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sabato 28 dicembre 2019

Il meglio del 2019

Nel 2019, rispetto agli anni precedenti, ho scelto le mie letture con maggiore attenzione -anche se nel 2020 ho intenzione di impegnarmi ancora di più nella selezione. Il risultato di queste scelte più ponderate è stato l'aver letto moltissimi libri che mi hanno colpita, emozionata, soddisfatta: e la diretta conseguenza di ciò è stata l'estrema difficoltà di selezionare dieci per questa sorta di classifica dei preferiti dell'anno.



Inizio con due titoli italiani che sono stati tra le più grandi sorprese del 2019. Il primo è "Resto qui" di Marco Balzano, un romanzo intenso, con una protagonista femminile davvero ben costruita, che racconta una pagina di storia di cui non conoscevo nulla se non il campanile al centro del lago di Resia: la storia di Curon e della costruzione di una diga che ha finito per cancellare paesi interi.






Il secondo titolo italiano è "Carnaio" di Giulio Cavalli, finalista al Premio Campiello di quest'anno, che ha saputo raccontare le migrazioni contemporanee in una chiave molto diversa da quelle a cui siamo già abituati. Attraverso un racconto che assume le tinte dell'orrore Cavalli racconta gli abissi di cui l'umanità è capace, e non si discosta poi così tanto dalla realtà...




Il terzo libro assolutamente imperdibile è opera di un autore che anche nel 2018 avevo inserito tra le migliori letture dell'anno: si tratta dello statunitense Kent Haruf, che ambientava le proprie opere a Holt, nello stato del Colorado. Mentre l'anno scorso mi ero innamorata della sua Trilogia della pianura, in particolare di "Canto della pianura", ad avermi rubato il cuore nel 2019 è stato "Le nostre anime di notte": un romanzo poetico e delicato, dove l'intensità dei sentimenti è così forte da sentirsi parte della storia insieme ai suoi protagonisti.


Due romanzi della lista hanno poi qualcosa in comune: il tema del razzismo negli Stati Uniti, in particolare nell'epoca in cui la schiavitù non era ancora stata abolita o la sua abolizione era un fenomeno estremamente recente.
Sono infatti afroamericani i protagonisti di "Amatissima" di Toni Morrison, capolavoro dell'autrice premio Nobel recentemente scomparsa, e di "Canta, spirito, canta" di Jesmyn Ward, secondo volume della Trilogia di Bois Savage -preceduto da "Salvare le ossa", titolo che avevo inserito tra i migliori del 2018.
In comune questi due romanzi non hanno soltanto l'etnia dei protagonisti e l'argomento della questione razziale, ma anche il realismo magico che fa coesistere personaggi vivi e vegeti ad altri da tempo scomparsi, che però non abbandonano le loro vite e si mettono in qualche modo in comunicazione con loro.

Il tema del razzismo è presente anche nel sesto romanzo di questo articolo (che non è in alcun modo una classifica), "Metà di un sole giallo" dell'autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. Oltre a raccontare le storie di una famiglia, in particolare di due sorelle molto diverse tra loro, il grande pregio di questo romanzo è saper dare voce alla lotta per l'indipendenza del Biafra ed alla carestia con cui la Nigeria sterminò la sua popolazione per costringerla alla resa. Chimamanda Ngozi Adichie è un'autrice di cui ho già letto e apprezzato diverse opere (trovate qui la recensione del suo romanzo d'esordio, "L'ibisco viola", e qui quella del breve saggio "Dovremmo essere tutti femministi"), ma "Metà di un sole giallo" è di certo quella che mi ha convinta di più.




