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martedì 15 settembre 2026

La solitudine di Sonia e Sunny

Vent’anni fa l’autrice di origine indiane Kiran Desai vinse il Booker Prize con "Eredi della sconfitta". Nei due successivi decenni ha scritto "La solitudine di Sonia e Sunny", come il precedente portato in Italia da Adelphi, e finalista al Booker Prize 2025 -il tempo dedicato a quest'opera si percepisce, per la precisione della sua struttura e la ricchezza di ogni dettaglio che vi si incontra.

Si tratta di un romanzo corposo di più di 700 pagine che segue i due protagonisti, Sonia e Sunny, nelle loro vite di giovani adulti di famiglie benestanti che i genitori fanno emigrare negli Stati Uniti per gli studi universitari, sperando che possano stabilirsi qui e avere successo. Ciò che succede però è che mentre Sonia desidera diventare una scrittrice e Sunny si impegna a diventare giornalista i due ragazzi si trovano profondamente soli. Lui si allontana dal suo migliore amico diventato medico e sposato si attraverso un matrimonio combinato; lei si infila in una relazione abusiva e maltrattante con un artista egocentrico instabile e molto più grande di lei. Sunny rimane negli Stati Uniti, mentre Sonia fa ritorno all’India sottraendosi al proprio malessere, che però non viene meno una volta tornata in patria. 

C'è un universo in questo libro, che si snoda tra Dehli e Goa, tra New York e il Messico, composto di immagini, di demoni di famiglia all'interno di medaglioni, di ricette del kebab e di cani fantasma. C'è una profonda aderenza alla realtà nelle politiche del lavoro e dell'immigrazione, nell'attesa della green card e nell'impossibilità di ottenere un visto, nella corruzione e negli immobili venduti illegalmente, ma anche una fortissima componente spirituale fatta di visioni, di ossessioni e delle più recondite paure. Desai gioca con i pregiudizi, con lo sguardo occidentale sulla società indiana e le aspettative sui matrimoni combinati, fino a dare vita a due personaggi cosmopoliti e moderni che ben rappresentano la fusione tra culture.

È un romanzo sì di solitudini, di isolamento, ma anche di legami opprimenti come quello tra genitori e figli, di lacci troppo stretti che si allentano fino a trovare il loro equilibrio in una conclusione perfettamente orchestrata [Sunny, da tempo rifugiatosi in Messico per sfuggire alla pressione della madre, che si è isolata a Goa ma ha ritrovato Sonia scoprendo di non provare alcuna ostilità per quella ragazza che aveva rifiutato quando il padre di lei era appena morto e lei e Sunny avevano avviato una relazione, scopre che Ilan l'artista che ha ossessionato Sonia si trova in Messico e si introduce con l'inganno nella sua residenza e finalmente le sottrae il demone Badal Baba per riportarlo alla sua legittima proprietaria]. Nonostante il suo ritmo lento e spesso contemplativo, mi sono sentita sempre coinvolta da questa storia, e non posso fare altro che consigliarvela!

Qual è l'ultimo "mattone" che vi ha rapiti?

mercoledì 19 novembre 2025

La tigre bianca

Romanzo d'esordio dello scrittore indiano Aravind Adiga, "La tigre bianca", pubblicato in Italia da Einaudi, è stato vincitore del Booker Prize nel 2008 ed è stato anche adattato per il cinema nel 2021.

Lo avevo acquistato parecchi anni fa alla Fiera del Libro, per poi abbandonarlo in libreria, e purtroppo ora che ha avuto la sua occasione non mi ha conquistata.

Romanzo di formazione che ha per protagonista Balram, inizia nelle più povere periferie dove al bambino non viene dato neanche un nome proprio, fino ad una scalata sociale a New Dehli che una volta diventato adulto racconta sotto forma di lettere indirizzate al Primo Ministro cinese, che sta per visitare l'India. 

Nella narrazione ripercorriamo dunque i tanti sacrifici a cui Balram è stato costretto dalla sua posizione sociale subordinata, dalla sua appartenenza alla casta dei pasticceri, dal mestiere di servitore-autista che ha svolto per un uomo ricco e potente -ma scopriamo anche i suoi sentimenti di rancore e avidità, e delle conseguenze estreme a cui lo hanno portato [ha ucciso infatti il suo datore di lavoro per poi darsi alla fuga assumendo una nuova identità e ottenendo il tenore di vita a cui aspirava].

Quello che ho apprezzato del romanzo è la descrizione dell'India lontana dagli scenari edulcorati a uso e consumo dei turisti occidentali, in cui non trova spazio il fascino delle filosofie orientali ma in cui emergono lo scarso valore attribuito alle vite degli ultimi [emblematico che nessuno denunci l'incidente in cui la moglie ubriaca del datore di lavoro uccide la bambina lungo la strada, perché nessuno la cerca], le condizioni di vita a cui i lavoratori domestici devono prestarsi, le aspirazioni così difficili da realizzare per chi ha ricevuto scarsa o nessuna istruzione. 

