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giovedì 18 dicembre 2025

Ricordo di Natale

Come terza lettura natalizia del 2025 ho scelto "Ricordo di Natale" di Truman Capote: quest'anno ho letto anche uno tra i titoli più importanti della produzione dell'autore, "A sangue freddo", considerato il padre del genere true crime.

Nel 1958 pubblicò "Colazione da Tiffany", che oltre al testo divenuto famosissimo anche grazie al film con Audrey Hepburn conteneva altre tre storie. Una di essere era proprio "Ricordo di Natale", che Donzelli editore ha portato in libreria con le stupende illustrazioni di Beth Peck -che da sole varrebbero la lettura.

Si tratta di un testo breve e malinconico, che riporta Capote agli inverni della sua infanzia in compagnia della cugina Sook, una donna che andava verso la terza età ma rimaneva allegra e fiduciosa come una ragazzina, sempre pronta a costruire aquiloni, ad andare in giro con la sua cagnolina Queenie e a dedicarsi, con l'avvicinarsi del Natale, alla preparazione del panfrutto da spedire poi alle personalità più disparate (tra cui, nientemeno, il Presidente degli Stati Uniti).

Tra i pochi ricordi lieti dell'autore, isolato come Sook in una famiglia che lo tratta con superiorità e li considera due pecore nere, Capote ripercorre le avventure condivise con una persona che ha profondamente amato e che segna, con la sua perdita, anche la fine dell'infanzia e la perdita dell'innocenza. 

Questo racconto mi ha soprattutto commossa, lontanissimo dai testi per cui già conoscevo l'autore, molto più tenero e fragile, pieno di calore e di emozione. Lo considero anche un modo con cui approfondire le tante sfaccettature della sua produzione! 

Quali sono le letture che vi hanno accompagnati in questo periodo festivo?

mercoledì 3 dicembre 2025

La porta delle stelle

Ogni anno cerco di dedicarmi a qualche lettura natalizia nel periodo di dicembre, e sono quasi sempre storie che scaldano il cuore e trasmettono positività e buoni sentimenti (come è successo con i racconti di Louisa May Alcott pochi giorni fa). Non mi aspetto di trovarvi però romanzi particolarmente memorabili o degni di nota, ed invece "La porta delle stelle" di Ingvild Rishoi, pubblicato da Iperborea, mi ha proprio stupita.

Ambientato ad Oslo, questo libro breve richiama direttamente le opere di Astrid Lindgren già a partire dal nome della bambina protagonista, Ronja. Lei e la sorella Melissa sono orfane di madre e vivono con il padre, un uomo pieno di buone intenzioni ma dipendente dall'alcol, che per questo perde un lavoro dopo l'altro e trascorre il proprio tempo a "La porta delle stelle", che non è un luogo fiabesco come mi aspettavo bensì l'osteria locale, a scolarsi una birra dopo l'altra.

Ronja sogna un grande albero di Natale per la loro casa, e una baita nel bosco in mezzo alla neve dove vivere in modo più lieto e sereno, lontano dalla povertà e dai servizi sociali. Per guadagnare qualcosa allora, e per sostituire il padre licenziato per l'ennesima volta, Melissa trova un impiego in una vendita di alberi e decorazioni natalizie.

Il supporto alle due sorelle viene sempre dall'esterno, e mai dalla casa dove dovrebbero sentirsi sicure: il custode della scuola che viene dai Balcani e regala a Ronja il suo pranzo, che lei divide con uno scoiattolo; Tommy, il collega di Melissa, che le aiuta a ottenere maggiori introiti; Aronsen, l'anziano vicino che si presenta alla recita di Santa Lucia. 

È un universo di piccoli gesti che mi hanno più volte commossa, ma che non diradano del tutto la malinconia che pervade questa lettura, fino alla tempesta di neve delle ultime pagine che in qualche modo ci aspettiamo sin dall'inizio, in bilico tra il sogno e la realtà, tra le eroine della Lindgren e la tristezza della Piccola fiammiferaia. 

Tutt'altro che un confortevole e prevedibile racconto di Natale, "La porta delle stelle" sarà probabilmente la mia preferita tra le letture a tema di quest'anno!

Avete già letto qualche storia natalizia?

martedì 25 novembre 2025

Racconti di Natale

Tutte le lettrici che da bambine sono cresciute amando i libri anche grazie a "Piccole donne" di Luisa May Alcott si troveranno immediatamente a proprio agio e trasportate alla tenerezza dell’infanzia dedicandosi ai "Racconti di Natale" raccolti in questo piccolo ed economico volume Garzanti.

Si apre proprio con un capitolo delle P3iccole donne: il racconto della Vigilia di Natale, in cui le sorelle scartano i doni e mettono in scena una commedia -un brano che non rileggevo da tantissimi anni, ma che immediatamente è stato familiare e ha riportato a galla dei ricordi di tanto tempo fa.

Le stesse emozioni e gli stessi insegnamenti sul fare del bene al prossimo e sull’accontentarsi di ciò che si ha le ritroviamo in tutti i racconti seguenti. 

Nella scelta di Kate una giovane orfana che si trova a scegliere tra i tanti zii e cugini con cui potrebbe andare a vivere, preferisce un’anziana nonna e riporta a attorno alla vecchia signora l’amore della famiglia che tanto lei è mancato.