Decisamente meno impegnativo per quanto riguarda la tematica è "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafón, che non ho letto per la prima volta quest'anno ma ho riletto in occasione di un viaggio a Barcellona. Diversi anni fa, in occasione della sua uscita, lo avevo acquistato al supermercato e lo avevo letto in pochissimo tempo; questa rilettura che ha accompagnato la mia vacanza però lo ha reso più magico, di certo grazie alla vista della città che nel romanzo di Zafón è quasi un ulteriore personaggio, più che un semplice sfondo dove ambientare le vicende. In più il Cimitero dei libri dimenticati è il sogno di ogni lettore... anche se non credo avrei saputo limitarmi alla scelta di un volume soltanto!

In contrasto alla mole piuttosto voluminosa de "L'ombra del vento", ottavo romanzo preferito del 2019 è il brevissimo "Destinatario sconosciuto": un racconto lungo che risale agli anni '30 del Novecento, scritto durante l'ascesa del Nazismo in Germania. In pochissime pagine l'autrice Katherine Kressman Taylor racconta attraverso le lettere di Martin e Max come l'ideologia nazista era in grado di infiltrarsi nei rapporti umani e rovinare anche le amicizie più solide e di lunga data. Non aspettatevi però soltanto un romanzo epistolare: ciò che rende memorabile questo sottile libriccino è il colpo di scena con cui la scrittrice lo chiude magistralmente, lasciando il lettore a dir poco senza parole. Comprendete da voi che non posso aggiungere nulla, o vi rovinerei irrimediabilmente la lettura...

Gli ultimi due titoli di questo elenco non sono romanzi. Il nono è infatti una raccolta di
racconti, dalla penna di quello che è stato il mio autore del cuore quando ero adolescente e che ho provato il desiderio di riscoprire da adulta: J.D. Salinger.
Nel 2018 vi avevo consigliato tra i migliori fumetti dell'anno "Il mio Salinger", che aveva risvegliato in me l'urgenza di recuperare l'opera omnia dello scrittore; quest'anno eccoci qui con i "Nove racconti", una prova di incredibile talento che dà voce ad una varietà di personaggi, spesso bambini o giovani adulti. Compaiono qui per la prima volta alcuni membri della famiglia Glass, che saranno approfonditi in lavori successivi; ma soprattutto emerge la capacità di caratterizzare protagonisti e storie con poche, impeccabili frasi.

Ultimo ma non per importanza "Dimmi come va a finire" di Valeria Luiselli, autrice di origine messicana che ha riscosso nel 2019 grande attenzione con il suo ultimo romanzo "Archivio dei bambini perduti" (di cui vi parlerò a breve). 
In questa opera breve ed incisiva la scrittrice ed interprete rielabora il questionario composto da quaranta domande che nel suo incarico al tribunale deve porre ai minori non accompagnati che varcano la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Crea così un libro che non è soltanto letterario, ma è lo spunto per riflettere sulle politiche statunitensi e sulle assurdità che ricadono sui migranti più indifesi. È difficile trovare le parole per commentare questo saggio sui generis, che ad ogni pagina è un vero e proprio pugno allo stomaco: per gli amanti dei libri che si occupano dell'attualità, ma anche per tutti i semplici cittadini del mondo questa è davvero una lettura necessaria.

giovedì 26 dicembre 2019

Il peggio del 2019

Eccoci arrivati alla fine dell'anno e con lei arriva il momento dei bilanci: iniziamo dalla "brutta notizia", tenendoci la parte migliore per la prossima settimana, e ricapitoliamo le peggiori letture del 2019.


Tra i libri che mi hanno convinta di meno ci sono libri assolutamente dimenticabili, che si leggono in fretta quanto poi ci passano di mente. Il primo è un thriller, letto ormai quasi un anno fa e del quale conservo già un ricordo sbiadito: "Girl in Snow" di Danya Kukafka. Nonostante sia proposta come una lettura per adulti, mi è sembrata più adatta ad un pubblico giovane e poco esperto; la storia ha molti punti deboli e ci sono di certo molti libri da preferirgli se state cercando una lettura di genere.







Secondo dei libri veloci da leggere e veloci da dimenticare è "Dopo l'onda" di Sandrine Collette, a cui devo riconoscere un ritmo appassionante ma anche un frettoloso svolgimento della storia, con una caratterizzazione dei personaggi che lascia molto a desiderare.

