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giovedì 26 marzo 2026

Incubi e deliri

Non è un mistero che da qualche anno io abbia intrapreso il mastodontico percorso di recupero di quasi tutti i titoli di Stephen King in ordine cronologico -progetto a cui mi dedico a volte con maggiore costanza, altre in modo più sporadico. Sono da qualche titolo alle prese con la produzione degli anni '90, ed è arrivato il momento della quinta raccolta di racconti, "Incubi e deliri", data alle stampe nel 1993.

Rispetto alle precedenti, purtroppo questa voluminosa raccolta che supera le 800 pagine non mi ha coinvolta e convinta altrettanto; a distanza di poco tempo dalla lettura già di diversi dei ventiquattro racconti contenuti in "Incubi e deliri" non rimane che un nebuloso ricordo nella mia memoria -basti pensare che un testo di una cinquantina di pagine è del tutto dedicato a una cronaca della Little League di baseball. 

Ci sono comunque, come è inevitabile quando si parla del Re, testi che meritano di essere menzionati. 

Iniziamo con "La cadillac di Dolan", che ha richiesto a King parecchie ricerche sulla fattibilità dell'impresa [far scomparire un auto, con il suo guidatore al volante, in una voragine sottoterra per vendicarsi dell'omicidio della propria moglie] e che mi ha ricordato nella ricerca di vendetta che prende il sopravvento sul protagonista le atmosfere di "Uscita per l'inferno".

Ne "La fine del gran casino" è ottima la caratterizzazione del rapporto tra fratelli, inquietante l'anticipazione della fine che incombe -purtroppo frettolosa la seconda parte con la sua conclusione.

"Il volatore notturno" crea un bello schema di indagine e sembra più una storia di serial killer che di vampiri, e la sua ripresa nel racconto "Popsy" mi è piaciuta, in un racconto dove l'orrore è rappresentato dalla realtà del traffico di minori mentre la fantasia interviene come mezzo per la salvezza.

"Denti chiacchierini" utilizza il mezzo di un oggetto che si anima e diventa un mezzo di distruzione, ma anche di protezione per il protagonista, per chiudere la narrazione con malinconia e nostalgia per le persone che non ci sono più [Scooter all'emporio]. 

"Il mio bel cavallino" avrebbe dovuto essere parte di un intero romanzo, ed è forse il mio preferito dell'intera raccolta, con la sua riflessione sul tempo e la costruzione del rapporto-nonno nipote: un racconto struggente e malinconico, molto condivisibile e toccante. 

La difesa dei più giovani dalla violenza ritorna in "La casa di Crouch End", dove è ben raccontato il rapporto tra i fratelli e dove la casa diventa una loro alleata per combattere ed eliminare il patrigno.

Infine mi è piaciuto "Il caso del dottore", un racconto in puro stile Conan Doyle che riprende i personaggi di Watson e Sherlock Holmes in un classico giallo della camera chiusa, molto piacevole da leggere anche se dichiaratamente citazionista.

Nel complesso "Incubi e deliri" non va a ricoprire una posizione di spicco nei titoli del Re che consiglierei, e rispetto alle raccolte di racconti che ne contengono meno e più lunghi è proprio di un altro livello. Sono comunque contenta di aver recuperato questo altro "mattone" del mio autore comfort in assoluto, e mi preparo per "Insomnia"!

Qual è l'ultimo titolo di King che avete letto?

venerdì 23 maggio 2025

Quattro dopo mezzanotte

Quarta raccolta di racconti di Stephen King, pubblicata nel 1990, "Quattro dopo mezzanotte" come "Stagioni diverse" è più che altro composta da quattro novelle: I langolieri, Finestra segreta, giardino segreto, Il poliziotto della biblioteca e Il fotocane.

Come sapete sto procedendo in ordine cronologico nella lettura di quasi tutti i libri di King (per il momento rimando la serie de La Torre Nera e qualche altro volume), e di solito con le sue narrazioni brevi mi trovo molto a mio agio. Anche se l'ho apprezzata però questa raccolta, che possiedo in un'edizione Sperling divisa in due volumi con il prezzo ancora in lire, non è entrata a far parte dei miei preferiti.

"I langolieri" è ambientato tra un aereo e un aeroporto, in cui i viaggiatori sembrano gli unici esseri umani rimasti sul pianeta Terra. Le atmosfere ricordano molto un racconto precedente, "La nebbia", e la struttura corale in cui i personaggi superano insieme le difficoltà riporta alla mente "L'ombra dello scorpione"; purtroppo alcuni personaggi che avrebbero meritato molto più spazio sono poco caratterizzati (penso soprattutto a Nick e Laurel), e anche se mi ha tenuta incollata alle pagine alla fine non mi ha lasciato molto.

Al centro di "Finestra segreta, giardino segreto" c'è la salute mentale del protagonista, uno scrittore, e il suo progressivo decadimento, condito da manie di persecuzione. Mi ha trasmesso soprattutto dispiacere per Mort, incapace di controllarsi, e per chi lo circonda come l'ex moglie Amy, che si sente in colpa per averlo lasciato alle ombre della sua mente. Da questo racconto è stato tratto il film "Secret Window" con Johnny Depp.

Il racconto della raccolta che ho preferito è decisamente "Il poliziotto della biblioteca": è  l'unico che è riuscito ad emozionarmi davvero (la scena delle palle da baseball con i ritratti dei giocatori portate da Dave al figlio di Soames in ospedale sa commuovere), ci sono più elementi horror ma anche le atmosfere di "It", sia per il potere salvifico dell'amicizia sia per il male capace di manifestarsi nella forma delle peggiori paure e traumi dell'infanzia.

Ne "Il fotocane" torniamo a Castle Rock ed entriamo nel negozio che sarà poi "Cose preziose" di Lelan Gaunt, mentre ora Pop Merrill, uno strozzino senza scrupoli, si imbatte in Kevin e nella sua macchina fotografica Polaroid che emette solo un'inquietante sequenza di immagini di uno spaventoso cane arrabbiato. L'idea dell'oggetto posseduto è sempre stimolante, l'abbiamo già incontrata più volte in "Scheletri" e "A volte ritornano", ma nella lettura mi sono un po' annoiata.

Qual è il vostro racconto preferito di Stephen King?

martedì 28 maggio 2024

Scheletri

Raccolta di racconti pubblicati dalla fine degli anni '60 alla metà degli anni '80, "Scheletri" di Stephen King contiene storie molto diverse per forma ("Ode del paranoide" e "Per Owen" non sono in prosa), lunghezza e contenuto, con un certo squilibrio anche per quanto riguarda l'incisività -di diversi credo mi rimarrà poco, nel tempo.

Tra alcuni sembra esserci un filo conduttore: elementi soprannaturali che incombono sui protagonisti inermi, in racconti inquietanti e pieni di angoscia -in "La nebbia", "La zattera", nel meno riuscito "Sabbiature".

In altri sono gli oggetti, teoricamente inanimati, a diventare veicoli di incubi e violenze a cui gli umani non possono sottrarsi: "La scimmia", "Il camion dello zio Otto", mentre altrove figure adulte e di riferimento diventano motore di scenari da brivido per malcapitati bambini: "Tigri!", "La nonna".

Un altro tema ricorrente è la salute mentale, e come la sua perdita abbia conseguenze irreversibili: "Ode del paranoide", "Nona", "La ballata della pallottola flessibile" e anche "L'arte di sopravvivere", dove il contesto alla Robinson Crusoe è determinante.

Alcuni racconti si basano su materiale molto promettente, ed è un peccato che non siano stati ampliati in veri e propri romanzi: "Il word processor degli dei", la coppia sul lattaio.