In una ragazza tranquilla, la anche qui orfana Patti che vive però in un istituto viene accolta come lavoratrice all’interno di una ricca famiglia, che dapprima non è in grado di farla sentire benvoluta e di mitigare la sua solitudine ma grazie all’intervento di una zia cambia il proprio atteggiamento proprio in occasione del Natale.

Il mio preferito fino a quel punto "Il Natale di Tilly": una ragazzina molto povera che non riceverà alcun regalo di Natale, salva lungo la strada un pettirosso intirizzito nella neve e si convince che quel piccolo animaletto da tutti considerato insignificante sia invece un angelo, perché la mattina di Natale, i suoi desideri vengono esauditi -in verità da un ricco vicino che l’ha sentita confidarsi con le amiche la sera precedente.

Il meglio dei racconti arriva alla fine del volume, per i miei gusti: con Il racconto di Rosa che cambia la prospettiva per attribuire il punto di vista ad una cavalla e La teiera di Mrs Podger che oltre all’atmosfera del Natale, all’accoglienza di bambini orfani e poveri e alla generosità lascia spazio anche all’amore tra due persone già adulte, quando la protagonista vedova scopre la verità su suo marito, ringraziato per donazioni che non erano state merito suo.

Nei racconti di Alcott troviamo elementi ricorrenti: orfani e classi sociali più modeste in pura atmosfera dickensiana, doni ridotti dal grande significato, il sogno dell’albero di Natale allestito a partire da piccoli rametti d’abete, case che si riempiono di calore mentre vi si raccolgono le persone. Vi è anche una grande attenzione verso gli animali, che siano gatti (i più rappresentati), volatili o cavalli vengono sempre raccontati con tenerezza e con rispetto.

Consiglio la lettura di questo piccolo volume un po’ alla volta, per evitare che le storie contenute possano sovrapporsi nella vostra memoria: è un titolo ideale per accompagnare i lettori nel mese di dicembre, e si è rivelato per me un regalo davvero gradito!

Avete già fatto letture a tema con questo periodo?

venerdì 6 dicembre 2024

Il libro di Natale

"Il libro di Natale" di Selma Lagerlof, pubblicato da Iperborea, è una raccolta di otto racconti dell'autrice vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1909, pubblicati per la prima volta tra il 1901 e il 1933.

Si tratta di testi molto brevi ma variegati, che mescolano paganesimo e cristianesimo, tradizioni e credenze popolari che affondano le radici nel medioevo norreno e pratiche religiose concrete e quotidiane, dove oggetti simbolici come le trappole per topi rappresentano l'esistenza umana e il rapporto tra Dio e le persone.

Il luogo a cui tutti questi racconti ruotano attorno è la regione svedese del Varmland, dove l'autrice è nata e cresciuta; nel primo racconto, "Il libro di Natale", si rievoca la sua casa dell'infanzia, che la famiglia fu costretta a vendere dopo la morte del padre nel 1885, ma che Selma poté riacquistare con il denaro della vittoria del Premio Nobel. È uno tra i racconti che ho preferito, che conquista il lettore con il pensiero della Vigilia di Natale trascorsa in compagnia di un nuovo libro, appena ricevuto in dono.

Tra i personaggi ci sono gli animali, come nella tradizione delle fiabe dotati di pensieri e sentimenti vicini a quelli umani: i pettirossi che si guadagnano il colore delle piume avvicinandosi al Cristo in croce, il cavallo che cerca la protezione del proprio umano il giorno di Capodanno, quando si designeranno le vittime degli animali feroci dell'anno che viene.

Vi è anche la presenza dell'infanzia, con la sua innocenza ma anche la sua prepotenza: c'è il Giuda bambino di "A Nazareth" in bilico tra l'affetto e la gelosia per Gesù, c'è la piccola viziata che arriva a credersi "La principessa di Babilonia", e anche l'autrice stessa nei suoi ricordi della Vigilia.

Selma Lagerlof ci regala una raccolta adatta a una vasta quantità di lettori, che troveranno tra i racconti i loro preferiti, a seconda della propria fede religiosa o di un'inclinazione più laica. Io ho apprezzato in particolare, oltre al già citato brano dedicato alla Vigilia di lettura, "La trappola per topi": metafora della società umana in cui un vagabondo indotto in tentazione al furto si riscatta quando viene accolto e rispettato per Natale.

Quali racconti di Natale avete letto quest'anno?

mercoledì 27 novembre 2024

L'ospite della Vigilia

Prima delle letture a tema natalizio che ho intrapreso quest'anno, "L'ospite della Vigilia" di Erri De Luca, pubblicato da Terre di Mezzo editore, è stato proprio la coccola che cercavo.

Si tratta testo brevissimo, che non raggiunge le cinquanta pagine e contiene pochissime frasi accompagnate dalle magnifiche illustrazioni ad acquerello di Alessandro Sanna. Racconta una storia semplice e genuina, l'incontro di due solitudini causato dalla nebbia che impedisce ad un uomo di guidare oltre, e gli fa incontrare un fattore a salario che in casa tiene un solo bicchiere, ma ha apparecchiato il tavolo con due piatti. 

