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venerdì 9 ottobre 2026

La vicina

Il primo libro che leggo della casa editrice Emuse, che si sta dedicando non più soltanto alla fotografia e al libro d’arte ma anche alla narrativa araba, è "La vicina" di Habib Selmi, autore tunisino che ambienta la sua narrazione in un palazzo haussmaniano di Parigi.

Qui si incontrano Zora, la vicina del titolo, un professore universitario di origini tunisine come lei, sposato con una donna francese che vive nello stesso stabile. L’estrazione sociale dei due è molto diversa: Zora infatti svolge le pulizie nelle case dei vicini e proprio quando inizia questa attività nell’appartamento di Ashur i due entrano maggiormente in contatto, con la conseguenza che l’uomo comincia a provare per lei una forte attrazione. 

Lei però è sposata con un uomo spesso violento e ha una visione dei rapporti tra uomo e donna diversa da quella di Ashur, che facilmente cade in tentazione nei suoi confronti, mentre lei dal loro rapporto trae altri stimoli come quello di imparare a leggere e scrivere l’arabo. A più riprese viene citato un autore cardine della letteratura araba Tayeb Salih, non con "La stagione della migrazione a nord" bensì con "Le nozze di Al-Zein", che non ho amato quanto il titolo più rappresentativo. 

Ne "La vicina" abbiamo la rappresentazione di due classi sociali che hanno in comune un’origine ma vivono in strati diversi della società francese, hanno accesso a diverse possibilità e hanno avuto percorsi di vita diametralmente opposti, anche se li hanno condotti nello stesso luogo. Diverso è anche il destino che si prospetta per loro nella terza età, in quanto per Zora è atteso un percorso più tradizionale del ritorno alla patria, eventualità che invece il professore non prende nemmeno in considerazione.

Osserviamo tutta questa vicenda attraverso lo sguardo di lui, ne percepiamo gli impulsi, i desideri mentre cogliamo le opinioni e le reticenze di Zora solo attraverso il suo sguardo. Non ci è mai dato conoscere i suoi reali sentimenti e questo sguardo così maschile è l’aspetto che meno mi ha coinvolto della narrazione: si percepisce molto non detto in questo romanzo e si percepisce che sotto la superficie ci sono dei movimenti considerevoli, ma non ci è dato conoscerli davvero, rimaniamo spettatori esterni alla vicenda.

L’autore è molto bravo a farci percepire i non detti e a incuriosirci soprattutto nei confronti di questa protagonista che il professore descrive suo malgrado come ignorante e retrograda sentendosi superiore a lei al punto di non voler nemmeno affrontare argomenti complessi come la fede religiosa, convinto che non potrebbe comprendere. Ne è attratto fisicamente, istintivamente, ma non si può dire che la stimi -tratto molto interessante del romanzo, che racconta un’infatuazione tutt’altro che stereotipata.

Sono molto contenta di aver proseguito il mio percorso di scoperta della letteratura araba, che è un mio grande interesse sin dagli studi universitari, e ho già diversi altri titoli di questa casa editrice nella mia libreria.

Avete già recuperato qualche titolo di Emuse?

martedì 18 agosto 2026

Il cuoco giapponese

Quando assisto alla presentazione di un libro, quasi inevitabilmente mi viene voglia di leggerlo, ed è successo proprio questo con "Il cuoco giapponese" di Lucia Visonà: lo avevo regalato a mia madre per il suo compleanno, ma che dopo aver assistito alla presentazione con l’autrice nella libreria Baak me lo sono fatta prestare e alla fine l'ho letto per prima.

Pubblicato da Einaudi, si tratta di un libro breve e dalla copertina irresistibile, ambientato in una Parigi così presente che diventa un terzo protagonista -l’autrice ci abita e la conosce molto bene.

'Gli altri due personaggi principali sono Hugo, che giapponese non è e all’inizio di questa storia non è ancora nemmeno un cuoco, ma che finita la scuola si trasferisce in città e comincia a lavorare nella ristorazione, e madame Lavalle, Margot, un’anziana ed eccentrica signora che sembra non raccontare mai tutta la verità sul proprio passato. Sappiamo che ha dei figli che non le rivolgono la parola, moltissime conoscenze apparentemente altolocate, ma in realtà trova sempre un sistema per non pagare il conto e una volta diventata amica di Hugo il confine sottile tra aiutare il ragazzo e approfittarsi di lui è molto difficile da distinguere.

C’è moltissima cucina in questo libro, per via del mestiere di Hugo e delle ricette che Margot gli fa preparare per i suoi improbabili ospiti; c’è anche un’amicizia che si fa via via sempre più tenera e malinconica con il passare degli anni e che ci lascia con un sorriso triste una volta terminata questa lettura.

Possiamo definire il libro di Visonà un "comfort book": non vi sorprenderà in modo particolare, di storie come questa ne abbiamo già incontrate nel cinema o nella letteratura, ma non per questo sarà meno piacevole trascorrere qualche ora in compagnia dei suoi personaggi che cercano di sfuggire alle proprie solitudini, e perdervi tra le vie di una delle città più magiche di tutte.

Qual è l’ultimo libro ambientato a Parigi che avete letto?

giovedì 4 giugno 2026

Quattro giorni senza mia madre

Ci sono libri che acquisti per la loro copertina, a dir poco irresistibile, e questo spesso mi capita con il catalogo Blu Atlantide che mi chiama con una forza incredibile e che con il contenuto non mi delude.

È successo questo con "Quattro giorni senza mia madre", romanzo d’esordio dell’autore francese Ramses Kefi, e che una volta letto non ha solo confermato le mie aspettative, ma le ha di gran lunga superate!

Un giorno Salman si sveglia: ha 36 anni, vive a casa con i genitori e sua madre non si trova più. Amani ha lasciato un biglietto senza specificare dove sia andata e questo fa infuriare il marito, ma fa anche emergere i troppi non detti di una famiglia che per oltre quarant’anni ha cercato di cancellare le proprie origini, radicate in un villaggio di montagna della Tunisia, dove tutti li credono morti.

