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giovedì 26 marzo 2026

Incubi e deliri

Non è un mistero che da qualche anno io abbia intrapreso il mastodontico percorso di recupero di quasi tutti i titoli di Stephen King in ordine cronologico -progetto a cui mi dedico a volte con maggiore costanza, altre in modo più sporadico. Sono da qualche titolo alle prese con la produzione degli anni '90, ed è arrivato il momento della quinta raccolta di racconti, "Incubi e deliri", data alle stampe nel 1993.

Rispetto alle precedenti, purtroppo questa voluminosa raccolta che supera le 800 pagine non mi ha coinvolta e convinta altrettanto; a distanza di poco tempo dalla lettura già di diversi dei ventiquattro racconti contenuti in "Incubi e deliri" non rimane che un nebuloso ricordo nella mia memoria -basti pensare che un testo di una cinquantina di pagine è del tutto dedicato a una cronaca della Little League di baseball. 

Ci sono comunque, come è inevitabile quando si parla del Re, testi che meritano di essere menzionati. 

Iniziamo con "La cadillac di Dolan", che ha richiesto a King parecchie ricerche sulla fattibilità dell'impresa [far scomparire un auto, con il suo guidatore al volante, in una voragine sottoterra per vendicarsi dell'omicidio della propria moglie] e che mi ha ricordato nella ricerca di vendetta che prende il sopravvento sul protagonista le atmosfere di "Uscita per l'inferno".

Ne "La fine del gran casino" è ottima la caratterizzazione del rapporto tra fratelli, inquietante l'anticipazione della fine che incombe -purtroppo frettolosa la seconda parte con la sua conclusione.

"Il volatore notturno" crea un bello schema di indagine e sembra più una storia di serial killer che di vampiri, e la sua ripresa nel racconto "Popsy" mi è piaciuta, in un racconto dove l'orrore è rappresentato dalla realtà del traffico di minori mentre la fantasia interviene come mezzo per la salvezza.

"Denti chiacchierini" utilizza il mezzo di un oggetto che si anima e diventa un mezzo di distruzione, ma anche di protezione per il protagonista, per chiudere la narrazione con malinconia e nostalgia per le persone che non ci sono più [Scooter all'emporio]. 

"Il mio bel cavallino" avrebbe dovuto essere parte di un intero romanzo, ed è forse il mio preferito dell'intera raccolta, con la sua riflessione sul tempo e la costruzione del rapporto-nonno nipote: un racconto struggente e malinconico, molto condivisibile e toccante. 

La difesa dei più giovani dalla violenza ritorna in "La casa di Crouch End", dove è ben raccontato il rapporto tra i fratelli e dove la casa diventa una loro alleata per combattere ed eliminare il patrigno.

Infine mi è piaciuto "Il caso del dottore", un racconto in puro stile Conan Doyle che riprende i personaggi di Watson e Sherlock Holmes in un classico giallo della camera chiusa, molto piacevole da leggere anche se dichiaratamente citazionista.

Nel complesso "Incubi e deliri" non va a ricoprire una posizione di spicco nei titoli del Re che consiglierei, e rispetto alle raccolte di racconti che ne contengono meno e più lunghi è proprio di un altro livello. Sono comunque contenta di aver recuperato questo altro "mattone" del mio autore comfort in assoluto, e mi preparo per "Insomnia"!

Qual è l'ultimo titolo di King che avete letto?

martedì 25 novembre 2025

Racconti di Natale

Tutte le lettrici che da bambine sono cresciute amando i libri anche grazie a "Piccole donne" di Luisa May Alcott si troveranno immediatamente a proprio agio e trasportate alla tenerezza dell’infanzia dedicandosi ai "Racconti di Natale" raccolti in questo piccolo ed economico volume Garzanti.

Si apre proprio con un capitolo delle P3iccole donne: il racconto della Vigilia di Natale, in cui le sorelle scartano i doni e mettono in scena una commedia -un brano che non rileggevo da tantissimi anni, ma che immediatamente è stato familiare e ha riportato a galla dei ricordi di tanto tempo fa.

Le stesse emozioni e gli stessi insegnamenti sul fare del bene al prossimo e sull’accontentarsi di ciò che si ha le ritroviamo in tutti i racconti seguenti. 

Nella scelta di Kate una giovane orfana che si trova a scegliere tra i tanti zii e cugini con cui potrebbe andare a vivere, preferisce un’anziana nonna e riporta a attorno alla vecchia signora l’amore della famiglia che tanto lei è mancato.

In una ragazza tranquilla, la anche qui orfana Patti che vive però in un istituto viene accolta come lavoratrice all’interno di una ricca famiglia, che dapprima non è in grado di farla sentire benvoluta e di mitigare la sua solitudine ma grazie all’intervento di una zia cambia il proprio atteggiamento proprio in occasione del Natale.

Il mio preferito fino a quel punto "Il Natale di Tilly": una ragazzina molto povera che non riceverà alcun regalo di Natale, salva lungo la strada un pettirosso intirizzito nella neve e si convince che quel piccolo animaletto da tutti considerato insignificante sia invece un angelo, perché la mattina di Natale, i suoi desideri vengono esauditi -in verità da un ricco vicino che l’ha sentita confidarsi con le amiche la sera precedente.

Il meglio dei racconti arriva alla fine del volume, per i miei gusti: con Il racconto di Rosa che cambia la prospettiva per attribuire il punto di vista ad una cavalla e La teiera di Mrs Podger che oltre all’atmosfera del Natale, all’accoglienza di bambini orfani e poveri e alla generosità lascia spazio anche all’amore tra due persone già adulte, quando la protagonista vedova scopre la verità su suo marito, ringraziato per donazioni che non erano state merito suo.

Nei racconti di Alcott troviamo elementi ricorrenti: orfani e classi sociali più modeste in pura atmosfera dickensiana, doni ridotti dal grande significato, il sogno dell’albero di Natale allestito a partire da piccoli rametti d’abete, case che si riempiono di calore mentre vi si raccolgono le persone. Vi è anche una grande attenzione verso gli animali, che siano gatti (i più rappresentati), volatili o cavalli vengono sempre raccontati con tenerezza e con rispetto.

Consiglio la lettura di questo piccolo volume un po’ alla volta, per evitare che le storie contenute possano sovrapporsi nella vostra memoria: è un titolo ideale per accompagnare i lettori nel mese di dicembre, e si è rivelato per me un regalo davvero gradito!

Avete già fatto letture a tema con questo periodo?

venerdì 26 settembre 2025

Quando ormai era tardi

Abituata com'ero ai personaggi di Claire Keegan nei suoi romanzi brevi precedenti, che mi avevano scaldato il cuore (mi riferisco al Bill Furlong di "Piccole cose da nulla" e alla piccola al centro di "Un’estate") mi sono trovata disorientata davanti al primo racconto della più recente pubblicazione dell’autrice per Einaudi che dà il titolo alla raccolta "Quando ormai era tardi".

Ci troviamo davanti ad un protagonista che è rimasto solo a casa di sera. Ricorda gli eventi recenti che avrebbero dovuto condurlo al matrimonio e Keegan lo delinea in pochissime pagine: un uomo detestabile, intriso di maschilismo, che sa sempre rispondere la cosa sbagliata mostrando la propria avidità [e che alla fine siamo ben contenti che la fidanzata abbia scelto di non prendere per marito].

Anche nel secondo racconto "Una morte lenta e dolorosa" ritroviamo il filo conduttore delle separazioni. La protagonista di 39 anni aspirante scrittrice si trova nella residenza di Heinrich Boll ad Achill Island e vuole dedicarsi al suo lavoro quando viene interrotta da un fastidioso professore in pensione che pretende di visitare la casa. [Anche questa donna ha accettato più di una proposta di matrimonio nel suo caso, senza che però si sia mai trasformata in vere e proprie nozze] Lei invece è pronta a godere della sua solitudine che rivendica anche nelle pagine che si impegna a scrivere una volta liberatasi dello sgradito ospite, a cui appunto sulla pagina procurerà una morte lenta e dolorosa.

Se nei primi due racconti la tensione è sottile e crescente fino ad un certo punto per poi andare scemando sulla conclusione (nella nostra testa, ci siamo immaginati uno scenario ben peggiore che avrebbe potuto avere luogo tra i due innamorati infelici nel primo racconto e tra la scrittrice e il professore sconosciuto nel secondo) i nostri timori diventano realtà in "Antartide".

La più oscura tra le tre narrazioni brevi, contiene il racconto di una madre di famiglia dall’esistenza tranquilla e prevedibile decide di dare corpo al proprio desiderio di tradire il marito per il puro piacere di assecondare le proprie fantasie. Incontra così uno sconosciuto in un bar e chiunque come me sia appassionato di crime fiction, può già prevedere che non l’aspetterà nulla di buono!