È una storia di castagne arrostite sul fuoco, della ricerca della fede in un potere superiore o negli uomini, della vicinanza alla natura e alla semplicità, ma anche degli strascichi del conflitto in Jugoslavia sullo sfondo: perché "Natale è una notte di pace in mezzo alla guerra". 

I protagonisti non hanno nomi, ma sembra di vederli; l'odore della loro cena l'ho avvertito nel naso, così il calore della brace, la nebbia attorno a loro ha avvolto anche me. Non avrei potuto immergermi meglio in questo periodo dell'anno, e questa breve storia piena di umanità e di poesia la consiglio anche a voi!

Avete già letto una storia di Natale quest'anno?

giovedì 30 novembre 2023

Il tram di Natale

In questa settimana in cui ci prepariamo alle Feste ho scelto di dedicare i consigli di lettura ad alcuni libri legati al periodo dell'anno in cui ci troviamo, ed il terzo è proprio il brevissimo "Il tram di Natale" di Giosué Calaciura, pubblicato da Sellerio.

Il tram, il mezzo pubblico, che attraversa la periferia della città e mette in involontaria comunicazione tra loro membri delle più disparate umanità, diventa nel racconto dell'autore una sorta di presepe contemporaneo, un presepe dei margini, un presepe degli ultimi.

Vi salgono una prostituta affamata, un misero cliente, un venditore ambulante dalle scarpe troppo strette, un mago calvo con i primi sintomi dell'Alzheimer, un giovane migrante senzatetto, un'infermiera che ha da poco perso una cara amica, due militanti dell'estrema destra che si rivelano per i codardi che sono, un padre di famiglia che ha solo cinque euro per fare la spesa, e poi un neonato: il Gesù bambino della nostra storia, il beato che sarà il primo perché ora è l'ultimo, figlio di chissà quale povertà.

Quello di Calaciura è un racconto amaro, che mette il lettore davanti allo specchio della propria indifferenza, mentre riempiamo sporte di costosi regali e ignoriamo consapevolmente chi non condivide le nostre possibilità, quelle di chi non conosce la fame, di chi ha un tetto sopra la testa e qualcuno su cui contare. È un libro che si legge in un'ora, che inserisce nella sua stringente realtà un tocco di magia, un richiamo al Canto di Natale di Dickens, e ci lascia più consapevoli di quanto dovremmo essere grati per le nostre Vigilie che non siamo costretti a trascorrere su un tram che si inoltra alla fine della città.

Se avete voglia di un racconto natalizio che si tenga alla larga dai cliché e dalle favole dal prevedibile finale, questo potrebbe fare al caso vostro: io l'ho trovato davvero sorprendente!

Avete letto qualche titolo a tema natalizio questo dicembre?

domenica 26 novembre 2023

Piccole cose da nulla

"Piccole cose da nulla" di Claire Keegan, pubblicato da Einaudi, è la dimostrazione di come una storia ambientata nel periodo di Natale possa affrontare ben più di buoni sentimenti e regali sotto l'albero.

Bill Furlong è un uomo quasi quarantenne nell'Irlanda degli anni '80; commercia combustibile e rifornisce gli abitanti della cittadina dove abita con la moglie e le sue cinque figlie. Della sua infanzia conserva anche ricordi amari, per lui Babbo Natale non è mai arrivato con il puzzle che desiderava, perché è cresciuto da figlio di madre nubile, di padre ignoto, accolto nella dimora di una donna nubile e benestante.

A Bill non è mancato nulla, e ci tiene a mandare avanti così anche la vita della propria famiglia, impegnandosi duramente. Non spreca tempo né denaro nel bere e non contrae debiti con nessuno; nel periodo di Natale, mentre pianifica l'acquisto dei doni per le sue bambine, consegna del carbone al convento vicino: e qui entra a contatto con l'orrore delle Magdalene Laundries, dove la chiesa cattolica d'Irlanda tratteneva contro la loro volontà ragazze dal comportamento ritenuto immorale sottraendo anche i loro neonati.

Bill è un uomo integro, una brava persona: e il suo desiderio di tranquillità si scontra con i suoi valori. In meno di cento pagine lo seguiamo arrovellarsi sulle scelte giuste e sulle loro possibili conseguenze, sul suo passato e sul significato che esso comporta nel presente, sul senso del definirsi credenti e cristiani. 

Quella di Claire Keegan è una storia d'inverno, che profuma di zucchero, dolci da forno e di frutta candita, che fa pensare alla carta da regalo stretta attorno ai pacchi ma anche alla gratitudine, al senso più profondo di ciò che abbiamo e che siamo. 

È un piccolo concentrato di poesia, che in così poco riesce anche a mettere il lettore in contatto con una triste pagina di storia di cui si parla ben poco; avrei letto volentieri molto di più dalla penna dell'autrice, ma è stata senz'altro una lettura perfetta per quest'avvento, dalle atmosfere suggestive ma affatto superficiale.

Qual è l'ultima storia di Natale che avete letto?

mercoledì 2 novembre 2022

Il maialino di Natale

Credo che nessuno di quelli che come me sono cresciuti con la saga di Harry Potter sarà sorpreso di riscontrare le straordinarie capacità di J.K. Rowling nella creazione di una storia di fantasia ne "Il maialino di Natale", pubblicato da Salani.