Salman ha un dottorato in storia, ma lavora in un ristorante che mescola la cucina araba a quella giapponese con alterne fortune e sente la periferia parigina, in particolare il suo quartiere denominato la Caverna, con i suoi tanti murales dall’aspetto di dipinti rupestri, come la sua unica casa. Nonostante gli anni passino, non si sente mai pronto per lasciarla.

È solo la scomparsa di sua madre a spingerlo a superare i suoi confini, una volta che per tutti diventa chiaro quale sia stata la destinazione di Amani, madre e moglie che troppe volte si è sentita trascurata, messa da parte e non capita, che ancora sente la nostalgia di quel gatto scappato di casa e che ha deciso di riprendere in mano la propria vita.

[È infatti tornata in Tunisia Amani, ad incontrare di nuovo la sorella, i parenti che non vede da decenni  e che non sapevano più niente di lei, e sarà questo viaggio ad essere il motore per l’intera famiglia di riscoperta delle radici, di perdono e superamento dei tanti errori che sono stati commessi.]

"Quattro giorni senza mia madre" è un libro che non indugia mai nella tragedia, una storia in bilico tra la periferia parigina e una Tunisia affacciata tra il deserto e le montagne, in cui vediamo crescere un protagonista che riscopre i propri lati più fragili e ci affezioniamo ai suoi genitori, anche a quell’uomo burbero che non sa parlare d’amore, ma che ha attraversato Parigi di notte alla ricerca dell’ultimo croissant e che non avrebbe mai potuto abbandonare un gatto randagio in un bosco.

Rimane un sorriso una volta terminato "Quattro giorni senza mia madre", il sorriso delle cose buone, delle storie che fanno fare pace con i difetti; è un romanzo che ho amato ad ogni pagina più della precedente, un ulteriore conferma di quanto il catalogo di questa casa editrice ci regali delle perle straordinarie e che non posso fare altro che consigliarvi di cuore.

Qual è il vostro titolo Atlantide preferito?

giovedì 21 maggio 2026

La notte nel cuore

Ho passato un fine settimana in compagnia di la notte nel cuore di Nathacha Appanah, pubblicato da Einaudi, che è stato tra i finalisti al Premio Strega europeo di quest'anno. Non si tratta di un romanzo, tutt’altro: si tratta della ricostruzione dell'incontro di tre donne con la violenza dei loro mariti o compagni e di queste tre donne, come sappiamo sin da pagina uno, una soltanto (l’autrice) è sopravvissuta.

Le altre due sono Emma, cugina dell’autrice uccisa dal proprio marito a Mauritius, e Chahinez, di origini algerine, assassinata in Francia in circostanze a dir poco agghiaccianti dal marito, che le ha sparato e le ha dato fuoco in una pubblica strada sotto gli occhi di chi impotente non ha potuto salvarle la vita.

Si parla dunque di femminicidio in questo romanzo, ma soprattutto della violenza fisica e psicologica in cui le tre protagoniste -ma come loro, chissà quante migliaia di altre donne nel mondo- si ritrovano intrappolate, ridotte al silenzio, ammutolite da un’isolamento così profondo da non poter essere più condiviso con nessuno. La stessa autrice per sei anni ha interrotto i contatti con la propria famiglia, perdendo di vista i propri sogni, le proprie aspirazioni impegnata. com’era nella pura e semplice sopravvivenza davanti ad una violenza cieca e continua -e per questo racconta la propria esperienza e il vissuto delle altre due protagoniste con immenso rispetto.

"La notte nel cuore" è una lettura durissima, non vi mentirò: più volte mi sono chiesta se sarei riuscita a terminarlo, tanto faticavo ad andare avanti con le pagine, a leggere ancora una volta la descrizione vivida e reale dell’orrore che può mettere in atto un uomo che sostiene di amarti.

"La notte nel cuore" ha richiesto all’autrice oltre quattro anni di lavoro di documentazione e di ricerca per trovare la voce delle donne che racconta, per raccontarle con rispetto, per riportarle in vita dalla morte doppiamente loro imposta anche dal silenzio e dalla vergogna dalle quali sembra contornata la loro scomparsa, quasi non fosse possibile attribuire al carnefice tutta la responsabilità e la condanna che merita.

È una lettura faticosa, difficile da portare avanti, ma allo stesso tempo mi viene da dire ora che l’ho conclusa una lettura necessaria, che apre gli occhi sul luogo comune secondo il quale una donna vittima di violenza dovrebbe semplicemente andarsene, come se fosse facile, come se non entrassero in gioco dinamiche impossibili da comprendere per chi non si trova, per sua fortuna, mai in quella situazione.

"La notte nel cuore" è un libro durissimo ma illuminante, che ho sentito il bisogno di terminare per scuotermi di dosso una forte angoscia, ma da cui mi rimangono riflessioni che mi accompagneranno per lungo tempo e che mi permetteranno di affrontare ancor più senza preconcetti le troppe notizie di femminicidi che ogni giorno compaiono sulla stampa nazionale e non soltanto. È un libro da leggere per le donne sicuramente, ma ancora di più per gli uomini, per quelli che si sentono assolti, ma che chissà quali punteggio potrebbero ottenere in quella metrica della violenza che troviamo tra queste pagine...

Avete recuperato qualche candidato allo Strega europeo di quest’anno?

mercoledì 21 gennaio 2026

Ti ricordi di Sarah Leroy?

Quando ho acquistato, usato, dopo parecchi mesi in cui lo adocchiavo in libreria, "Ti ricordi di Sarah Leroy?" di Marie Vareille, pubblicato da Rizzoli, dentro di me sapevo che sarebbe andato a toccare qualche corda personale un po' troppo sensibile.

In effetti le mie aspettative non sono state disattese, fino al punto di trovarci una data che non ero pronta a trovare stampata su una pagina, e ho letto un libro che mi ha commossa e sul quale sento di non poter essere oggettiva. 

