.

Qual è l’ultima lettura che vi ha lasciati abbastanza indifferenti?

giovedì 26 aprile 2018

La foresta assassina

Il volume precedente di questa serie di thriller scandinavi si intitola "Le bambine dimenticate", l'ho già letto e ve ne ho parlato qui. Il principale problema di quel romanzo era il suo essere in realtà il settimo volume della serie di gialli con una protagonista in comune scritta dall'autrice, e porre quindi il lettore davanti ad una situazione difficilmente comprensibile in medias res. Questa volta ad essere stato pubblicato è l'ottavo volume, dunque almeno tra i due in commercio ad oggi si può riscontrare una continuità; inoltre la storia stessa è a mio parere più riuscita della precedente.




Titolo: La foresta assassina
Autrice: Sara Blaedel
Anno della prima edizione: 2013
Titolo originale: Dødesporet
Casa editrice: Fazi
Traduttore: Alessandro Storti
Pagine: 246




LA STORIA


Sune è un adolescente la cui madre è in fin di vita a causa del cancro ed il cui padre è un uomo duro, un macellaio che sembra non provare mai paura ed approva raramente le scelte del figlio, più timido e riflessivo di quanto lo vorrebbe. La famiglia di Sune aderisce al paganesimo scandinavo, che venera gli dei tradizionali della Scandinavia con sacrifici e riti propiziatori. Proprio la sera in cui Sune dovrebbe essere proclamato ufficialmente un membro adulto della comunità ha inizio il romanzo: a sua insaputa, parte del rito al quale si trova a partecipare consiste in un rapporto sessuale con una prostituta che gli altri uomini hanno attirato per lui nel folto del bosco; Sune però si rifiuta, la ragazza a questo punto vorrebbe andarsene via, ma viene aggredita da tutti gli altri uomini che la stuprano ripetutamente e finiscono per ucciderla. Mentre ne nascondono il cadavere, Sune sconvolto da quanto è avvenuto fugge e si rifugia nel bosco, dove qualche giorno più tardi la polizia comincerà a cercarlo.
Il caso parallelo è un cold case, e si tratta di Klaus, il fidanzato dell'investigatrice Louise che si credeva morto suicida; in realtà voci diverse e sospetti di omicidio si allungano sul caso ormai chiuso da decenni, e Louise è determinata a tutti i costi a scoprire finalmente la verità.

Immagine dal web

COSA NE PENSO

Ho trovato questo thriller molto ben costruito: l'elemento portante è l'intreccio con la mitologia norrena ed i riti pagani, primo tra tutti quello di iniziazione, in vari gradi di fanatismo e talvolta simili ai comportamenti di una setta. Nonostante sia stato il fattore che mi ha interessata di più, credo che avrebbe potuto trovare tra le pagine anche un po' più di spazio: per un lettore non scandinavo infatti questa mitologia risulta non immediatamente comprensibile, per quanto fornisca lo spunto per scoprire di più su Odino e gli altri personaggi.
Un altro punto di forza è senza dubbio Sune, il giovane protagonista, determinato a sottrarsi dalle dinamiche malate del gruppo religioso di cui fa parte suo padre sin dalla giovinezza. Questi uomini nel corso di decenni sono macchiati di numerosi delitti, sempre rimasti impuniti, perché nessuno ha mai avuto come Sune il coraggio di opporsi: insieme a lui, in questo romanzo, trovano la forza di ribellarsi anche altri membri della comunità locale, tra cui l'investigatrice Louise e la sua amica Camilla.
Il ritmo dell'indagine (anzi delle due indagini: quella sulla morte di Klaus e quella sulla scomparsa di Sune) è incalzante e si interseca perfettamente con il paesaggio boschivo e ricco di ombre che circonda le cittadine danesi; l'incontro poi con i toni fiabeschi e misteriosi riservati agli elementi leggendari ("I carri percorrono la Via dei Morti") e a personaggi suggestivi come quello dell'anziana Elinor crea un insieme convincente e che si legge davvero d'un fiato. 

lunedì 23 ottobre 2017

Le bambine dimenticate

Sara Blaedel è un’autrice danese che si inserisce nel filone dei giallisti scandinavi tanto di moda negli ultimi anni. Si tratta di una scrittrice piuttosto prolifica, che viene tradotta in italiano per Fazi Editore, dalla quale però sono stati pubblicati soltanto due romanzi. Il primo è “Mai più libera”, che in lingua originale sarebbe il quarto volume di una serie di thriller che hanno per protagonista la detective Louise Rick.
 