Nel complesso però, sebbene riconosca l'efficacia di questo narratore interno dal linguaggio diretto e senza peli sulla lingua, non mi sono sentita particolarmente dalle vicende che lo riguardano, e l'ambientazione non rientra tra quelle che più mi interessano. Credo che potrà essere molto apprezzato da tanti lettori, mentre purtroppo non rientrerà tra i miei titoli del cuore!

Qual è stata l'ultima lettura che non vi ha conquistati?

venerdì 9 agosto 2024

Rogo

Il mio secondo incontro con l'interessantissimo catalogo di Utopia editore avviene (dopo la folgorazione di "Eva dalle sue rovine" di Ananda Devi) con la lettura di "Rogo" di Perumal Murugan, autore indiano di lingua tamil. 

Romanzo breve da cui è impossibile separarsi, ha per protagonisti Saroja e Kumaresan, due giovani appartenenti a caste diverse che decidono di sposarsi incuranti della pressione sociale. Si renderanno conto di quanto la loro azione sia considerata grave soltanto quando Saroja seguirà Kumaresan al suo villaggio, fuggendo senza dire una parola alla propria famiglia, e una volta arrivata alla casa della suocera verrà accolta da insulti, ostracismo e violenza verbale, che non accennano a diminuire con il passare del tempo [anzi si fanno sempre più gravi, al punto di comportare l'omicidio della ragazza da parte dei residenti, che la inseguono in uno straziante finale e danno fuoco alla vegetazione in cui si nasconde].

"Rogo" è un romanzo estremamente drammatico, in cui percepiamo pagina dopo pagina l'emarginazione e la solitudine di questa giovane donna, e anche l'ingenuità del suo innamorato che non si sarebbe mai aspettato un tale rifiuto da parte coloro che lo avevano protetto e amato fino a quel momento. E' un romanzo che torna ad affrontare la distinzione in caste della società indiana, tema che non ho trovato in primo piano nelle mie più recenti letture ambientate in India (come ne "Il patto dell'acqua" di Verghese, anche se vi si trovano riferimenti agli intoccabili) e trovo di enorme interesse, dato che ancora purtroppo attuale.

Sono rimasta col fiato sospeso per tutta questa lettura, che ho trovato molto dura ma anche convincente, e vi consiglio davvero.

Qual è l'ultimo romanzo ambientato in India che avete letto?

giovedì 16 maggio 2024

Il patto dell'acqua

Ho letto con grande calma "Il patto dell'acqua" di Abraham Verghese, saga familiare pubblicata da Neri Pozza che attraversa quasi un secolo di storia dell'India attraverso tre generazioni della famiglia di Mariamma, che va in sposa giovanissima a un uomo silenzioso ma amorevole e che tutti, negli anni, chiameranno Grande Ammachi.

Grande Ammachi è il pilastro di questa storia: cresce Jojo, figlio della prima moglie del marito, poi i suoi figli, Baby Mol affetta da un grave ritardo mentale e il maschietto Philipose, di cui accudirà anche i discendenti, prima Ninan e poi Marianna, la sua omonima.

La famiglia di Grande Ammachi è colpita da un Morbo misterioso, che rende l'acqua un pericolo mortale per i suoi membri; una malattia tracciata tra i rami dell'albero genealogico, che la nipote Mariamma sarà determinata a comprendere scientificamente, attraverso lo studio della medicina.

Anche la medicina è fondamentale in questa storia, nelle linee narrative dedicate a Rune e soprattutto a Digby, giovane inglese che arriva in India a svolgere la professione e che deciderà di trascorrervi l'intera esistenza, con gli anni sempre più legata alla famiglia di Grande Ammachi [si innamorerà infatti della moglie di Philipose, l'artista Elsie, che accoglierà una volta morto Ninan e quando sarà ammalata di lebbra, essendo lui il vero padre di Mariamma].

"Il patto dell'acqua" è una saga familiare dal ritmo lento, ricca di personaggi e di descrizioni, in cui ci si immerge piano piano e da cui si viene inevitabilmente conquistati. L'autore rappresenta così bene i suoi personaggi e il contesto nel quale vivono da renderceli tridimensionali, presenti, concreti, e questo è uno dei punti di forza della sua narrazione.

L'altro elemento più degno di nota sono i segreti, che si svelano a poco a poco, che sono mantenuti spesso per non ferire il prossimo, e che il lettore decifra tra i capitoli accostando i tasselli di un puzzle che prende forma sotto i suoi occhi in modo compiuto e convincente. 

Desideravo leggere questo romanzo sin dalla sua uscita, e nonostante mi abbia richiesto più tempo di quanto mi sarei aspettata mi sono separata dall'ultima pagina con serenità e soddisfazione, lasciandomi dietro una storia che rimarrà nella mia libreria e nei miei pensieri. Se siete amanti delle storie familiari che attraversano i decenni e i continenti, non posso fare altro che consigliarvelo!