"Ti ricordi di Sarah Leroy?" ripercorre, ad oltre vent'anni di distanza, la scomparsa dell'adolescente Sarah da una località della costa francese. Lo fa in un testo polifonico in cui sentiamo la voce della sua migliore amica d'infanzia Angélique, della di lei sorella maggiore Fanny (che si reca nella sua cittadina d'origine insieme alla figliastra Lilou, che vive l'inchiesta su Sarah dapprima come un compito per la scuola, ma poi come qualcosa di più), ma anche quella di Sarah nel "lato B" di questo romanzo.

È un romanzo di segreti e di non detti, di rapporti familiari tesi e poco sinceri, in cui si può essere matrigne in modi opposti e in cui l'amicizia salva la vita, per davvero, e la frase di un film d'animazione ("Jafar, sono incastrato") può aprire l'unica porta possibile per il futuro. [Sarah infatti subiva violenza da parte del fratellastro, ma la matrigna le impediva di denunciarlo; lui aveva già violentato la sua amica Angelique ma all'epoca nessuno le aveva creduto, lei però quando si rende conto che Sarah subisce lo stesso la perdona e insieme alle sue due amiche che si definiscono le "disincantate" organizza per Sarah l'unica fuga possibile, a nuoto attraverso la Manica, mentre il fratellastro finirà in carcere creduto responsabile del suo omicidio].

L'autrice dissemina il racconto di piccoli dettagli che trovano il proprio posto pagina dopo pagina, in una costruzione ragionata all'interno di un libro scritto in modo semplice ma efficace, che certo ha avuto un che di personale per me ma che consiglierei anche a chi cerca un romanzo appassionante, dalle atmosfere misteriose e che racconti una storia d'amicizia che dura nel tempo.

Qual è l'ultimo romanzo del genere che avete apprezzato?

Acido solforico

Non leggevo Amelie Nothomb dai tempi delle superiori, in cui aveva affrontato "Diario di rondine" -di cui a distanza di ormai una ventina d’anni non ricordo nulla, e che anche all’epoca mi aveva lasciata abbastanza tiepida tanto da non recuperare altro dell’autrice. Negli anni, però, ho sentito molto parlare della sua produzione e così quando al mercatino dell’usato ho trovato "Acido solforico" in questa edizione Guanda di una ventina di anni fa non ho esitato a recuperarla, anche perché l’argomento del sadismo legato ai reality show ha sempre un forte potere attrattivo su di me.

Su questo tema l’anno scorso avevo letto "Catene di gloria" di Nana Kwame Adjei-Brenyah, un romanzo SUR potentissimo e che non fa sconti al lettore, e da poco mi è stato regalato e ho già letto "La vita facile", decisamente meno cruento, ma comunque concentrato sul tema del consumismo e della programmazione televisiva.

In "Acido solforico" l’argomento è molto forte: viene organizzato infatti un reality dal titolo "Concentramento" ed è facile intuire che cosa avviene al suo interno: protagonisti rapiti contro la loro volontà si trovano a ricoprire il ruolo di prigionieri o di kapò e nel primo caso l’unico sviluppo può essere la loro morte dopo aver subito innumerevoli torture, proprio come all’interno di un lager.

Detta così ci aspettiamo un romanzo crudo e potente. Tuttavia, dopo pochi capitoli di introduzione, quello che mi sono trovata tra le mani è più che altro il racconto del potere salvifico di una delle prigioniere, Pannonique, che con la sua bellezza sembra in grado di convertire chi la circonda. Questo purtroppo sfocia in fin troppi dialoghi moraleggianti e in uno scontro tra il bene e il male troppo scontato rispetto a quanto avrebbe potuto invece essere originale questa narrazione. Insomma, le premesse sono davvero ottime, ma lo svolgimento ha davvero lasciato a desiderare!

Sono curiosa di sapere però che cosa ne pensate, soprattutto se conoscete l’autrice più approfonditamente di me: so che è apprezzatissima, ma dopo questa lettura credo che potrebbe non fare al caso mio!

Qual è il titolo di Nothomb che avete preferito?

martedì 30 settembre 2025

I Miserabili

Come si trovano le parole per dedicare un post a "I miserabili" di Victor Hugo? Di certo non servo io a valutare un capolavoro dell’ottocento, universalmente riconosciuto caposaldo della letteratura francese! Dell’autore avevo già letto "Notre Dame de Paris" qualche anno fa e devo ammettere che avevo incontrato qualche difficoltà in meno, forse per via della mole un pochino più contenuta...

Non c’è bisogno di nominare il valore di quest’opera, la vastità degli argomenti che tratta, la quantità di digressioni storiche che dedica alla Francia e alle sue vicende, così come alla città di Parigi e alla sua architettura: elementi che indubbiamente arricchiscono la narrazione e rendono evidente il talento di Hugo non soltanto come scrittore di finzione, ma al tempo stesso di certo rallentano il ritmo della lettura.

La storia è arcinota: il giovane Jean Valjean finisce in carcere per un reato ridicolo. Cerca di evadere più volte, prolungando la sua condanna e una volta conquistata la libertà quando tutti lo credono morto diventa un benefattore, che vive per riscattare quelli che ritiene i suoi errori precedenti, e si prende cura dell’orfana Cosette strappandola ad un’infanzia di stenti. I due trascorreranno insieme molti anni fino a che lei non si innamorerà di Marius e con lui si sposerà, fino ad una conclusione che lascia un po’ con l’amaro in bocca con Jean, convinto di doversi togliere dai piedi per lasciare a Cosette la sua felicità, che muore davanti ai due ragazzi senza potersi godere così la gioia della famiglia.

I temi sono numerosi in questa storia e quello che personalmente mi ha colpita di più è quello della paternità: una paternità non di sangue ma di anima, in cui due solitudini si incontrano e fanno del proprio meglio per creare un legame che non hanno mai potuto avere prima di allora. Jean, con la sua coerenza talvolta controproducente, è il personaggio che più mi è rimasto nel cuore per la sua forza d’animo e per la sua evoluzione, dove i valori rimangono intatti a prescindere da quali sacrifici questo comporti per lui.

