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venerdì 28 marzo 2025

Quattro galline

Romanzo d'esordio di Jackie Polzin, "Quattro galline" (pubblicato in Italia da Einaudi) è stato piuttosto chiacchierato alla sua uscita, qualche anno fa. L'ho recuperato nella prima incursione del 2025 al mercatino dell'usato, e sebbene mi sia trovata davanti un testo molto diverso dalle mie aspettative si è rivelata una bella sorpresa.

Il pollaio diventa il simbolo del ciclo della vita, in questo testo: il nutrimento che viene dal suolo, e poi dalle uova che le galline producono per la coppia di sposi che le alleva, alla ricerca di un nuovo stile di vita. Lui è un ricercatore, lei pulisce le case che la sua amica cerca di vendere; hanno un rapporto quieto, le domande taciute non sembrano sopraffarli, il trauma della perdita di una gravidanza desiderata ancora da elaborare.

Le quattro galline del titolo hanno nomi e aspetti differenti, c'è la leader del gruppo, c'è quella più sottomessa, ma tutte vivono ugualmente immerse nel loro eterno presente, nel qui e ora su cui gli esseri umani non sanno più concentrarsi. Non so nulla di galline, e le pagine dell'autrice sono state un interessante sguardo in una dimensione del tutto lontana dalla mia quotidianità urbana.

Polzin organizza il testo per brevi brani, senza titoli né numeri a distinguerli, che accompagnano lo scorrere delle stagioni nel Minnesota, in un quartiere un po' malfamato. Ci racconta delle galline, certo, ma anche delle piccole cose di ogni giorno, e alla vita che scorre si accompagna la perdita, con l'inevitabile dolore che ci arreca, e la necessità di superarla.

"Quattro galline" è un romanzo agrodolce, che parla dei suoi animali ma soprattutto della protagonista, una donna riflessiva in cui è facile immedesimarsi. È un romanzo che offre più domande che risposte, scritto in punta di piedi, con tatto e delicatezza, e che sono certa sappia parlare in modo personale a ogni lettore (forse, più in particolare, a ogni lettrice).

Qual è l'ultimo titolo che vi ha sorpresi?

venerdì 25 novembre 2022

L'anno della lepre

Uno dei primi romanzi dell’autore finlandese Arto Paasilinna è “L’anno della lepre”, pubblicato nel 1975 e considerato il primo titolo di genere umoristico-ecologico. In Italia è pubblicato da Iperborea.


Titolo: L'anno della lepre
Autore: Arto Paasilinna
Anno della prima edizione: 1975
Titolo originale: Jäniksen vuosi
Casa editrice: Iperborea
Traduttore: Ernesto Boella   
Pagine: 204


Il protagonista è Vanaten, un uomo insoddisfatto della propria esistenza, stanco del proprio matrimonio e poco appassionato al proprio lavoro di giornalista. Un giorno, in auto con un collega, investe un cucciolo di lepre: invece di ignorare l’accaduto, si inoltra nel bosco finché non ritrova l’animaletto (salvo, ma con una zampa spezzata) e da quel momento in poi decide di prendersene cura, abbandonando tutto ciò che caratterizzava la sua vita fino ad allora.

Seguiamo così Vanaten in un’avventura attraverso la Finlandia e i suoi paesaggi, descritti in modo da immaginarceli perfettamente: laghetti, fitti boschi, distese innevate a perdita d’occhio. Vanaten diviene una sorta di “yes, man” che si fa trascinare dalla piena degli eventi, che passa da un lavoro temporaneo all’altro, da un incontro bizzarro al successivo, da una disavventura a quella che lo attende dietro l’angolo, riscoprendo se stesso nella relazione con la natura che lo circonda e nella lepre da cui non si separa mai.

“L’anno della lepre” è molto lontano dai titoli che leggo di solito, e devo ammettere che le letture umoristiche non sono propriamente quello che ricerco, anche se Paasilinna qui ha fatto sorridere anche me (ho amato in particolare il capitolo del salvataggio della mucca). È un romanzo scorrevole, diviso in capitoli brevi e ricchi di avventure, di dialoghi e di azione.

