lunedì 23 luglio 2018

La bastarda di Istanbul

Ci sono romanzi che mi attendono da anni, pazienti, sugli scaffali. A volte cambio il loro posto, a volte il mio sguardo indugia su di loro e poi si rivolge altrove; nel frattempo nella libreria trovano spazio decine di nuovi volumi, che vengono spesso letti prima di loro, oppure diventano compagni nell'aspettare. Prima o poi però, secondo una logica che è del tutto oscura a me per prima, il loro momento arriva ed il loro richiamo si fa irresistibile: è allora che mi decido a leggerli.




Titolo: La bastarda di Istanbul
Autrice: Elif Shafak
Anno della prima edizione: 2007
Titolo originale: The Bastard of Istanbul
Casa editrice: Rizzoli
Traduttrice: Laura Prandino
Pagine: 385



LA STORIA


"La bastarda di Istanbul" che dà il titolo al romanzo è Asya: ha diciannove anni, la stessa età che aveva sua madre Zeliha (che da lei si è sempre fatta chiamare zia, proprio come tutte le sue sorelle che zie di Asya lo sono davvero) quando finì quasi per abortire in un ambulatorio di Istanbul, cambiando idea all'ultimo momento. Diciannove anni sono anche l'età di Amy, o meglio Armanoush, che cresce negli Stati Uniti con la sua mamma americana ed il suo patrigno turco, mentre trascorre metà del tempo con suo padre e la grande quantità di suoi parenti, emigrati armeni sopravvissuti.
Ciò che lega Amy ed Asya è Moustafa Kazanci, patrigno di Amy e zio di Asya, emigrato giovanissimo dalla Turchia per sottrarsi alla maledizione che sembra colpire gli uomini della famiglia Kazanci condannandoli ad una morte prematura. Amy si sente divisa a metà tra la propria appartenenza armena e quella americana, e così decide (all'insaputa di entrambi i genitori) di chiedere ospitalità alla famiglia di Mustafa e partire per Istanbul alla ricerca della propria identità e delle proprie radici armene. Qui tra Armanoush ed Asya nasce un'amicizia istintiva e profonda che metterà in discussione entrambe, e metterà l'intera famiglia Kazanci davanti al passato del popolo armeno e al genocidio del 1915, oltre alla scoperta di legami imprevisti e segreti mantenuti per decenni.




COSA NE PENSO


Quello di Elif Shafak è un romanzo familiare estremamente riuscito. Sin dalle prime pagine è riuscito a catturarmi con uno stile semplice e coinvolgente, grazie soprattutto ai personaggi femminili che sono caratterizzati alla perfezione: tra tutti vorrei citare zia Banu, la più religiosa della famiglia Kazanci, sulle cui spalle dimorano due jinn (la signora Dolce e il signor Amaro) che, interrogati, le rivelano visioni del passato attraverso cui viene a conoscenza di scomode verità. È grazie ai jinn infatti che zia Banu è venuta a conoscenza (unica oltre a Zeliha) dell'identità del padre di Asya, e sono i jinn a mostrarle lo sterminio degli armeni su cui il popolo turco pare aver posto un velo per non ricordare.
Metà della famiglia era composta da leali kemaliste laiche, l'altra metà da musulmane praticanti. Mentre le due fazioni erano in costante conflitto (ma avevano trovato il modo di coesistere sotto lo stesso tetto), il paranormale, trasversale alle contrapposizioni ideologiche, era considerato normale quanto il consumo quotidiano di pane e acqua. 
Il romanzo di Elif Shafak inoltre mi ha fatto venire un'incredibile voglia di fare le valigie e partire al più presto per Istanbul: descrive infatti la città turca in modo tale da affascinare dal primo momento, e per il lettore è impossibile non immaginarsi gli scenari delle stradine, dei caffè sul Bosforo, delle cupole delle moschee e desiderare di vederli con i propri occhi.
È quasi l'alba, a Istanbul. La città è appena a un passo da quella soglia misteriosa che separa la notte dal giorno. È l'unico momento in cui è ancora possibile trovare conforto nei sogni ma troppo tardi per costruirne di nuovi. […] A Colui che sta nel cielo la città deve apparire come uno schema sfavillante, cosparso di bagliori che luccicano come fuochi d'artificio nel buio fitto. In questo istante lo scheletro urbano risplende dei toni dell'arancio, del rossiccio e dell'ocra. È una costellazione di scintille, e ogni punto luminoso è la luce di qualcuno che ha già lasciato il reame del sonno. 
Nel complesso sono stata completamente conquistata dalla scrittura di Elif Shafak e dalla sua capacità di intrecciare le vicende dei personaggi alla Storia della Turchia, inserendo gli antenati di coloro che popolano Istanbul al tempo del racconto senza mai appesantire la narrazione, anzi rendendola più appassionante e completa. In particolare ho apprezzato la vicenda di Levon …, la cui spilla di rubini a forma di melograno sarà la prova di un legame che non mi sarei mai aspettata all'inizio del libro, che quindi è stato anche in grado di sorprendermi con i suoi sviluppi. In conclusione, che dire… romanzo assolutamente consigliato, e scrittrice da approfondire in futuro!

1 commento:

  1. Ho letto il romanzo, ho trovato interessante non solo il viaggio di amy alla ricerca delle sue radici, ma anche l'amicizia con asya, dimostrando che si può andare al di là del passato e della storia che lega a doppio filo le famiglie delle ragazze.

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