Infine troviamo come è abituale alcuni riferimenti ad altre opere del Re, in particolare l'ambientazione de "L'uomo che non voleva stringere la mano" è la stessa de "Il metodo di respirazione". 

Per concludere, i miei preferiti: "Il braccio", struggente e malinconico, privo di elementi horror ma piuttosto una poetica riflessione sul termine della vita. 

Qual è l'ultima opera del Re che avete terminato?

martedì 9 aprile 2024

L'occhio del male

Ultimo titolo degli anni '80 ad essere pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman, "L'occhio del male" risale al 1984 ed è un testo decisamente molto breve per essere stato scritto da Stephen King (che si è anche autocitato in uno dei capitoli)!

Il tema centrale di questa storia è la vendetta: quella che subisce Billy, dopo aver investito e ucciso una donna gitana a causa di un incauto comportamento della moglie. L'anziano padre della gitana, dopo che Billy è stato del tutto assolto con la complicità delle autorità cittadine, lo maledice intimandogli "Dimagra!". E così Billy, dapprima a dir poco sovrappeso, perde un chilo dopo l'altro arrivando ad essere addirittura in pericolo di vita, e dedica ogni sua energia a ritrovare Taduz Lemke perché gli tolga di dosso la maledizione.

Come gli altri romanzi del filone Bachman, anche qui abbiamo numerose scene avventurose e d'azione, mentre a Lemke viene data la caccia e Billy smagrisce sempre di più, mentre chi lo circonda lo crede impazzito ma anche tutti coloro che hanno insabbiato le sue responsabilità riguardo l'incidente vengono come lui colpiti da inquietanti maledizioni.

C'è anche però un aspetto del tutto realistico in questa narrazione: la reazione ostile delle comunità all'arrivo dei gitani, la fascinazione che generano in chi accorre in cerca di passatempi più o meno illegali (dalla predizione del futuro, allo spaccio e ai combattimenti tra animali) ma al tempo stesso la facilità con cui vengono allontanati in nome del decoro e del quieto vivere. 

"L'occhio del male" è l'ennesimo titolo con il quale King mi conquista dalla prima all'ultima pagina: l'atmosfera di questo libro è suggestiva ed inquietante, in un crescendo di vendetta senza esclusione di colpi, in cui non è detto che paghino soltanto i colpevoli. Lo consiglierei anche come uno dei primi approcci all'autore, perché non è affatto una lettura impegnativa ma è già possibile familiarizzare con la sua strepitosa scrittura e i suoi personaggi vividi e convincenti! 

Qual è l'ultimo romanzo del Re che avete letto?

venerdì 8 settembre 2023

Christine - La macchina infernale

 L'amicizia è uno dei valori che, quando è Stephen King a scrivere, rendono al meglio. Avviene anche in "Christine - la macchina infernale", romanzo del Re pubblicato per la prima volta nel 1982, che ha per protagonisti Arnie e Dennis, amici sin dall'infanzia e allo svolgimento dei fatti all'ultimo anno di liceo.

Arnie è poco attraente, sfigurato dall'acne, da sempre vittima dei bulli della scuola, un po' succube dei genitori tanto fieri di lui; un giorno si imbatte in un'auto degli anni '50, una malmessa Plymouth del '58, e farebbe di tutto pur di comprarla al suo sinistro proprietario, Roland Le Bay. Peccato che l'auto, battezzata da Roland Christine, porti con sé un bagaglio di morte e di violenza che sembrano rimanerle attaccate, insieme alla sorprendente capacità di autorigenerarsi e a quella musica degli anni '50 che esce dalla radio. 

Non avrei mai pensato di appassionarmi ad un romanzo che ruota attorno ad un veicolo, poco interessata ai motori come sono, ma questo è il ben noto talento di King: anche con elementi in apparenza poco accattivanti crea un romanzo avvincente, inquietante, popolato di incubi, dei fantasmi (o degli zombie) delle vittime di Christine che tornano dal passato (prime tra tutte la moglie e la figlia di Roland, che proprio in quella macchina hanno perso la vita).

Più che un romanzo di formazione, "Christine" è una storia di disgregazione: quella di Arnie, che in una spirale discendente viene risucchiato dal sinistro potere della sua automobile, dalla becera cattiveria di Roland, mentre la sua personalità viene soffocata. Dennis e la sua amicizia, che non vengono meno, fanno di tutto per salvarlo, ma Christine spazza via con la violenza tutti coloro che intralciano i passi di Arnie, tutti coloro che cercano di dividerli -fino ad una resa dei conti da cui sarà molto improbabile uscire vincitori [anche se Dennis sopravvivrà, Arnie morirà in un incidente proprio durante lo scontro finale di cui l'amico e l'ex ragazza si sono resi i coraggiosi protagonisti].

"Christine" non è diventato uno dei miei romanzi preferiti dell'autore, ma la voce di Dennis (che narra in prima persona due terzi del libro) è convincente, l'amicizia tra lui e Arnie è sfaccettata, profonda, basata sui ricordi condivisi, in diversi momenti anche commovente. Nonostante tratti un argomento che non mi attirava particolarmente, e sia dominato dal soprannaturale e dall'inspiegabile, "Christine" mi è piaciuto molto e continuo con ancor più convinzione nel mio progetto di lettura in ordine cronologico dei tantissimi romanzi di Stephen King!

Qual è il vostro King preferito?

sabato 10 dicembre 2022

Cose preziose

 "Cose preziose", pubblicato da Stephen King nel 1991, è un ottimo romanzo del mio autore horror preferito -che come ormai avrete capito, scrive molto più che storie dell'orrore.


Titolo: Cose preziose
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1991
Titolo originale: Needful Things
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttore: Tullio Dobner
Pagine: 774

A Castle Rock, cittadina del Maine che è già stata teatro di precedenti opere ("La zona morta" e "Cujo" per esempio, che qui vengono citate a più riprese), il misterioso e affascinante Leland Gaunt apre il negozio "Cose preziose", dove espone ogni genere di mercanzia e sembra in grado di offrire ad ogni abitante l'oggetto perfetto per lui, il più desiderato. Il prezzo è sempre quello che ognuno può permettersi... ma oltre al denaro, Gaunt richiede anche una piccola azione in cambio, quello che sembra uno scherzo da nulla. Ma la somma di queste piccole meschinità avrà risultati imprevedibili...

King racconta l'attaccamento viscerale che ci lega agli oggetti della nostra vita, gli istinti che si scatenano quando si parla di possesso e di territorialità. Dà voce alle aree più cupe dell'animo umano, a quello che siamo disposti a fare per non rinunciare a ciò che è nostro, a ciò di cui sentiamo di avere bisogno: e lo fa in modo evocativo e realistico.

L'unico aspetto che non mi ha pienamente convinta è la moltitudine di personaggi che entrano in scena, per arrivare al culmine della resa dei conti dove la malvagità di Gaunt semina il panico a Castle Rock. Essendo così tanti, sono davvero pochi quelli caratterizzati al punto di sentirsi legati a loro: lo sceriffo Alan, Polly, i fratellini Brian e Sean, Nettie. Mentre alla maggioranza di loro non sono riuscita ad affezionarmi, e così anche dei loro destini non mi è importato granché.

Ottima però la costruzione del cattivo: Gaunt è memorabile nel suo tessere trame che catturino le malcapitate prede, come un ragno dalle lunghe dita, un demonio dagli occhi cangianti. 

Le scene horror non sono molte in questo romanzo, che quindi è adatto anche ai lettori più impressionabili; tenete conto solo che abbondano le scene di violenza e sparatorie, e questo potrebbe disturbare comunque qualcuno. Per quanto mi riguarda è stata una lettura ad alta tensione, appassionante e molto riuscita!

