lunedì 9 aprile 2018

Lincoln nel Bardo

In un triste giorno del 1862, nel pieno della guerra di secessione americana, il piccolo Willie Lincoln morì. Com'è facile intuire dal suo cognome, Willie non era un bambino qualunque: era il figlio del Presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, padre che lo aveva amato, viziato e riempito di attenzioni quanto più aveva potuto.




Titolo: Lincoln nel Bardo
Autore: George Saunders
Anno della prima edizione: 2017
Titolo originale: Lincoln in the Bardo
Casa editrice: Feltrinelli
Traduttrice: Cristiana Mennella
Pagine: 347




Da questo tragico episodio prende il via il romanzo di Saunders. Willie infatti muore, ma non se ne rende immediatamente conto, e rimane così nel Bardo, un luogo sospeso oltre la vita ma non ancora completamente slegato da essa, in attesa che l'amatissimo padre torni a prenderlo. Willie non è da solo nel Bardo, che anzi è colmo di anime, ognuna con il proprio passato e la propria personalità, ognuna nella speranzosa attesa che qualcuno dei loro cari ancora in vita possa raggiungerli. Ad eccezione di un reverendo, consapevole della propria condizione e sfuggito al giudizio divino senza nemmeno sapere come vi sia riuscito, tutti gli altri personaggi che popolano il Bardo non sono consapevoli di essere deceduti (parlano infatti, in modo generico, di "malattia"); quando ne prendono coscienza svaniscono, trapassano in una luce abbagliante. Chi resta invece, spesso aggrappandosi al Bardo con tutte le proprie forze, interagisce ed osserva: e l'arrivo di Willie è un evento strabiliante per loro, poiché il padre, distrutto dal senso di colpa, incapace di allontanarsi dalla tomba del piccolo, si spinge fino ad abbracciarne la salma -ed un simile contatto fisico tra il mondo reale ed il Bardo non era mai avvenuto prima di allora.


William Wallace "Willie" Lincoln (1850 - 1862)
immagine dal web
Non siamo davanti ad un romanzo dall'impostazione tradizionale: lo svolgimento è infatti articolato come una sorta di dialogo tra le anime, nel quale ognuno degli interventi è seguito dal nome di chi lo ha pronunciato. Saunders si è ispirato per questa struttura all'impostazione delle vecchie chat di Aol, ed ha mescolato ricordi, pensieri ed osservazioni dei personaggi che popolano il Bardo a numerose fonti storiche sul presidente Lincoln e sulla guerra civile americana, aspetto che gli ha richiesto un immenso lavoro di documentazione protrattosi per diversi anni.
L'aneddoto riguardante la visita del Presidente Lincoln alla cripta dove giaceva il figlioletto ha fornito all'autore l'elemento attorno al quale tutto il romanzo ruota, con la sua struttura corale, dove Willie e suo padre sono in effetti protagonisti ma affiancati da personaggi che prendono la parola più spesso di loro. Il romanzo è infatti un collage di voci e di storie, di personaggi giovani e meno giovani, madri e mariti, vittime di tragici incidenti o suicidi, di ogni ceto sociale, neri e bianchi. Talvolta ironici e divertenti, spesso dissacranti, alcuni di loro anche osceni; i personaggi che popolano il Bardo sono eterogenei e credibili, alcuni più memorabili di altri, e raccontando brevemente le proprie storie ci parlano di svariati temi, dall'omosessualità alla schiavitù (questione cruciale, quest'ultima, per la presidenza Lincoln). 

Si tratta di un romanzo che ha riscosso molto successo, è stato best seller del New York Times ed anche eletto vincitore del Man's Booker Prize per l'anno 2017; questo si deve certamente al suo carattere sperimentale per quanto riguarda la forma data alla storia, ma a mio parere anche alla capacità di Saunders di trattare il tema dell'elaborazione del lutto con grande umanità e senza pietismi di sorta. Lincoln infatti è tormentato dai sensi di colpa per aver lasciato (involontariamente, certo) che Willie corresse il rischio di ammalarsi, è svuotato dalla mancanza che sente già del bambino, perseguitato dai ricordi della felicità passata; eppure prende coscienza, un po' alla volta, della necessità di andare avanti, proseguire nella sua carriera e nella sua vita familiare, senza lasciare che il lutto lo annienti. Allo stesso modo Willie, dapprima ostinato nella sua attesa del ritorno nel padre, aggrappato alla zona grigia del Bardo, si avvede via via della propria reale condizione di defunto e di quanto sia inevitabile per lui passare oltre, lasciarsi alle spalle la vita terrena. I protagonisti insomma, e non solo loro, elaborano il lutto a modo proprio e ci comunicano in questo un senso di serenità che ho trovato uno dei punti forti del romanzo di Saunders.
Nel complesso è stata una lettura che mi ha richiesto tempo e riflessioni, che spesso mi ha disorientata, talvolta mi ha portata a sorridere ed in altri momenti mi ha profondamente commossa; non lo definirei un romanzo immediatamente accessibile, credo richieda al lettore un certo sforzo, ma forse proprio per questo si rivela poi davvero poetico e convincente. 


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