Vanaten non è un personaggio privo di contraddizioni, il suo scoprirsi animalista salvando la lepre viene poi messo in dubbio dalla caccia all’orso e all’assassinio di un corvo -capitoli che, lo confesso, non ho apprezzato.

Nel complesso però è stata una lettura piacevolmente originale, in cui ho amato soprattutto l’aspetto del rapporto con la natura e le descrizioni dell’ambiente che mi hanno davvero trasportata in Finlandia con il protagonista -e il leprotto, naturalmente!

Avete letto questo titolo?

Mi consigliate un libro che parli del rispetto per l’ambiente?

mercoledì 1 settembre 2021

Anima

Sono una lettrice che tende a terminare velocemente e voracemente i libri in lettura: raramente sento il desiderio di farli durare più allungo, e questo mi è capitato con "Anima" di Wajdi Mouawad, pubblicato da Fazi, senza ombra di dubbio uno dei romanzi più originali e potenti che abbia letto non solo negli ultimi anni.


Titolo: Anima
Autore: Wajdi Mouawad
Anno della prima edizione: 2012
Titolo originale: Anima
Casa editrice: Fazi
Traduttrice: Antonella Conti
Pagine: 502


Potrebbe sembrare un crime non troppo originale: un uomo si mette sulle tracce del serial killer responsabile della morte di sua moglie, che la polizia non ha intenzione di arrestare in quanto suo prezioso informatore. 

In realtà c’è molto di più in questo romanzo , che è raccontato quasi completamente dal punto di vista degli animali che assistono al viaggio del protagonista verso gli abissi dell’anima e del male. L’autore li caratterizza uno per uno, rendendoli riconoscibili anche in capitoli brevissimi, a partire dagli insetti fino ai topi, al bestiame e ai cani -con i quali di certo da il meglio di sé, in particolare con Mason-Dixon Line. 

Oltre a questo stile originale e folgorante, c'è l’intreccio degli omicidi e della caccia all’uomo con il passato del protagonista, che è sopravvissuto al massacro del campo profughi libanese di Sabra e Chatila e si porta dietro traumi e ricordi rimossi per i quali deve trovare risposte. Le origini libanesi di Wahhch coincidono con quelle di Mouawad, che aveva fatto compiere lo stesso percorso (nascita in Libano ed emigrazione in Canada) al protagonista del suo romanzo d'esordio, "Il volto ritrovato"). 

Anche il tema dell’identità e dei volti è un aspetto in comune tra le due opere: mentre Wahab era infatti incapace di riconoscere il viso della propria madre, qui Wahhch si mette sulle sue tracce del criminale che ha ucciso sua moglie per essere certo di non essere lui il colpevole, ancor prima che per vendicarsi di ciò che gli è stato sottratto.

"Anima" è un romanzo estremamente crudo, violento e disturbante, in alcuni passaggi ai limiti del tollerabile, e per questo potrebbe non essere una lettura adatta a tutti. Al tempo stesso è un romanzo capace di dare dignità ad ogni forma di vita. di riconoscere ad ogni creatura la propria anima (elemento chiaramente centrale già a partire dal titolo). 

Un profondo lavoro di ricerca storica e linguistica ha fatto da sfondo alla stesura di questo romanzo, che ha richiesto oltre 10 anni, e quando lo si legge si percepisce la molteplicità delle sfaccettature, la cura con il quale la storia è stata scritta e consegnata al lettore, al quale per di più rimane una volta terminato questo memorabile libro un senso di rinascita, di speranza, di tasselli del puzzle che sono tornati al loro posto -attraverso la vendetta, forse, ma più probabilmente grazie alla giustizia. 

Wahhch è un personaggio che mi ha commossa, che mi ha emozionata, e con il quale mi sembra di aver percorso centinaia di chilometri dal Québec all’Alaska, attraverso le riserve dei nativi e gli Stati americani. Con Wahhch e con l’anima temibile ed integerrima di Mason-Dixon Line, suo compagno a quattro zampe, mi sembra alla fine di aver ritrovato la tanto meritata libertà: e per questo "Anima" si guadagna certamente un posto tra i miei libri del cuore.