Ho condiviso questa lettura con un gruppo di altri lettori e devo dire che è stato un aspetto importante dell’esperienza, perché altrimenti più volte credo avrei provato un certo desiderio di arrendermi alla mole del testo: sono abituata a letture più agevoli, più contemporanee e spesso i classici mi mettono un po’ in difficoltà. Quest’opera, che nasce come una pubblicazione a puntate, riserva sempre un colpo di scena al lettore, ma al tempo stesso contiene molti elementi morali che inevitabilmente oggi ci appaiono un po’ anacronistici e oserei dire un po’ invecchiati.

Detto questo, sono molto contenta di aver concluso questa lettura che ho trovato più volte appassionante e dove ho ritrovato la scrittura di Hugo, in grado di colpirmi per la vastità dei suoi temi e la ricchezza dei suoi toni. Tra i miei tanti acquisti al mercatino dell’usato possiedo già "L’uomo che ride", un’altra opera dell’autore dal volume mastodontico e che credo al momento aspetterò qualche tempo per cominciare!

Avete già letto questo classico della letteratura?

giovedì 8 maggio 2025

Un lupo nella stanza

Quest'anno avevo già letto due romanzi con protagonisti a dir poco disturbante: "Bambino" di Marco Balzano, che assume il punto di vista di un giovane fascista triestino, e "Naufragio", la cui protagonista non invia i soccorsi ad un gommone di migranti alla deriva (questo è ispirato a fatti realmente accaduti).

Si guadagna un posto nella categoria anche "Un lupo nella stanza" di Amelie Cordonnier, pubblicato da NN Editore, che in certi passaggi ho davvero faticato a leggere.

La protagonista è un'insegnante francese di trentacinque anni che ha appena messo al mondo il suo secondogenito, Alban. Nonostante la gravidanza non fosse stata cercata ha accolto l'arrivo del figlio con gioia, anche grazie al bel rapporto che ha con la figlia Esther, di sei anni; tutto sembra andare per il meglio finché sulla pelle del piccolo non cominciano a comparire delle macchie più scure, che la mettono davanti alla scomoda verità che suo figlio sia in parte nero.

Non avendo la coppia alcun ascendente non caucasico di cui sia al corrente, lei mette alle strette suo padre e scopre così di essere stata adottata a pochi mesi di vita, e che l'uomo (rimasto precocemente vedovo) non ha mai trovato il coraggio per confessarglielo.

Questo trauma sulle proprie origini, sull'abbandono subito, sui segreti taciuti e sull'appartenenza etnica genera nella donna una reazione violenta e incontrollabile di negazione e rifiuto verso il povero Alban, la cui epidermide viene nascosta allo sguardo di chiunque, fino a comportamenti davvero difficili da leggere sulla pagina.

"Un lupo nella stanza" è una riflessione sul peso che la verità svelata può avere sulle nostre vite, sul coraggio che serve per accettare una scoperta traumatica e per riconciliarsi con coloro che amiamo; è una prova coraggiosa, scritta con una lingua ricercata che utilizza filastrocche, giochi di parole, citazioni costanti de "La metamorfosi" di Franz Kafka, in un crescendo di tensione che mette il lettore a disagio ma lo tiene incollato alle pagine.

Qual è l'ultimo titolo NN che avete apprezzato?

giovedì 1 maggio 2025

L'altra figlia

Quarto incontro con Annie Ernaux, autrice francese vincitrice del Premio Nobel, di cui vorrei recuperare l'intera produzione. Lo sto facendo in modo disordinato, in base ai titoli che richiamano di più la mia attenzione o a quelli che trovo ai mercatini dell'usato; leggendo "L'altra figlia", sempre pubblicato da L'Orma editore ho trovato numerosi riferimenti a "Il posto", che mi riprometto di cercare presto in libreria.

Brevissimo e come sempre potente, "L'altra figlia" è una sorta di lettera indirizzata alla sorella Ginette che Annie non ha mai conosciuto, in quanto morì di difterite appena iniziate le scuole elementari anni prima che lei venisse alla luce. Non volendo caricarla di quel peso, i genitori non vollero mai parlarle della sua esistenza, che così lei venne a scoprire da una conversazione ascoltata per caso e da documenti e fotografie riscoperti una volta cresciuta.

C'è un passaggio in particolare di questo testo che colpisce il lettore: la presa di coscienza dell'autrice che, potendo i genitori permettersi di garantire il tenore di vita che desideravano soltanto ad un figlio, lei non sarebbe mai venuta al mondo se la tragica morte della sorella maggiore non si fosse mai verificata. 

Estremamente personale, piuttosto che intenzionato a collegare l'esperienza del singolo a quella della società come nei tre precedenti titoli che avevo affrontato, ho terminato "L'altra figlia" in un'unica sessione di lettura e non ha fatto altro che confermare il mio apprezzamento per stile e temi trattati da Annie Ernaux.

Qual è il titolo dell'autrice che avete preferito?

martedì 11 marzo 2025

Naufragio

"Naufragio" di Vincent Delecroix è un romanzo breve quanto intenso: pubblicato da edizioni Clichy, è attualmente inserito nella longlist dei titoli candidati all’International Book Prize, insieme a "Il libro della scomparsa" di Ibtisam Azem, pubblicato da Hopefulmonster, che ho già letto e apprezzato moltissimo - si tratta di un testo palestinese che sceglie la chiave del realismo magico.

Qui l’autore francese si attiene invece strettamente alla realtà, a partire da un fatto di cronaca del novembre 2021 che ha visto protagonisti i servizi di emergenza francesi che non hanno inviato i soccorsi ad un gommone di migranti che stava affondando nella Manica, in attesa che si trovassero in acque inglesi, e causando così la morte di 27 persone.

Il testo conta poco più di cento pagine ed è suddiviso in tre parti: nella prima e nella terza si esprime in prima persona l’ufficiale della marina che ha comunicato al telefono con i migranti nel gommone, in un flusso di coscienza spesso non interrotto da punteggiatura o lettere maiuscole, che ripercorre gli interrogatori che subisce per accertare le proprie responsabilità in particolare riguardo alle frasi distaccate fino alla crudeltà pronunciate mentre i naufraghi supplicavano per il suo intervento.

La parte centrale, la seconda, si concentra invece sulla dinamica del disperato viaggio per mare e sulla sua tragica e quantomai realistica conclusione.