Qual è l'ultimo romanzo del Re che avete letto?

mercoledì 13 aprile 2022

L'incendiaria

Da parecchio tempo non divoravo un titolo di Stephen King come mi è capitato ora con "L’incendiaria",  pubblicato per la prima volta nel 1980 e in Italia da Sperling&Kupfer.


Titolo: L'incendiaria
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1980
Titolo originale: Firestarter
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttrice: Maria Grazia Prestini
Pagine: 432

La protagonista è Charlie, una bambina di quasi otto anni i cui genitori prima della sua nascita hanno partecipato ad un esperimento governativo. Qui una misteriosa sostanza loro somministrata li ha resi capaci di facoltà paranormali, che si sono ulteriormente potenziate nella figlioletta. Charlie infatti ha il potere della pirocinesi: è lei l'incendiaria  del titolo, che può dare fuoco a cosa o chi la circonda in maniera davvero difficile da contenere. È per questo che la Bottega, agenzia governativa responsabile dell’esperimento di tanti anni prima, le dà la caccia.

È proprio nel vivo dell'inseguimento che si apre questo romanzo, narrato in terza persona e diviso in capitoli molto brevi: uno dei titoli di King con maggior livello di tensione che io abbia letto finora.

L’autore quando dà voce a personaggi molto giovane è al suo meglio e Charlie non fa eccezione. Se abbiamo già seguito un percorso  di caccia all’uomo nel titolo "L’uomo in fuga", qui il livello di empatia nei confronti di Charlie e di suo padre Andy è sin dall’inizio molto più alto. La protagonista ha qualcosa in comune con Carrie del romanzo d’esordio di King, questo potere che fatica tenere sotto controllo; ma è una protagonista più giovane e allo stesso tempo più forte dell’amore che ha ricevuto dai suoi genitori, che la rende gradualmente capace di utilizzare il fuoco per difendersi e senza perderne il controllo, senza più vergognarsi di sé.

Si tratta di un romanzo dal ritmo serrato, seppure nella parte centrale dedicata ad un periodo di prigionia vi è un certo rallentamento. Vi si sentono però letteralmente covare le fiamme sotto la cenere e sappiamo che è solo questione di tempo perché il racconto ritrovi la sua energia.

Degno di nota non sono soltanto i personaggi di Charlie o di Andy. Lo è nche il principale antagonista, John Rainbird, nativo americano sfigurato nella guerra del Vietnam, soprattutto nel perverso legame che riesce a costruire con Charlie. Come sempre in Stephen King anche i personaggi minori come i coniugi Manders hanno la loro importanza e la loro personalità e quando chiudiamo questo romanzo lo sentiamo una storia completa, dove l’orrore non è quello dei poteri psichici ma quello di chi vuole sfruttare gli esseri umani per i propri esperimenti, quello che nell’ottica della guerra fredda (epoca in cui la storia si svolge) si preoccupa di arrivare all’obiettivo prima degli avversari e non importa chi dovrà essere calpestato.

Ho amato "L’incendiaria", ne sono stata così coinvolta che non riuscivo a separarmi dal romanzo e non vedevo l’ora di poter tornare a leggere finché non l’ho finito. Oltre a consigliarlo naturalmente a tutti gli amanti del Re come me è un titolo che a mio parere si adatta molto bene anche a chi di Stephen King ha letto poco o nulla, per la sua scorrevolezza e per la quantità molto ridotta di scene impressionanti. In più sono sicura che Charlie vi conquisterà!

Qual è il vostro romanzo di King preferito?

giovedì 7 ottobre 2021

Il popolo dell'autunno

"Il popolo dell’autunno" stazionava sui miei scaffali da oltre 15 anni, quando al liceo ero nel pieno del mio innamoramento per Stephen King e avevo scoperto che Ray Bradbury era stato per lui una fonte d’ispirazione (proprio questo titolo è citato all'interno de "La zona morta"). Finalmente mi sono decisa a leggerlo, ingiallito e in parte scollato com’è -l’edizione Rizzoli che possiedo risale al 1978 e già quando entrata a far parte della mia collezione non se la passava benissimo.


Titolo: Il popolo dell'autunno
Autore: Ray Bradbury
Anno della prima edizione: 1962
Titolo originale: Something Wicked This Way Comes
Casa editrice: Rizzoli
Traduttore: Remo Alessi
Pagine: 239


"Il popolo dell’autunno" è un romanzo a più livelli. Ad una prima lettura si potrebbe considerare una storia dell’orrore che ha per protagonisti due adolescenti, tanto buono e prudente Will quanto intraprendente e curioso Jim, ed il padre bibliotecario di uno dei due. All’arrivo di un inquietante luna park in una cittadina dell’Illinois i ragazzi dovranno salvare se stessi e chi li circonda dal malefico carrozzone, completo di streghe, giostre che portano avanti o indietro nel tempo e uomini -non tatuati, ma illustrati!- capaci di neutralizzare le percezioni sensoriali.

Andando più a fondo però Jim, Will e il papà Charles di quest’ultimo sembrano tre facce della stessa medaglia: ognuno di noi infatti ha lati più assennati e altri più impulsivi, e in ognuno di noi c’è ancora il bambino che siamo stati e che rispondeva al richiamo dei giochi alle fiere e del profumo dello zucchero filato. Quando eravamo bambini inoltre c’era in noi il desiderio di crescere in fretta, di essere più adulti di quanto non fossimo, lo stesso che a tratti provano i due protagonisti più giovani mentre Charles desidererebbe ringiovanire. I tre insomma sembrano tre sfaccettature dell’essere umano, con le caratteristiche proprie delle diverse età della vita e proprio per questo fanno riflettere il lettore che accompagna le loro decisioni.

Lo stile di Ray Bradbury non è lo stesso che troviamo nei racconti horror contemporanei, e di certo anche la traduzione di Remo Alessi risente del tempo passato, ma io l’ho trovata una lingua poetica, ricca di immagini e di sentimento, uno stile forse non molto moderno ma anche per questo estremamente evocativo ed efficace. Anche per quanto riguarda l’immaginario dell’incubo l’autore riesce molto bene nel dare vita ad un insieme molto inquietante di personaggi. Quello che mi ha colpito di più è stato il signor Dark, l’Uomo Illustrato, che ho scoperto dare il nome anche ad una raccolta di racconti dell’autore che ho intenzione di leggere prossimamente.

Nel complesso ho apprezzato più la scrittura e i personaggi di questa storia rispetto all’avventura che racconta, che risente a mio parere di un ritmo forse un po’ lento, ma credo che il mio giudizio sia molto influenzato dal termine di paragone, Stephen King, che raramente sono riuscita a mettere da parte. Se apprezzate le storie del Re con protagonisti adolescenti che vivono grandi amicizie e insieme sconfiggono le forze del male (sì, lo so che state pensando a "It", e non sbagliate!) allora anche questo romanzo potrebbe fare al caso vostro.

*Nel 1983 ne è stato tratto un film, "Qualcosa di sinistro sta per accadere", prodotto dalla Walt Disney Pictures. Pare che alcune modifiche non siano state apprezzate dall'autore del romanzo...

Quali altri titoli mi consigliate di Ray Bradbury? 

"Fahrenheit 451" l’ho già letto e mi è piaciuto molto.


mercoledì 17 marzo 2021

Doctor Sleep

Ho riletto Shining piuttosto di recente, scoprendovi all’interno dei personaggi che mi hanno emozionato molto più che alla prima lettura: primo tra tutti l’aiuto cuoco dell’Overlook Hotel, Dick Halloran. Alla fine di Shining abbiamo lasciato lui e il piccolo Danny insieme, sopravvissuti alla tragedia, e Danny intento a ricostruirsi una vita, sempre accompagnato dalla sua luccicanza.


