lunedì 29 gennaio 2018

It

Derry per me è l’inverno dei miei quattordici anni, un librone preso dallo scaffale di una casa dove ora non abita più nessuno, il regalo di Natale di quella che è stata, a lungo, la mia persona preferita. Sa di notti insonni e di pagine sottili ed ingiallite, delle nevicate in quel lontano dicembre in cui mi sentivo, quasi sempre, al posto sbagliato.
It ha segnato la mia adolescenza in un modo così indelebile che oggi riaprirlo è dolceamaro, punge in un punto profondo e doloroso, ed allo stesso tempo mi ricorda la sensazione di onnipotenza mischiata col terrore che solo al primo anno di scuola superiore si può provare.
Tredici anni più tardi, in rete il trailer del nuovo film non mi ha dato tregua per settimane. Quella ragazzina con il parka verde militare, lo zaino con la bandiera della pace cucita sopra a coprirne il marchio, che aveva sette Perdenti per amici, si è risvegliata dentro di me e mi ha fatto avvertire l’insopprimibile bisogno di riaprire la mia copia un po’ rovinata, invecchiata ancora un po’, e ritrovare le atmosfere di Derry, la caccia ad It ed i sette Perdenti del Club.




Titolo: It
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1986
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 1344





Sette sono infatti i protagonisti di questo libro: Ben Hanscom, Beverly Marsh, Bill Denbrough, Eddie Kaspbrak, Mike Hanlon, Richie Tozier e Stanley Uris. Sono bambini, dapprima, negli anni Cinquanta, e poi adulti ventisette anni dopo, quando il Club dei Perdenti avrà un componente in meno: Stanley, che amava l’ordine e la pulizia sin da bambino, e non se la sentirà di combattere una seconda volta contro l’altro protagonista della storia, quello che dà il titolo al romanzo, It.
Che cos’è It? Domanda reiterata che troverà una risposta solo dopo un migliaio di pagine. It assume molte sembianze: il famosissimo pagliaccio Pennywise, la mummia con i palloncini che volano controvento vista da Ben, il lebbroso che incontra Eddie, l’enorme uccello che aggredisce Stanley, il sangue che sgorga a fiotti dal lavandino di casa di Beverly. It è una forza maligna che abita a Derry, che impregna Derry, cittadina del Maine dove i nostri sette Perdenti sono nati e cresciuti; è una forza che Derry ha assorbito, e che ogni quarto di secolo dà vita in città ad un ciclo di morti violente e sparizioni.




Stephen King racconta con esemplare maestria l’infanzia di sette bambini apparentemente deboli, vittime predilette dei bulli della scuola, il temibile Henry Bowers e i ragazzi che lo accompagnano: Bill a causa della sua balbuzie, Ben perché è obeso, Stanley invece è ebreo ed Eddie non fa un passo senza il proprio inalatore per l’asma (che contiene soltanto un placebo). Bev è già bellissima sin da bambina, con i suoi capelli rosso fiamma, ma di famiglia povera e figlia di un padre violento che troppo spesso le lascia lividi addosso.
La caratterizzazione dei personaggi, bambini prima ed adulti poi, è eccezionale. Davanti agli occhi del lettore si materializzano tutti e sette, con il loro vissuto, i mestieri che scelgono, le persone che sposano (così simili ai loro genitori, almeno nel caso dell’iperprotettiva moglie di Eddie e del manesco e prevaricatore marito di Beverly, e così simile a Beverly invece è la moglie di Bill). Uno dei ritratti più vividi, di quelli strazianti e indimenticabili, è quello che ci racconta la vita di coppia di Stanley e sua moglie, Patricia; impossibile togliersi di dosso il pensiero di cosa sarà stato di lei, mentre leggiamo delle gesta degli altri Perdenti intenti a combattere It per la seconda volta.
Sono tutti diventati adulti di successo: scrittore affermato Bill, che dà corpo sulla carta ai propri incubi, dj Richie che ha sviluppato le sue voci, Ben architetto straordinariamente giovane e talentuoso, Eddie ha una compagnia di limousine e Beverly è nel campo della moda. L’unica eccezione è Mike: l’unico rimasto a Derry, l'unico a ricordare, tiene meticolosamente traccia di ogni avvenimento nella cittadina e ricopre il ruolo di bibliotecario in quella biblioteca teatro di tante sinistre apparizioni di It.


Derry è il centro di tutto, il luogo dove i sei ritornano, assaliti ad ogni passo dai propri ricordi che erano stati fino a quel momento rimossi, riappropriandosi dell’amicizia che li aveva resi così forti all’epoca della prima battaglia contro It. Erano stati sette bambini, con la potenza dell’immaginazione, a sconfiggere le proprie paure e con esse il mostro che tanto abilmente le incarnava.
Ventisette anni dopo, al riprendere del ciclo di lutti ed eventi sanguinosi che investe Derry, Mike li convoca tutti per adempiere alla promessa che si erano fatti, suggellandola col sangue dei palmi delle mani: tornare, e sconfiggere It una volta per tutte, se fosse tornata a farsi viva. Sarà l’ultimo scontro che chiuderà il romanzo, spalancando voragini ad inghiottire il male e con esso una buona parte della città di Derry che vi era indissolubilmente legata.




Tredici anni dopo, la rilettura di It non mi ha delusa, anche se oggi mi rendo conto di avere serie difficoltà a riassumere la trama di questo corposo romanzo. All’epoca della sua scoperta mi erano di certo sfuggiti alcuni aspetti che oggi sento di non aver amato: una certa “fretta” nel concludere, alcune ingenuità oserei dire, o perlomeno particolari che non vengono argomentati e spiegati bene come il resto del romanzo che li precede. Ciò nonostante, queste imperfezioni non sono state sufficienti per scalfire la marea di emozioni che It ha nuovamente fatto affiorare in me, e l’unico consiglio che mi sento di darvi è quello di leggere questo libro pieno di sfaccettature, di non farvi spaventare dalla sua mole imponente e di teletrasportarvi a Derry, dove rimarrà sempre una parte di voi.

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