Le più letterarie sono senza dubbio la prima e la terza, un concentrato della banalità del male che affligge la società e l’opinione pubblica, non soltanto quella francese, rappresentata attraverso le parole dell’ex marito della donna, sostenitore del Front National, che davanti all’annegamento non fa altro che manifestare soddisfazione perché così in Europa "ne arriveranno di meno". 

Questo ci mette in panni scomodi, in cui sono stata stretta e a disagio, a seguire i pensieri autoassolutori della donna: ho provato spesso fastidio e repulsione, come mi era capitato leggendo "Bambino" di Marco Balzano qualche tempo fa. 

"Naufragio" non è una lettura semplice e nemmeno scorrevole quanto potrebbe far pensare la sua brevità: il suo contenuto lo rende scomodo, fastidioso, ma comunque un testo che parla dell’oggi e di quello che ogni giorno ci rifiutiamo di vedere, perché è più semplice tenere a distanza coloro che spariscono inghiottiti dalle onde e dall’indifferenza.

Recupererete qualcuno dei candidati a questo premio?

Triste tigre

Mi è servito tempo per trovare il coraggio di leggere "Triste tigre" di Neige Sinno, pubblicato da Neri Pozza, vincitore del Premio Strega europeo del 2024: si tratta di un’opera autobiografica in cui la scrittrice trova il coraggio di ripercorrere gli anni di abusi sessuali subiti dal proprio patrigno da quando era bambina.

L’argomento è così duro da risultare insopportabile: premetto per chi è particolarmente sensibile all’argomento che le pagine che contengono descrizioni esplicite sono poche, di certo non sono il centro della narrazione, ma inevitabilmente ci sono e sono difficilissime da digerire.

Questa lettura mi ha ricordato i testi del premio Nobel Annie Ernaux, a cui la stessa Sinno fa riferimento in modo esplicito in almeno un’occasione: ne condivide la prospettiva esterna su una questione estremamente personale, uno sguardo lucido, analitico, pronto a prendere in esame statistiche e opere letterarie, senza lasciarsi sopraffare dalla propria esperienza.

"Triste tigre" è dunque una riflessione collettiva sulla sopravvivenza agli abusi subiti nell’infanzia, che prende in considerazione il ruolo della vittima ma anche quello dell’aggressore, che si interroga sulle punizioni e sul ruolo della famiglia e della società senza mai scagliarsi armata di certezze, ma sempre valutando e confrontando più punti di vista.

È un lavoro coraggioso quello dell’autrice, che riesce ad evitare la trasformazione in vittima compatita, ma si riappropria della propria narrazione, artefice del proprio destino così come lo è stata quando ho trovato il coraggio di sporgere denuncia.

Non si valuta una lettura come questa in termini di gradimento, o perlomeno per quanto mi riguarda ritengo che la sua importanza tra valichi il gusto personale. La consiglio a tutti coloro che si sentano pronti ad avvicinarsi a un tema così doloroso, che non so quando troverò il coraggio di approfondire nuovamente.

Qual è l'ultima storia vera che avete letto?

venerdì 3 gennaio 2025

Signor Malaussène

Quarto volume della saga di Daniel Pennac iniziata con "Il paradiso degli orchi", "Signor Malaussène", sempre pubblicato da Feltrinelli, non deluderà affatto gli estimatori dei volumi precedenti.

Insieme a Benjamin e alla sua numerosa ed eccentrica famiglia torniamo tra i colori, i profumi e i sapori di Belleville, senza farci mancare il giallo: questa volta ruota attorno alle prostitute che suor Gervaise ha allontanato dalla vita di strada, ma che diventano vittime di un killer interessato ad appropriarsi dei tatuaggi a soggetto religioso che lei stessa ha realizzato per coprirne di precedenti.

Ritroviamo Benjamin e Julie in un momento particolarmente importante delle loro vite, in attesa del loro primo bambino: inutile dire che non tutto andrà liscio, come non mancheranno di segnalare le crisi epilettiche del cane Julius, mentre Jéremy mette in scena la storia della famiglia al cinema Zebre e un illusionista torna dal passato di Julie a seminare il panico nel quartiere. 

Difficile riassumere le trame di Pennac, che non sono in fondo l'elemento più importante: quella che spicca è la creatività, il mosaico di personaggi e di avventure, delle improbabili soluzioni trovate per disguidi ancora più surreali. Anche questa volta ho provato il puro piacere della lettura, di un intrattenimento mai noioso, dove la sospensione dell'incredulità viene naturale e si prova per i protagonisti l'affetto che si sente per gli amici. 

Questo avrebbe potuto essere il capitolo conclusivo del ciclo Malaussène, che invece si è popolata poi di diversi altri volumi: non mi resta che scoprire cosa mi aspetta ancora!

A quale volume della serie siete arrivati?

martedì 17 settembre 2024

Gli anni

Leggere un testo di Annie Ernaux, autrice premio Nobel, è sempre un’esperienza da non affrontare quando siete alla ricerca di un testo di evasione: ci si troverà infatti davanti ad un libro che mette alla prova, che suscita riflessioni e mette in discussione le nostre certezze, fornisce spunti per letture, visioni e pagine di storia da approfondire.

Questo è particolarmente vero nel caso de "Gli anni", pubblicato nel 2008 e portato in Italia da L'Orma editore come tutta la sua bibliografia, vincitore del premio Strega europeo e il più corposo dei libri pubblicati dalla scrittrice francese. 

Attraverso una narrazione complessa in terza persona singolare dove si rivede dall’esterno, Ernaux ripercorre oltre sessant’anni di storia della Francia dal secondo dopoguerra ai primi anni 2000 e lo fa su più livelli, quello storico e politico che parla di un Paese ma anche del mondo che gli scorre accanto (della guerra d’Algeria, del Vietnam, dell’Indocina, della caduta dell’Unione Sovietica e del muro di Berlino) e poi un piano sociale, dove le donne affrontano battaglie per il diritto all’aborto e al divorzio, cercano di essere più emancipate delle loro madri e scoprono di essere molto più represse delle proprie figlie, pur rivendicando un ruolo sempre più attivo sul proprio corpo e la propria vita sentimentale.