Avete mai letto questo titolo?
Qual è l'ultimo libro che vi ha lasciati senza fiato?

lunedì 10 febbraio 2020

Se i gatti scomparissero dal mondo

Quest'anno vorrei davvero affrontare molti dei libri che sono entrati in casa per poi essere abbandonati sugli scaffali per mesi o, più spesso, per anni. Questo volume è stato fortunato: è rimasto in attesa "soltanto" per sei o sette mesi!




Titolo: Se i gatti scomparissero dal mondo
Autore: Genki Kawamura
Anno della prima edizione: 2012
Titolo originale: Sekai kara neko ga kieta nara
Casa editrice: Einaudi
Traduttrice: Anna Specchio
Pagine: 192






LA STORIA

Il protagonista di questo breve romanzo è un giovane giapponese che un giorno scopre inaspettatamente di avere poco tempo da vivere, a causa di una gravissima malattia e com’è ovvio non si sente affatto pronto per morire. Così quando gli si presenta davanti niente meno che il Diavolo in persona, anche se con addosso una camicia hawaiana, il ragazzo accetta il suo patto: guadagnerà un giorno di vita ogni volta che acconsentirà a far scomparire dal mondo qualcosa. E così il pianeta dovrà rinunciare ai telefoni, ai film… ma sarà possibile riservare lo stesso oblio anche ai gatti?





COSA NE PENSO


Gli autori giapponesi hanno un modo molto particolare di raccontare le loro storie: con un lessico semplice creano atmosfere sospese tra il sogno e la realtà, lasciando che situazioni quotidiane creino il pretesto per affrontare argomenti profondi e spesso filosofici. Per quanto sia tutt’altro che esperta di letteratura asiatica, ho già provato questa sensazione con i romanzi di Banana Yoshimoto e di Murakami Haruki, e l’ho riconosciuta nel corso di questa lettura.
“Se i gatti scomparissero dal mondo” è suddiviso in sette capitoli, ognuno dedicato ad un giorno della settimana in cui il protagonista si trova ad avere a che fare con il Diavolo e il patto con lui stipulato; ognuno di essi è dedicato ad una rinuncia ed alle conseguenze che essa ha sulla vita del ragazzo e su coloro che lo circondano.
In appena vent’anni i cellulari erano diventati dei veri «mai piú senza», prendendo il pieno controllo del genere umano. Creandoli abbiamo creato la scomodità del non averli. Ma forse si poteva dire lo stesso delle lettere. Di internet, di tutto! Ogni volta che gli uomini inventano qualcosa, ne sacrificano un’altra. Adesso che la ripensavo in questi termini, capivo perché Dio avesse accettato la proposta del Diavolo.
La morte incombente e il dover fare a meno a poco a poco di ciò che si riteneva essenziale fino ad un attimo prima diventano il pretesto per parlare di sentimenti e di ciò che è davvero fondamentale nella vita. Con uno stile semplice e spiritoso l’autore riesce a raccontare i rapporti familiari, la perdita della madre e come questa ha incrinato i rapporti con il padre, lasciando il protagonista solo al mondo con il suo gatto Cavolo. Questo offre al lettore la possibilità di riflettere su tematiche che fanno parte della vita di ognuno di noi -gli amori, i distacchi, il perdono- e rende il libro meno superficiale, dopo una parte iniziale meno convincente, troppo concentrata a strappare un sorriso al lettore.
Che cosa avevo guadagnato, e che cosa avevo perso, diventando adulto? Non avrei mai potuto riavere le emozioni e i sentimenti provati in passato, e per qualche motivo quel pensiero mi aveva travolto con un’ondata di tristezza irrefrenabile. Ricordo di aver pianto senza ritegno.
“Se i gatti scomparissero dal mondo” non è un romanzo impeccabile, né particolarmente memorabile: ha però una copertina davvero attraente a cui pochi lettori amanti dei gatti sapranno resistere, e vi farà comunque trascorrere qualche ora piacevole in sua compagnia. Non ve lo consiglio se siete alla ricerca di un libro rilassante e spensierato, perché la tematica della morte imminente è di certo centrale; se però amate i libri un po’ surreali e gli autori asiatici, potrebbe fare al caso vostro.

lunedì 16 dicembre 2019

Tre storie di neve

Ci sono molti modi per scoprire una nuova lettura: le recensioni sulle riviste o online, le opinioni degli amici e dei conoscenti, gli scaffali della biblioteca o delle librerie. Questa volta l'ispirazione è stata un programma radiofonico, "La caccia al libro" all'interno di "Fahrenheit" su Radio 3. Trovare questo albo illustrato in effetti non è stato semplice, ma per fortuna le biblioteche nella mia città sono davvero fornite!




