Leggo Bianca Pitzorno sin dalla prima infanzia, prima ancora di andare alle scuole elementari: il primo libro che ricordo essere stato mio inseparabile compagno è il suo "La bambola viva", che rileggevo fino a conoscerlo a memoria e ancora oggi quando ci ripenso mi scalda il cuore.
Negli anni ho letto per la prima volta e ho riletto numerosi dei suoi titoli per ragazzi, e ancora molti mi aspettano in libreria e sono sicura che mi regaleranno viaggi meravigliosi nel mondo della fantasia, con protagoniste forti e indipendenti a cui di certo inconsapevolmente mi sono ispirata quando ero piccola.
Inutile dire quindi che quando esce un suo nuovo romanzo, anche rivolto ad un pubblico per adulti, non posso farmelo sfuggire e quindi eccoci con "La sonnambula" pubblicato da Bompiani, che quest’anno è stato anche tra i finalisti al Premio Strega.
Se per "Ascolta il mio cuore", "Extraterrestre alla pari", "La bambola viva" e così via avrò negli anni soltanto parole d’amore, non posso dire lo stesso de "La sonnambula", che è stata una lettura piacevole, ma non certo memorabile come quelle del passato.
L’elemento più degno di nota è il fatto che l’autrice si sia ispirata ad un vero articolo ritrovato su un quotidiano sardo di fine Ottocento, in cui una donna definita all’epoca "sonnambula" offriva i propri servigi per prevedere il futuro dei suoi interlocutori.
È proprio questo il mestiere di Ofelia, la protagonista che seguiamo in questo romanzo passare da un cliente all’altro mentre a poco poco scopriamo i dettagli del suo passato che l’hanno condotta a vivere ad Onora sotto falso nome [è fuggita infatti da un marito violento che sperava che i suoi poteri (che in realtà lei non controlla in alcun modo e quando offre delle previsioni ai clienti in realtà non sta facendo altro che interpretarne il comportamento) potessero salvarlo dai debiti di gioco e dalla bancarotta, e che quando si rese conto che così non era fece di tutto per ucciderla prima che la donna se ne accorgesse e decidesse di mettersi in salvo].
"La sonnambula" è un romanzo scorrevole, sebbene dalla struttura un po’ ripetitiva, che passa da un cliente di Ofelia con un problema che viene risolto al successivo. Contiene una storia d’amore un po’ telefonata e degli elementi di avventura che conosciamo essere cari all’autrice sin dalla produzione per l’infanzia, come quello del mondo del circo.
Definirei "La sonnambula" un testo di puro intrattenimento spesso finisce per essere prevedibile e che mi ha un po’ delusa, al punto che non mi aspettavo potesse rientrare tra i finalisti al Premio Strega (tra quelli che ho letto, "Acqua sporca" lo avrebbe meritato di più).
Qual è il vostro titolo preferito di Bianca Pitzorno?

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