Titolo: Il maialino di Natale
Autrice: J.K. Rowling
Anno della prima edizione: 2021
Titolo originale: The Christmas Pig
Casa editrice: Salani
Traduttrice: Valentina Daniele
Pagine: 320


Non mi aspettavo nulla di meno da una scrittrice che ha prodotto l’unica saga fantasy che io abbia davvero amato. e che ha saputo mescolare la magia e gli elementi fantastici alle emozioni e agli avvenimenti più reali delle nostre esistenze. 

"Il maialino di Natale" è senza dubbio pensato per un pubblico di lettori a partire dalla prima infanzia: la sua struttura a capitoli molto brevi si presta alla lettura, sera dopo sera, prima di dormire, magari in compagnia e ad alta voce, per rendere l’esperienza ancora più magica. 

Il protagonista è Jack, un bambino di sette anni che sin da quando era piccolissimo ha condiviso tutte le sue esperienze con il suo maialino di peluche, Lino. Lino è la costante che lo ha accompagnato in tutti i cambiamenti della sua vita, anche i più traumatici come un trasloco e la separazione dei suoi genitori. Per questo quando Lino si perde per Jack è  è una separazione inaccettabile, che lo condurrà la notte della vigilia di Natale (la notte dei miracoli e delle cause perse) in un’avventura nella terra di perduti per riportare a casa il suo piccolo amico.

La costruzione del mondo fantastico è come sempre impeccabile: ci troviamo in un universo dove albergano le cose perdute, o quelle che abbiamo perso di vista e siamo intenzionati a ritrovare divise, in località in base a quanto contino per noi umani. Non soltanto gli oggetti però si perdono, ed infatti nella Terra dei Perduti c’è spazio anche per le emozioni, come le ambizioni, il potere, ma anche la speranza o la felicità -il tutto visto dagli occhi di un bambino che vive un’avventura incredibile insieme ad un altro animaletto di pezza che gli è stato regalato per rimpiazzare il suo insostituibile maialino. 
J.K. Rowling poi, indimenticabile creatrice di Voldemort, ci regala qui un cattivo di tutto rispetto, ben capace di incutere timore.

Si tratta di una storia di quelle che fanno bene al cuore, perfette per il periodo natalizio ma non soltanto; una storia che ci insegna l’importanza del lasciare andare e dell’aprire di nuovo il nostro cuore dopo aver subito una perdita straziante -e ve lo confesso: è stata per me una morale di cui avevo veramente bisogno. 
Non posso fare altro quindi che consigliarvelo indipendentemente dalla vostra età anagrafica, perché davanti ai romanzi di questa autrice ritorniamo tutti bambini in un attimo e ci ricordiamo quanto abbiamo amato il nostro pupazzo del cuore.

Avete fatto qualche lettura a tema natalizio quest'anno?

giovedì 20 ottobre 2022

Lettere da Babbo Natale

 Difficile immaginare una lettura più adatta al periodo natalizio di lettere da Babbo Natale di Tolkien!


Titolo: Lettere da Babbo Natale
Autore: J.R.R. Tolkien
Anno della prima edizione: 1976
Titolo originale: Letters from Father Christmas
Casa editrice: Bompiani
Traduttore: Marco Respinti
Pagine: 191


L’autore è decisamente più famoso per i suoi romanzi fantasy, in particolare per la saga de "Il signore degli anelli", ma per me è stato il primo incontro con uno dei suoi titoli! Questo volumetto non nasce in verità come un’opera di narrativa, bensì si tratta della raccolta delle lettere che Tolkien spedì ai suoi figli dal 1920 al 1943, fingendo di essere proprio Babbo Natale, dalla scrittura tremolante e dai molti aiutanti, in particolare orso polare goffo e pasticcione i suoi nipotini e poi gli elfi.


L’autore accompagnò quindi l’infanzia dei suoi bambini con questa corrispondenza illustrata e che immagino ne abbia stimolato la fantasia e arricchito enormemente il periodo festivo. Mentre la prima lettera è destinata al primogenito, via via la famiglia si allarga e le ultime saranno rivolte soltanto alla piccola di casa, avvolte da un velo  di oscurità dovuto alla seconda guerra mondiale in corso.

Per chi legge oggi queste letterine si tratta di\ un concentrato di dolcezza e di creatività. Impossibile non sorridere per le avventure di Babbo Natale e del suo amico Orso sempre intento a combinare un guaio, tifare per loro nel corso delle guerre contro i goblin e ammirare le illustrazioni del Polo Nord disegnate con tanta accuratezza. Insomma questo piccolo libro, che ho ricevuto in regalo proprio lo scorso Natale, si è rivelato una lettura perfetta per il periodo. 


Grazie alla sua veste grafica poi, che affianca la traduzione dei testi alle immagini a colori delle letterine originali su pagine di carta lucida e spessa, può anche essere una bellissima idea regalo per gli amanti di Tolkien o per chi dentro di sé vuole credere ancora per un po’ a Babbo Natale!

giovedì 2 dicembre 2021

Il viaggio di Elisabet

Alla ricerca di una lettura adatta al periodo natalizio ho rispolverato dalla mia libreria "Il viaggio di Elizabet" dell’autore norvegese Jostein Gaarder, pubblicato da Tea. Quella che si celebra in questo libro è la festività del Natale nel senso più religioso: non aspettatevi quindi racconti su Babbo Natale, le renne, i folletti e slitte colme di regali!