Seguono due titoli nei confronti dei quali avevo forse aspettative troppo alte, perché scritti da autori che di solito apprezzo moltissimo: si tratta in primis di Marco Balzano (scrittore che ho scoperto con "Resto qui", fino ad ora quello che ho preferito) e del suo "Pronti a tutte le partenze". Il limite che ho incontrato è quello di trovare il protagonista e narratore piuttosto antipatico, ed anche il fatto che i personaggi che gli ruotano attorno non siano affatto ben caratterizzati, ma restino piatti e privi di tratti che li contraddistinguano.
Il secondo autore del cuore che mi ha riservato una cocente delusione è stato Stephen King con il suo "L'uomo in fuga": le premesse -un reality che costringe il protagonista a fuggire mentre il mondo intero gli dà la caccia in cambio di laute ricompense- erano ottime, ma lo sviluppo lo ha reso più un romanzo d'azione che un distopico e non è riuscita a convincermi.


In comune con "L'uomo in fuga", "Le risposte" di Catherine Lacey ha un inizio davvero promettente: si tratta in questo caso di un esperimento in cui diverse ragazze vengono investite del ruolo di fidanzate per un uomo ricchissimo, ognuna con compiti specifici, in modo da soddisfarne nel complesso le esigenze. Purtroppo nell'andare avanti con la storia, questa sembra perdersi per strada e creare un progressivo distacco invece che aumentare il coinvolgimento; ed ho finito per perdere interesse.




Altri due libri quest'anno mi hanno piuttosto annoiata, entrambi opere d'esordio: si tratta di "Mia regina" di Jean-Baptiste Andrea, e "L'educazione" di Tara Westover. Entrambi hanno per protagonisti dei personaggi giovani, ma mentre il primo è più che altro il racconto di un'avventura il secondo è la biografia di una ragazza che attraverso l'istruzione prende le distanze dalla sua famiglia, che aveva fatto di tutto per tenerla a distanza dalla società. Non si tratta di testi privi di spunti, ma li ho trovati un po' ripetitivi e non sono riusciti a conquistarmi -anzi, nel corso della lettura non vedevo l'ora di portarli a termine.



Per ultimo in questa classifica delle delusioni devo nominare "Ottanta rose mezz'ora" di Cristiano Cavina, autore con il quale credo di avere cominciato dall'opera sbagliata: ne ho infatti apprezzato molto lo stile, scorrevole e accattivante, ma ho detestato con tutto il cuore il protagonista del suo più recente romanzo, che incarna una concezione di amore che proprio non sono riuscita a tollerare. Credo che però vorrò dargli in futuro una seconda possibilità! 

giovedì 3 gennaio 2019

I migliori romanzi grafici del 2018

Come mi proponevo all'inizio dell'anno, nel 2018 ho letto molti romanzi grafici in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Ho avuto qualche difficoltà nell'orientarmi a scegliere, ricadendo spesso così sui titoli più conosciuti del momento; in ogni caso, seppure procedendo per tentativi, diverse scoperte mi hanno piacevolmente sorpresa ed emozionata.
 
Il preferito dell'anno è senza ombra di dubbio "Il mio Salinger" di Valentina Grande e Eva Rossetti: oltre ad essere meravigliosamente illustrato, trasportando il lettore nelle scene rappresentate (in particolare a New York), ha avuto il magnifico potere di riportare alla luce dentro di me l'amore per J.D. Salinger -autore che avevo divorato nell'adolescenza ma da allora non trovavo il coraggio di riscoprire.
Per gli estimatori di Salinger, è imperdibile; per tutti gli altri, farà nascere in voi un grande amore. Non potete non leggerlo -se non vi ho ancora convinti, potete approfondire qui.
 
