Vent’anni fa l’autrice di origine indiane Kiran Desai vinse il Booker Prize con "Eredi della sconfitta". Nei due successivi decenni ha scritto "La solitudine di Sonia e Sunny", come il precedente portato in Italia da Adelphi, e finalista al Booker Prize 2025 -il tempo dedicato a quest'opera si percepisce, per la precisione della sua struttura e la ricchezza di ogni dettaglio che vi si incontra.
Si tratta di un romanzo corposo di più di 700 pagine che segue i due protagonisti, Sonia e Sunny, nelle loro vite di giovani adulti di famiglie benestanti che i genitori fanno emigrare negli Stati Uniti per gli studi universitari, sperando che possano stabilirsi qui e avere successo. Ciò che succede però è che mentre Sonia desidera diventare una scrittrice e Sunny si impegna a diventare giornalista i due ragazzi si trovano profondamente soli. Lui si allontana dal suo migliore amico diventato medico e sposato si attraverso un matrimonio combinato; lei si infila in una relazione abusiva e maltrattante con un artista egocentrico instabile e molto più grande di lei. Sunny rimane negli Stati Uniti, mentre Sonia fa ritorno all’India sottraendosi al proprio malessere, che però non viene meno una volta tornata in patria.
C'è un universo in questo libro, che si snoda tra Dehli e Goa, tra New York e il Messico, composto di immagini, di demoni di famiglia all'interno di medaglioni, di ricette del kebab e di cani fantasma. C'è una profonda aderenza alla realtà nelle politiche del lavoro e dell'immigrazione, nell'attesa della green card e nell'impossibilità di ottenere un visto, nella corruzione e negli immobili venduti illegalmente, ma anche una fortissima componente spirituale fatta di visioni, di ossessioni e delle più recondite paure. Desai gioca con i pregiudizi, con lo sguardo occidentale sulla società indiana e le aspettative sui matrimoni combinati, fino a dare vita a due personaggi cosmopoliti e moderni che ben rappresentano la fusione tra culture.
È un romanzo sì di solitudini, di isolamento, ma anche di legami opprimenti come quello tra genitori e figli, di lacci troppo stretti che si allentano fino a trovare il loro equilibrio in una conclusione perfettamente orchestrata [Sunny, da tempo rifugiatosi in Messico per sfuggire alla pressione della madre, che si è isolata a Goa ma ha ritrovato Sonia scoprendo di non provare alcuna ostilità per quella ragazza che aveva rifiutato quando il padre di lei era appena morto e lei e Sunny avevano avviato una relazione, scopre che Ilan l'artista che ha ossessionato Sonia si trova in Messico e si introduce con l'inganno nella sua residenza e finalmente le sottrae il demone Badal Baba per riportarlo alla sua legittima proprietaria]. Nonostante il suo ritmo lento e spesso contemplativo, mi sono sentita sempre coinvolta da questa storia, e non posso fare altro che consigliarvela!
Qual è l'ultimo "mattone" che vi ha rapiti?


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