Keegan si riconferma bravissima nelle narrazioni brevi, anche se rispetto ai due racconti pubblicati in forma autonoma qui siamo davanti a narrazioni meno complete, dove c’è il potere del racconto breve ma non posso dire che avvenga una vera e propria immedesimazione. Le ambientazioni dei tre racconti si assomigliano: sono soprattutto svolti in interni, seppure nel secondo vi sia anche la presenza della natura irlandese che tanto ci aveva circondato in "Un’estate", e rispetto ai titoli che avevo amato molto non troviamo qui la stessa fiducia nel genere umano.

Non ha affatto scalzato nella mia classifica di preferenze i due racconti che avevo letto per primi, ma se avete voglia di una lettura breve che non vi lasci indifferenti, anche questa potrebbe fare al caso vostro.

Conoscete già questa scrittrice irlandese?

venerdì 23 maggio 2025

Quattro dopo mezzanotte

Quarta raccolta di racconti di Stephen King, pubblicata nel 1990, "Quattro dopo mezzanotte" come "Stagioni diverse" è più che altro composta da quattro novelle: I langolieri, Finestra segreta, giardino segreto, Il poliziotto della biblioteca e Il fotocane.

Come sapete sto procedendo in ordine cronologico nella lettura di quasi tutti i libri di King (per il momento rimando la serie de La Torre Nera e qualche altro volume), e di solito con le sue narrazioni brevi mi trovo molto a mio agio. Anche se l'ho apprezzata però questa raccolta, che possiedo in un'edizione Sperling divisa in due volumi con il prezzo ancora in lire, non è entrata a far parte dei miei preferiti.

"I langolieri" è ambientato tra un aereo e un aeroporto, in cui i viaggiatori sembrano gli unici esseri umani rimasti sul pianeta Terra. Le atmosfere ricordano molto un racconto precedente, "La nebbia", e la struttura corale in cui i personaggi superano insieme le difficoltà riporta alla mente "L'ombra dello scorpione"; purtroppo alcuni personaggi che avrebbero meritato molto più spazio sono poco caratterizzati (penso soprattutto a Nick e Laurel), e anche se mi ha tenuta incollata alle pagine alla fine non mi ha lasciato molto.

Al centro di "Finestra segreta, giardino segreto" c'è la salute mentale del protagonista, uno scrittore, e il suo progressivo decadimento, condito da manie di persecuzione. Mi ha trasmesso soprattutto dispiacere per Mort, incapace di controllarsi, e per chi lo circonda come l'ex moglie Amy, che si sente in colpa per averlo lasciato alle ombre della sua mente. Da questo racconto è stato tratto il film "Secret Window" con Johnny Depp.

Il racconto della raccolta che ho preferito è decisamente "Il poliziotto della biblioteca": è  l'unico che è riuscito ad emozionarmi davvero (la scena delle palle da baseball con i ritratti dei giocatori portate da Dave al figlio di Soames in ospedale sa commuovere), ci sono più elementi horror ma anche le atmosfere di "It", sia per il potere salvifico dell'amicizia sia per il male capace di manifestarsi nella forma delle peggiori paure e traumi dell'infanzia.

Ne "Il fotocane" torniamo a Castle Rock ed entriamo nel negozio che sarà poi "Cose preziose" di Lelan Gaunt, mentre ora Pop Merrill, uno strozzino senza scrupoli, si imbatte in Kevin e nella sua macchina fotografica Polaroid che emette solo un'inquietante sequenza di immagini di uno spaventoso cane arrabbiato. L'idea dell'oggetto posseduto è sempre stimolante, l'abbiamo già incontrata più volte in "Scheletri" e "A volte ritornano", ma nella lettura mi sono un po' annoiata.

Qual è il vostro racconto preferito di Stephen King?

mercoledì 23 aprile 2025

Sensi

"Sensi" di Adania Shibli è un'opera precedente al più noto e premiato "Un dettaglio minore", e come quest'ultimo è stato da poco riportato nelle librerie italiane da La nave di Teseo, con una interessante postfazione della traduttrice Monica Ruocco.

Si tratta di un testo molto breve, che potrete leggere in un'unica sessione, suddiviso in cinque capitoli. Ha per protagonista una ragazzina di cui non sapremo mai il nome, che vive in una località della Palestina anch'essa mai nominata; siamo all'inizio degli anni '80, ma anche questo non viene mai esplicitato, ce ne rendiamo conto quando dai notiziari si coglie il nome di Sabra e Shatila (massacro avvenuto in Libano nel 1982 con la complicità dell'esercito israeliano in un campo profughi palestinese), nonostante lei non sia in grado di interpretare la notizia.

Come in "Un dettaglio minore", si coglie già qui la ricerca linguistica della scrittrice, che fa un lavoro finissimo di costruzione del testo attraverso le percezioni: dapprima quella visiva attraverso i colori, poi quella uditiva attraverso i suoni, per poi concentrarsi sui movimenti, sul suono delle parole e il loro significato quando si trasformano in scrittura, infine sulle linee. 

Attraverso questa osservazione ogni volta da un punto di vista differente vengono narrati i fatti, privati e piccoli ma anche simbolici di un intero paese, della vita della protagonista: la sua crescita, la morte di un fratello, l'incomprensione e l'oppressione familiare, il divieto di chiamare Palestina la propria terra, gli eccidi che passano nelle notizie. 

Non sono immediati i testi di Adania Shibli, chiedono al lettore concentrazione, in così poche pagine c'è una grande densità, una stratificazione di significato, scene che appaiono e ritornano elaborate in un modo diverso. Non avevo alte aspettative nei confronti di un libro così breve, invece al suo interno ho trovato più di quanto mi aspettassi, e se avete poco tempo per dedicarvi alla lettura ma volete riservarlo a titolo significativi questo potrebbe fare al caso vostro.

Qual è l'ultimo titolo palestinese che avete letto?

venerdì 10 gennaio 2025

Lucertola

Avevo interrotto da un po' la mia lettura dei titoli di Banana Yoshimoto, che nel corso degli ultimi anni ho ripreso in ordine cronologico; ora è arrivato il turno di "Lucertola", pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1995 e due anni prima in Giappone. 

Si tratta di una breve raccolta di sei racconti, che hanno in comune il momento vissuto dai protagonisti: un periodo in bilico delle proprie vite, in cui si trovano a fare i conti con traumi, ricordi o rimossi del loro passato per poter proseguire con la propria esistenza in modo più sereno e soddisfacente.

In "Giovani sposi" incontriamo un ragazzo su un treno della metropolitana, che riflette su quale piega prenderà il proprio matrimonio quando sarà passato il primo periodo, aiutato da una misteriosa creatura in grado di passare dallo stato di senzatetto a donna attraente. 

In "Lucertola", che è tra quelli che ho preferito, una ragazza con doti di guaritrice rivela al giovane che comincia a frequentare il trauma della sua infanzia quando sua madre fu aggredita (e lei è convinta di aver ucciso poi il colpevole con una maledizione), scoprendo che anche il passato di lui è caratterizzato da una tragedia -il suicidio della madre biologica.

In "Spirale" uno scrittore e la sua innamorata confrontano i propri ricordi della loro relazione, mentre lui prende coscienza della differenza tra i loro modi di amare.

In "Sogno con Kimchee" una giovane donna trascorre un periodo di convivenza con la sorella con cui è profondamente a proprio agio, prima di trovare il coraggio di andare ad abitare con il marito (con cui aveva avuto precedentemente una relazione extraconiugale, fino al divorzio di lui).

In "Sangue e acqua" una ragazza che ha vissuto per lungo tempo in campagna all'interno di una setta con i propri genitori, da cui poi ha preso le distanze trasferendosi a Tokyo, riallaccia i contatti con il proprio padre trovando così una nuova serenità e consapevolezza.

In "Strana storia sulla sponda del fiume" una giovane donna che sta per sposarsi con un ragazzo facoltoso, conosciuto al funerale del padre di lui, deve fare i conti con il proprio passato in cui della sessualità aveva fatto un mestiere e con un trauma rimosso della propria infanzia in cui la madre, afflitta da depressione post partum e tradita dal marito, l'aveva gettata neonata nelle acque di un fiume -ma da lì la famiglia aveva trovato nuova pace. 

I testi che mi hanno convinta di più sono anche quelli che occupano qualche pagina in più: "Strana storia sulla sponda del fiume" e "Lucertola", che dà il titolo alla raccolta. Come sempre la lettura dei testi di Banana Yoshimoto sa trasmettermi una grande serenità, anche se non metterò in cima alle mie preferenze questa raccolta di racconti, fin troppo evanescenti per i miei gusti.