Come in tutte le sue opere c’è un elemento autobiografico ne "Gli anni": l’autrice si descrive nel passare dei decenni, studentessa, insegnante, madre, amante, sempre da un punto di vista esterno, osservandosi in alcune fotografie e rivivendo le proprie memorie, sempre contestualizzandole nel momento storico in cui sono avvenute con le sue inevitabili trasformazioni: l’avvento della società dei consumi, il diffondersi delle televisioni, dei supermercati, la crescente importanza della tecnologia sino all’avvento dei cellulari ed Internet.

"Gli anni" è un testo ricchissimo di spunti che riguardano libri, filosofi, film, personaggi politici o saliti all’attenzione della cronaca che in diverse occasioni ho dovuto cercare -sia perché non ero ancora nata all’epoca sia perché alcuni hanno avuto rilevanza soprattutto nel contesto francese. 

È un libro che mi ha richiesto tempo ed attenzione per poterne cogliere le tante sfaccettature, per darmi il tempo di approfondire e di riflettere sul suo contenuto. È stato il mio terzo incontro con le opere di Ernaux e mi ha motivata sempre di più ad approfondirne la produzione; ne consiglio senza dubbio la lettura soprattutto se per quanto riguarda la storia della Francia siete ben informati oppure molto interessati, perché in questo libro più degli altri ha un ruolo di primo piano.

Qual è il vostro libro preferito di questa scrittrice?

giovedì 2 maggio 2024

Mio marito

Siete alla ricerca di una lettura di puro intrattenimento che vi tenga compagnia per un pomeriggio? Allora "Mio marito" di Maud Ventura, pubblicato da Feltrinelli, potrebbe fare assolutamente al caso vostro!

Si tratta di un romanzo d’esordio breve e folgorante, le cui vicende sono così morbose da diventare una lettura davvero deliziosa per gli amanti del genere. Non aspettatevi infatti alcuna forma di orrore o di violenza: quella che è analizzata è la psicologia della protagonista, una donna sulla quarantina madre di due figli, insegnante di liceo e traduttrice dall’inglese, che si è guadagnata nella società francese un posto più che rispettabile anche grazie al marito del quale è profondamente innamorata... o per meglio dire ossessionata! Ogni suo pensiero infatti ruota attorno all’uomo che ha sposato, nel timore che possa stancarsi di lei o tradirla, impegnandosi a decifrare ogni suo comportamento, che sia volontario o inconsapevole. 

La narrazione dura una settimana nella vita di questa protagonista, mai chiamata per nome come tutto il suo nucleo familiare, ed è più che sufficiente per far entrare nel suo mondo e nella sua mente contorta, che prende meticolosi appunti su quaderni di colore diverso e per la quale la spontaneità è lontana anni luce.

"Mio marito" non è certo un romanzo che parli d’amore: piuttosto di una patologica insicurezza e gelosia, ma nonostante questo riesce a creare una spirale che avvolge il lettore fino ad un epilogo estremamente godibile e ricco di umorismo nero.

Ho scovato questo romanzo nella recentissima promozione Feltrinelli, della quale approfitto ogni anno per scoprire titoli che mi incuriosiscono e che non sono sicura saranno pienamente nelle mie corde. "Mio marito" però si è decisamente rivelato tale e non posso fare altro che consigliarvelo!

Qual è l'ultima lettura di puro intrattenimento a cui vi siete dedicati?

martedì 27 febbraio 2024

Lo sconosciuto delle poste

Una delle ragioni per cui "Lo sconosciuto delle poste" di Florence Aubenas, pubblicato da Feltrinelli, mi attirava molto è il fatto che condivido con la vittima di questo caso realmente accaduto la professione. Conosco quindi, seppure non in un paesino di provincia piccolo quanto Montréal-la-Cluse, la varietà di utenza che ogni giorno si presenta agli sportelli, e quanto non siano tutti ugualmente inoffensivi, tra vecchietti smemorati e ragazzini pieni di pacchi.

In secondo luogo apprezzo molto i true crime, romanzi o altri prodotti narrativi basati su eventi reali, come ad esempio i delitti irrisolti come in questo caso. La vittima, Catherine Burgod, non sembrava avere rapporti problematici con nessuno dei compaesani; aveva un padre ingombrante, un divorzio alle spalle ed un nuovo compagno, due figli ancora molto giovani.

Il colpevole perfetto è l'attore decaduto Thomassin, dalla promettente carriera stroncata da un'infanzia tra famiglie affidatarie e strutture d'accoglienza, una tossicodipendenza precoce che non è mai riuscito a sconfiggere; d'altra parte non ha un movente, né sembra essersi trovato in tasca più denaro dopo l'aggressione a Catherine, che ha comportato anche un modesto furto. Gli ruotano attorno altri randagi, chi più chi meno alcolizzato o dipendente da sostanze, ma l'indagine che la giornalista ricostruisce in modo puntuale ma appassionante non sembra mai arrivare al punto.

Se come me non avete mai sentito parlare del caso, potreste rimanere spiazzati dalla conclusione di questo breve romanzo [spunterà il DNA di un giovane atleta, all'epoca dei fatti ancora adolescente e privo di alcun movente plausibile per una tale efferatezza, che confesserà di essere stato sulla scena del crimine ma soltanto a delitto avvenuto; Thomassin farà perdere le proprie tracce prima dell'ennesimo interrogatorio, facendo credere a tutti di essersi suicidato per non riconoscere finalmente la propria colpevolezza]; se invece ne avete seguiti gli sviluppi oramai quasi quindici anni fa, saprete come questa inchiesta andrà a finire. In ogni caso la lettura sarà coinvolgente, dal ritmo mai incerto né rallentato; i protagonisti si delineeranno davanti a voi in modo vivido e tridimensionale. 

Se siete amanti di titoli come "L'avversario" di Emmanuel Carrère o "L'uomo che guardava passare i treni" di Georges Simenon, anche questa breve lettura potrebbe fare al caso vostro!