Titolo: Doctor Sleep
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 2013
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttore: Giovanni Arduino
Pagine: 516



LA STORIA

In Doctor Sleep ritroviamo Danny trent’anni dopo i fatti di Shining: ormai è un adulto, e dal padre Jack ha ereditato uno dei lati peggiori: la sua dipendenza dall’alcol. L’alcolismo è sì ereditario, ma Danny lo utilizza soprattutto per mettere a tacere la luccicanza che tanto lo ha fatto soffrire nel corso della sua infanzia, rendendolo facile preda di creature spaventose. 
Oggi Danny è un uomo fragile, ma ancora guidato da "Tony" (il nome che dà alle proprie percezioni), che deciderà per lui che il New Hampshire è il posto migliore dove fermarsi per ricostruirsi una vita. È così che Dan smette di bere, trova un impiego in una residenza per anziani dove si guadagna il soprannome di "Dottor Sonno" grazie alla sua capacità di accompagnarli nel momento di passaggio all’altro mondo, ed entra in contatto con Abra. Abra è l’altra protagonista di questo romanzo: è solo una bambina quando scopre in se stessa una luccicanza ancora più potente di quella di Dan, che la rende il bersaglio perfetto del "Vero Nodo": un'inquietante associazione di persone quasi immortali, che proprio della luccicanza si nutrono -e se ne impossessano torturando ed uccidendo i suoi proprietari...


COSA NE PENSO

"Doctor Sleep" è un romanzo pieno di avventura, dove Dan, accompagnato da dei fedeli alleati (l’anziano Billy, anche lui dotato di una certa luccicanza, e il dottor John, a cui Dan ha fatto più di un favore) lotta contro il Vero Nodo e i suoi terrificanti esponenti per salvare la vita di Abra. 
In "Doctor Sleep" è chiaro, pagina dopo pagina, quanto Stephen King sia affezionato a Danny sin da quando era un bambino all’Overlook e non abbia (grazie a Dio!) intenzione di fargli fare la brutta fine che per tanto tempo ci aspettiamo -e che purtroppo hanno scelto di fargli fare gli sceneggiatori del film tratto da questo romanzo, piacevole certo, ma non all’altezza del libro e che per di più a mio parere ne travisa lo spirito. 
Wendy e Danny erano, per usare un termine moderno, codipendenti, cioè persone legate per amore e senso di responsabilità a un famigliare con un problema di abuso.
In "Doctor Sleep" infatti Danny ripara al proprio senso di colpa, quello che gli ha fatto lasciare, nei suoi anni da alcolista, un innocente bambino insieme alla sua madre tossica e strafatta di cocaina. Salvando Abra, giovanissima protagonista davvero riuscita (Stephen King è sempre stato bravissimo a caratterizzare gli adolescenti, sin dai tempi di "Carrie") Danny perdona se stesso e impara a fare il bene dopo tanti anni di autodistruzione. L’alcolismo è un tema caro a Stephen King: lui stesso si rese conto di esserne vittima proprio durante la stesura di Shining, ma mentre Jack Torrance non è riuscito a salvarsi dai fantasmi dell’alcol e dell’hotel, ci è riuscito King e così ci riesce Danny, che trova in se stesso, in chi lo circonda e nella sua luccicanza la forza di cambiare e guarire.


L’horror non manca in questo romanzo, e non manca la tensione: ci sono scontri, creature malvagie che torturano ragazzini, e ci sono i buoni disposti a tutto pur di non farli trionfare. Devo ammetterlo: "Doctor Sleep" mi è piaciuto moltissimo, sia perché voglio bene a Danny sin da quando era il bambino soprannominato Doc nell'albergo di "Shining", sia perché dietro all’avventura, ai combattimenti e alle scene piena di azione che Stephen King ci descrive c'è molto di più.
In "Doctor Sleep" c’è la profonda umanità di un uomo che aiuta gli anziani nel momento più delicato delle loro esistenze, c’è un gatto che sente avvicinarsi la morte, c'è un'adolescente terrorizzata e coraggiosa, e poi c’è la potenza dell’amicizia, salvifica ad ogni età, che conosciamo bene nei romanzi del Re da quando abbiamo letto "It".
Si era liberato della signora Massey e di Horace Derwent, chiudendoli nelle cassette di sicurezza che custodiva nei recessi della sua mente, ma la partita con l'Overlook era ancora aperta.

Si può leggere "Doctor Sleep" senza aver letto "Shining"? Sì, in qualche modo è possibile, perché le vicende del Vero Nodo sono indipendenti da quelle dell’Overlook -che come sappiamo è andato distrutto alla fine di "Shining". Tuttavia gli echi di quei fantasmi sono rimasti dove giacevano le sue fondamenta, e fare la conoscenza di Danny adulto senza aver conosciuto Dick Halloran e senza aver percepito la potenza di quel bambino soprannominato Doc sarebbe a mio parere un grosso peccato. Vi consiglio quindi di considerarlo per quello che è: un ottimo seguito, sorprendente per me che non avevo altissime aspettative, da non leggere per primo per non rischiare di perdervi uno splendido capitolo della storia!

mercoledì 27 gennaio 2021

L'incubo di Hill House

Considerata da Stephen King una fonte di ispirazione e dagli amanti del genere una maestra dell’horror, Shirley Jackson mi aveva decisamente conquistata più altrove che con questo romanzo!


Titolo: L'incubo di Hill House
Autrice: Shirley Jackson
Anno della prima edizione: 1959
Titolo originale: The Haunting of Hill House
Casa editrice: Adelphi
Traduttrice: Monica Pareschi
Pagine: 233


LA STORIA

Montague, un professore interessato ai fenomeni paranormali coinvolge Eleanor e Theodora, due giovani donne che sono già stati protagoniste di eventi difficilmente spiegabili, e le invita a Hill House, una casa ai piedi di colline che viene ritenuta infestata e dove nessuno riesce ad abitare per più di pochi giorni. Con loro si avventura l’erede della dimora, e i quattro si apprestano ad indagare sulle forze che albergano veramente a Hill House: sprofonderanno però in un groviglio di suggestioni e terrori...

COSA NE PENSO

La forza del romanzo sta nella caratterizzazione delle protagoniste femminili: da un lato Eleanor, fragile e smarrita, per la quale è impossibile non provare tenerezza, ossessionata com'è dal senso di colpa nei confronti della madre morta. Eleanor non è mai stata felice, viene oppressa dalla sorella e sente di stare sprecando la propria vita; è dunque inevitabile che la sua psiche sia facile da suggestionare... Dall’altra parte c’è Theodora, una ragazza molto sicura di sé e che affascina Eleanor sin dal primo momento, ma al tempo stesso la respinge e sembra prendersi gioco di lei.

"Non berlo" la incitava mentalmente Eleanor. "Insisti per avere la tua coppa di stelle. Se t'intrappoleranno per farti diventare come tutte le altre, non rivedrai più la tua coppa di stelle. Non bere." La bimba sollevò il visino e la fissò, e le sorrise d'un sorriso quasi d'intesa, facendo le fossette, e scosse la testa ostinata, guardando il bicchiere.

Non altrettanto incisivi sono invece i personaggi maschili: Luke, l'erede della fortuna, viene trattato da Theodora come un giocattolo, mentre il professor Montague conduce una ricerca dagli obiettivi e dai metodi non proprio scientifici.

La prima metà di questo romanzo non potrà che rendere felici gli amanti dei romanzi ricchi di suspense, tra porte che si chiudono, biblioteche dagli strani odori, zone gelide senza apparente motivo: Hill House si presenta da subito come una costruzione spettrale e spaventosa, che ispira sentimenti di diffidenza e di ostilità in coloro che vi si avvicinano.