 
 
Un altro capolavoro che ho letto e ammirato è stato "Blankets" di Craig Thompson: un romanzo di formazione che affronta molteplici temi ma nel quale è anche inevitabile, ogni tanto, riconoscersi. Si tratta di una lettura avvolgente, caratterizzata da un'ambientazione invernale e dal tratto dell'autore che è ricco e inconfondibile; qui ne ho scritto più nel dettaglio, intanto non fatevelo scappare.
 
 
 
 
 
Un'altra opera dedicata ad uno scrittore è "Una stella tranquilla" di Pietro Scarnera, che ripercorre la vita del celebre autore Primo Levi senza focalizzarsi soltanto sulla sua esperienza di sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, ma affrontandone l'aspetto della creatività e della scrittura. Anche in questo caso, come per "Il mio Salinger", ha fatto nascere in me il desiderio di approfondire e riscoprire lo scrittore protagonista del romanzo a fumetti  per questo ve lo consigliavo già qui.
 
 
Quarto preferito dell'anno "Sputa tre volte" di Davide Reviati, un'opera che unisce la storia delle popolazioni rom e sinti alle piccole realtà di provincia in un grande racconto di formazione a tre protagonisti. Ho apprezzato il fatto di poter imparare da questo testo, oltre ad aver trovato particolarmente affine ai miei gusti il tratto in bianco e nero dell'autore. Trovate una recensione più esaustiva qui.
 
 
 
L'ultimo romanzo grafico che vi consiglio è graficamente molto diverso dai precedenti: ha colori vivaci, lontani dai bianchi e neri che contraddistinguono tutte le altre opere citate tranne "Il mio Salinger", dove i toni nelle tavole non sono però mai accesi. Si tratta di "Haytham: crescere in Siria" di Nicolas Hénin e Kyungeun Park, ed anche questo è un racconto di formazione, che racconta la Siria prima della guerra civile e l'emigrazione di una famiglia quando ancora era possibile in modo quasi sicuro. I volti dei personaggi sono rappresentati in modo così dettagliato da sembrare quasi fotografie, aspetto che ho apprezzato davvero molto; in più si tratta di una storia vera, che qui avevo già recensito.
 
Insomma anche per quanto riguarda i romanzi grafici quest'anno è stato ricco di soddisfazioni, e non posso che augurarmi che il 2019 possa esserlo altrettanto!

domenica 30 dicembre 2018

I libri più amati del 2018

Come vi preannunciavo in questo post, il 2018 è stato un anno molto soddisfacente dal punto di vista delle letture. Il post di oggi è dedicato proprio al condividere con voi un breve riassunto di quelle che maggiormente ho apprezzato -elencate in ordine piuttosto casuale.
 
 
La migliore scoperta del mio 2018 è stato senza ombra di dubbio Kent Haruf, con la sua Trilogia della pianura. Difficile dire quale abbia apprezzato di più tra i tre romanzi, perché li ho amati tutti moltissimo: la delicatezza dell'autore nel costruire personaggi intensi e fragili, nell'intrecciare le vite a Holt, Colorado, è magistrale. Se dovessi proprio sceglierne uno, direi comunque Canto della pianura: forse perché è stato il primo e si sa, il primo amore non si scorda mai. Ne ho scritto qui più nel dettaglio, mentre qui trovate la recensione di Crepuscolo e qui quella di Benedizione.
 
 
 
Un'altra lettura folgorante dell'anno è stato "La strada" di Cormac McCarthy: una lettura faticosa, per stomaci forti, in un paesaggio post apocalittico dove un padre e un figlio cercano di sopravvivere al meglio delle proprie possibilità. Non è un romanzo per lettori facilmente impressionabili, ma io l'ho trovato eccezionalmente coinvolgente e ne ho scritto qui ormai molti mesi fa -e scopro oggi di avere già voglia di rileggerlo.
 