Titolo: Il viaggio di Elisabet
Autore: Jostein Gaarder
Anno della prima edizione: 1992
Titolo originale: Julemysteriet
Casa editrice: TEA
Traduttrice: Pierina Maria Marocco
Pagine: 228


Il protagonista di questa storia è un calendario dell’avvento molto speciale: dietro le sue caselline si nascondono infatti non soltanto delle illustrazioni, ma anche dei foglietti che raccontano la storia di Elisabet, una bambina che viaggia nel tempo e nello spazio insieme ad angeli, re Magi, pecore e pellegrini fino alla nascita di Gesù a Betlemme. Ad aprire il calendario dell’avvento è Joakim, un bambino norvegese appassionato dal mistero del calendario, del suo creatore (il siriano venditore di fiori Johannes) e da quello della vera Elizabet, scomparsa dalla Norvegia nel 1948.

Questo libro è perfetto per una lettura da affrontare con i bambini giorno per giorno: i capitoli sono dedicati ad ogni giorno di dicembre dall’1 al 24 e ogni racconto contiene un breve riassunto del precedente. Lo stesso libro è costruito come un vero e proprio calendario dell’avvento: a sua volta contiene le illustrazioni del calendario di cui racconta ed perfetto per trasmettere il senso cristiano del Natale ai più giovani. Contiene infatti citazioni, soprattutto dai Vangeli, e storie bibliche raccontate in modo semplice e divertente.

Nonostante sia chiaramente un romanzo pensato per ragazzi l’ho trovato comunque molto carino e anche ben costruito, dal momento che la ricerca di Joakim e i tanti misteri che ruotano attorno al calendario dell’avvento trovano alla fine delle risposte convincenti e rasserenanti. Ho trovato anche interessante come per lettori più adulti si possa cogliere un riferimento alle sofferenze del popolo palestinese, che rende il romanzo più contestualizzato nel presente.
Nel complesso lo ritengo un’ottima lettura per questo periodo dell’anno, che trasmette un importante messaggio di pace, solidarietà e senso della famiglia, da riscoprire non soltanto a Natale!

State facendo qualche lettura a tema natalizio? Qual è stata la più bella finora?

lunedì 16 dicembre 2019

Tre storie di neve

Ci sono molti modi per scoprire una nuova lettura: le recensioni sulle riviste o online, le opinioni degli amici e dei conoscenti, gli scaffali della biblioteca o delle librerie. Questa volta l'ispirazione è stata un programma radiofonico, "La caccia al libro" all'interno di "Fahrenheit" su Radio 3. Trovare questo albo illustrato in effetti non è stato semplice, ma per fortuna le biblioteche nella mia città sono davvero fornite!




Titolo: Tre storie di neve
Autrici: Viviane Lamarque, Maria Battaglia (illustratrice)
Anno della prima edizione: 2006
Casa editrice: Fabbri
Pagine: 28




Come già preannuncia il titolo, le storie contenute in questo albo sono tre. Non aspettatevi però tre brevi narrazioni autoconclusive, perché un vero e proprio filo rosso -il filo della speranza- lega i personaggi che compaiono pagina dopo pagina: ci sono due bambine, Blanca ed Estella, ed un anziano cane diventato ormai inutile per il cacciatore che non ha mai saputo dargli affetto.
Blanca vive in una casetta sull'albero, in mezzo ad un bosco; Estella vive in un grattacielo di città; il cane invece, che non ha un nome, non ha più alcuna casa a cui fare ritorno.


"Tre storie di neve" è un libro tenero, ricco di buoni sentimenti, che però non diventa mai stucchevole. È un inno all'amore per gli animali, che insegna ai più piccoli l'orrore della caccia e le ingiustizie che troppe volte gli umani commettono nei confronti delle altre forme di vita.
Le illustrazioni di Maria Battaglia sono perfette per rappresentare le parole di Viviane Lamarque: trasportano i lettori di ogni età in una dimensione fatata, avvolta dalla neve che ricopre ogni cosa con il suo silenzio e il suo candore, e danno un volto ai piccoli protagonisti -specialmente al vecchio cagnolino- rendendo impossibile non affezionarsi a loro.


Nonostante nasca come un albo illustrato per bambini di circa cinque anni, "Tre storie di neve" per me è stata una scoperta assolutamente positiva, che trovo in grado di emozionare lettori di ogni età.

lunedì 24 dicembre 2018

Lo schiaccianoci

E.T.A. Hoffman è un autore che ricordo di aver incontrato ai tempi della scuola, quando studiavo in letteratura il Romanticismo tedesco. Non l'ho poi mai approfondito finché una nuova edizione illustrata de "lo Schiaccianoci" mi ha conquistata dallo scaffale della biblioteca, e me l'ha fatto riscoprire in una veste del tutto nuova.
 