Titolo: Tre storie di neve
Autrici: Viviane Lamarque, Maria Battaglia (illustratrice)
Anno della prima edizione: 2006
Casa editrice: Fabbri
Pagine: 28




Come già preannuncia il titolo, le storie contenute in questo albo sono tre. Non aspettatevi però tre brevi narrazioni autoconclusive, perché un vero e proprio filo rosso -il filo della speranza- lega i personaggi che compaiono pagina dopo pagina: ci sono due bambine, Blanca ed Estella, ed un anziano cane diventato ormai inutile per il cacciatore che non ha mai saputo dargli affetto.
Blanca vive in una casetta sull'albero, in mezzo ad un bosco; Estella vive in un grattacielo di città; il cane invece, che non ha un nome, non ha più alcuna casa a cui fare ritorno.


"Tre storie di neve" è un libro tenero, ricco di buoni sentimenti, che però non diventa mai stucchevole. È un inno all'amore per gli animali, che insegna ai più piccoli l'orrore della caccia e le ingiustizie che troppe volte gli umani commettono nei confronti delle altre forme di vita.
Le illustrazioni di Maria Battaglia sono perfette per rappresentare le parole di Viviane Lamarque: trasportano i lettori di ogni età in una dimensione fatata, avvolta dalla neve che ricopre ogni cosa con il suo silenzio e il suo candore, e danno un volto ai piccoli protagonisti -specialmente al vecchio cagnolino- rendendo impossibile non affezionarsi a loro.


Nonostante nasca come un albo illustrato per bambini di circa cinque anni, "Tre storie di neve" per me è stata una scoperta assolutamente positiva, che trovo in grado di emozionare lettori di ogni età.

giovedì 9 maggio 2019

Pet Sematary

Un nuovo Stephen King tra le mie letture, impaziente come sono di vederne la nuova trasposizione in arrivo a giorni sul grande schermo. Dopo essere rimasta impantanata ne "L'ombra dello scorpione" (senza desistere, ma prendendomi numerose pause...), finalmente ho trovato un romanzo del Re che si fa a dir poco leggere tutto d'un fiato!



Titolo: Pet Sematary
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1983
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttrice: Hilia Brinis
Pagine: 425




LA STORIA

Louis Creed è un giovane medico e padre di famiglia che si trasferisce con la moglie, i due bambini e il loro gatto Church in una località del Maine, Ludlow, vicina all'università dalla quale è stato assunto. Il lavoro sembra perfetto per lui e anche la nuova casa, se non fosse per la presenza di una strada statale molto trafficata che costituisce un serio pericolo e per il cimitero degli animali, in cima ad una collina, dove gli amici a quattro zampe dei cittadini vengono sepolti da decenni. Proprio su questo luogo di sepoltura circolano diverse leggende che il vicino di casa, l'anziano Jun, non esita a raccontare... ma si sa, ogni leggenda contiene un fondo di verità!

Jason Clarke in una scena del film "Pet Sematary"  