 
 
 
Meno noto è uno dei romanzi che più ho amato nel 2018: si tratta di "Uomini sotto il sole" dello scrittore palestinese Ghassan Kanafani, che racconta in un libro breve e commovente le difficili condizioni degli emigranti dai territori occupati della Palestina alla ricerca di una vita migliore. È un romanzo ricco, carico di tensione, che molti più lettori dovrebbero conoscere: potete cominciare dalla recensione che trovate qui.
 
 
 
In un best of dell'anno può secondo voi mancare un romanzo di Stephen King? La risposta, ovviamente, è no; come lo scorso anno "It" era entrato tra i preferiti degli ultimi dodici mesi, questa volta tocca a "Carrie", a mio parere il romanzo sul bullismo più convincente che sia mai stato scritto. Non fatevi ingannare infatti dagli elementi non realistici come la telecinesi: Carrie White è quello che noi siamo stati sull'orlo dell'abisso della nostra adolescenza, sotto la sassaiola delle prese in giro, oppure eravamo Susan, o Chris, dall'altra parte della barricata. La lettura di "Carrie" ha più livelli, non si tratta di un semplice romanzo dell'orrore, e non dimentichiamo che si tratta del romanzo d'esordio del suo geniale autore. Se ancora non vi avessi convinti, qui troverete altre ragioni per leggerlo.
 
Un romanzo che avrebbe potuto essere molto lontano dal mio gusto personale, ed invece mi è stato di grande aiuto in un momento difficile, è stato "Lincoln nel Bardo" di George Saunders: un racconto onirico ambientato nel Bardo appunto, una dimensione ormai separata dal mondo dei vivi dove dimorano anime in sospeso. Proprio i dialoghi tra queste anime rendono il libro talvolta divertente, in altre circostanze commovente (come quando la parola viene data al piccolo Willie Lincoln). Si tratta di un romanzo che mi ha stupita e soprattutto mi ha supportata come raramente un libro ha saputo fare; qui trovate la recensione dove ve ne parlo meglio.
 
 
 
Un altro libro davvero poco conosciuto ma meritevole di molta notorietà in più è "Addio a Sidonie" di Erich Hackl, autore tedesco che racconta il dramma della deportazione nei campi di sterminio non riferendosi alla popolazione ebraica ma in questo caso ai rom, nello specifico ad una bambina che una famiglia austriaca vorrebbe anche tenere con sé ad ogni costo. Un romanzo che prende spunto da una vicenda realmente accaduta e fa riflettere, come di questi tempi c'è davvero bisogno di fare; cominciate da qui.
 
Opera di una scrittrice pluripremiata (l'unica autrice donna ad aver vinto per due volte il National Book Award) è "Salvare le ossa" di Jesmyn Ward: un conto alla rovescia dall'arrivo dell'uragano Katrina in Mississippi, con una protagonista adolescente tutt'altro che facile da dimenticare. Come ho sentito il dovere di avvertirvi parlandovi di "La strada", è necessario premettere che anche "Salvare le ossa" è un romanzo potente, distruttivo, addirittura sconvolgente -in particolare per gli amanti degli animali più sensibili alle tematiche dei combattimenti tra cani. Per me è stata una lettura difficile, ma mi ha colpita a tal punto da non potermi esimere dall'indicarlo in questo elenco; qui potrete capire meglio perché.
 
 
 
Una bella scoperta del 2018 è stato un libro che si impolverava sui miei scaffali da diverso tempo, "La bastarda di Istanbul" di Elif Shafak: si tratta di una saga familiare che si snoda tra gli Stati Uniti e la Turchia e oltre alla costruzione di personaggi credibili e ben differenziati è ricca di descrizioni della città di Istanbul che vi faranno innamorare della città. Per saperne di più potete leggere la mia recensione qui.
 