Quali titoli dell'autrice avete letto?

venerdì 3 gennaio 2025

Finché non aprirai quel libro

Ho iniziato l'anno con un'iniezione di positività, leggendo un romanzo giapponese che mi era stato regalato quando era ancora una novità e poi era rimasto ad attendermi: "Finché non aprirai quel libro" di Michiko Aoyama, pubblicato da Garzanti editore.

Già dal titolo ci rendiamo conto del parallelismo con la popolare serie ambientata nel caffè dove si viaggia nel tempo, di Toshikazu Kawaguchi, e anche la struttura si è rivelata piuttosto simile: si tratta infatti di cinque storie indipendenti, collegate dalla cornice della community house di quartiere e dalla sua biblioteca (e bibliotecaria), con le strade dei protagonisti che ogni tanto si sfiorano.

I cinque personaggi che impareremo a conoscere sono diversi per età, professione e momento che stanno attraversando, ma accomunati dalle difficoltà che vivono, dal disagio che provano dal quale non sanno uscire: abbiamo una giovane commessa, un contabile che sogna di aprire un negozio di antiquariato, una donna appena diventata madre che a causa di ciò è stata demansionata, un ragazzo disoccupato che sognava di diventare un artista e un uomo appena andato in pensione che non si sente più utile alla società.

Tutti loro si recheranno, per ragioni diverse, nella biblioteca del quartiere e qui incontreranno la signora Komachi: una bibliotecaria che realizza piccoli oggetti in lana cardata, che elargisce come "supplemento" alle letture che consiglia a chi si rivolge a lei, lasciando che le pagine e il messaggio contenuto in quei doni cambino le vite di chi ne sente la necessità.

Inutile dirvelo: non troverete un capolavoro della letteratura tra queste pagine. Incontrerete però chi impara a prendersi di nuovo cura di sé cucinando un pandispagna, chi trova l'ispirazione per riscoprire la propria arte o chi decide di fare un mestiere della propria passione per le antichità, chi scopre la poesia e l'importanza del tempo libero, chi trova la pace nel proprio ruolo di madre e di donna lavoratrice nel mondo dell'editoria cambiando luogo di lavoro. 

Insomma, se avete bisogno di una lettura che vi ispiri a prendere in mano la vostra vita, che vi ricordi che avete davanti tutte le possibilità che desiderate se solo vi concedete di crederci, questo è davvero una scelta perfetta: e io l'ho trovato terapeutico e di ispirazione.

Qual è l'ultima lettura che vi ha fatti sentire bene?

venerdì 6 dicembre 2024

Il libro di Natale

"Il libro di Natale" di Selma Lagerlof, pubblicato da Iperborea, è una raccolta di otto racconti dell'autrice vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1909, pubblicati per la prima volta tra il 1901 e il 1933.

Si tratta di testi molto brevi ma variegati, che mescolano paganesimo e cristianesimo, tradizioni e credenze popolari che affondano le radici nel medioevo norreno e pratiche religiose concrete e quotidiane, dove oggetti simbolici come le trappole per topi rappresentano l'esistenza umana e il rapporto tra Dio e le persone.

Il luogo a cui tutti questi racconti ruotano attorno è la regione svedese del Varmland, dove l'autrice è nata e cresciuta; nel primo racconto, "Il libro di Natale", si rievoca la sua casa dell'infanzia, che la famiglia fu costretta a vendere dopo la morte del padre nel 1885, ma che Selma poté riacquistare con il denaro della vittoria del Premio Nobel. È uno tra i racconti che ho preferito, che conquista il lettore con il pensiero della Vigilia di Natale trascorsa in compagnia di un nuovo libro, appena ricevuto in dono.

Tra i personaggi ci sono gli animali, come nella tradizione delle fiabe dotati di pensieri e sentimenti vicini a quelli umani: i pettirossi che si guadagnano il colore delle piume avvicinandosi al Cristo in croce, il cavallo che cerca la protezione del proprio umano il giorno di Capodanno, quando si designeranno le vittime degli animali feroci dell'anno che viene.

Vi è anche la presenza dell'infanzia, con la sua innocenza ma anche la sua prepotenza: c'è il Giuda bambino di "A Nazareth" in bilico tra l'affetto e la gelosia per Gesù, c'è la piccola viziata che arriva a credersi "La principessa di Babilonia", e anche l'autrice stessa nei suoi ricordi della Vigilia.

Selma Lagerlof ci regala una raccolta adatta a una vasta quantità di lettori, che troveranno tra i racconti i loro preferiti, a seconda della propria fede religiosa o di un'inclinazione più laica. Io ho apprezzato in particolare, oltre al già citato brano dedicato alla Vigilia di lettura, "La trappola per topi": metafora della società umana in cui un vagabondo indotto in tentazione al furto si riscatta quando viene accolto e rispettato per Natale.

Quali racconti di Natale avete letto quest'anno?

mercoledì 30 ottobre 2024

Cronache dalla polvere

 "Cronache dalla polvere" di Zoya Barontini, pubblicato da Bompiani, è un titolo interessante e originale di cui purtroppo non sento mai parlare, e dunque eccoci a dedicargli un po' di spazio.

Zoya Barontini è il nome sotto il quale ha deciso di pubblicare un collettivo composto da tredici tra autrici e autori che si sono riuniti a comporre questo romanzo a mosaico che racconta il colonialismo italiano in Etiopia e le indicibili atrocità commesse nei confronti della popolazione, in particolare nel 1937 in seguito all'attentato al viceré Rodolfo Graziani che portò al massacro di Debra Libanos. 

Il volume si apre con una cronologia della colonizzazione dell'Etiopia, si chiude con un glossario, con una bibliografia e un'appendice in cui gli autori si presentano e raccontano il 1937 vissuto dalle proprie famiglie, per come è stato loro raccontato. 

Il testo riesce ad essere organico nonostante tante siano state le penne all'opera: tra un racconto e l'altro compaiono personaggi che riconosciamo dalle narrazioni precedenti, trovano spazio soldati italiani tra chi è incerto, chi è pentito, chi invece è ben convinto della propria superiorità, e poi gli etiopi, gli arbegnuoc della lotta partigiana, i bambini vittime della violenza e al tempo stesso coraggiosi e indomiti. Sono storie di lotta, storie di roghi e di massacri, di sogni premonitori e soprattutto storie di fantasmi: perché i cuori più puri parlano con gli spiriti dei morti, che hanno ancora molto da raccontare.

Com'è inevitabile nelle raccolte di racconti, qualcuno mi ha emozionata più di altri: primo tra tutti "Gli spettri di Biscutti Fabrica" di Davide Morosinotto, poi "Camion" di Davide Orecchio e "Creature di vetro" di Nicoletta Vallorani, che chiude magnificamente il cerchio delle storie. Menzione d'onore anche per le illustrazioni di Alberto Merlin, che accompagnano il testo ed introducono ognuno dei brani. 

Insomma ho letto un romanzo originale e ricco di suggestioni, leggende e personaggi ben tratteggiati, che ha il pregio di raccontare una pagina scomoda della storia italiana che tende ad essere fin troppo trascurata. Mi ha colpita molto, e credo meriti molta più notorietà!

Avete mai letto un testo sul colonialismo italiano?

martedì 24 settembre 2024

Un giorno di fuoco

"Un giorno di fuoco" è una raccolta di racconti per la quale Beppe Fenoglio avrebbe voluto il titolo di "Racconti del parentado,  che in questa edizione Einaudi troviamo come sottotitolo e ne esprime molto bene la natura. È la prima opera dell'autore pubblicata postuma, nel 1963. 

Queste storie appartengono al ramo paterno della famiglia dello scrittore, con i suoi personaggi si prestano alla narrazione delle avventure che se non sono state direttamente vissute dallo scrittore bambino gli sono state trasmesse oralmente.

"Un giorno di fuoco", che è stato scelto per dare il titolo a questa raccolta, è il racconto con la quale comincia e che forma con le stesse caratteristiche già incontrate ne "I ventitré giorni della città di Alba" una struttura circolare con il racconto in chiusura, che si svolge anch’ esso attorno ad un personaggio preso da assedio in una casa [e che termina con un esito infausto per l’uomo]. Se nel primo abbiamo una sorta di brigante piemontese, Pietro Gallesio, verso cui lo zio Fenoglio non nega di provare una certa ammirazione, nell’ultimo invece c’è un uomo disposto a tutto pur di non ripagare i propri debiti.