 
 
Titolo: Lo Schiaccianoci
Autore: E.T.A. Hoffman
Anno della prima edizione: 1816
Titolo originale: Nussknacker und Mausekönig
Casa editrice: Rizzoli
Traduttrice: Alessandra Valtieri
Pagine: 123
 
 
 
LA STORIA

In una lussuosa residenza di Norimberga, i piccoli Franz e Marie ricevono ogni Natale meravigliosi regali intagliati realizzati dal loro padrino Drosselmeier. Il giorno di Natale in cui questa storia ha inizio, tra i doni spunta una statuetta sproporzionata dall'aspetto non troppo gradevole: quella dello Schiaccianoci. Le origini di questa storia risalgono ad un regno di tanti secoli prima, dove uno scontro tra i topi e gli umani aveva dato origine ad una maledizione su una principessa e il ragazzo incaricato di salvarla, che era stato trasfigurato proprio nello Schiaccianoci, dalla testa gigante e i minuscoli arti. Sarà davvero soltanto una favola, o in essa sarà contenuta della verità? I topi che invadono la camera di Marie intenzionati a sgranocchiare lo Schiaccianoci di legno sono tutt'altro che frutto dell'immaginazione…
 
 
COSA NE PENSO
 
Non ho mai visto un balletto a teatro, né una trasposizione di questa opera che è arcinota nella cultura popolare. Solo visivamente associavo la figura dello Schiaccianoci all'atmosfera natalizia, senza essermi mai davvero chiesta perché.
Questa lettura è stata perfetta per il periodo dell'anno, grazie alla sua atmosfera fiabesca. La piccola Marie, la cui famiglia prussiana educa i figli all'ordine e al rigore, non è presa sul serio quando racconta le avventure che di notte hanno luogo nella sua stanza; nemmeno il fratellino Franz, già cresciuto con gli ideali militareschi del padre, sempre intento ad inscenare battaglie con i suoi ussari, pare darle ascolto. Eppure Schiaccianoci come in ogni fiaba che si rispetti prende davvero vita in presenza di Marie, i topi sono tutt'altro che animaletti che si aggirano per le case in cerca di qualcosa da rosicchiare e Norimberga è solo una delle ambientazioni della storia, l'unica a far parte del mondo reale.
Adatta ai lettori più giovani ma anche ai più adulti che vogliano un racconto ricco di magia, di mondi fantastici, avventure e sorprese, questa edizione impreziosita dalle splendide illustrazioni di Sanna Annukka è un gioiellino da non perdere. Ha colorato il mio Natale di una sfumatura dolce e preziosa, avvolgendomi in un mondo fatato che sembrava uscire dalle pagine come un incantesimo: il mio augurio è che possa fare lo stesso con voi!
 
 

lunedì 17 dicembre 2018

L'incredibile storia di Lavinia

Bianca Pitzorno è una delle autrici che mi hanno fatta innamorare della lettura, anzi direi l'autrice per eccellenza. Il primo libro che ricordo di aver amato al punto da volerlo copiare su fogli a righe, forse per riprodurlo e averne di più, chissà, era "La bambola viva": inutile dire che non ho mai smesso di volergli bene. Questa scrittrice è anche una delle autrici che continuo a scoprire a poco a poco mentre gli anni passano, ed ogni volta mi meraviglio di quanto sappia parlare al mio cuore ad ogni età della vita.
Non potevo quindi esimermi dal consigliarvi in questo mese una sua favola ambientata nel periodo natalizio!
 



Titolo: L'incredibile storia di Lavinia
Autrice: Bianca Pitzorno
Anno della prima edizione: 1985
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 118
 
 
 
 
LA STORIA
 
Lavinia è una piccola fiammiferaia scalza e vestita di stracci che la sera della Vigilia di Natale chiede l'elemosina nel centro di Milano, ricevendo solo rifiuti finché una misteriosa fata vestita d'azzurro fa la sua comparsa, scende da un taxi e le regala un anello dal potere straordinario: trasformare qualunque cosa in cacca! Inutile dire che questo cambierà per sempre la vita di Lavinia… ma come si può intuire, non saranno tutte rose e fiori, anche se dal letame, si sa…
Il regalo che la fata le aveva dato in quella gelida notte di Natale le permetteva finalmente di soddisfare i suoi bisogni più urgenti, come vestirsi, mangiare e dormire al caldo. Però poteva anche accontentare capricci irragionevoli, e questa possibilità ha sempre avuto conseguenze movimentate, almeno nelle storie dei libri.
 
 
 
COSA NE PENSO
 
L'arguta ironia di Bianca Pitzorno è evidente anche in un raccontino di poche pagine, che nonostante la sua brevità sa costruire un'eroina credibile (Lavinia infatti non è una stereotipata protagonista dall'animo candido, ma sa essere dispettosa e anche avida) e far sorridere di cuore i suoi lettori.
Numerosi sono i riferimenti che hanno ispirato l'autrice, come lei stessa dichiara nell'introduzione; "L'incredibile storia di Lavinia" nasce infatti come un racconto orale che è stato successivamente trascritto, e per fortuna, aggiungerei!
Ringrazio per l'ispirazione: Andersen per la fiammiferaia, Tolkien per l'anello, King per lo sguardo, Voltaire perché sì e Madre Natura per la cacca.
Consiglio questa storia a tutti coloro che siano alla ricerca di una storia natalizia lontana dai buoni sentimenti a tutti i costi e non legata all'immagine di Babbo Natale, che sappia divertire e abbia un tocco magico che in questa stagione cade proprio a pennello!

lunedì 10 dicembre 2018

Miracolo in una notte d'inverno

Nonostante quest'anno la programmazione del blog non sia stata influenzata dall'atmosfera natalizia sin dall'inizio di dicembre, penso sia giunto il momento di portare un po' di festoni, fiocchi di neve e carole anche su queste pagine virtuali attraverso qualche lettura adatta!
 
