"Amici di una vita", "i miei amici" in titolo originale, di Hisham Matar, pubblicato da Einaudi, è senza dubbio il titolo migliore che abbia letto dall'inizio di questo 2026.
È un romanzo stratificato, ricchissimo, che inizia negli anni '80 del novecento quando il protagonista Khaled dalla Libia ottiene una borsa di studio per l'università di Edimburgo, città dove conosce Mustafa, che diventerà uno di quegli amici. Prima di partire, alla radio, ha ascoltato leggere all'autore libico Hosam Zowa un racconto che lo segnerà profondamente -quasi quanto l'incontro con Hosam, parecchi anni più tardi, in un albergo di Parigi.
Nel 1984, Mustafa e Khaled si recano insieme a Londra, alla manifestazione contro il regime di Gheddafi davanti all'ambasciata libica; qui dall'edificio qualcuno spara sulla folla ed entrambi resteranno feriti -senza nemmeno accorgersi della presenza di Hosam tra gli altri manifestanti. Da allora comincia l'esilio, quella lontananza di segreti e bugie per proteggere la famiglia rimasta in patria, una distanza in cui Khaled cresce e costruisce la propria identità, inestricabilmente connessa a quella dei due amici che condividono le sue origini.
Saranno quasi sempre sugli stessi binari paralleli, a condividere appuntamenti settimanali ad un caffè, fino alle Primavere Arabe del 2011, quando la scelta sarà tra rimanere a Londra, ormai una sorta di luogo d'appartenenza e insieme estraneità, oppure fare ritorno in Libia, unirsi alla rivolta, imbracciare le armi -la scelta che compiranno Mustafa, in modo irreversibile, e Hosam, solo temporaneamente.
Quello di Matar è un romanzo immenso: colmo di citazioni di letteratura e di poesia, scritto in modo magnifico, da assaporare a poco a poco, centellinare pagina dopo pagina. È un romanzo sull'identità, sulla lontananza e sul ritorno, sulla nostalgia e, soprattutto, sull'amicizia: quel legame che più di ogni altro ci rende chi siamo davvero.
Qual è il romanzo più convincente che avete letto dall'inizio dell'anno?

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