Non è questo l’unico elemento speculare della raccolta: vi sono infatti anche le piogge, che troviamo ne "La pioggia e la sposa", racconto già noto a chi ha affrontato "I ventitré giorni della città di Alba" dove aveva già trovato giustamente spazio, ma anche le piogge di Superino, compagno d’infanzia di Fenoglio, del quale scopriremo poi la fine tragica annegato nelle acque del fiume dopo aver scoperto di essere stato concepito da una relazione tra un prete e una maestra del luogo.

Tra i racconti ho preferito, oltre "La pioggia e la sposa" che avevo già amato nella precedente raccolta, "Ma il mio amore è Paco" che ruota attorno ad un altro discutibile personaggio disposto a giocarsi tutto con le carte, indebitandosi senza speranza di ritorno.

Come sapete sto recuperando in ordine cronologico le opere di questo autore italiano e questa mi è piaciuta anche e soprattutto inserita nella cornice della sua interessantissima produzione, nonostante non vi si ritrovino i temi a me tanto cari della guerra partigiana sulle Langhe.

Qual è l’ultimo testo del Novecento italiano che avete letto?

martedì 28 maggio 2024

Scheletri

Raccolta di racconti pubblicati dalla fine degli anni '60 alla metà degli anni '80, "Scheletri" di Stephen King contiene storie molto diverse per forma ("Ode del paranoide" e "Per Owen" non sono in prosa), lunghezza e contenuto, con un certo squilibrio anche per quanto riguarda l'incisività -di diversi credo mi rimarrà poco, nel tempo.

Tra alcuni sembra esserci un filo conduttore: elementi soprannaturali che incombono sui protagonisti inermi, in racconti inquietanti e pieni di angoscia -in "La nebbia", "La zattera", nel meno riuscito "Sabbiature".

In altri sono gli oggetti, teoricamente inanimati, a diventare veicoli di incubi e violenze a cui gli umani non possono sottrarsi: "La scimmia", "Il camion dello zio Otto", mentre altrove figure adulte e di riferimento diventano motore di scenari da brivido per malcapitati bambini: "Tigri!", "La nonna".

Un altro tema ricorrente è la salute mentale, e come la sua perdita abbia conseguenze irreversibili: "Ode del paranoide", "Nona", "La ballata della pallottola flessibile" e anche "L'arte di sopravvivere", dove il contesto alla Robinson Crusoe è determinante.

Alcuni racconti si basano su materiale molto promettente, ed è un peccato che non siano stati ampliati in veri e propri romanzi: "Il word processor degli dei", la coppia sul lattaio.

Infine troviamo come è abituale alcuni riferimenti ad altre opere del Re, in particolare l'ambientazione de "L'uomo che non voleva stringere la mano" è la stessa de "Il metodo di respirazione". 

Per concludere, i miei preferiti: "Il braccio", struggente e malinconico, privo di elementi horror ma piuttosto una poetica riflessione sul termine della vita. 

Qual è l'ultima opera del Re che avete terminato?

mercoledì 17 aprile 2024

È così che la perdi

Una vera sorpresa di questo mese è stata la lettura di "È così che la perdi", romanzo del 2012 dell'autore di origini dominicane Junot Diaz. Premiato con il Pulitzer per il suo "La breve favolosa vita di Oscar Wao" nel 2008 (l'ho letto parecchi anni fa e non escludo di riprenderlo in mano in futuro), qui l'autore torna alla forma breve con la quale aveva esordito, ma lo fa in modo tutt'altro che discontinuo.

Il filo conduttore dei brani contenuti in "È così che la perdi" è infatti Yunior, un giovane che con la famiglia è emigrato da bambino dalla Repubblica Dominicana al New Jersey, proprio come Diaz. Conosciamo Yunior in ordine non cronologico: scopriremo il primo, gelido inverno statunitense della sua infanzia nel terzultimo capitolo, incontreremo il fratello Rafa che in certi momenti è un arrogante che si approfitta di giovani donne attratte da lui mentre in altri è gravemente malato, in altri ancora già prematuramente mancato.

Un altro elemento dominante è quello del machismo dominicano, di questi uomini sempre pronti a tradire con la prima che capita, a cedere alle tentazioni della carne e al tempo stesso a rimanere invischiati in una rete di bugie, richieste di perdono e talvolta rimpianti senza fine per le donne che hanno perduto. 

Anche il razzismo e l'identità di immigrato è molto presente in questi brani, la cui scrittura alterna i punti di vista e ribalta addirittura la situazione con un capitolo centrale, "Otravida, otravez", che dà voce ad una donna dominicana che cerca di guadagnarsi una posizione stabile nella società statunitense, pur accompagnandosi ad un uomo che nella Repubblica Dominicana ha lasciato una moglie. 

La lingua è davvero degna di nota, anche grazie alle scelte della traduzione: lo spanglish originario viene rispettato, senza l'inserimento di alcuna nota o glossario, e così sentiamo vivida e schietta la voce di Yunior, che ha dimenticato gran parte della sua lingua d'origine (e viene per questo a volte accusato di non essere affatto dominicano) ma al tempo stesso inserisce continuamente termini nel suo parlato, soprattutto negli scambi più riferiti alla fisicità. 

Questo breve libro mi ha davvero conquistata: sembra di vedere davvero Yunior pagina dopo pagina, anno dopo anno della sua vita, alle prese con gli insuccessi e i corteggiamenti, con le tante donne della sua vita ma anche con gli amici e i familiari. Per gli amanti delle narrazioni brevi è un titolo che ritengo imperdibile, che saprà soddisfare anche chi non è a proprio agio con i racconti grazie al forte legame tra tutte le storie che contiene.

Qual è l'ultimo libro che vi ha sorpresi?

giovedì 9 novembre 2023

Tempesta di neve e profumo di mandorle

Terminati tutti i volumi che per il momento compongono la serie "I delitti di Fjallbacka" di Camilla Lackberg ho recuperato la raccolta di racconti intitolata "Tempesta di neve e profumo di mandorle", anche questa pubblicata da Marsilio.

Il libro si apre con quattro racconti brevissimi, per poi concludersi con quello lungo un centinaio di pagine che dà il titolo al testo. I primi quattro sono taglienti, amari e di lettura molto piacevole-

"Una morte elegante" e "Una giornata infernale" hanno per protagonisti i personaggi che già conosciamo. Nel primo Erica e Patrick sono già sposati con e hanno avuto i loro tre bambini e Patrick si trova ad indagare sulla morte di una donna [che la figlia ha ucciso per avidità], mentre nel secondo un Patrick del passato, sposato con la sua relazione precedente, ne scopre il tradimento appunto in una pessima giornata nella quale la sua vita si intreccia a quella di un ragazzino vittima di bullismo. 

Ho trovato "Una morte elegante" decisamente efficace nel finale: [la preziosa giacca per la quale la donna era stata uccisa viene sepolta con lei] mentre ne "Il caffè delle vedove" ho apprezzato molto l'ambientazione, luogo dove donne vittime di violenza trovano una soluzione definitiva al problema dei loro mariti. A rivolgersi alla titolare è proprio una poliziotta, anche lei vittima di violenza domestica, che ha intenzioni ben diverse dal denunciare la responsabile delle morti di uomini violenti! 

Il primo racconto è quello più difficile da interpretare perché la protagonista che sogna Elizabeth, la prima moglie di suo marito, crede di essere destinata a diventarne la prossima vittima e ribalta la situazione, ma il lettore rimane col dubbio se avesse interpretato correttamente l’incombente minaccia oppure no.

In "Tempesta di neve e profumo di mandorle" invece il protagonista è un giovane Martin Molin, da poco entrato in polizia, che si trova isolato durante una tormenta insieme a una ragazza che frequenta con poca convinzione e la famiglia di lei, a pochi giorni dal Natale. Durante una cena si verifica la morte del nonno per avvelenamento, e non sarà l'unica vittima nel corso della vacanza [morirà infatti anche il nipote Matte, ma si rivelerà poi un piano architettato dai due uomini, il nonno suicida perché gravemente malato e Matte per l'impossibilità di sopportare il peso di averlo aiutato nel suo proposito]. Le atmosfere di questo racconto richiamano fortemente quelle di Agatha Christie, l'isolamento dei personaggi mi ha ricordato "Dieci piccoli indiani", e fino alla fine non avevo indovinato la soluzione del caso. 

Nel complesso questi racconti mi sono piaciuti molto, oltre all'ultimo che è il più sviluppato ho molto apprezzato "Il caffè delle vedove", che mi piacerebbe veder ampliare in un libro dell'autrice. Ancora una volta i suoi gialli si confermano per me una lettura davvero piacevole!