COSA NE PENSO

"Pet Sematary" è innanzitutto un romanzo molto drammatico: non soltanto di orrore si tratta, ma anzi ancora più del dolore. Le vite raccontate in "Pet Sematary" infatti ruotano attorno al lutto: quello per un animale domestico tanto amato, quello per un'anziana moglie, per una sorella malata e quello, ancor più insopportabile, per un bambino che ha tutta la vita davanti a lui...
Stephen King racconta il dolore che colpisce chi resta, e l'impossibilità di rassegnarsi davanti ad una scomparsa per la quale non si era preparati; racconta la disperazione che spinge a ricorrere ad ogni scappatoia, ad ogni risorsa pur di non accettare la realtà. Ma è davvero possibile beffare la morte?
Se non è forse possibile, ci si può perlomeno provare in un luogo come Ludlow, che offre un terreno a dir poco magico: un antico cimitero di nativi americani, i Micmac, che ben ne conoscevano i poteri in grado di far tornare indietro dalla morte. I corpi sepolti nel cimitero dei Micmac infatti escono dai loro tumuli e ritornano nel mondo dei vivi; ma non senza conseguenze.
La morte è sempre un argomento spinoso, ma Stephen King si dimostra molto capace nel trattarlo: fonde infatti i traumi del passato di Rachel (la moglie di Louis) perseguitata dal ricordo della malattia e del decesso della sorella Zelda, alle tragedie che colpiscono la famiglia Creed nel suo presente nel Maine. Unisce a sentimenti di dolore del tutto reali gli elementi fantastici e dell'orrore che contraddistinguono le sue narrazioni, e che creano attorno a Louis Creed un mondo da incubo nel quale i morti possono tornare in vita... ma sotto forme ben diverse dagli esseri che erano stati sepolti.
Louis Creed è un protagonista davvero riuscito, un uomo reale, una persona più che un personaggio; è un uomo fragile, che a tutti i costi vorrebbe proteggere i suoi familiari ma che deve fare i conti con la propria fallibilità. Louis Creed è un uomo che sbaglia, che commette errori e pur essendone consapevole non impara da essi, anzi li ripete in una spirale che procede sempre di più verso le tenebre.
"Pet Sematary" è un romanzo che cattura i lettori sin dalla prima pagina e li spiazza con incredibili colpi di scena; è un romanzo in cui gli amanti del Re dell'orrore troveranno pane per i loro denti, grazie ai demoni che tormentano Jun e Louis, le loro scelte e le loro conseguenze. Non posso fare altro che consigliarvelo!

giovedì 19 luglio 2018

Una gatta in fuga

Forse non ha ancora trovato spazio su questo blog la mia grande passione per i gatti: sì, è vero, pare un cliché, un'altra lettrice gattara. Ebbene sì, è proprio così, inutile negarlo; anche se la gatta di casa è una sola, mentre i libri sono centinaia. 
Proprio dall'amore per i gatti, unito al mio interesse per le storie sul Medioriente, nasce la motivazione per la lettura di oggi.




Titolo: Una gatta in fuga
Autrice: Vanna Cercenà
Anno della prima edizione: 2017
Casa editrice: Giunti
Pagine: 94






LA STORIA


Nel corso del conflitto siriano, nella città di Damasco, un bombardamento separa una gattina dalla sua mamma e dal resto della cucciolata. È Alya a trovarla, come lei spaventata e persa: Alya è solo una bambina, ma non resiste e porta la gattina con sé una volta ritornata la calma, e le dà il nome di Jamyla (che significa "bella"). La famiglia di Alya però sta cercando un modo per sfuggire alla guerra, e l'unica alternativa che papà Ziad, mamma Nura, Alya e il suo fratellino Ferid hanno è partire: arrivare all'Egitto e da là imbarcarsi verso l'Italia, sperando di sopravvivere e di poter raggiungere in Francia uno zio già emigrato. Lasciare i nonni, lasciare Damasco, i suo amici e la sua casa spaventa Alya, che non ha nulla a cui aggrapparsi nella partenza; e così nasconde Jamyla nel suo zaino, senza dirlo a nessuno… e la loro avventura verso l'Europa comincia.

COSA NE PENSO


Questa è una lettura pensata per bambini: è infatti breve, suddivisa in capitoli ed arricchita da numerose illustrazioni -della bravissima Giulia Dragone. 
Si tratta di un libro che sa parlare dei viaggi dei profughi, del conflitto siriano e di cosa significhi abbandonare tutto nel tentativo di sopravvivere, avvicinando al tema lettori giovanissimi senza turbarli troppo ma al tempo stesso senza indorare troppo la pillola -nonostante il lieto fine.
Nella sua semplicità "Una gatta in fuga" arriva dritto al cuore, grazie alla narrazione in prima persona dal punto di vista della gattina Jamyla che vive l'esperienza dei campi profughi, della traversata del Mediterraneo, della quarantena senza comprendere completamente cosa le capiti attorno -proprio come per la sua umana bambina, Alya, e per tutti i bambini profughi realmente esistenti è impossibile comprendere le ragioni di una guerra e di una partenza che è l'unico modo per salvarsi la vita. 
"Che cos'è la guerra?" domanda un gattino piuttosto spelacchiato con un occhio chiuso. "È una cosa terribile che fanno gli uomini per far morire tutti, anche i gatti" rispondo.
In conclusione, anche se ho una ventina d'anni in più del pubblico per il quale questa storia è stata scritta, l'ho apprezzata molto e ne sono rimasta commossa. Ve la consiglio per trascorrere una mezz'ora che vi farà guardare il mondo con altri occhi, più innocenti dei nostri di adulti, e vi strapperà una lacrima insieme a un sorriso.  