 
 
Titolo: Miracolo in una notte d'inverno
Autore: Marko Leino
Anno della prima edizione: 2012
Titolo originale: Christmas Story
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttore: Rosario Fina
Pagine: 268

 
 
LA STORIA

Tommi e Ossi sono due fratellini finlandesi che trovano sul fondale marino uno scrigno contenente un orologio da taschino con una dedica ad una misteriosa sorellina Ada. Mostrandola al nonno, a quest'ultimo torna in mente una storia che gli veniva raccontata quando era bambino, e che aveva sempre creduto di fantasia mentre l'orologio costituirebbe la prova della sua veridicità; è proprio questa storia che racconta a Tommi e Ossi.
Nikolas aveva soltanto cinque anni quando la sua famiglia (mamma, papà e la sorellina che tanto amava) rimase vittima di un naufragio proprio il giorno di Natale. Da allora, cresciuto passando da una famiglia all'altra del villaggio di Korvajoki e dopo aver appreso il mestiere di falegname, Nikolas ogni 25 dicembre consegna regali intagliati nel legno ai bambini del villaggio… rendendo sempre più segreta e misteriosa la propria identità.
 
Un'immagine dal film "Miracolo in una notte d'inverno"
di Juha Wuolijoki (2007)
 
COSA NE PENSO

La struttura di questo romanzo è quella di un calendario dell'avvento: i capitoli infatti sono definiti "finestre", e sono ventiquattro come le giornate di dicembre che precedono il Natale. Idealmente se ne potrebbe leggere una al giorno, ma si tratta di capitoli molto brevi e Leino ha costruito la storia in modo appassionante, così che la curiosità ha la meglio e si procede piuttosto spediti per scoprire come andrà a finire. Anche l'idea della cornice, costituita dal nonno che racconta la storia di Nikolas ai nipotini, è ben riuscita: arricchisce la narrazione di credibilità e la introduce in modo accattivante.
"Miracolo in una notte d'inverno" è un romanzo semplice, adatto a lettori giovani e al periodo natalizio, non si tratta certo di un'opera ricercata e articolata. Per quanto i temi siano numerosi e gli episodi anche drammatici non manchino, regnano sovrani i buoni sentimenti. Il difetto principale sono i salti temporali: i personaggi si rendono conto del trascorrere del tempo all'improvviso, si passa dalla loro giovinezza alla vecchiaia nel giro di poche frasi; questo aspetto potrebbe essere stato sviluppato meglio.
Nel complesso però per chi è alla ricerca di un romanzo da poter leggere con i più piccoli, magari dedicando ogni serata a qualche capitolo, il romanzo di Leino può essere un'ottima scelta. Per di più, Leino è principalmente uno scenografo, e la versione cinematografica di quest'opera pare essere molto apprezzata -io non l'ho ancora mai vista, fatemi sapere se vale la pena recuperarla!

domenica 24 dicembre 2017

Rumori di galoppo lontano

Uno dei libri preferiti della mia infanzia è sottile, illustrato in bianco e nero, sul retro della copertina il prezzo è stampato in lire. Non ricordo le circostanze in cui l'ho ricevuto, né cosa ho provato la prima volta che l'ho letto; so che da allora lo rileggo quasi ogni anno, che ogni volta è capace di commuovermi ed emozionarmi, e che è senza dubbio uno dei titoli a cui tengo di più sugli scaffali della mia libreria.
 


Titolo: Rumori di galoppo lontano
Autrice: Magdalen Nabb
Anno della prima edizione: 1992
Titolo originale: The Enchanted Horse
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 101



 
Il pomeriggio della Vigilia di Natale, Irina ed i suoi genitori si recano in città dalla fattoria dove abitano per svolgere alcune commissioni. Alla bambina è stato promesso un regalo; mentre si avvia verso il negozio di giocattoli si imbatte però nella vetrina di un rigattiere e lì scorge quello che scambia per un cavallo a dondolo e non può trattenersi. L'animale è in trappola sotto una catasta di mobili, le sembra triste e solo come si sente lei stessa; così si precipita nel negozio e qui il rigattiere, un anziano non vedente, vede nell'anima pura e malinconica di Irina la persona perfetta a cui affidare Bella.
Bella però non è affatto un cavallo a dondolo; una volta messa al riparo nel granaio, Irina si dedica a lei con amore e dedizione, scoprendone il pelo vero sotto la sporcizia, la sua criniera dorata come la sabbia. Le procura acqua fresca, fieno profumato, cura i segni di frustate che le scopre sul dorso, la ripara dal freddo con una coperta; finché una notte, affacciandosi alla finestra, Irina vede un magnifico cavallo che trotta nella neve e sembra aspettare soltanto lei.
Da allora, durante la notte Bella non è più il cavallo giocattolo che giaceva dimenticato nel negozio del rigattiere: è uno splendido cavallo vero, che si lascia cavalcare da Bella nei campi innevati. Le loro avventure regalano ad Irina una gioia che non aveva mai provato, interrotta però dal momento in cui si accorge di quanto il richiamo degli zoccoli dei cavalli selvaggi sia potente per Bella, che desidera la libertà: finché in una notte drammatica per Irina, Bella rincorre quel rumore, e la abbandona. Ma non tutto è perduto, e trascorsi molti mesi di solitudine, sarà Bella a sorprendere Irina con un "regalo" davvero inaspettato...