 
 
 
 
Ultimo romanzo che desidero entri a far parte di questa lista è "Lions" di Bonnie Nadzam, un romanzo che ha in comune con la trilogia di Haruf la capacità di raccontare storie prive di avvenimenti eclatanti rendendole comunque appassionanti. "Lions" è un romanzo nostalgico sull'importanza delle promesse e, come dichiarato in apertura, è una storia di fantasmi. Si tratta di un libro ben scritto, coinvolgente e davvero evocativo del quale ho scritto più nel dettaglio qui.



giovedì 27 dicembre 2018

Le letture meno apprezzate del 2018

Nonostante il 2018 sia stato un anno molto positivo dal punto di vista delle letture, non tutti i libri che ho letto sono riusciti a convincermi. Quindi oggi ho deciso di condividere con voi i miei pareri negativi -pur sapendo che di certo una parte di questi titoli potrebbe esservi piaciuto molto…
Ho deciso di suddividere il post in tre parti: la prima dedicata ai libri che non mi sono proprio piaciuti, senza molto altro da aggiungere. Nella seconda vi nominerò due romanzi d’esordio che non mi hanno convinta, ma che sono stati scritti da autori che credo potranno fare molto meglio in futuro. Nell’ultima infine vi parlerò di due testi di certo apprezzabili, ma troppo lontani dai miei gusti e dalla mia sensibilità: in questo caso, la menzione negativa va più alla mia scelta poco ponderata che al libro in sé!
 
Iniziamo con i libri "no":
 
 
Il meno apprezzato dell'anno è stato un libro al quale mi sono avvicinata con grande interesse e curiosità, il testo di non-fiction “Ausmerzen” di Marco Paolini, sullo sterminio dei disabili mentali da parte del regime nazista. È stato però una delusione terribile: la narrazione è distaccata, spesso ripetitiva, frammentata in capitoli non ben legati tra di loro; a sua difesa va detto che l’opera nasce come uno spettacolo teatrale, avrei probabilmente dovuto privilegiare la visione. Qui ne ho scritto più nel dettaglio.
 
 
 
 
Al secondo posto indico un libro che ha ricevuto grandi consensi, ma che io ho trovato ricco di stereotipi e banalità, oltre al fatto che il modo in cui è stata sviluppata la trama mi è parso insufficiente. Si tratta di “Vox” di Christina Dalcher, un romanzo che si propone come una lettura femminista sull’importanza della comunicazione; parte da un ottimo spunto (un limite di 100 parole al giorno che alle donne è consentito pronunciare) ma va sprecato. Ne ho scritto qui.
 
 
 
 
Un altro libro scritto da un’autrice donna e che racconta una storia molto promettente non è riuscito a convincermi: mi riferisco a “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman. Il rovesciamento dei ruoli dominante-sottomesso, maschile-femminile è una premessa interessante, ma il modo in cui è stato sviluppato (più un romanzo d’azione che altro) non mi ha soddisfatta. Trovate qui la recensione.
 
 
 
 
“Hugo e Rose” prometteva di essere una lettura leggera e rilassante, iniziando come un romance dai tratti fantastici: Rose infatti ha sognato Hugo per tutta la vita, finché non lo incontra nella realtà. A questo punto il romanzo cambia direzione e si trasforma in un racconto ricco di azione e di atmosfere cupe; inutile dire che ho trovato questa variazione fuori luogo e poco riuscita. Trovate motivazioni più articolate qui.
 
 
Non leggo moltissimi romanzi italiani, e suppongo di avere molto da scoprire nella letteratura nostrana. Quest’anno però il nuovo romanzo di un autore che avevo precedente apprezzato in particolare per Non dirmi che hai paura, ma parzialmente anche per Il grande futuro -avrete ormai capito quindi che mi riferisco a Giuseppe Catozzella- mi ha deluso parecchio con “E tu splendi”: anche qui, premesse interessanti (una scoperta da parte di un bambino, vivide descrizioni del meridione italiano) ma davvero troppi parallelismi con l’arcinoto “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti. Mi è parso quasi una rielaborazione e mi ha delusa. Qui ve ne ho parlato meglio.
 