domenica 24 dicembre 2017

Rumori di galoppo lontano

Uno dei libri preferiti della mia infanzia è sottile, illustrato in bianco e nero, sul retro della copertina il prezzo è stampato in lire. Non ricordo le circostanze in cui l'ho ricevuto, né cosa ho provato la prima volta che l'ho letto; so che da allora lo rileggo quasi ogni anno, che ogni volta è capace di commuovermi ed emozionarmi, e che è senza dubbio uno dei titoli a cui tengo di più sugli scaffali della mia libreria.
 


Titolo: Rumori di galoppo lontano
Autrice: Magdalen Nabb
Anno della prima edizione: 1992
Titolo originale: The Enchanted Horse
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 101



 
Il pomeriggio della Vigilia di Natale, Irina ed i suoi genitori si recano in città dalla fattoria dove abitano per svolgere alcune commissioni. Alla bambina è stato promesso un regalo; mentre si avvia verso il negozio di giocattoli si imbatte però nella vetrina di un rigattiere e lì scorge quello che scambia per un cavallo a dondolo e non può trattenersi. L'animale è in trappola sotto una catasta di mobili, le sembra triste e solo come si sente lei stessa; così si precipita nel negozio e qui il rigattiere, un anziano non vedente, vede nell'anima pura e malinconica di Irina la persona perfetta a cui affidare Bella.
Bella però non è affatto un cavallo a dondolo; una volta messa al riparo nel granaio, Irina si dedica a lei con amore e dedizione, scoprendone il pelo vero sotto la sporcizia, la sua criniera dorata come la sabbia. Le procura acqua fresca, fieno profumato, cura i segni di frustate che le scopre sul dorso, la ripara dal freddo con una coperta; finché una notte, affacciandosi alla finestra, Irina vede un magnifico cavallo che trotta nella neve e sembra aspettare soltanto lei.
Da allora, durante la notte Bella non è più il cavallo giocattolo che giaceva dimenticato nel negozio del rigattiere: è uno splendido cavallo vero, che si lascia cavalcare da Bella nei campi innevati. Le loro avventure regalano ad Irina una gioia che non aveva mai provato, interrotta però dal momento in cui si accorge di quanto il richiamo degli zoccoli dei cavalli selvaggi sia potente per Bella, che desidera la libertà: finché in una notte drammatica per Irina, Bella rincorre quel rumore, e la abbandona. Ma non tutto è perduto, e trascorsi molti mesi di solitudine, sarà Bella a sorprendere Irina con un "regalo" davvero inaspettato...

Illustrazione di Julek Heller
Questo libro, purtroppo, è fuori catalogo ed anche online sembra davvero difficile da reperire in lingua italiana: è un vero peccato, perché è una storia adatta a lettori di tutte le età. Si tratta di una storia che ci racconta l'amore per un essere vivente, ma anche quanto l'amore ed il possesso siano due elementi lontani e distinti; una storia che ci parla di fiducia, quella di Bella nei confronti di Irina, e del destino che ci fa incontrare nei posti più impensati, anche sotto a mucchi di cianfrusaglie nella vetrina di un rigattiere.
Ho riletto moltissime volte questo libro, da bambina e da adulta, ed ogni volta mi commuove e ha qualcosa da dirmi: il nostro modo di amare cambia nel tempo, ma non dobbiamo mai dimenticarci del potere che ha nel salvare noi e qualcun altro, delle magie che sa fare quando è puro e sincero come quello di Irina. Irina cresce, in questo libro, come sono cresciuta io dalla prima volta che l'ho incontrata; eppure dentro di me c'è ancora la bambina che sognava il rumore di zoccoli e temeva che quella piccola Bella avrebbe seguito il branco dei cavalli selvaggi, e il cui cuore si scaldava capendo che sarebbe invece ritornata a casa.