Titolo: Le bambine dimenticate
Autrice: Sara Blaedel
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: De glemte piger
Casa editrice: Fazi
Pagine: 286



 
“Le bambine dimenticate” sarebbe invece, in danese, il settimo volume. Trattandosi tuttavia del secondo tradotto in italiano, siamo certamente all’oscuro di molti dettagli che riguardano questa investigatrice: la incontriamo con un ingombrante passato (un fidanzato morto suicida, un certo distacco dal paese dove è cresciuta dovuto proprio alle dicerie legate a quella tragedia), single, con un figlio adottivo adolescente appassionato di musica ed un anziano vicino con cui ha creato una famiglia atipica ma amorevole.
Accanto a lei c’è Camille, amica giornalista, che in questo romanzo incontra qualche difficoltà ad organizzare il proprio matrimonio con il ricco fidanzato. Oltre a questi personaggi, un ruolo importante lo ricopre Eik, che affianca Louise nelle indagini: veste sempre di nero, beve troppo e sarebbe facile sottovalutarlo, se non fosse davvero in gamba nello svolgere il proprio mestiere!
 
Il caso a cui Louise ed Eik si dedicano in questo romanzo comincia con il ritrovamento, in un bosco, del cadavere di una ragazza: metà del suo viso è sfigurato da una cicatrice da ustione, ma nonostante questa particolarità nessuno sembra riconoscerla. Nello stesso periodo in quei boschi si verificano altri delitti: una donna scompare mentre fa jogging, un’altra viene violentata nella sua stessa casa.
Diverse ricerche portano Louise ed Eik a scoprire l’identità della vittima: si tratta di Lise, una donna che nessuno cerca perché non c’è più nessuno a crederla in vita. Le ultime informazioni su di lei risalgono infatti a decenni prima, e si tratta di un certificato di morte datato 1980, realizzato nella struttura psichiatrica dove la ragazza era rinchiusa a causa del suo ritardo mentale. Ciò che è più strano però è che nello stesso giorno dello stesso anno risulta deceduta anche Mette, gemella di Lise, affetta da un ancor più grave ritardo mentale e rinchiusa nella stessa struttura. A quell’epoca le famiglie erano spesso incoraggiate a “dimenticare” questi figli scomodi, che per di più soffrivano al distacco successivo alle visite in struttura dei loro familiari che dovevano andarsene; proprio per questo il padre di Lise e di Mette, vedovo dalla loro nascita, si era rifatto una vita e non aveva messo in dubbio che le sue figlie fossero decedute e fossero state poi sepolte in una fossa comune, senza che lui presenziasse al funerale. Una volta scoperto però che la vittima del bosco è Lise, è impossibile per lui non sperare che anche Mette sia sopravvissuta nel 1980 e sia ancora, viva, da qualche parte.
 
Un'immagine dal film "The Orphanage"
di J. A. Beyrona (2007)

L’indagine di Louise ed Eik ruota attorno alla struttura psichiatrica Eliselund, che nasconde antichi, raccapriccianti segreti, ed alla comunità che vive nelle Corti nel bosco, colpita in modi diversi dai delitti del presente e del passato.
Per quanto il caso decolli piuttosto lentamente, dalla metà in poi la curiosità del lettore prende il sopravvento. La conclusione per me è stata inaspettata (ma io non capisco quasi mai i colpevoli in anticipo, perciò non sono un buon termine di paragone!), forse un po’ frettolosa per quanto riguarda la vicenda personale di Louise ed i segreti relativi al passato suo e del fidanzato defunto, comunque il romanzo nel complesso mi è piaciuto ed anche la protagonista è una di quelle di cui mi viene voglia di seguire le avventure.

Spero che la Fazi si occuperà di tradurre anche gli altri titoli della serie, magari dal principio!