 
Passiamo ora ai romanzi d'esordio di autori che spero potranno fare di meglio in futuro.
 
 
Il primo è un romanzo di cui si è parlato molto, definendolo un esordio folgorante: si tratta di “Mio assoluto amore” di Gabriel Tallent. Personalmente credo che una buona parte del suo successo sia dovuto al tema pruriginoso trattato al suo interno (un rapporto incestuoso tra un padre e sua figlia adolescente) più che per la storia narrata in sé, che infatti non è riuscita a convincermi. Lo stile dell'autore però è promettente, molto capace nelle descrizioni. Ne ho scritto qui più nel dettaglio.
 
 
L'altro romanzo d’esordio nei confronti del quale ho diverse perplessità è “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” di Sumia Sukkar: tratta l’importante tema della guerra civile siriana dal punto di vista di un adolescente con la sindrome di Asperger, ed entrambi questi elementi sono lodevoli. Credo che l’autrice però abbia bisogno di crescere molto per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, le cui voci risultano davvero troppo simili, ed anche sullo sviluppo della vicenda avrei qualcosa da ridire. Qui potete scoprire esattamente cosa.
 
 
 
Infine i due romanzi che avrei potuto scegliere in maniera più cauta, perché si tratta di opere senz'altro meritevoli ma molto, troppo lontane dai miei gusti in materia di letture.
 
 
 
 
Innanzitutto è il caso di “La vegetariana” di Han Kang. Prima opera sudcoreana alla quale mi avvicino, da lettrice che non conosce quasi per nulla la letteratura asiatica, sono rimasta piuttosto spiazzata: mi è mancata la comprensione della protagonista, che rimane muta e alle cui motivazioni non viene mai data voce. Qui mi spiego meglio.
 
 
 
Un’altra autrice che ho amato in precedenza e le cui capacità non mi sogno nemmeno di mettere in discussione è Margaret Atwood: “Il racconto dell’ancella” è stato uno dei romanzi preferiti del 2017. Dalla lettura di “Fantasie di stupro” però credo di aver capito che i suoi racconti non fanno al caso mio: non sono riuscita infatti a provare una grande empatia nei confronti delle protagoniste di queste storie piuttosto brevi e ho deciso che d’ora in poi darò la precedenza ai suoi romanzi. Qui trovate ulteriori informazioni sui racconti contenuti della raccolta.
 
Non posso che augurare a me e a tutti voi, per il 2019, ancor meno letture poco soddisfacenti!

giovedì 28 dicembre 2017

Best of 2017

Dicembre sta finendo ed è giunto il momento di tirare le somme delle letture di quest'anno: un anno soddisfacente, costellato di libri appassionanti che mi hanno emozionata, oltre a letture piuttosto insignificanti delle quali ho comunque deciso di lasciare traccia su questo blog sperando di poter evitare una delusione a qualcun altro.
Ho deciso di stilare una classifica dei miei dieci romanzi preferiti del 2017, a partire da quello che ho amato di più in assoluto. Per otto di loro potrete leggere la mia opinione cliccando sul link; non è disponibile per l'unica rilettura menzionata dell'anno, It, perché scriverne si sta rivelando molto impegnativo e richiederà quindi altro tempo prima di comparire qui, né per Dieci piccoli indiani che ho appena terminato e di cui scriverò all'inizio del 2018.
Ma andiamo al sodo:
 


Il primo gradino del podio lo conquista senza ombra di dubbio "Ognuno muore solo" di Hans Fallada. Due coniugi nella Germania nazista si oppongono al regime di Hilter come possono: scrivendo cartoline dove ne denunciano l'ingiustizia. Questo romanzo del 1947 è ancora avvincente e significativo, e ci insegna in tempo di pace l'importanza della libertà, sopra ogni cosa. Qui la recensione.
 