Qual è un libro di true crime che vi ha colpiti?

mercoledì 7 febbraio 2024

L'uomo che guardava passare i treni

Il mio primo incontro con il famosissimo autore belga Georges Simenon avviene con la lettura de "L'uomo che guardava passare i treni", romanzo del 1938 che staziona nella mia libreria ormai da decenni, acquistato quando ero solo una ragazzina con la serie che usciva in edicola con la Repubblica e che ancora oggi mi permette ottime scoperte nella letteratura del Novecento.

La lettura di questo noir mi ha ricordato moltissimo le atmosfere de "L’avversario" di Emmanuel Carrère, sebbene questa sia un’opera di finzione e non basata su un personaggio reale come il testo citato: anche qui abbiamo un protagonista dalla vita in apparenza irreprensibile e rispettabilissima,  padre di famiglia, lavoratore benestante, che sovverte in modo drammatico l’ordine che lo circonda.

Popinga lo fa quando scopre che l’azienda per la quale lavora sta per fallire, e sentendosi in procinto di perdere tutto mette in discussione la propria condotta e si trasforma in un criminale in fuga, capace addirittura di uccidere. Dall’Olanda si reca in Francia e in una Parigi invernale immersa tra Natale e Capodanno, braccato dalla polizia e intento a far perdere le proprie tracce (ma al tempo stesso smanioso di ottenere un riconoscimento e alla ricerca di attenzione, al punto di scrivere al commissario incaricato dell’indagine lettere che descrivono il proprio operato) lo seguiamo in una spirale discendente di distacco dalla realtà e disavventure, peregrinazioni tra caffè, birrerie e alberghi di bassa lega, che inevitabilmente non possono portare ad un lieto fine [anche se mi aspettavo piuttosto la sua morte e non il ricovero in un ospedale psichiatrico].

Quello di Simenon è un romanzo estremamente scorrevole e appassionante, e il suo personaggio così contraddittorio e moralmente discutibile è riuscitissimo, seguire le sue avventure per la capitale francese è stato davvero un viaggio sui suoi passi! Pensare che questo romanzo sia stato scritto ormai quasi novant’anni fa sembra incredibile, perché anche oggi è davvero attuale e coinvolgente.

Ora sono curiosa: quali altri titoli di Simenon mi consigliate? Non vorrei iniziare la lunghissima serie di Maigret per il momento!

venerdì 19 gennaio 2024

Estasi culinarie

 Romanzo d'esordio dell'autrice francese Muriel Barbery, di cui un'eternità fa ho letto il famosissimo "L'eleganza del riccio" (non mi aveva entusiasmata, e non so se oggi lo apprezzerei), "Estasi culinarie", pubblicato da Edizioni E/O, condivide con l'opera successiva l'ambientazione parigina nell'elegante palazzo di rue de Grenelle.

Il protagonista è il critico gastronomico Arthens, che la mia immaginazione ha visualizzato come l'Ego del film d'animazione Ratatouille; l'uomo giace in punto di morte ripensando ai sapori che ha gustato nell'arco della vita, dai cibi d'infanzia che preparava la nonna nelle estati in Marocco, i bigné del supermercato mangiati direttamente dal sacchetto all'uscita da scuola, i ristoranti eleganti, i cibi provati nei viaggi in giro per la Francia o all'estero. Alla ricerca del boccone che potrebbe dargli la serenità nel momento del trapasso, l'uomo ripercorre insieme ai gusti anche i ricordi della sua esistenza.

Alla sua voce si alternano, un capitolo ciascuno, i punti di vista di chi lo ha conosciuto e molto spesso detestato: i suoi figli, che ha da sempre trascurato, la moglie, profondamente innamorata di lui ma sempre lasciata in secondo piano, altri parenti, colleghi, un'amante, il suo gatto, persino la portinaia René che sarà sviluppata nel secondo romanzo della scrittrice. 

In questo breve romanzo c'è molta amarezza, perché le relazioni di quest'uomo sembrano essere state tutt'altro che soddisfacenti. Il protagonista è un uomo avido, concentrato su se stesso, fin troppo egoista e pieno di sé. Purtroppo la struttura del testo, quasi per istantanee, non permette di approfondire nessun'altra figura oltre alla sua; in fondo il vero protagonista è il cibo, minuziosamente descritto nei suoi ingredienti, nelle preparazioni e nelle combinazioni di sapore, ossessione e unico vero interesse di Arthens, la sua "estasi culinaria".

Non posso dire che questa lettura mi abbia entusiasmata, ma giaceva nella mia libreria da così tanto tempo che era giunto il momento di dargli una possibilità. Sicuramente lo consiglio agli appassionati di cucina o di programmi come Masterchef e affini: vi sembrerà di assistere a numerose puntate raccolte insieme!

Qual è stato l'ultimo libro che non vi ha pienamente convinti?

giovedì 14 dicembre 2023

La prosivendola

Terzo volume della serie dei Malaussène, "La prosivendola" di Daniel Pennac, pubblicato da Feltrinelli editore, è quello che per il momento ho preferito. 

Pennac si conferma con questa storia un magnifico narratore, capace di intersecare il giallo, l’avventura, scene che fanno sorridere e altre che invece ci procurano sincera commozione. Al centro come sempre i nostri eroi a partire, da Benjamin che però sta cambiando mestiere: stanco di fare il capro espiatorio si lascia sedurre dall’ipotesi di impersonare uno scrittore i cui romanzi vendono molto, ma la cui identità è a tutti sconosciuta. 

Questo non avviene inevitabilmente senza conseguenze, anzi Benjamin arriva a rischiare seriamente la vita e infatti trascorrere il novanta per centro di questo romanzo in ospedale, in coma, collegato ad un respiratore. Nel frattempo la sorella Clara, la sua preferita, che era sul punto di sposarsi con un più che maturo direttore del carcere rimane vedova il giorno stesso delle nozze e per di più incinta di un bambino con la nascita del quale si chiuderà questo romanzo, così come era successo con l’arrivo di Verdun al termine de "Il paradiso degli orchi" -qui il nuovo arrivato si chiamerà niente di meno che È Un Angelo! 