Qual è l'ultima raccolta di racconti che avete letto?

venerdì 7 luglio 2023

Café Royal

 Di Marco Balzano ho letto tutti i romanzi pubblicati finora, perciò non potevo resistere al richiamo di "Café Royal", un libro di poco più di cento pagine appena uscito per Einaudi editore.

Siamo pronti per leggere della pandemia, o è ancora un momento troppo recente delle nostre vite? Qui siamo al termine di quello che è stato probabilmente il primo lockdown, ci troviamo a Milano in via Marghera, e le vite dei personaggi ruotano attorno ad un bar dove prima o dopo si sono recati, o che frequentano abitualmente.

La struttura di questo testo è organizzata in capitoli brevi, di poche pagine ciascuno, dedicati ad un singolo personaggio; potrebbero sembrare racconti non granché significativi, ma andando avanti con la lettura ho iniziato a divertirmi moltissimo nello scoprire il legame tra gli episodi, i protagonisti che ritornano, e ci ricordano come di ogni storia esistano sempre almeno due versioni, due lati per la stessa medaglia.

Ci sono figli e madri che non si comprendono, anziani rimasti soli o uccisi dal virus, coniugi insoddisfatti che hanno smesso di apprezzarsi a vicenda e ricercano in altri le attenzioni desiderate. C'è un prete che sente di aver lasciato in Ghana la propria vocazione, una ragazza che vive per strada in un alloggio di cartone, un barista ancora affascinato dalla droga, chi eredita una casa di famiglia e scopre di non volersene separare. Fili sottili intrecciano le vite di questi personaggi e coinvolgono il lettore, curioso di scoprire il prossimo incastro dei tasselli di questo puzzle, anelli concentrici attorno ad un caffè. 

Non aspettatevi un romanzo completo come "Resto qui" o legami familiari profondi come ne "Il figlio del figlio", piuttosto una raccolta di storie che vi facciano compagnia per un viaggio o nei tempi di attesa, molto umani e ben scritti, anche se non li definirei memorabili. Non scala certo la mia classifica di preferenze quanto a produzione dell'autore, ma è stata comunque una lettura piacevole!

Cosa avete letto di questo scrittore?

mercoledì 28 giugno 2023

Freeman's - Potere

Il secondo numero della rivista letteraria "Freeman's" pubblicata da Black Coffee edizioni raccoglie contributi legati ad un'unica tematica: quella del potere. In totale contiene venticinque testi, tra racconti più o meno brevi, fumetti, poesie e ballate, opere di non fiction, di autori e autrici di origini e nazionalità molto diverse.


Il potere è declinato nei suoi più vari aspetti: il predominio maschile sulle donne, la discriminazione razziale, il conflitto di classe e le sue conseguenze sui ceti meno abbienti, il peso della pressione sociale sugli individui. 

Tra i testi di narrativa, i miei preferiti sono stati l'angosciante "Una casetta" di Lan Samantha Chang, che riguarda il potere economico; "Latte materno" di Tahmina Anam sull'oppressione delle aspettative che ricadono sulle madri; "Bruciare" di Kanako Nishi sul senso di colpa legato alle molestie subite.

Per quanto riguarda i testi più sociologici e politici, mi hanno colpita "Camminare" di Aminatta Forna che riflette sul genere e sull'etnia ma soprattutto sul potere maschile negli spazi pubblici; "Prigioniere" di Nimmi Gowriathan sulla sindrome di Stoccolma e su come sia stata utilizzata per delegittimare le ragioni delle donne; "Chi ha ucciso mio padre" di Edouard Louis sull'impatto delle politiche francesi sulle classi lavoratrici.

Infine ho apprezzato moltissimo "Greenfell Tower", ballata di Ben Okri dedicata all'incendio del 2017 e alla responsabilità governativa della strage. 

Per la seconda volta questa rivista è stata un enorme spunto di riflessione, ma anche la scoperta di autori e autrici che desidero conoscere meglio in futuro. Non vedo l'ora di dedicarmi, con l'attenzione e il tempo che meritano, anche ai prossimi volumi! 

venerdì 9 dicembre 2022

Sonno profondo

Il terzo titolo di Banana Yoshimoto che arriva in Italia per Feltrinelli è "Sonno profondo". 


Titolo: Sonno profondo

Autrice: Banana Yoshimoto
Anno della prima edizione: 1989
Titolo originale: Shirakawa yofune
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttore: Giorgio Amitrano
Pagine: 139


Non si tratta di un romanzo unico, bensì di una raccolta composta da tre racconti: il primo, che le dà il titolo, poi "Viaggiatori notturni" e "Un’esperienza", testi brevissimi e in apparenza diversi ma accomunati da alcuni elementi. 

i protagonisti infatti, anzi le protagoniste perché in tutti e tre i racconti sono giovani donne, si trovano in un momento di blocco nelle loro vite. 

Nel primo caso in seguito al suicidio della sua più cara amica la protagonista, che ha una relazione d’amore con un uomo sposato la cui moglie però si trova in coma, trova rifugio soltanto nel sonno profondo del titolo, incapace di andare avanti con la propria esistenza. In "Viaggiatori notturni" la protagonista ha perso il fratello in seguito ad un incidente. e la cugina che ne era innamorata sembra incapace di farsene una ragione e vaga nella notte, incurante del freddo e della neve, mentre lei sente il richiamo di una donna uscita da tempo dalle loro vite che però avverte ancora legata al fratello scomparso. Nell’ultimo racconto una donna di cui la protagonista non ha notizie da tempo, dopo essere stata con lei parte di un triangolo che le rendeva avversarie ma anche compagne, si scopre deceduta e così il nostro personaggio che cerca l’oblio nell’alcol sente un richiamo da un’altra dimensione proprio quando la sua coscienza viene meno. 

Per chi conosce i romanzi dell’autrice non sarà una novità la presenza dell’elaborazione del lutto: la morte ed il suo superamento sono infatti uno dei tratti distintivi della sua produzione, ma soprattutto lo è il modo in cui le sue storie ci trasmettono pace interiore, quella che tutti i personaggi di questi racconti raggiungono accompagnandoci così ad elaborare le nostre personali perdite. 

Sto rileggendo la produzione dell’autrice in ordine cronologico: diverse, come questa, sono prime letture. È molto presto, ma per il momento posso dire che preferisco i romanzi costituiti da un’unica storia perché mi permettono di immergermi più profondamente nel loro contenuto, mentre questi racconti sono un pochino troppo brevi. Li trovo comunque adattissimi per un momento di malinconia e di tristezza, ma anche di stanchezza nelle nostre vite di lettori in cui abbiamo bisogno di letture che ci facciano compagnia per un tempo breve e contengano una dose di energia positiva.

Avete letto qualche titolo dell’autrice? Qual è il vostro preferito ?

mercoledì 12 ottobre 2022

Prima persona singolare

La più recente raccolta di racconti di Haruki Murakami, pubblicata nel 2020 e portata in Italia da Einaudi, è composta da otto racconti: l'ultimo, che dà il titolo al volume, era inedito all'uscita del libro, mentre i sette precedenti erano già apparsi su una rivista letteraria. 


Titolo: Prima persona singolare
Autore: Haruki Murakami
Anno della prima edizione: 2020
Titolo originale: 
Ichininshō Tansū
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Antonietta Pastore 
Pagine: 152


Il tema principale che accomuna questi racconti, che hanno tutti per protagonista lo stesso Murakami e sono scritti in prima persona, è il ricordo: si tratta di ricordi della giovinezza in "Su un cuscino di pietra", "La crema della vita", "With The Beatles". Arriva a ricordare l'infanzia quando ripercorre la propria passione per il baseball nel racconto "Antologia poetica per gli Yakult Swallows" (che ho trovato forse il più noioso degli otto), mentre più recenti sono gli incontri ricordati in "Carnaval" e "Prima persona singolare".

Un altro argomento ricorrente è quello della musica, risaputa passione dell'autore. Ha un ruolo centrale in "Charlie Parker Plays Bossa Nova" e in "Carnaval", ma vi si fa riferimento anche ne "La crema della vita", in "With the Beatles" e in "Confessioni di una scimmia di Shinagawa". 

Sei su otto dei racconti sono completamente realistici; l'unico davvero onirico è "Confessione di una scimmia di Shinagawa", che fa riferimento ad un racconto contenuto nella raccolta "I salici ciechi e la donna addormentata" intitolato proprio "Una scimmia di Shinagawa" (non l'ho ancora letto). Strano ma vero, per quanto sia il più surreale è stato il mio racconto preferito!

Un elemento onirico lo ritroviamo anche in chiusura di "Prima persona singolare", racconto enigmatico ed irrisolto, che termina in una vera e propria visione da incubo.