Tutto quello che ho potuto pensare quando sono arrivata e l'ho vista dall'esterno, è stato che mi sarei divertita un mondo a restar fuori e vederla bruciare. Ma chissà, prima che ce ne andiamo...

Tuttavia ad un certo punto la narrazione prende una piega diversa, introducendo nuovi personaggi, a mio parere non necessari: la moglie del professor Montague e un direttore universitario che la accompagna. I due, convinti di poter comunicare con gli spiriti, intervengono con un registro del tutto diverso dal precedente e spezzano la magia e la suggestione che si erano create fino a quel momento.

Che Shirley Jackson sappia costruire una storia, questo è indubbio. Molti dubbi rimangono, una volta terminata la lettura, molte le domande irrisolte nel lettore: qualcosa di soprannaturale alberga davvero a Hill House, o tutto era nella testa della suggestionabile protagonista? In realtà, come nel caso de "Il giro di vite" di Henry James, non ci sono risposte preconfezionate; fatto sta che la vicenda di Hill House si rivela un fuoco di paglia per lo stesso professore che era tanto interessato alla casa. Qualcosa di strano di certo si verifica, ma cosa? 

La casa era spregevole e Eleanor rabbrividì appena la vide. Il pensiero sgorgava libero e le diceva: Hill House è infame, è malata. Fuggi finché sei in tempo.

Devo confessarlo: sono rimasta piuttosto delusa da questo romanzo, forse anche perché avevo nei suoi confronti aspettative piuttosto alte. L’aspetto che ho trovato poco convincente è il calando degli elementi spaventosi, o meglio il fatto che li abbia trovati più inquietanti nella prima metà e sia poi stata distratta dalle nuove comparse nella seconda. Per gli amanti delle case infestate mi sento comunque di consigliare questa lettura, che ne incarna ogni caratteristica e che divide l'opinione dei lettori: alcuni ne sono stati entusiasti. Io purtroppo non ho provato per il tira e molla tra le protagoniste lo stesso interesse che avevano suscitato in me le sorelle Blackwood!

lunedì 18 gennaio 2021

Shining

L’ambizioso progetto di lettura dell’opera omnia del Re dell’orrore continua, e con questo romanzo ho quasi terminato la produzione degli anni ‘70: stiamo parlando di Shining, terzo titolo in ordine di pubblicazione.


Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1977
Titolo originale: The Shining
Casa editrice: Bompiani
Traduttrice: Adriana Dell'Orto
Pagine: 429


LA STORIA

Jack Torrance è un aspirante scrittore poco più che trentenne, ma ha alle spalle una lista di fallimenti piuttosto lunga: primi tra tutti, il licenziamento dall’università dove lavorava per aver aggredito uno studente, e un problema di dipendenza dall’alcol che continua ad opprimerlo. Non può dunque rifiutare l’incarico di guardiano invernale all’Overlook Hotel, sulle montagne del Colorado, quando gli viene offerto: e così si trascina dietro la moglie Wendy e il figlioletto Danny, che però ha un dono speciale a cui l’albergo non saprà resistere… 

COSA NE PENSO

Nell’opera autobiografica “On Writing”, Stephen King afferma che scrivendo “Shining”, nel 1975, aveva scritto di se stesso, pur senza accorgersene: e il momento in cui se ne accorse fu quello in cui si rese conto di essere diventato dipendente dall’alcol. C'è dunque molto di Stephen King nel personaggio di Jack Torrance, mentre io, influenzata dall’immaginario creato da Jack Nicholson nello "Shining" diretto da Stanley Kubrick (che King ha sempre dichiarato di non apprezzare, e ora capisco perché) avevo nella mente una figura limitata ad un pazzo maniaco e pericoloso, un marito violento e di un padre degenere. Ecco, questo in parte si può dire di Jack, ma non è Jack ad essere la causa: è la sua debolezza, la sua dipendenza che lo rende facile preda dell’Overlook e delle forze che vi abitano all’interno, e la sua fragilità viene da lontano, da quando anche lui era un bambino come Danny, figlio di un padre alcolista e violento. 

Jack non credeva che il vecchio avesse mai portato al parco i suoi fratelli. Jack era stato il suo prediletto, ma ciò non toglie che anche lui si fosse beccato la sua dose di botte, quando il vecchio era ubriaco, il che accadeva tutt'altro che di rado. Ma Jack l'aveva amato finché ne era stato capace, un bel po' dopo che il resto della famiglia non poteva far altro che odiarlo e temerlo.

Danny è indubbiamente il buono di questa storia: un innocente bambino di non ancora sei anni, dotato di un potere che non sa controllare e gli permette di percepire i pensieri di coloro che lo circondano, e non solo. Questo espone Danny a pericoli inimmaginabili per qualunque coetaneo, soprattutto all’Overlook. Non tutti credono a Danny, nonostante le evidenze: i suoi stessi genitori non si arrendono all’evidenza delle sue capacità e cercano di trovare loro spiegazioni razionali. Il potere di Danny, il suo “shining” (nella mia copia con traduzione risalente ai tardi anni ‘70 in italiano viene definita “aura”) è estremamente stimolante ed immaginifico per il lettore -ed ha avuto seguito, a distanza di oltre trent’anni, nel romanzo “Doctor Sleep”. 

“Shining” è un romanzo tuttora godibilissimo e pieno di tensione; l’orrore c’è, ma solo in pochi capitoli è strettamente sovrannaturale. Molto più spesso sono i demoni dell'alcolismo di cui Jack è preda, la sua istintiva aggressività, la minaccia che egli costituisce per moglie e figlio che ci terrorizzano, fin troppo reali e contemporanei come sono. 

Non era solo su Danny che l'Overlook agiva in maniera nefasta. Agiva anche su di lui. Non era Danny, l'anello più debole della catena: era lui. Era lui quello vulnerabile, quello che avrebbe potuto essere piegato e distorto fino a quando qualcosa si sarebbe rotto.

Figli del suo tempo ci sono un paio di elementi legati all’appartenenza etnica di un personaggio, Dick Halloran -che è tra l’altro il mio preferito in tutto il romanzo. Halloran è il cuoco dell’Overlook, e Danny lo incontra il giorno del loro arrivo, quando Halloran sta lasciando l’albergo: i due condividono il potere dell’aura, nonostante quello di Danny sia di gran lunga superiore. Per via dell’età e dell’esperienza di Halloran l’uomo diventa però il punto di riferimento di Danny, con un epilogo che è stato in grado di farmi versare più di una lacrima di pura tenerezza. 

“Danny, a livello inconscio, fa ciò che i cosiddetti mistici e lettori del pensiero fanno in maniera del tutto cinica e cosciente. Proprio per questo lo ammiro. Se la vita non lo costringerà a ritirare le antenne, credo che diventerà un uomo di prim'ordine."


Alcune affermazioni legate proprio ad Halloran sono gli unici segni di invecchiamento che ho riscontrato all’interno di "Shining": la “stazione negra di Miami” parlando di trasmissioni radiofoniche, la “negritudine” del personaggio, terminologia che oggi non sarebbe considerata di certo appropriata. Ciò non toglie che la costruzione di Halloran sia tutt’altro che dispregiativa, anzi King lo rappresenta come una sorta di cavaliere senza macchia (ma non senza paura) -e lo stesso titolo al quale aveva pensato, “Shine”, fu modificato a causa della connotazione razzista che poteva assumere.

Era venuto a un accomodamento con la sua negritudine, un felice modus vivendi. Aveva passato la sessantina, e grazie a Dio se la cavava ancora decentemente. E adesso voleva mettere a repentaglio la fine di tutto questo, la fine sua, per tre bianchi che non conosceva nemmeno?