 




Un sorprendente secondo posto ad "Open" del tennista Andre Agassi, un'autobiografia che parla sì di sport, ma allo stesso tempo di rinascita, di avversità e di come superarle. Non annoia mai, e non è necessario essere amanti del tennis per apprezzarlo -anche perché Agassi stesso ha con esso un rapporto tutt'altro che idilliaco. Qui la recensione.
 

 




Terzo si classifica "Voci" dell'egiziano Sulayman Fayyad, che ci parla dello scontro tra civiltà quando un personaggio suo connazionale si reca nel paesino dov'è nato insieme alla moglie francese. Un breve e sconvolgente romanzo a più voci che sul finale lascia davvero senza fiato. Qui la recensione.



 
Il quarto posto lo riservo alla rilettura dell'anno: "It" di Stephen King. Dopo tredici anni dalla prima volta, è stato un tuffo nel passato, un confronto con quella che ero da adolescente quando vivevo di fumetti horror, canzoni di De André e porte sbattute. I sette del Club dei Perdenti erano ancora miei amici, ma mi hanno scavato dentro in un modo diverso da tredici anni fa: non ho ancora trovato le parole per descriverlo nella maniera giusta, perciò la recensione non c'è ancora.
 




Quinto titolo dell'anno "Il cerchio" di Dave Eggers: una distopia dove al posto del Grande Fratello di Orwell c'è Il Cerchio, una società che concepisce la privacy come un reato, dove la condivisione dei propri dati è il modo migliore di prendersi cura degli altri. Restano ineguagliabili 1984 e Winston Smith, ma Mae Holland ed il suo ex fidanzato disposto a tutto pur di conservare la propria invisibilità mi sono piaciuti molto. Qui la recensione.
 





Un'altra distopia in classifica, di cui quest'anno si è parlato in abbondanza: "Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood. Una riflessione sulla dittatura e la femminilità, e soprattutto sull'importanza delle conquiste ottenute dalle donne delle generazioni precedenti, che hanno lottato per i diritti che oggi diamo per scontati. Questo romanzo crudo ed inquietante mi ha davvero colpita. Qui la recensione.
 




Settimo posto dedicato a "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer, un romanzo sulla paternità e sulle guerre: contiene infatti due grandi tragedie storiche, il bombardamento di Dresda nella Seconda Guerra Mondiale e l'attentato alle Torri Gemelle del 2001. Questo libro descrive amori intensi e profondi, talvolta incapaci di stare insieme; mi ha regalato personaggi che non dimenticherò di certo facilmente. Qui la recensione.





Terzultimo gradino della top ten se lo aggiudica "Il pastore d'Islanda" di Gunnar Gunnarsson, di cui ho scritto molto recentemente trattandosi di una vera e propria storia natalizia. Classico della poco conosciuta letteratura islandese, è una sorta di fiaba in cui i protagonisti sono un pastore, un cane ed un montone che ogni anno durante l'avvento si mettono in cammino per svolgere la propria missione tra la neve. Uno di quei libri che fa bene all'anima. Qui la recensione.
 




Nono in classifica "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, autrice che da molto  tempo vorrei conoscere meglio e che per la prima volta mi soddisfa completamente. Questo è senza dubbio uno dei suoi romanzi più famosi: un giallo ambientato su un'isola dove dieci personaggi lì invitati per un breve soggiorno restano ad uno ad uno vittime di un misterioso assassino... che deve per forza essere uno di loro.


 


Al decimo posto si posiziona "Due mogli: 2 agosto 1980" di Maria Pia Ammirati, che ci racconta la strage della stazione di Bologna in un romanzo a più voci (una di esse corrisponde ad una vera superstite della tragedia, Marina Gamberini). Mosaico di personaggi riuscitissimo, oltre all'importanza di mantenere viva la memoria del fatto storico questo libro ha anche il pregio di raccontarci l'Italia tra gli anni Settanta ed Ottanta in modo molto vivido. Qui la recensione.



E per quest'anno... Direi che è tutto! Ci rivediamo nel 2018, con un post dedicato ai buoni propositi di lettura!