Complessivamente non ho trovato questa raccolta di racconti particolarmente degna di nota: diversi di essi mi sono sembrati poco significativi, non memorabili. Quelli che però vi consiglio davvero di leggere sono "With the Beatles" (attenzione: è presente l'argomento del suicidio) e "Confessioni di una scimmia di Shinagawa", che ho trovato storie più complete e articolate pur nella loro brevità. 

Qual è l'ultima raccolta di racconti che avete letto?

SPOILER: RIASSUNTO DEI SINGOLI RACCONTI

Su un cuscino di pietra:**

Ricordo di una notte condivisa prima dei vent’anni con una ragazza che scriveva poesie. Negli anni è tornato a leggerne le parole, che gli sono rimaste impresse più del suo viso.

La crema della vita: **

L’enigmatico incontro, a diciott’anni, con un anziano signore che gli chiede di immaginare un cerchio con infiniti centri e privo di circonferenza, perché la crema della vita è comprendere ciò che prima era incomprensibile. Il tutto durante un attacco di panico perché è stato invitato ad un concerto che però si è rivelato non esserci. Negli anni, gli torna in mente quell’incontro quando gli capita qualcosa di strano -anche qui: ruolo dei ricordi.

Charlie Parker plays Bossa Nova:**

Qui l’autore si concentra sulla musica jazz una sua grande passione e ricorda un articolo che aveva scritto riguardo un disco che nemmeno esisteva e che aveva soltanto immaginato è presente l’elemento onirico perché in un proprio sogno incontra il musicista Charlie Parker con il quale ha una piacevole conversazione di per sé il racconto non mi ha trasmesso nulla.

With The Beatles:****

Tra i primi quattro racconti senza dubbio il più completo e il più emozionante prende l’avvio dal tema della musica come il precedente e al centro ha i ricordi dell’autore relativi al periodo della sua giovinezza negli anni 60 quando la musica dei Beatles era ovunque il primo ricordo è quello di una ragazza intravista nei corridoi della scuola che stringe al petto proprio un album della celebre band Poi però il focus si sposta sulla sua prima fidanzata della quale non è mai stato veramente innamorato ma con la quale ha vissuto numerose esperienze e bei momenti ricorda in particolare una domenica mattina nella quale avendo preso accordi senza capirsi bene si è trovato da solo in casa di lei con il fratello maggiore della ragazza con il quale avuto una lunga e profonda conversazione Sul disturbo della memoria che affliggeva il ragazzo e gli a letto ad alta voce un brano di letteratura vent’anni dopo i due si rincontrano per caso e l’autore viene a sapere che la sua prima fidanzata si è tolta la vita e qui riemerge il presagio del suicidio che si era già presentato due volte all’interno del racconto prima nominando l’atto compiuto da un professore di studi sociali e poi dall’autore del racconto in questione intitolato la ruota dentata gli elementi chiave sono dunque la memoria ma anche il togliersi volontariamente la vita e come già detto la musica. Ho apprezzato molto le due situazioni di dialogo tra l’autore e il fratello maggiore della ragazza.

Antologia poetica per gli Yakult Swallows :***

Qui l’autore si concentra sulla propria passione per il baseball che lo accompagna sin dall’infanzia e ci racconta quindi il percorso di tifoso da bambino e poi giovane uomo e adulto dopo il trasferimento a Tokyo. Proprio mentre assisteva alle partite coglieva l’occasione per scrivere delle poesie sull’argomento che gli editori non furono interessati a pubblicare ma le cui poche copie esistenti valgono ora moltissimo denaro di persa il racconto non è particolarmente interessante ne ho apprezzato però i momenti in cui vengono ricordati i genitori dell’autore il difficile rapporto con il padre appassionato di baseball anche gli è mancato per una malattia dopo tanti anni in cui lui e il figlio si erano allontanati si fa riferimento anche all’abuso di alcol da parte dell’uomo quando l’autore era bambino e all’invecchiamento della madre che con il passare degli anni si è dedicata all’acquisto e alla conservazione degli oggetti più svariati tra cui delle schede telefoniche raffiguranti proprio i giocatori di baseball. Ci sono diversi riferimenti anche alla produzione letteraria di Murakami, in particolare a vento il suo testo di esordio e nel nome della pecora.

Carnaval:***

Riflessione dell’autore sul rapporto con le donne brutte della sua vita, in particolare una frequentata in amicizia che poi si è rivelata una delinquente. Centrale il tema della musica su cui si basa il loro legame. Ho trovato detestabili le affermazioni sul tenore “donna brutta MA”, come se un aspetto non attraente sorprendesse in presenza di una personalità interessante. Presenza della “scimmia sulla schiena” usata per descrivere l’aspetto, seducente o meno, delle donne. Punto di vista che ho colto come maschilista e teso a giustificarsi, non ho apprezzato.

Confessioni di una scimmia di Shinagawa:****

Incontro in una locanda di bassa qualità con una scimmia capace di parlare, con la quale trascorre la serata, parla di musica e dell’abitudine della scimmia di rubare i nomi delle donne di cui si innamora (che così tendono a dimenticare il proprio). Gli torna in mente cinque anni dopo quando una sua amica tende a dimenticare il proprio nome, e le è stato rubato un documento proprio nel quartiere di quella locanda. Racconto più onirico, fa riferimento a un altro racconto sulla scimmia di Shinagawa (che non ho letto), umanizzazione della scimmia e riflessione sull’amore. Mi è piaciuto!

Prima persona singolare: ****

Incontro di una sera in cui si veste elegante e va a leggere in un bar senza apparenti ragioni. Una donna che pare conoscerlo ma di cui non si ricorda gli rinfaccia un comportamento orribile di tre anni prima, su una spiaggia, verso una sua amica -non ricorda neanche questo ma invece di ribellarsi fugge. Incomunicabilità, incomprensione, racconto irrisolto che torna con la visione da incubo che d’un tratto lo circonda -non ci sono spiegazioni, ma non mi è dispiaciuto.

domenica 14 agosto 2022

Uomini senza donne

I titoli di Murakami che preferisco sono quelli meno onirici, più aderenti alla realtà, proprio come questa raccolta di sette racconti pubblicati per la prima volta insieme nel 2014. Prende il titolo dall'ultimo, "Uomini senza donne", e i rapporti tra uomini e donne sono senza dubbio uno dei temi principali di queste storie.


Titolo: Uomini senza donne
Autore: Haruki Murakami
Anno della prima edizione: 2014
Titolo originale: Onna no inai otokotachi
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Antonietta Pastore 
Pagine: 222


Ricorrente è l'elemento del triangolo: un'amicizia maschile tra due uomini che hanno avuto a che fare con la stessa donna si presenta in "Drive my car" (racconto che è stato ampliato e arricchito di dettagli dal film omonimo, premiato agli Oscar 2022) ma anche in "Yesterday" e in "Organo indipendente". In tutti e tre i casi, il rapporto tra i due uomini coinvolti termina in maniera piuttosto brusca ed inspiegabile, mentre le donne in questione restano sullo sfondo, molto poco caratterizzate.

Un legame improvviso che si instaura tra due uomini è elemento cardine anche in "Kino", il più vicino alla produzione onirica dell'autore: renderà felice chi ama i presagi, i significati nascosti e i sottintesi, che invece su di me hanno quasi sempre l'effetto di farmi sentire smarrita!

Troviamo un triangolo anche nel racconto "Sheherazade", ma qui al centro c'è una donna, divisa tra il marito e l'uomo di cui si occupa e che diviene il suo amante. L'elemento cardine di questa storia però è la narrazione, il potere delle storie: la donna infatti racconta all'uomo delle proprie vite precedenti, che è convinta di aver vissuto nei panni di una lampreda, ma anche i suoi ricordi dell'adolescenza. Particolarmente interessante è la struttura narrativa che riprende "Le mille e una notte" a cui dichiaratamente si ispira, perché il racconto si interrompe proprio come quelli dell'opera classica!

I miei preferiti sono stati però gli ultimi due racconti, del tutto differenti da quelli che li precedono: "Sansa innamorato", un'adorabile riscrittura de "La metamorfosi" di Kafka in cui Gregor si risveglia nella incomprensibile forma umana, e "Uomini senza donne" in cui il protagonista riflette tra realtà e immaginazione sul significato che ha per lui la perdita di una donna che ha amato in passato e che nel presente si è tolta la vita.

Qual è l'ultima raccolta di racconti che avete letto?
E il vostro Murakami preferito?