Qual è l'ultima saga familiare che avete letto?

domenica 30 aprile 2023

Zucchero bruciato

"Zucchero bruciato" di Avni Doshi, pubblicato da Editrice Nord, è un romanzo ambientato in India, nella città di Pune. La protagonista è Antara, il cui nome è la negazione del nome di sua madre, Tara, preceduto dal prefisso “non”. Il nome contiene già la simbologia del loro rapporto: mai sereno, mai privo di contrasti, che nel presente si concretizzano nella conflittualità della perdita della memoria della madre che sembra rinnegare a causa della sua malattia tutti ricordi della figlia, anche i più traumatici. 


Titolo: Zucchero bruciato
Autrice: Avni Doshi
Anno della prima edizione: 2019
Titolo originale: Girl in White Cotton
Casa editrice: Nord
Traduttrice: Francesca Martucci
Pagine: 384

L’infanzia di Antara infatti non è stata affatto semplice: da piccolissima la madre l’ha trascinata con sé in un ashram, una sorta di comune dove si era innamorata di un santone. Le due si erano trovate a vivere in estrema povertà, addirittura all’elemosina e la madre era stata violenta con lei. A ciò erano seguite le violenze di un collegio e una giovinezza da artista, in cui lo scarso amore di sé era arrivato a farle avere una relazione con l’ex amante della madre.

Insomma la nostra protagonista è tutt’altro che equilibrata e prova verso sua madre una lunga lista di sentimenti negativi: non le ha perdonato alcun comportamento e nel trovarsi a sua volta incinta e madre di una bambina non sembra affatto in grado di elaborare i traumi del proprio passato. 

"Zucchero bruciato" è una sorta di romanzo di formazione, perché nei suoi ricordi seguiamo la protagonista dalla primissima infanzia all’età adulta, ma soprattutto un romanzo psicologico perché i suoi sentimenti ed in particolare il rapporto con la madre vengono sviscerati nei dettagli. 

Ho apprezzato l’ambientazione della storia, che descrive l’India senza stereotipi occidentali nella sua pluralità di culture, tradizioni e sapori, anche se alcuni termini avrebbero avuto bisogno di note a pié di pagina per essere compresi al meglio -vi consiglio di affiancare la lettura a qualche ricerca su Google. 

Nel complesso la storia mi ha coinvolta, anche se non ho trovato lo screen lo stile di scrittura particolarmente degno di nota. Mi ha ricordato per la tematica "Mia madre è un fiume" di Donatella di Pietrantonio, che però in molte meno pagine riesce con la sua incisività a scrivere un testo che rimane più impresso: non credo infatti che a distanza di tempo ricorderò granché di "Zucchero bruciato" nonostante durante la lettura non mi abbia annoiata. 

Non lo definirei un romanzo imperdibile, ma se siete alla ricerca di una storia che ruoti attorno al conflitto tra madre e figlia questo potrebbe rivelarsi una buona scelta. 

Qual è un romanzo ambientato in India che mi consigliate?

mercoledì 11 gennaio 2023

Una zanzara nell'orecchio

Andrea Ferraris è un disegnatore di fumetti con all'attivo diverse pubblicazioni per Oblomov e una collaborazione ultradecennale con la Disney. Io l'ho scoperto con una spedizione in libreria dove sono stata improvvisamente attratta dalla copertina di "Una zanzara nell'orecchio", pubblicato da Einaudi.

Si tratta di un'opera autobiografica, precisamente del racconto del percorso adottivo di sua figlia Sarvari, che all'epoca aveva poco più di quattro anni e viveva in un orfanotrofio di Mumbai, in India. L'autore ripercorre il proprio vissuto, dal sorgere del desiderio di paternità all'accettazione della difficoltà di concepire naturalmente, alla scelta di intraprendere la strada dell'adozione internazionale. 

Documenta in breve i passaggi burocratici, ma si sofferma soprattutto sull'incontro con la figlia senza indorare affatto la pillola con colpi di fulmine, innamoramenti o salvataggi di bambini indifesi: viene dato spazio in queste pagine allo spaesamento di Sarvari, al dolore dell'abbandono di tutti coloro che fino a quel momento hanno costituito i suoi affetti e i suoi punti di riferimento, all'incomunicabilità con la bimba che parla solo hindi, lingua di cui i genitori adottivi non conoscono che poche parole. 

"Una zanzara nell'orecchio" è un'opera che dà spazio alle paure e alle fragilità, alle difficoltà del creare legami e lasciare spazio all'amore che crea una famiglia. 

Merita però una lettura, ammesso che non siate interessati ai suoi temi, anche solo per i disegni di Ferraris: immaginifici, coloratissimi, corredati delle fotografie dei diretti interessati e capaci di trasformare un aereo in un gatto-bus che mi ha ricordato Miyazaki. Questo fumetto è una gioia per gli occhi, l'India si snoda nelle tavole a pagina intera, i volti sono così espressivi da sembrare veri, e i tocchi di fantasia lo rendono magico. Ne sono stata completamente conquistata!

Qual è l'ultimo fumetto che avete letto?