Illustrazione di Julek Heller
Questo libro, purtroppo, è fuori catalogo ed anche online sembra davvero difficile da reperire in lingua italiana: è un vero peccato, perché è una storia adatta a lettori di tutte le età. Si tratta di una storia che ci racconta l'amore per un essere vivente, ma anche quanto l'amore ed il possesso siano due elementi lontani e distinti; una storia che ci parla di fiducia, quella di Bella nei confronti di Irina, e del destino che ci fa incontrare nei posti più impensati, anche sotto a mucchi di cianfrusaglie nella vetrina di un rigattiere.
Ho riletto moltissime volte questo libro, da bambina e da adulta, ed ogni volta mi commuove e ha qualcosa da dirmi: il nostro modo di amare cambia nel tempo, ma non dobbiamo mai dimenticarci del potere che ha nel salvare noi e qualcun altro, delle magie che sa fare quando è puro e sincero come quello di Irina. Irina cresce, in questo libro, come sono cresciuta io dalla prima volta che l'ho incontrata; eppure dentro di me c'è ancora la bambina che sognava il rumore di zoccoli e temeva che quella piccola Bella avrebbe seguito il branco dei cavalli selvaggi, e il cui cuore si scaldava capendo che sarebbe invece ritornata a casa.

Si tratta di un libro magnifico, ed è il mio regalo di Natale per voi. Leggetelo, ovunque lo troviate, che siano biblioteche o mercatini dell'usato: non fatevelo sfuggire!

 

sabato 2 dicembre 2017

Il pastore d'Islanda

L’Islanda è una terra lontana, fredda, dove buio e luce si alternano in cicli molto diversi da quelli ai quali siamo abituati. È una terra sconosciuta per me, e magica nelle pagine di Gunnarsson, che mi ha trasportato in un’atmosfera innevata e fatata e ha dato probabilmente inizio ad una nuova tradizione del periodo natalizio.
 
 
 
 
Titolo: Il pastore d'Islanda
Autore: Gunnar Gunnarsson
Anno della prima edizione: 1937
Titolo originale: Advent
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 160
 
 
 
 
La prima domenica d’avvento, da quando aveva ventisette anni, l’islandese Benedikt si mette in cammino nelle terre coperte di neve e va alla ricerca delle pecore che hanno smarrito il proprio gregge per riportarle a casa. Il viaggio che ci viene raccontato in questo piccolo capolavoro è il ventisettesimo, e non è di certo il più fortunato della vita di Benedikt.
I suoi fidi compagni sono un montone ed un cane, Roccia e Leo; il primo è serio ed affidabile quanto il secondo allegro ed entusiasta. Per Benedikt sono molto più di due animali: sono i suoi amici, i suoi compari d’avventura, per i quali si preoccupa e dei quali si fida ciecamente, dei quali ha bisogno per compiere la propria impresa.
Potremmo dire che Roccia e Leo aiutino Benedikt molto più di quanto non facciano gli uomini: non appena intrapreso il suo viaggio infatti Benedikt viene affiancato da uomini intenzionati a sfruttare la sua abilità per recuperare i propri capi di bestiame smarriti, che si approfittano oltre che di lui anche delle sue scarse provviste. Questo, insieme alle tempeste di neve che lo sorprendono ripetutamente e non accennano a smettere, mette davvero a rischio la missione di Benedikt: se non fosse per un ragazzo, suo omonimo, pronto a dargli una mano e a creare un legame con lui regalando alla nostra storia un lieto fine.



Questo romanzo è pura poesia. In un attimo siamo trasportati in un’altra dimensione, in un vortice di fiocchi di neve, in cui ci si rifugia sotto terra e ci si fa luce con una candela. Con Benedikt sentiamo il vento freddo arrossarci il viso, i piedi affondare nel manto bianco che ricopre il mondo, il silenzio che ci circonda interrotto dal crocchiare degli scarponi e dall’abbaiare di Leo. Proviamo con lui la sensazione di sicurezza data da un riparo scavato nella neve, lo smarrimento nelle tempeste e la solitudine che rasserena e insieme, talvolta, spaventa.
Siamo al cospetto di un vero e proprio classico della letteratura nordica, scritto in origine in lingua danese (Gunnarsson studiò in Danimarca, del cui regno negli anni Trenta l’Islanda faceva parte) e divenuto famoso nella sua edizione in lingua tedesca. Una sorta di “Canto di Natale” ambientato nella neve, in una terra lontana e senza fantasmi: con un protagonista integerrimo, molto diverso da Scrooge.
Personalmente lo ritengo senza ombra di dubbio uno tra i romanzi letti quest’anno che ho preferito, e ve lo consiglio caldamente!