ANALISI DEI SINGOLI RACCONTI (ATTENZIONE AGLI SPOILER!):

"Drive my car", da cui è stato tratto l'omonimo film vincitore dell'Oscar al miglior film straniero nel 2022, dà voce ad un attore rimasto vedovo che racconta alla ragazza incaricata di guidare la sua auto il rapporto di amicizia che aveva instaurato per un periodo con l'amante della propria moglie. Il film a mio parere è riuscito ad ampliare questa storia in modo efficace, caratterizzandone meglio i personaggi e rispettandone le atmosfere. ***

Anche in "Yesterday" ritorna l'elemento del triangolo: due giovani uomini che diventano amici, uno non sembra riuscire a combinare granché nella sua vita e non si impegna per entrare all'università, così suggerisce all'altro di intraprendere una relazione con la sua fidanzata -che in realtà si sta già guardando in giro. Anche in questo caso l'amicizia tra i due uomini si interrompe bruscamente e senza una vera e propria ragione. ***

Tra i primi tre, "Organo indipendente" diventa il mio preferito: la frequentazione tra l'autore e un chirurgo plastico abituato a frequentare molte donne, finché non si innamora perdutamente di una di loro (che però gli spezzerà il cuore, al punto di spingerlo a lasciarsi morire). Una riflessione su come i sentimenti ci portino a perdere il controllo di noi stessi fino alle estreme conseguenze, come nei precedenti raccontata all'interno della cornice di un rapporto maschile che termina bruscamente -qui con l'allontanamento del chirurgo, che perlomeno una ragione ce l'ha: la propria volontà di farla finita.****

Diverso dei tre precedenti è il racconto "Sharhazad", che oltre ad ispirarsi dichiaratamente alla protagonista della raccolta di storie "Le mille e una notte" ne riprende anche la struttura. Qui non c’è più triangolo composto da due uomini che instaurano un legame tra loro e una donna, bensì solo due protagonisti in scena: un uomo per qualche motivo impossibilitato a lasciare il proprio alloggio e la donna incaricata di occuparsene. Come in molte storie di Murakami abbiamo comunque un triangolo, perché la donna sappiamo dall’inizio è sposata, ma nonostante ciò sceglie di avere anche rapporti carnali con il protagonista. Non sono però il fulcro della loro relazione: esso sono infatti racconti che la donna inizia ad ogni visita e termina in quella seguente, proprio come nella celebre raccolta della tradizione araba. Oltre a narrare le sue vite precedenti, che ricorda nei panni di una lampreda: il più interessante è senz’altro un ricordo della sua adolescenza nella quale si introduceva di nascosto nella casa del ragazzo di cui era infatuata, almeno finché probabilmente a causa degli indizi lasciati da lei stessa la serratura non venne cambiata. Ho apprezzato molto che la struttura del racconto si ispiri all'opera classica al punto di non terminare il racconto di questo ricordo, e sono rimasta con molta curiosità in merito: lo ritengo pertanto il più riuscito dei primi quattro racconti della raccolta.****

In "Kino", il gestore di un bar che ha avviato l’attività dopo essere stato tradito dalla moglie e aver lasciato il precedente lavoro, incontra un uomo dedito a leggere nel suo locale e che dopo diversi presagi (un gatto che non fa più ritorno, la comparsa di alcuni serpenti) gli consiglia di andarsene per un po’. Solo da lontano Kino entra in contatto con i propri sentimenti, e riesce a piangere per la fine del suo matrimonio. Anche qui un legame tra due uomini, non vi è però alcun triangolo; le donne principali sono la ex moglie che lo tradisce e poi gli chiede scusa, e una cliente con segni di bruciature sulla pelle che una sera va a letto con lui senza più alcuna conseguenza. Qui ho provato lo spaesamento che avverto quando non comprendo completamente il sottotesto alle opere dell'autore!**

Il mio preferito dei racconti: "Samsa innamorato", riscrive La metamorfosi di Kafka con Gregor che d’improvviso si ritrova umano, nel mezzo di una rivoluzione che imperversa a Praga. I suoi familiari sono con ogni probabilità fuggiti abbandonandolo nella stanza dove lo tenevano rinchiuso; nella casa arriva una ragazza con una deformità (ha una gobba) incaricata di sostituire una serratura e Gregor è istantaneamente attratto da lei. Divertente il modo in cui il protagonista trova questa volta così improbabile essere nei panni di un umano, cercando di capire come vestirsi e comportarsi!****

Il più malinconico e struggente dei racconti dà il titolo alla raccolta e la chiude. In prima persona un uomo scopre, dal marito di lei che gli telefona in piena notte, che una sua ex fidanzata si è suicidata (ed è la terza che lo fa: qui si potrebbe aprire un lungo capitolo, ma l’autore non ci dice nulla di più). Il protagonista allora riflette tra realtà e immaginazione sui ricordi che ha della donna, sull’amore che ha provato per lei ma anche della condizione universale di struggimento e sofferenza che accomuna tutti gli uomini che hanno perso una donna che amavano. La descrizione del dolore è molto vivida, ben resa; il racconto è triste e toccante, mi è piaciuto molto.****

giovedì 27 gennaio 2022

I ventitré giorni della città di Alba

Beppe Fenoglio è un autore che ho incontrato per la prima volta negli anni del liceo. L'ho riscoperto da poco con la lettura del breve romanzo "La malora" e ho deciso di recuperare la sua produzione in ordine cronologico. Ecco finalmente letti "I ventitré giorni della città di Alba", raccolta di racconti che ormai era diventata maggiorenne sui miei scaffali!



Titolo: I ventitré giorni della città di Alba
Autore: Beppe Fenoglio
Anno della prima edizione: 1952
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 164



Si tratta della prima opera che Fenoglio poté pubblicare e descrive una realtà vissuta dall’autore in prima persona: quella della Resistenza nelle Langhe e la difficoltà del reinserimento nella società di coloro che erano stati giovanissimi combattenti. Fenoglio infatti, richiamato alle armi nel 1943, divenne partigiano dopo l’8 settembre. 

Nei suoi racconti mette in luce aspetti della Resistenza, che all’epoca della pubblicazione negli anni 50 furono considerati poco lusinghieri ed eroici, ma che oggi cogliamo come realistici e non per questo dispregiativi. Fenoglio mette in luce la paura di ragazzini che lasciavano le proprie famiglie per una causa in cui credevano, o anche soltanto per imitare i coetanei, e si trovavano ad un tratto a rischiare la vita con le armi in mano. Lo fa in particolare nei racconti "Gli inizi del partigiano Raoul" e "Un altro muro".

Un altro tema centrale è poi il disorientamento di chi si trova, una volta terminata la guerra, a reinserirsi in società. Essendo cambiati per via delle esperienze vissute, dopo essersi sentiti utili, importanti per le sorti del paese e costantemente in pericolo, è molto difficile per dei ragazzi giovani riadattarsi ad un contesto di pace nel quale ricoprire lavori più o meno ripetitivi e accettare il fatto che dopo aver subito traumi non sia più visti dalle persone con gli stessi occhi. Se ne parla in particolare in "Ettore va al lavoro" dove un ex partigiano fatica a trasformarsi in operaio, "L'acqua verde" (drammatico e poetico dove possiamo solo immaginare il vissuto del protagonista) e "L'odore della morte" che racconta chi è tornato dalla prigionia in Germania. 

Pochissimi sono i sentimenti positivi e di speranza che Fenoglio lascia provare al lettore in questa raccolta, dove la giovinezza è una costante ma non per questo i protagonisti sono spensierati -la guerra quindi emerge come un evento traumatico che ha segnato una generazione. L’unica eccezione alla regola la fa il racconto "Nove lune" che alla fine ci regala una serenità, anche se faticosamente conquistata.

Nel complesso è una lettura che consiglio assolutamente a tutti coloro che sono interessati alla letteratura partigiana. Come sempre mi capita nelle raccolte ci sono racconti che mi hanno coinvolta e colpita di più e altri meno, ma la lettura è assolutamente meritevole anche soltanto per la pulizia del tagliente stile di Fenoglio, che ci regala incipit e conclusioni indimenticabili. Due tra tutte, quelle del primo e dell’ultimo racconto "I ventitré giorni della città di Alba" e "Pioggia e la sposa": insieme questo incipit e questa chiusura compongono un cerchio narrativo di grande efficacia e ricercatezza.

Di certo prossimamente proseguirò nella lettura delle opere di questo scrittore, purtroppo scomparso a quarant’anni appena e che quindi non ha avuto modo di pubblicarne una grande quantità.

Qual è l’ultima raccolta di racconti che avete letto?


*Gli inizi del partigiano Raul: preferito fino a ora. La prima giornata e notte da partigiano di uno studente di seconda superiore, che si trova davanti una realtà diversa da come aveva idealizzato, e di notte fa gli incubi.

