John Williams riesce in "Stoner", che ho letto in edizione Mondadori, a compiere un’impresa eccezionale: rendere oggetto di una narrazione coinvolgente la vita di un uomo comune, che non compie azioni memorabili e la cui esistenza non subisce svolte eclatanti.
È un percorso quieto quello di William, il protagonista, che nasce nella campagna del Kansas in una famiglia di agricoltori ed è il primo ad andare all’università. Siamo all’inizio del Novecento ed è appena nata la facoltà di Agraria, che sembra per William la scelta più logica. Invece alla lezione di inglese William ascolta leggere Shakespeare e rimane folgorato, e da qui i suoi studi cambieranno direzione e così la cambierà la sua intera esistenza, che dedicherà all’insegnamento all’università di Columbia.
William è un uomo accomodante, che non sopporta il conflitto, che rifiuta lo scontro anche quando sembrerebbe la risposta più logica a quanto si trova a vivere -primo tra tutti il suo matrimonio infelice con l’insopportabile Edith, che sembra intenzionata a fargli pagare per tutta la vita l’errore che ha commesso accettando di sposarlo. Edith è insoddisfatta, rancorosa, determinata a rendergli la vita impossibile: su di lei si potrebbe scrivere un intero romanzo, perché i suoi comportamenti lasciano più volte il lettore senza parole [in particolare mi viene in mente la scena in cui, rimasta orfana del padre, nella casa di famiglia distrugge ogni cosa che l’uomo le avesse regalato -e di questo gesto non ci viene mai spiegata approfonditamente la ragione].
Williams racconta le ore dedicate all’insegnamento, i conflitti in dipartimento con un collega che non gli perdona quella che considera una discriminazione nei confronti di uno studente affetto dalla sua stessa disabilità.
Ci sono le guerre mondiali in questo libro, che Stoner attraversa da spettatore senza mai arruolarsi. Avrebbe potuto farlo nella Prima, come il suo amico Dave Masters, che per questo però perderà la vita appena sbarcato in Francia e la sua memoria in Stoner non sbiadirà mai, da uomo leale e amico fedele che è.
Non si trovano dei veri difetti a Stoner, se non l’arrendevolezza, il non pretendere ciò che gli è dovuto il nome di un quieto vivere da cui non sembra guadagnare granché, ma è la sua natura potremmo dire, il suo modo di essere sempre pronto a concedere agli altri disponibilità e tolleranza e non rivendicare mai nulla per sé. È un ottimo padre finché la moglie non allontana la figlia e una volta cresciuta Grace è disposto essere sereno addirittura all’idea che sua figlia trovi conforto nell’alcol, pur di sapere che qualcosa è in grado di confortarla.
È capace di amare William e lo fa quando incontra Katherine Driscoll, uditrice al suo seminario: forse il momento più vivo della sua intera esistenza, se si escludono i primi anni del matrimonio con Edith in cui ancora aveva speranza per il futuro.
È capace di innamorarsi, di provare passione e la passione e la percepiamo anche nel lavoro; lo potremmo definire un antieroe Williams Stoner, un uomo di pietra, più volte avrei desiderato scuoterlo e già questo ci fa capire quanto l’autore sia stato convincente nel delinearlo, a farcelo sentire come una persona e non come un personaggio. Non ci sono grandi svolte nella vita di Stoner, ma c’è una vita in questo romanzo, una vita dall’inizio alla fine e proprio alla conclusione sono dedicate pagine di grandissima poesia ed efficacia; non si rimane indifferenti durante questa lettura, in cui ci si immedesima tantissimo nel protagonista, in cui si prova rabbia per le frustrazioni a cui è costretto, in cui si detestano i personaggi che si frappongono fra lui e una possibile felicità.
Ho letto questo libro per il gruppo di lettura in presenza che frequento e sono molto contenta di averne avuto l’occasione perché altrimenti non so se la mia scelta sarebbe mai ricaduta sul romanzo di Williams, che percepivo come troppo accademico per i miei gusti, ma quanto mi sbagliavo! Ne porto a casa la consapevolezza che a volte anche i romanzi che non sembrano scritti per noi sanno parlarci profondamente, soprattutto quando si tratta di scrittori di questo talento indiscusso e riscoperto a distanza di decenni -dopo che il romanzo pubblicato originariamente negli anni '60 ha vissuto negli Stati Uniti una seconda vita a partire dagli anni 2000.
Avete già letto questo caposaldo della letteratura americana?

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