Nel frattempo, mentre Benjamin è stato quasi assassinato, il direttore del carcere del tutto, anche la casa editrice viene presa di mira e Pennac come proprio in un romanzo giallo svelerà un indizio alla volta la verità che si cela dietro ad un evidente vendetta [l’autore infatti di cui Benjamin aveva preso il posto non era l’uomo che lui credeva, e che rimane a sua volta vittima della vendetta, bensì un ospite del carcere colpevole anche dell’omicidio del direttore, le cui opere erano state sottratte dalla sua cella e pubblicate a sua insaputa, portandolo a commettere nuovi omicidi come già gli era capitato in passato quando era stato ingannato dai fratelli divenuti amanti della moglie]. 

Il caso è più complesso dei precedenti, e anche più avvincente, anche perché ruota attorno al mondo dei libri e della lettura che è un argomento di cui leggo sempre volentieri. 

Seppure ci si prende di certo delle libertà nel campo medico, garantendo al nostro eroe la sopravvivenza che gli permetterà di essere protagonista dei successivi romanzi, è un gran sollievo sapere che le avventure di questa colorita famiglia non si fermeranno qui, perché è impossibile non affezionarsi a Thérèse che prevede il futuro e comunica con il mondo dei morti (anche qui, con nostro grande sollievo, perché purtroppo al termine di questa storia verremo privati dell'ispettore Van Thian), a Clara e alle sue fotografie che interpretano nel mondo, alla rabbia di Jéremy, agli incubi del Piccolo, al coraggio di Julie e alle crisi epilettiche premonitrici del cane Julius. 

Ho trovato questo romanzo veramente delizioso, si legge per il piacere di godersi una storia senza morale alcuna, capace di suscitare nel lettore sentimenti autentici e di farlo immergere in una Parigi vibrante, nel quartiere di Belleville sempre più multiculturale. Sono sempre più contenta di aver deciso di riprendere in mano queste storie perché oggi le sto apprezzando ancora di più di quando le avevo scoperte da adolescente e non vedo l’ora di dedicarmi alla prossima! 

Qual è il volume che preferite di questa serie?

giovedì 9 novembre 2023

La fata carabina

Non so esprime il benessere che sta generando in me la rilettura della saga Malaussène: la sensazione di tornare in un universo avvolgente e travolgente, appassionante e ricco di emozioni, che fa sorridere e tiene col fiato sospeso.

Non è da meno de "Il paradiso degli orchi" "La fata carabina", in cui ritroviamo Benjamin e la sua numerosa famiglia, con la neonata Verdun dal pianto portentoso. Il clan Malaussène si arricchisce degli anziani del quartiere, nel tentativo di dare di nuovo un senso alle loro esistenze e tenerli lontani dalla spirale di tossicodipendenza che dilaga tra i residenti della terza età. 

Nel frattempo, la giornalista Julie scompare, una vecchietta uccide un poliziotto, la corruzione dilaga tra le forze dell'ordine e l'ispettore Van Thian condivide i propri panni con quelli della vedova Ho, invitata da Stojilkovicz (che incontriamo dopo le partite di scacchi del volume precedente) alla Resistenza attiva all'Eternità. Ritroviamo Risson, il libraio dei grandi magazzini, che non è diventato una brava persona, ma è un campione del raccontare storie; e poi il cane Julius con le sue crisi epilettiche al sentore del Male, Therése con le sue doti di veggente, la loro mamma pronta per la prossima avventura.

Come nel primo capitolo, un caso criminale e le relative indagini trainano l'andamento della storia, ma l'aspetto più interessante sono i personaggi che la popolano, che percorrono le strade di Belleville descritte in modo così evocativo da trascinarci con loro da un incontro all'altro. "La fata carabina" è stata per me un'altra trascinante avventura in cui sentirmi a casa, in cui ritrovare il buon umore con Benjamin e i suoi familiari che non vedo l'ora di ritrovare nel prossimo volume della serie! 

Qual è il vostro Pennac preferito?

mercoledì 25 ottobre 2023

Continuare

Non definirei purtroppo "Continuare" di Laurent Mauvignier, pubblicato da Feltrinelli editore, un romanzo all’altezza delle mie aspettative. 

Le premesse erano ottime: un viaggio in Kirghizistan compiuto da una madre e da un figlio, l’occasione perfetta per recuperare un testo ambientato in un paese di cui non ho mai letto nulla fino ad oggi. Il Kirghizistan c’è tra queste pagine, o perlomeno c’è la sua natura sterminata, i cieli stellati, i pascoli, le cascate improvvise, le montagne scoscese e poi la sua popolazione accogliente, sempre pronta ad offrire ospitalità e a sfamare i viandanti nelle proprie iurte.

C’è anche Samuel, un adolescente arrabbiato, che la madre Sybille fa di tutto per allontanare dalle pessime compagnie che ha cominciato a frequentare, dalle sue ideologie di estrema destra e delle cattive azioni che compie senza nemmeno sapere perché. Samuel, che prende il nome da Samuel Beckett, è figlio di una donna insoddisfatta, che non ha realizzato i propri sogni, che ha perso l’unico uomo che amava e ha divorziato dal padre di Samuel che ha meritato soprattutto il suo disprezzo. 

È una riscoperta quella di madre e figlio attraverso il Kirghizistan, mentre cavalcano lontani dalle comodità della Francia alle quali sono abituati. È un romanzo evocativo senza dubbio, ma che una volta terminato non mi ha lasciato granché: ha avuto bisogno di scene drammatiche per portare un vero e proprio sviluppo ai personaggi [infatti perché Samuel decida di interessarsi davvero a sua madre e leggere i suoi appunti deve accadere un incidente nel corso del quale la donna è quasi morta] e nonostante la brevità in diversi passaggi l’ho trovato anche un po' ripetitivo. 

L’autore oggi è in libreria con un romanzo più recente intitolato "La festa di compleanno", che dalla copertina mi aveva molto attratta. Tuttavia terminata questa lettura credo che non entrerà a far parte della lista delle mie priorità! 

Qual è l’ultima lettura che non vi ha convinti?