Rio Saliceto è un comune in provincia di Reggio Emilia che conta poco più di seimila abitanti. È qui che cresce Raja, il protagonista di “La nebbia di Rio”, esordio di Sarvish Waleed pubblicato da Accento edizioni: è bambino negli anni ‘90, in un condominio popolare con la madre Samina e il padre Malik emigrati dal Pakistan. Non ha scarpe di marca Raja, non può festeggiare Halloween e i suoi inseparabili amici Laura e Giacomo contribuiscono alle multe dell’autobus che prende perché nessuno acquista per lui l’abbonamento.
Lo incontriamo bambino, spettatore impotente della violenza del padre, e poi a 35 anni, quando è diventato educatore e Laura e Giacomo sono ancora i suoi unici punti di riferimento, ma Giacomo annega nella dipendenza e Laura aspetta un figlio, perché non esistono vite perfette, e Raja ha ancora tanta rabbia e tanti fantasmi da affrontare mentre con Samina intraprende un viaggio in Pakistan [per visitare la tomba del padre appena morto, dopo tanti anni che non lo vedono, perché denunciato per violenza domestica da una vicina ha lasciato l’Italia senza guardarsi indietro].
“La nebbia di Rio” è un romanzo di solitudini, di famiglie in frantumi, una storia di formazione in cui passiamo dai ricordi d’infanzia all’età adulta all’adolescenza e di nuovo ai frammenti di un protagonista bambino che strappava disegni e desiderava le vite degli altri. Ne “La nebbia di Rio” si prova molta tenerezza, ci si indigna, ma si percepisce anche tanta forza, quella di coloro che alla fine “si devono salvare da soli” -e proprio per questo, questo libro mi è piaciuto tanto.
Qual è l’ultimo romanzo di esordio che avete letto?

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