"Max, Micha e l’offensiva del Tet", pubblicato da Sellerio, è stato senza dubbio il libro dell’estate. La mia curiosità a riguardo era molto alta ma dato che per un po’ è stato difficile da reperire ho colto l’occasione per recuperare prima il romanzo d’esordio di Johan Harstad, "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?", pubblicato da Iperborea.
Il primo modo di definirlo che mi viene in mente una volta terminato è: un libro che fa bene. Non perché si trattino temi lievi o superficiali, anzi il nostro protagonista Mattias vive un momento di profonda crisi all’inizio di questa storia: è un giovane giardiniere norvegese che perde il lavoro e la cui relazione sentimentale termina dopo tanti anni, quando lui è ancora convinto che finiranno per sposarsi. Mattias sceglie la strada dell’invisibilità: canta benissimo, ma non vuole farlo davanti agli altri; sfugge qualunque occasione che potrebbe puntare i riflettori su di lui, fino ad un viaggio alle isole Faroe dove accompagna il suo migliore amico e dove finirà per rimanere molto più a lungo di quanto avrebbe mai potuto pensare.
Qui viene accolto in una sorta di struttura psichiatrica senza nemmeno rendersene conto: un luogo dove il tempo si è fermato, dove si realizzano pecore in legno incollandovi sopra della lana. Sono isole dove gli alberi non crescono, ma dove in questa struttura protetta piantano radici le persone. Mattias si ritrova, sognando i Caraibi, prendendo coscienza dei propri punti di rottura, stringendo finalmente dei legami con persone che come lui hanno tanti cocci da rimettere insieme; vuole ancora nascondersi Mattias, essere il secondo, mai il protagonista come il suo eroe Buzz Aldrin (il quale, comunque, non mancò di vedersela brutta dopo le sue missioni nello spazio) ma piano piano in questa terra inospitale e sempre meno abitata Mattias si riscopre, e si accorge di come davvero non ci si possa salvare da soli.
È un libro poetico quello di Harstad, che sa strappare un sorriso anche nei momenti più difficili, che ci avvolge in lunghi elenchi in prima o seconda persona singolare, torrenti di parole e sensazioni che trascinano il lettore in un crescendo di coinvolgimento.
Si vuole bene a Mattias dalla prima all’ultima pagina, si comprendono le sue fragilità e si pensa, anche, alle proprie: e quando questo succede, il libro diventa immediatamente uno dei miei preferiti del momento.
Harstad è stato una gran bella scoperta, e sono proprio felice di essermi già accaparrata il suo tanto chiacchierato mattone!
Avete già letto qualcosa di questo autore così popolare al momento?