Ho amato "Shining", per la sua straordinaria capacità di tenere il lettore incollato alle pagine e di farlo sentire riga dopo riga sempre più immerso negli orrori dell'Overlook Hotel. Ci si sentirà inseguiti dagli animali scolpiti nelle siepi, circondati da individui mascherati, oppressi da una caldaia in ebollizione pronta ad esplodere: 6235555555555552366666666666e come nelle migliori opere del Re, non si potrà tirare il fiato finché non sarà finita. Non posso dunque fare altro che consigliarvi "Shining", che a mio parere potrebbe anche essere un'ottima scelta per iniziare a leggere Stephen King e innamorarvi delle sue storie! 

mercoledì 2 dicembre 2020

Il giro di vite

Siete alla ricerca di una lettura perfetta per le serate di nebbia, in cui avete voglia di un po' di spavento? Una storia di fantasmi che sia breve e appassionante? Allora il consiglio di oggi fa proprio al caso vostro!


Titolo: Il giro di vite
Autore: Henry James
Anno della prima edizione:
Titolo originale: The Turn of the Screw
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttore: Luigi Lunari
Pagine: 199


LA STORIA

Nel corso di una lettura di storie di fantasmi la sera della vigilia di Natale, un giovane di nome Douglas legge ai presenti il contenuto di un manoscritto, lasciatogli dall’autrice ormai deceduta. È proprio lei che, da giovane ragazza, si era trovata a ricoprire l’incarico di istitutrice presso la residenza di Bly, dove si occupava dei piccoli Miles e Flora. È in questa casa che la ragazza ben presto aveva iniziato a scorgere attorno a sé delle inquietanti presenze, interessate soprattutto ai piccoli di cui si prendeva cura…

COSA NE PENSO

Il racconto di Henry James fu originariamente pubblicato a puntate su una rivista, nel 1898. Il suo autore non lo prese particolarmente sul serio: lo considerò uno scritto più che altro per divertimento, lontano dalle opere più importanti come "Ritratto di signora". Nel corso degli anni però, dopo la morte di James, "Il giro di vite" divenne senza dubbio uno dei suoi testi più noti e apprezzati dal pubblico.

Nonostante sia passato più di un secolo dalla sua prima pubblicazione, oggi "Il giro di vite" sa ancora bene come inquietare il lettore: l’ambientazione gotica in questa villa turrita, la solitudine della protagonista senza nome, l’incertezza che ne avvolge il compito e l'enigmatico datore di lavoro, che ad ogni costo deve evitare di contattare. Se aggiungiamo la misteriosa espulsione dell’angelico Miles dal collegio e i decessi da cui sono stati colpiti i precedenti lavoratori di Bly (il maggiordomo Peter Quint, ma soprattutto la precedente istitutrice che aveva una relazione con lui), è facile lasciarsi immediatamente coinvolgere dalla storia e provare dall’inizio un certo, piacevolissimo brivido alla schiena. 

Ma, per quanto ne so, non è la prima volta che un fenomeno tanto affascinante coinvolge un bambino. Se la presenza di un bambino dà all'effetto un altro giro di vite, che direste di due bambini?...’Diremmo, naturalmente’, esclamò qualcuno, ‘che darebbero due giri di vite. E anche che vogliamo conoscerne la storia’.

Molto è il non detto, nel volutamente ambiguo romanzo di James: poche e non schiaccianti sono le prove dell’esistenza dei fantasmi a Bly (una descrizione accurata di persone che la protagonista non ha mai visto quando erano in vita, una candela che si spegne all’improvviso in una stanza chiusa), potrebbero non dimostrare proprio nulla, e molti sono i dubbi irrisolti. Non sapremo mai perché Miles non può più frequentare la scuola, né il vero significato delle velate minacce alla tata; non sapremo mai cosa è successo a Miss Jessel o al signor Quint, né cosa spinga lo zio dei bambini a disinteressarsi completamente di loro e non volerli mai incontrare.

"Non ve ne ricordate?” parlava con la soave esuberanza tipica dei rimproveri infantili. “Ma era proprio per dimostrarvi che potevo farlo!” “Oh sì, potevi farlo.” “E posso farlo di nuovo.” Sentii che forse, dopotutto, potevo mantenere il possesso delle mie facoltà. “Certamente. Ma non lo farai.” “No, non ancora quello. Quella era una cosa da niente.”

Proprio qui sta la potenza del romanzo: nel suo essere immaginifico, nell’instillare la paura nel lettore e nel lasciarlo in preda ad una profonda confusione, la stessa che si trova a vivere la giovane donna che subisce le apparizioni nella vecchia casa e viene disorientata dal comportamento dei due piccoli, apparentemente angelici eppure inquietanti nelle loro azioni. 

 “Oh, sì, possiamo star qui sedute a guardarli, e loro possono darcela a bere sin che vogliono; ma persino quando fingono d'esser perduti nelle loro fiabe, sono sprofondati nella visione dei morti che ritornano. Lui non sta affatto leggendo,” dichiarai, “stanno parlando di loro... stanno parlando di orribili cose!”

“Il giro di vite” è un racconto di fantasmi estremamente riuscito, che saprà far provare un po’ di timore anche ai lettori più coraggiosi; è anche una lettura breve e molto scorrevole, perfetta per quando siete alla ricerca di un romanzo che vi faccia compagnia in momenti molto impegnati in cui vi distraete facilmente: credetemi, in questo caso non riuscirete a staccarvi dalle pagine! 

lunedì 9 novembre 2020

Il miglio verde

Il primo Stephen King che abbia mai letto aveva Tom Hanks sulla copertina: erano i primi anni duemila, andavo alle medie, odiavo tutto e tutti se non i miei libri e cominciavo ad apprezzare i film. Sull’onda della visione di “Philadelphia” una sera in TV, durante un viaggio verso una meta che, inutile dirlo, detestavo, in una noiosissima sosta in autogrill i miei genitori si lasciarono convincere e mi comprarono “Il miglio verde”. Avevo dodici anni, e probabilmente le spalle più larghe di adesso.



Titolo: Il miglio verde
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1996
Titolo originale: The Green Mile
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttore: Tullio Dobner
Pagine: 552




LA STORIA

Paul Edgecombe è ormai anziano e risiede in una casa di riposo quando decide di mettere su carta i suoi ricordi risalenti al 1932. All’epoca, nel pieno della Grande Depressione, Paul lavorava nel penitenziario di Cold Mountain, in particolare nel cosiddetto “miglio verde” per via del colore del linoleum a terra: vale a dire, nel braccio della morte. È qui che Paul conobbe John Coffey, mastodontico detenuto afroamericano, un uomo che lo cambiò per sempre e che Paul non ha mai dimenticato…


COSA NE PENSO

Nell’introduzione al romanzo (che nel 1996 fu pubblicato suddiviso in sei episodi, fattore al quale dobbiamo la sorta di riassunto con il quale comincia ogni capitolo a partire dal secondo) King spiega che inizialmente la storia che aveva concepito nel corso delle sue notti insonni vedeva protagonista un detenuto nero e gigantesco che si appassionava all’illusionismo. Pensò poi di affiancare a questo primo Coffey un topolino (chi non si è innamorato del Signor Jigles, durante la lettura?) ed infine lo trasformò da illusionista a guaritore: ed eccoci al romanzo che oggi possiamo leggere, lasciando che ci spezzi il cuore.

"Quello è Steamboat Willy, come quello del filmino. E stato il capo Howell a chiamarlo così." "E il signor Jingles", insisté Delacroix. Su qualunque altro argomento ti avrebbe detto che il nero è bianco, se glielo avessi imposto, ma sul nome del topo fu irremovibile. "Me l'ha bisbigliato nell'orecchio. Capitano, potrei avere una scatola dove tenerlo? Potrei avere una scatola per il mio topo, così può dormire qui con me?"


