lunedì 26 novembre 2018

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Il Sirente è una casa editrice molto interessante, che nella sua collana "Altriarabi migrante" pubblica le opere di autori europei immigrati di seconda generazione. Avevo già letto ed apprezzato il romanzo grafico di Jerome Ruillier "Se ti chiami Mohamed", un'imperdibile prospettiva sull'immigrazione algerina in Francia, e da allora ho desiderato procurarmi altri titoli della casa editrice -che purtroppo è difficile reperire nel sistema bibliotecario della mia zona. Finalmente sono riuscita a leggerne uno… ma purtroppo non ha soddisfatto le mie (alte) aspettative.
 
 
 
Titolo: Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra
Autrice: Sumia Sukkar
Anno della prima edizione: 2013
Titolo originale: The Boy from Aleppo Who Painted the War
Casa editrice: Il Sirente
Traduttrice: Barbara Benini
Pagine: 274
 
 
 
LA STORIA
 
Adam è un ragazzo di quattordici anni che vive ad Aleppo con suo padre, sua sorella Yasmine e i suoi tre fratelli maggiori, gemelli, Isa, Khaled e Tareq. Adam non è un ragazzo comune: ha infatti la sindrome di Asperger, che gli fa detestare il contatto fisico con le altre persone; ha inoltre un modo tutto suo di percepire le emozioni degli altri, che vede contornati da un'aura di diverso colore in base a ciò che stanno provando in quel momento. Adam è anche un talentuoso pittore, che con i propri colori nell'intimità della sua stanza dipinge ciò che lo circonda; e quando ad Aleppo cominciano a cadere le bombe, i suoi dipinti divengono ritratti della guerra civile siriana che devasta il Paese e, a poco a poco, anche la sua famiglia.
 
Aleppo - Immagine dal web
 
COSA NE PENSO
 
Le premesse di questo romanzo mi parevano molto promettenti. Si tratta infatti dell'esordio di un'autrice siriana e algerina cresciuta in Inghilterra, che ha deciso di raccontare da un punto di vista piuttosto insolito il dramma della guerra in Siria.
È tuttavia difficile non tenere in considerazione i difetti che questo romanzo presenta. Per prima cosa, il linguaggio estremamente semplice e caratterizzato da periodi brevissimi si adatta alla prospettiva del quattordicenne Adam e  (le cui riflessioni ricordano spesso quelle del protagonista de "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon, anch'egli affetto dalla sindrome di Asperger).
Sto guardando i miei familiari che crollano uno per volta. Non avrei mai pensato che questo giorno sarebbe arrivato. Credevo di essere io quello che avrebbe sempre avuto bisogno di aiuto, ma ora che sono al loro posto, non so come gestire queste cose.
Quando però l'autrice decide di cambiare punto di vista, dando voce alla sorella maggiore Yasmine -che si trova a vivere situazioni di enorme difficoltà: la prigionia, le torture, lo stupro, ma descrive il tutto con frequenti omissioni- la differenza tra i due protagonisti è quasi impercettibile, lo stile resta pressoché invariato. Adam e Yasmine però, per maturità ed esperienze, non potrebbero essere più diversi: dalla morte della loro madre infatti è Yasmine ad essersi assunta le responsabilità della gestione familiare, ed uno stile così semplicistico non le si addice affatto.
Anche gli eventi si susseguono in modo piuttosto confuso: innanzitutto Adam dipinge scene di guerra ben prima che la guerra cominci, e questo aspetto non viene mai motivato. In secondo luogo, oltre al rapimento di Yasmine anche ai tre fratelli gemelli è riservato un destino tutt'altro che roseo, ma mentre si segue lo sviluppo della trama fino ad un certo punto, nella concitazione degli ultimi capitoli non è ben chiaro cosa capiti ai superstiti -come se l'autrice avesse avuto fretta di eliminarli dal racconto.
Ad un lettore oggi potrà sembrare strano anche che la meta del difficile viaggio della famiglia di Adam sia Damasco -città che come sappiamo è stata duramente colpita dalla guerra e dai bombardamenti: va tenuto presente però che Aleppo sin dal 2012 è stata il centro dei combattimenti tra le forze governative e l'esercito libero, ed al tempo della scrittura del romanzo è probabile che Damasco sembrasse ancora un luogo sicuro.
 
Nel complesso quindi ho trovato con mio grande dispiacere "Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra" una lettura decisamente evitabile, che non vi consiglio. L'unico pregio che mi trovo a riconoscere è la capacità dell'autrice di descrivere con semplicità, attraverso gli occhi di Adam, le tragedie di un conflitto armato ed al tempo stesso i rari ma significativi momenti di serenità che le persone colpite sanno trovarvi per sopravvivere.
Urlo: "sta piovendo!" Lo faccio una volta e sento che tutti aprono. Non credo stessero dormendo nemmeno loro. Corriamo fuori e raccogliamo l'acqua nei palmi delle mani per bere. […] Lasciamo che i secchi si riempiano e giochiamo sotto la pioggia. Sento che altre persone stanno uscendo dalle loro case e ridono. Questo è il momento più felice della mia vita. Riesco a vedere le farfalle che giocano insieme a noi. Sembra di vivere di nuovo una vita normale.
 

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