*Un altro muro: 24 ore di prigionia del giovane partigiano Max che, badogliano, viene liberato grazie a un cambio organizzato dai preti; mentre il compagno di cella, garibaldino, gli viene assassinato accanto.

*Ettore va al lavoro: ex partigiano che non trova la disciplina di mettersi a lavorare. 

*L'acqua verde: le difficoltà che possiamo solo immaginare del ragazzo che raccoglie pietre per trovare la morte nell’acqua verde del fiume. 

*L'odore della morte: La ritroviamo anche nella malattia che si porta dietro chi è stato durante la guerra prigioniero in Germania e torna danneggiato nel corpo e nello spirito e si trova rifiutato da chi prima lo accoglieva, il caso di Attilio dove ne vediamo il decadimento pieno di rabbia e di sconforto.

*Nove lune: Racconta la gioventù dei concepimenti fuori dal matrimonio di ragazzi terrorizzati che sanno di doverlo confessare alle famiglie e in questo racconto nove lune è forse l’unico dove il finale ci regala una sorta di serenità per quanto ottenuta con fatica.

lunedì 1 novembre 2021

I fichi rossi di Mazar-e Sharif

Una prospettiva interna dell’Afghanistan dilaniato dalla guerra è la raccolta di racconti "I fichi rossi di Mazar-e Sharif" di Mohammad-Hossein Mohammadi, pubblicata da Ponte33. L'autore la terminò nel 2004 e che risente quindi degli anni di occupazione sovietica ma anche della lotta interna tra talebani e mujaheddin fino all’11 settembre -non fa cenno però all’esercito statunitense. 


Titolo: I fichi rossi di Mazar-e Sharif
Autore: Mohammad-Hossein Mohammadi
Anno della prima edizione: 2004
Titolo originale:
Casa editrice: Ponte33
Traduttore: N. Samadi
Pagine: 137


Si tratta di una raccolta di racconti molto brevi, che danno una prospettiva sull’Afghanistan letteraria rispetto per esempio all’opera di Bitani che ho letto di recente. Qui l’intera narrazione è ambientata nella città di Mazar-e Sharif ed ed è frammentata in 14 punti di vista.

Quelli dell’autore sono racconti colmi di violenze, di omicidi soprusi e perdita dell’innocenza. I punti di vista sono sia maschili sia femminili, a volte di voci adulte e altre volte di bambini esposti alla perdita della loro infanzia, e anche la narrazione si alterna tra la prima e la terza persona singolare, con qualche incursione anche alla seconda. La lingua dell’autore infatti è piuttosto ricercata e alterna i dialoghi al monologo interiore e alla più tradizionale narrazione dei fatti. 

Molto spesso il lettore è portato ad immedesimarsi con i protagonisti dei racconti che com'è normale in una raccolta non ho trovato sempre ugualmente efficaci: alcuni infatti sono così brevi che non c’è il tempo di calarsi nella storia e si rimane un po’ disorientati, alla ricerca di un significato non sempre offerto dai finali che talvolta rimangono in sospeso. 

Assolutamente degni di nota sono però alcuni racconti dei quali voglio citarvi anche i titoli in modo che possiate più facilmente reperirli. Innanzitutto quello che dà il titolo alla raccolta e che vede protagonista una bambina che come una sorta di Cappuccetto Rosso nel mezzo della guerra vorrebbe portare un fico rosso dell’albero che cresce davanti alla casa che ho appena lasciato alla nonna, nonna che però non avrà più occasione di rivedere in vita.

Altrettanto convincente ed evocativo è il racconto "Il deserto di Leili", uno dei più lunghi della raccolta, che racconta alternando i punti di vista la prigionia di combattenti catturati nel deserto e rinchiusi in un container ad aspettare che muoiano soffocati, mentre i loro carcerieri attendono che cessino i rumori provenienti dall’interno. Mi ha ricordato l'indimenticabile "Uomini sotto il sole" di Kanafani. 

Doloroso e ben costruito è anche il racconto "E la pioggia cadeva", che racconta il dolore di una madre che ha già un figlio mutilato dalla guerra e viene messa al corrente dopo 10 anni della morte del figlio più giovane che fino a quel momento le era stata tenuta nascosta per risparmiarle una tale sofferenza. 

Ci sono uomini e donne che soffrono in questa raccolta di racconti; ci sono bambini che vedono morire i loro parenti o che rimangono orribilmente mutilati dalla guerra. Ci sono donne costrette a prostituirsi per poter dare da mangiare alla propria famiglia, ragazzine abusate e uomini esposti costantemente ai combattimenti, alla morte improvvisa, ai regolamenti di conti,  alla guerra che non risparmia nessuno. Non è certo una lettura agevole da intraprendere alla leggera questa raccolta di racconti, che sono brevi sì ma anche molto intensi e dal contenuto difficile da digerire. 

Credo che sia la più autentica tra le opere ambientate in Afghanistan che mi è capitato di leggere ed al tempo stesso un'opera letteraria di grande interesse e valore. Per questo vi suggerisco di recuperarla se siete interessati all’argomento: merita di certo più notorietà di quella che ha raggiunto e per me è stata un’esperienza di lettura intensa ed arricchente.

Qual è l'ultima raccolta di racconti che avete letto?


* Il primo racconto i morti affida la narrazione proprio a coloro che sono stati uccisi di recente vittime delle continue battaglie tra zone rivali e mostra l’insensatezza di una guerra che non fa prigionieri anche quando ci rimettono la vita civili disarmati che stanno solo per raccogliere il grano.

Nel secondo il narratore passa dalla terza alla seconda persona singolare, per raccontare un padre in attesa su una soglia, che aspetta un figlio che non vede da anni, di cui sa che il ritorno comporterà la morte.

Un uomo che sente uno sparo nella notte, lo sente solo lui, e trova il cadavere di un soldato di cui nessuno si è accorto. La normalità della morte dietro casa, della neve che ricopre i cadaveri.

La voce in prima persona di un mutilato abbandonato a se stesso, che non ha alternative all’elemosina. Un racconto doloroso e crudo, dà voce a ragazzi che hanno perduto l’uso degli arti nella guerra e non hanno più alcuna possibilità: un ennesimo effetto collaterale delle battaglie.

Il ritorno a casa di una guardia del corpo che trova ad accoglierlo la notizia di un parente assassinato anche qui l’onnipresenza delle morti violente e improvvise che non risparmia nessuno.

Bambini costretti ad assistere alla morte violenta del nonno nascosti in una cantina per non essere uccisi a loro volta un altro racconto sulla perdita dell’infanzia e dell’innocenza.

Il punto di vista raccontato in prima persona di una donna spinta dalla povertà e dalla fame alla prostituzione che si trova in una situazione di estremo pericolo e ripensa agli anni dell’innocenza e al figlio e al marito che tanto ama primo racconto da una prospettiva femminile che dà voce alla condizione delle donne impossibilitate a lavorare che non hanno altre scelte se non l’accattonaggio o la vendita del proprio corpo finale che rimane in sospeso ancor di più che nei racconti precedenti.

La prospettiva di una bambina il cui padre è impegnato nei combattimenti e che assiste alla distruzione progressiva della città ad opera dei bombardamenti mentre nella mano stringe il fico rosso raccolto dall’albero della casa che ho dovuto lasciare anche qui si assiste ad una morte quella della nonna chiamava tanto i fichi rossi questo è il racconto che dà il titolo alla raccolta e ancora una volta l’infanzia fatica ad essere associata all’innocenza e alla spensieratezza prevalendo invece la paura e la sofferenza.

Il dolore di una madre che dopo aver visto un figlio rimanere invalido a causa di una pallottola Che lo ha mutilato di una gamba scopre a distanza di 10 anni che l’altro figlio è morto a sua insaputa e tutti hanno cercato di risparmiarle la sofferenza di saperlo racconto in prima persona della madre che parla direttamente con il figlio scomparso molto commovente.

Il deserto di lei uno dei racconti più lunghi della raccolta e uno dei più efficaci racconta la prigionia di un combattente catturato nel deserto e tenuto prigioniero da personaggi che presumibilmente parlano uzbeco il racconto è narrato attraverso due prospettive l’uomo afgano rinchiuso in un container insieme ad altri uomini che piano piano muoiono soffocati e i loro sequestratori che attendono placidamente il cessare dei colpi dall’interno del container per essere sicuri che tutti i prigionieri siano morti mi ha ricordato le atmosfere di uomini sotto il sole dell’autore palestinese Kanafani, Ed è un racconto molto concreto ed angosciante.