Si tratta di un libro magnifico, ed è il mio regalo di Natale per voi. Leggetelo, ovunque lo troviate, che siano biblioteche o mercatini dell'usato: non fatevelo sfuggire!

 

lunedì 9 ottobre 2017

A spasso con Bob

Ci sono storie che fanno bene all'anima. Storie che ci raccontano di seconde occasioni, di rinascite e di incontri che ci salvano la vita. Questa è una di quelle storie, e vi dirò di più: è anche una storia vera.
 
 
 
 
Titolo: A spasso con Bob
Autore: James Bowen
Anno della prima edizione: 2013
Titolo originale: A Street Cat Named Bob
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 238
 
 
 
 
James ha un'infanzia scomoda ed un'adolescenza inquieta, sballottato com'è dalla madre tra l'Inghilterra e l'Australia, impossibilitato a sentirsi a casa nell'uno o nell'altro luogo per via delle permanenze troppo brevi. Una volta cresciuto, arrabbiato col mondo e perennemente insoddisfatto, si rifugia nella musica che suona per le strade ma soprattutto nella droga, nell'eroina che gli annebbia la mente, che gli fa perdere il controllo e lo fa vagare per la città di Londra, dove si riduce a vivere per strada, trascinandosi da una dose all'altra.
 
Gli anni passano e le sue condizioni peggiorano. James è un ragazzo in gamba, per quanto disperato; cerca di rimettersi in carreggiata, fa del suonare agli angoli delle vie e agli ingressi delle metropolitane il proprio mestiere, entra in un programma di disintossicazione e gli viene assegnato un alloggio nell'edilizia popolare che è decisamente migliore del dormire all'addiaccio o nei dormitori della città. Nonostante tutto, per quanto ci provi, a James continua a mancare una motivazione sufficiente ad impegnarsi, una ragione che lo spinga davvero a restare pulito.
Un giorno però, quando ritorna a casa, trova sul portone un gatto rosso, giovane e malconcio, con una brutta infezione e diverse ferite. James ha sempre amato gli animali, e non può ignorare la sofferenza della creatura, così si occupa della sua guarigione pur avendo in mente di restituirlo ad un possibile padrone oppure alla sua libertà quando si sentirà meglio.
 
I piani di Bob, questo il nome che James sceglie per il gatto, sono però del tutto diversi. Quando James cerca di rimetterlo in libertà, gli fa chiaramente capire di avere altri progetti: inizia infatti a seguirlo dappertutto, autobus compresi, e a dormire ai piedi del suo letto ogni notte, per niente intenzionato ad allontanarsi da lui. Dopo un'iniziale resistenza, James si arrende all'evidenza dei fatti e comincia ad interpretare l'incontro con Bob come un segno inviato dal destino per cambiare vita: il legame tra i due infatti si instaura immediatamente e Bob accompagna James anche sui luoghi di lavoro, dove attira l'attenzione molto più del suo umano.
 
Bob e James Bowen
James Bowen è stato davvero un senzatetto ed un artista di strada per le vie di Londra; sono stati i video girati dai turisti e poi pubblicati in rete a rendere popolare questa bizzarra coppia. Sì, anche Bob esiste veramente, ed è un adorabile gattone rosso insolitamente mansueto, che si presta oggi a talk show e firmacopie con una grazia innata (su questa pagina Facebook potete seguire le loro avventure), e che nell'incontro con James ha probabilmente trovato la propria anima gemella umana.
 
Questo romanzo è una lettura semplice e godibile, particolarmente consigliata agli amanti degli animali e dei gatti in particolare, che potranno comprendere meglio la profondità del legame tra Bob e James e quanto un esserino dotato di baffi, quattro zampi e una coda possa cambiare la vita di una persona, dandole un motivo per alzarsi la mattina.

Inoltre si tratta di un romanzo sul potere delle seconde opportunità: su come sia possibile ricominciare, anche quando si sono perse le speranze. E certo, se si ha un amico al fianco, un amico come Bob, l'impresa è senz'altro più semplice: e questo può farci riflettere sul potere salvifico degli animali che ci vivono accanto.
 