Ne “Il miglio verde” c’è molto, e da adolescente non avevo saputo coglierlo: c’è la Grande Depressione con la conseguente paura di perdere il lavoro, anche quando il peso emotivo del braccio della morte si fa insostenibile; c’è il razzismo degli stati del Sud dove la vita di un nero non vale granché, e sono proprio gli afroamericani le vittime più frequenti di Old Sparky, la sedia elettrica.

Ci saranno quelli che non capiranno come mai, nemmeno dopo tutto quanto ho raccontato, ma saranno senz'altro quelle persone che hanno letto l'espressione "Grande Depressione" solo nei libri di storia. Per chi c'era, non era una definizione e basta, chi c'era e aveva un posto fisso, amici, era disposto a tutto pur di conservarselo.

Nonostante i ricordi di Paul risalgano agli anni ‘30 del Novecento, “Il miglio verde” parla ancora al presente, attraverso i temi della discriminazione razziale e della pena di morte, condanna ancora in vigore in diversi stati degli USA.

Me la caverò, non sono assassini, doveva aver pensato. E subito dopo, chissà, ricordando Old Sparky, poteva aver riflettuto che invece lo eravamo. Io ne ho giustiziati settantasette, più di quanti ne abbiano singolarmente uccisi quelli a cui ho stretto la cinghia sulla sedia, più di quanti siano stati accreditati al sergente York nella prima guerra mondiale.


Ma oltre ai temi di rilevanza storica e politica, ne “Il miglio verde” emerge prepotentemente la capacità di King di caratterizzare personaggi indimenticabili: la crudele guardia carceraria Percy, giovane ed egoista, il detenuto Delacroix che Percy tanto detesta, Paul e i suoi colleghi, e soprattutto John Coffey. John è un uomo misterioso e dalla mente non brillante, che nella sua cella passa il tempo a piangere, sopraffatto dal dolore del mondo che percepisce su di sé; John ha anche un dono, che condivide generosamente con il prossimo (che sia questo prossimo umano, o animale) e che è tuttavia anche la causa per la quale si trova nel Miglio verde, prossimo all’esecuzione. John è un uomo buono, e fragile, un uomo che ha paura del buio; un uomo che il mondo ha ignorato finché non ha potuto accusarlo, senza perdere troppo tempo a chiedersi se fosse davvero il colpevole.

"Sai, capo", mi rivelò, "oggi pomeriggio mi sono addormentato e ho fatto un sogno. Ho sognato il topo di Del." "Ho sognato che c'erano anche quelle due bambine bionde. Ridevano anche loro. Io le ho prese in braccio e non c'era sangue che veniva fuori dai capelli, stavano benissimo. Abbiamo guardato tutti insieme il signor Jingles che faceva rotolare quel rocchetto e che risate ci siamo fatti. A crepapelle." "Ma guarda." Stavo pensando che non ce la potevo fare, escluso, nemmeno a parlarne. Mi sarei messo a piangere o a gridare o forse mi sarebbe scoppiato il cuore per la disperazione e sarebbe stata la fine anche per me.


Per Paul e i suoi colleghi Harry e Brutal, l’incontro con John significherà mettere in discussione, per la prima volta, la natura nel loro mestiere: fino ad allora infatti era lo stesso Paul a dichiararsi a favore della pena capitale (da figlio del suo tempo), ma come comportarsi davanti a qualcuno di tanto straordinario, del quale tuttavia è impossibile provare l’innocenza?

"Ho fatto alcune cose nella mia vita di cui non vado fiero, ma questa è la prima volta che mi sento veramente in pericolo di finire all'inferno." Lo guardai per assicurarmi che non stesse scherzando. Non ebbi questa impressione. "In che senso?" "Nel senso che ci stiamo preparando a uccidere un dono di Dio", rispose. "Uno che non ha mai fatto male né a noi, né ad altri. Che cosa potrò dire se mi dovessi trovare al cospetto del Padre Nostro Onnipotente e Lui mi chiedesse di spiegargli perché l'ho fatto? Gli rispondo che era il mio lavoro? Il mio mestiere?"


John cambia Paul, e lo cambia per sempre. Non soltanto attraverso le sue parole, o le azioni alle quali Paul assiste; John lo cambia con il tocco delle sue mani, ed è grazie ad esso che dopo oltre sessant’anni Paul consegnerà alla carta le sue memorie su un uomo che merita di non essere dimenticato, e che ha lasciato un’impronta indelebile dentro di lui. 

Ma naturalmente nel 1932 John Coffey non aveva salvato solo Melly Moores o il topo di Del, il topolino che sapeva fare quel numero virtuoso con il rocchetto e sembrava cercare Del ben prima che il cajun arrivasse... ben prima che arrivasse John Coffey, se è per questo. John aveva salvato anche me e anni dopo, mentre sotto la pioggia dell'Alabama cercavo un uomo che non c'era nelle ombre sotto un cavalcavia, fermo tra bagagli e cadaveri straziati, imparai una terribile lezione: certe volte non c'è assolutamente differenza tra salvezza e dannazione.

Darvi un parere oggettivo su questo romanzo mi è oggi assolutamente impossibile. La rilettura a distanza di quasi vent’anni di questo capolavoro, dopo aver amato molti altri romanzi di King (qui trovate un elenco di quelli di cui ho già scritto sul blog), è stata una conferma e una sorpresa al tempo stesso: se il primo incontro con “Il miglio verde” aveva cambiato per sempre i miei gusti letterari, oggi mi ha scavato dentro facendo così male da ridurmi in singhiozzi. 
Non posso fare altro che consigliarvene la lettura, perché può dimostrarvi come King sia molto più di uno scrittore di romanzi dell'orrore, e sappia invece scavare in profondità nell'animo umano e nelle brutalità di cui è capace di macchiarsi. 

lunedì 21 settembre 2020

A volte ritornano

Fino ad oggi ho letto Stephen King unicamente come romanziere, nonostante sapessi che ha pubblicato anche numerose raccolte di racconti -dalle quali per di più sono stati tratti film memorabili come "Le ali della libertà". Ho deciso dunque per scoprire la sua narrativa più breve di iniziare con la prima raccolta mai pubblicata, che avevo acquistato diversi anni fa ma che era da allora rimasta in attesa.




Titolo: A volte ritornano
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1978
Titolo originale: Night Shift
Casa editrice: Bompiani
Traduttrice: Hilia Brinis
Pagine: 381




Qui sotto trovate un breve commento ai venti racconti contenuti, con un punteggio in stelline da uno a cinque che possa darvi un'idea di quanto ve li consigli anche singolarmente: all'interno di "A volte ritornano" infatti ho trovato racconti indimenticabili, ma anche alcuni che non sono riusciti né a spaventarmi né a lasciarmi qualcosa. 

1) Jerusalem’s Lot***
Con Jerusalem’s Lot torniamo in un luogo già conosciuto, teatro degli avvenimenti de “Le notti di Salem”; ambientato nel diciannovesimo secolo, i protagonisti sono l’erede di una antica dimora e il suo fedele maggiordomo e amico, che si trasferiscono nella spettrale residenza dove dai muri provengono sinistri rumori... Questo suggestivo racconto è perfetto per gli amanti delle maledizioni familiari! 

2) Secondo turno di notte*
Hall è intento a ripulire la cantina della filanda dove lavora da qualche tempo insieme ad un irritante caposquadra e un collega polacco timoroso; assediati da topi giganteschi, scoprono un sotterraneo ancora inferiore alla cantina, e decidono di esplorarlo… Ma si rivela una pessima idea. 
Mostruosità conclusive piuttosto inutili, racconto piatto; in più i topi non mi spaventano. 

