Sapete che non è mia abitudine tuffarmi immediatamente sulle novità in libreria, ma ci sono casi in cui la curiosità è forte e decido di assecondarla -qui, complice un regalo, ho letto il recente "Tre nomi", esordio di Florence Knapp pubblicato da Garzanti. E che esordio!
Presentato come una storia "what if", contenente le diverse possibilità di vita del protagonista legate a tre differenti nomi assegnatigli all'anagrafe, ha di gran lunga superato le mie aspettative. Si è rivelato infatti un romanzo sulla violenza domestica e sulle scelte compiute da Cora, la madre del protagonista, al momento di scegliere il nome sul certificato di nascita del figlio neonato: Bear, come vorrebbe la sorellina, Julian, che sarebbe la sua scelta, oppure Gordon, il nome tramandato di generazione in generazione da uomini prevaricatori e violenti.
"Tre nomi" parla dell'autodeterminazione di una donna, prima ancora che di un ragazzo: una donna che cerca di sottrarsi alle violenze, in una linea narrativa con successo, in una linea narrativa provandoci per oltre trent'anni, in un'altra ancora non avendo modo di riuscirci. E poi c'è suo figlio, il secondogenito, che sia Bear, Julian o Gordon, schiacciato dalla figura paterna con il suo ingombro di ricordi negativi e di oppressione, che cerca di costruirsi una propria identità per contrasto, prendendone coscienza in fasi diverse della vita.
[Se Bear cresce con un padre in carcere senza avere contatti con lui, perché ha assassinato il vicino che il giorno della scelta del nome di Bear era intervenuto per salvare Cora dalla violenza, Julian cresce orfano di una madre uccisa quando aveva cinque anni, accudito dalla nonna in Irlanda, e infine Gordon viene manipolato dal padre e usato come un'arma contro la sua stessa madre, fino a che alcolista e crudele si accorge di quello che è diventato e a trentacinque anni diventa lo strumento della liberazione di Cora, rivoltandosi contro quel padre padrone.]
Bear, Julian e Gordon hanno diversi gradi di intimità nel rapporto con Maia, la sorella maggiore, e solo uno di loro avrà la nonna materna come punto di riferimento. Saranno archeologi, argentieri o impegnati nel ramo finanziario, saranno uomini con differenti difficoltà nell'instaurare rapporti d'amore, ancora alle prese con l'elaborazione del modello di relazione di coppia a cui sono stati, direttamente o indirettamente, esposti nell'infanzia.
Quello di Knapp è dunque un esordio coraggioso, pieno di arte, che si parli di design di gioielli o dei Quadri Neri di Goya; è un romanzo sull'emancipazione e sul diventare se stessi, su quanto questo processo possa rivelarsi difficile, doloroso ma talvolta possa anche riservare una pace e una soddisfazione che non si sarebbero mai credute possibili.

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