Dalla storia di Bob e di James è stato anche tratto un film, ricco di musica e strade di Londra e dalla trama un po' più movimentata rispetto a quella del romanzo (spuntano infatti un amico tossico ed una ragazza di cui James si innamora, i rapporti familiari sono più approfonditi...). Per quanto non proprio una trasposizione fedele dell'autobiografia, l'ho trovato molto piacevole!
Di "A spasso con Bob" è stato pubblicato anche un seguito, intitolato "Il mondo secondo Bob", che sono appena riuscita a procurarmi e leggerò prossimamente.

martedì 3 ottobre 2017

Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico

Questa dolcissima storia di Luis Sepúlveda si ispira a fatti reali: suo figlio Max adottò veramente un gattino che chiamò Mix nella città di Monaco di Baviera, ed è proprio lui il Mix di questo romanzo breve.
 
 
 
Titolo: Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
Autore: Luis Sepúlveda
Anno della prima edizione: 2012
Titolo originale: Historia de Mix, de Max y de Mex
Casa editrice: Guanda
Pagine: 86
 
 
 
 
 
Mix è il gatto di Max, un gatto dallo speciale profilo greco, e Max è l'umano di Mix, anche se come ci ricorda l'autore sin dalla prima pagina "come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un'altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene". Grandi amici sin dal primo incontro, tra una coccola ed un croccantino, i due crescono insieme e si trasferiscono, loro due soli, in un appartamento con accesso al tetto del palazzo. Mentre Max frequenta l'università e cerca un lavoro, Mix vive avventure sui tetti e in giro per l'appartamento; tuttavia il tempo per lui passa più velocemente che per il suo amico umano, e purtroppo sui suoi occhi gialli scende la nebbia della cecità.
 
 
 
Ciò che non vede non gli impedisce però di godersi comunque la sua esistenza domestica, anche grazie alle attenzioni di Max nei suoi confronti, che se possibile aumentano ancora davanti alla difficoltà dell'amico felino: ogni oggetto della casa infatti mantiene il suo posto preciso, dove ritorna non appena spostata, per evitare che Mix possa urtarla inavvertitamente.
La vita riserva a Mix però ancora una sorpresa: in una pigra giornata d'autunno, una piccola creatura dall'odore di carta gli si avvicina mentre dorme, ed il suo istinto di felino permette a Mix di acchiapparla subito: si tratta di un topolino messicano fuggito da un appartamento vicino, che si è rifugiato nella libreria di Max e va ghiotto di cereali.
Mix non è un cacciatore, non lo è mai stato: è invece un gatto dolce e curioso, pronto ad accogliere un topolino senza nome e chiamarlo Mex, a far cadere per lui scatole di cereali dagli scaffali e a vivere con lui nuove avventure grazie agli occhietti vispi del topolino.

 
 
 
 

Questa dolcissima storia ci racconta due amicizie, una del tutto animale tra Mix e Mex (frutto della fantasia dell'autore) ed una che coinvolge un umano, Max, ispirata come dicevamo a fatti reali. Entrambe sono ricche di gesti affettuosi, di piccole attenzioni e di rispetto reciproco: possiamo prenderle entrambe ad esempio, ad ogni età.
Si tratta senza dubbio di un libro adatto ai più piccoli, visti il linguaggio semplice ed i protagonisti animali che ricordano una favola, impreziosito dalle illustrazioni di Simona Mulazzani; tuttavia anche i lettori adulti lo apprezzeranno per la sua purezza d'animo e la sua tenerezza, e di certo ancor di più se sono amanti dei gatti come lo sono io!
 

Luis Sepulveda è un prolifico e popolarissimo autore cileno, naturalizzato francese. È autore di diverse fiabe con protagonisti animali, tra cui la più famosa è certamente "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", che insieme a questo romanzo breve e ad un terzo ("Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza") sono stati raccolti da Guanda nella "Trilogia dell'amicizia" in virtù del tema protagonista di tutte e tre. Chissà se nei prossimi mesi troverò una lumaca per amica, oltre ai miei cari felini!