3) Risacca notturna****
Scritto da un King diciannovenne, questo racconto costituisce la base per il colossale romanzo che sarà “L’ombra dello scorpione”. In pochissime pagine c’è già l’influenza che stermina la popolazione mondiale, ci sono i pochi sopravvissuti che sperano di essere immuni, di sopravvivere; c’è anche una splendida atmosfera sulle rive dell’oceano e un convincente gruppo di giovani che non ha più niente da perdere. Sono appena accennati, ma sono già dei personaggi di cui si vorrebbe leggere per pagine e pagine. 


4) Io sono la porta***
Un astronauta partecipa ad una missione nello spazio a seguito della quale il suo corpo viene colonizzato da forme di vita aliena che odiano gli esseri umani e lo spingono a commettere atti atroci. Inquietante al punto giusto, ottimo finale anche se non del tutto inaspettato (lo schema è un po’ lo stesso di Jerusalem’s Lot).

5) Il compressore**
In una lavanderia, un inquietante macchinario progettato per la stiratura e piegatura degli indumenti compie la stessa operazione su una delle addette. Inizia così un’indagine sulle responsabilità, che fa emergere come tutto abbia avuto inizio con il sangue di una vergine versato sul compressore… scatenando un demone che sarà difficile da sconfiggere. 
Non amo i racconti sugli oggetti posseduti, penso non ci sia altro da aggiungere.

6) Il baubau***
Alla seduta con uno psichiatra, il protagonista racconta di come tutti i suoi tre figli siano morti arrivando a compiere al massimo tre anni di età, terrorizzati da un mostro, il baubau, che emergeva dagli sgabuzzini. Sarebbe sin troppo facile convincersi che sia stato il padre il vero responsabile dei loro decessi… almeno fino all’epilogo.

7) Materia grigia****
Richie, reso invalido da un incidente sul lavoro, vive con il figlio adolescente Timmy e beve troppo. Un giorno la birra che il figlio gli ha portato sembra avere qualcosa che non va: un odore malsano, una strana schiuma grigia; Richie la beve nonostante ciò, ed è qui che ha inizio la sua metamorfosi… L’orrore in questo racconto non manca, e viene svelato a poco a poco, dai punti di vista di Timmy e degli uomini con cui si confida. Riuscitissimo.

8) Campo di battaglia**
Di ritorno dall’omicidio di un giocattolaio, un sicario riceve dalla madre della vittima una scatola piena di soldatini, armi ed elicotteri giocattolo che hanno l’evidente missione di ucciderlo. Nonostante la sua esperienza, difendersi non sarà facile… Molta azione, non troppo appassionante però.

9) Camion****
In una sorta di autogrill lungo una statale, un piccolo gruppo di persone si barrica all’interno: i camion si sono ribellati ai propri guidatori e si sono trasformati in mezzi che hanno come obiettivo quello di uccidere gli esseri umani… o costringerli a diventare i loro schiavi. Così ben scritto che sembra di essere trincerati in quell'autogrill!


10) A volte ritornano***
Nel racconto che dà il titolo al romanzo, un insegnante che ha perso il fratello in circostanze violente quando era ancora un ragazzino si trova davanti, tra i suoi studenti, degli adolescenti dalle stesse sembianze dei bulli che erano stati responsabili della morte di suo fratello.
Per tre quarti il racconto è potentissimo e suggestivo; nell’ultima parte si affretta un po’ e scomoda le evocazioni degli spiriti come ne “Il compressore” -il tema doveva essere molto caro a King negli anni ‘70, io non lo prediligo. 

11) Primavera da fragole***
Una serie di omicidi colpiscono un campus universitario nel corso di un’atipica primavera nel mezzo dell’inverno, complice il favore della nebbia. Dopo la laurea del nostro protagonista, il fenomeno si interrompe… per ripresentarsi anni dopo, in occasione di un’altra primavera da fragole.

12) Il cornicione****
Nulla di soprannaturale in questo racconto, che è di grandissimo effetto: un marito tradito ricatta l’amante della moglie offrendogli una scelta: quarant’anni di prigione oppure percorrere il perimetro del palazzo dove si trova camminando su un cornicione, privo di appigli, largo appena 13 centimetri.
Un po’ come ne “La lunga marcia” ho camminato per giorni insieme a Garraty, qui ho percorso questo cornicione per interminabili minuti insieme a Norris… 

13) La falciatrice**
Dopo aver venduto la propria falciatrice in seguito ad un brutto incidente, Harold assume un uomo per tagliare il prato di casa sua… ma costui si rivela un individuo a dir poco inquietante, e non c’è da fidarsi delle falciatrici! Come già scritto, i racconti sugli oggetti assassini non sono il mio genere preferito... 

14) Quitters, Inc****
Siete mai stati dipendenti dalle sigarette senza avere idea di come smettere? La Quitters, Inc. a New York ha trovato un metodo infallibile. Il signor Morrison è scettico all’inizio, ma giorno dopo giorno, davanti ai sistemi dell’inquietante Donatti, non gli resta che riconoscere di non avere scelta se non rispettare il programma… Chiunque abbia intenzione di smettere di fumare dovrebbe leggere questo racconto!


15) So di cosa hai bisogno****
Come resistere a qualcuno che conosce alla perfezione i nostri gusti, che ci regala ciò che davvero desideriamo, che ci porta soltanto nei luoghi che ci rendono felici? Di certo è un’ardua impresa, soprattutto se sei giovane e non molto convinta delle scelte che hai fatto nella vita. È così che Elizabeth si innamora di Ed, talmente perfetto da non sembrare vero… ed infatti non tutta è farina del suo sacco!

16) I figli del grano****
Marito e moglie in piena crisi coniugale si mettono in viaggio verso la sorella di lei, ma mentre costeggiano un campo di grano all’improvviso investono un ragazzo. A cui però, ad una seconda occhiata, qualcuno aveva già squarciato la gola… E perché nell’amena località in cui si trovano non si vede in giro nessuno, e le date di morte indicate in un librone all’interno della chiesa indicano tutti deceduti di diciannove anni?… Terminato questo, mi è veramente dispiaciuto che fosse soltanto un racconto! 


17) L’ultimo piolo****
Questo è il più intimo e doloroso dei racconti della raccolta: un fratello ricorda un episodio dell’infanzia condivisa con la sua sorellina, da cui poi si è lasciato allontanare dagli impegni della vita… Vita che però non ci concede seconde occasioni, davanti a certi sbagli.

18) L’uomo che amava i fiori**
Un ragazzo innamorato acquista un bouquet di fiori per la sua fidanzata… ma per la città continuano a verificarsi misteriosi omicidi a colpi di martello. Quale legame potrà esserci tra le due cose? Mi ha ricordato molto la struttura de "Lo sposo" nella raccolta "La lotteria" di Shirley Jackson. 

19) Il bicchiere della staffa***
Ritorno a Jerusalem’s Lot in una notte di neve: un uomo e la sua famiglia si smarriscono nella tormenta e lui ha la malcapitata idea di lasciare moglie e figlia chiuse in auto con il riscaldamento acceso. Ma non sa che a Jerusalem’s Lot ci sono in agguato presenze pronte ad attirarti, anche nel mezzo di una gelida notte… 

20) La donna nella stanza***
Insieme a “L’ultimo piolo” questo racconto conclusivo è il più sofferto: una malattia terminale sta portando sua madre alla morte, e così il protagonista riflette su come limitare le sue sofferenze. In questo caso non ci sono colpe, non ci sono mostri: c’è soltanto l’orrore di ciò che minaccia il corpo umano e porta via coloro che amiamo.