lunedì 14 maggio 2018

Hugo e Rose

Tratta in inganno dalla copertina gradevole e dalla sinossi che mi aveva in qualche modo ricordato l'intenso e commovente "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" di Audrey Niffenegger, mi sono lasciata tentare... E questa volta ho proprio sbagliato!



Titolo: Hugo e Rose
Autrice: Bridget Foley
Anno della prima edizione: 2015
Casa editrice: E/O
Traduttore: Nello Giugliano
Pagine: 335




LA STORIA

Quando aveva sei anni, Rose cadde dalla bicicletta. Rimase incosciente per diversi giorni, e quando si risvegliò non riuscì a smettere di piangere per un giorno intero: ma non era stata la paura la causa di quelle lacrime. Nel suo lungo sonno infatti Rose aveva incontrato Hugo: un bambino dagli occhi color cioccolato, con il quale aveva vissuto un'avventura strepitosa su un'isola dove erano loro gli unici esseri umani, potevano mangiare conchiglie al sapore di caramello, combattere ragni pericolosissimi, sfuggire a branchi di cervi composti soltanto da animali maschi, e tentare di accedere a Città Castello. Il mondo dei sogni era parso a Rose preferibile a quello quotidiano della sua infanzia, ed enorme fu la sua gioia nell'accorgersi che poteva farvi ritorno ogni notte non appena si riaddormentava, e vivere interminabili altre avventure con Hugo. 
Trent'anni dopo, Rose è madre di tre bambini (Isaac, Adam e la piccola Penny), moglie di Josh, chirurgo sempre impegnato, ma è ancora la Rose che ogni notte incontra Hugo nei sogni: Hugo che è cresciuto con lei ed ora è un uomo, e le fa dimenticare ogni notte la monotonia della sua vita di madre casalinga, spesso frustrata dalla propria situazione. Questo apparente equilibrio però si spezza in un giorno come tanti: entrata con i figli in un fast-food, Rose scorge dietro il bancone un uomo incredibilmente simile a Hugo, e ciò che è ancora più incredibile è il fatto che l'uomo la riconosca a sua volta e si riveli essere proprio quel Hugo che popola, da trent'anni, i sogni di Rose, la quale è da trent'anni ogni notte nei sogni di lui.



COSA NE PENSO

Hugo e Rose è un romanzo che definirei sbilanciato. Nella prima metà infatti siamo davanti ad un romanzo rosa dalle tinte fantasiose: una protagonista come tante, una vita familiare che non ha nulla di straordinario, ed un rapporto relegato al mondo dei sogni con un personaggio per lei indispensabile, Hugo. La fantasia è per Rose assai meglio della realtà, e rendiamo merito all'autrice per aver creato un universo onirico che i lettori immaginano con facilità (sabbie rosa, città inespugnabili, creature pericolose e rifugi in legno che si lasciano cullare dalle onde).
Dopo l'incontro con Hugo in carne ed ossa però il tono del romanzo cambia completamente, assumendo tinte cupe proprie di una narrazione tragica: il matrimonio sembra entrare in crisi, i bambini sono sempre più spesso trascurati, Hugo stesso non è limpido ed ideale come Rose lo aveva sognato. Nella conclusione poi la vicenda cambia nuovamente forma, tramutandosi in una sorta di thriller carico di tensione e di imprevedibilità, sia nel mondo onirico sia nel più concreto Colorado.
Anche i punti di vista dei personaggi sono a mio parere non sempre equilibrati: senza dubbio quella che riveste un ruolo di primo piano è Rose, tuttavia ogni tanto compare Adam, il secondo figlio: l'autrice dà a questo bambino un rilievo particolare rispetto agli altri componenti della famiglia e descrive Adam in modo più generoso rispetto alla descrizione di Isaac. Adam infatti non è prepotente come il fratello maggiore, anzi ne è alla costante ricerca di attenzione nonostante questi lo maltratti in presenza degli amici; viene descritto come un bambino dolce e sensibile, ed infatti è lui ad entrare in contatto direttamente con Hugo (elemento a mio parere superfluo all'interno della trama). Il punto di vista di Adam talvolta è quello attorno al quale si sviluppano intere pagine, per poi scomparire rapidamente non appena Rose ritorna al ruolo di protagonista, creando così un'alternanza tra i punti di vista decisamente sbilanciata.
Un'ultima nota negativa sento di doverla dedicare ai termini usati nel romanzo, che renderebbero felici la maestra colpevole dell'aver fatto riconoscere persino all'Accademia della Crusca il termine "petaloso": qui infatti abbondano parole come "biciclettosità" ed altri orrori vari, che per il mio gusto personale sono veramente inaccettabili.
Nel complesso, penso si sia già capito, questo romanzo non mi ha convinta; nonostante si tratti di un romanzo di intrattenimento semplice e scorrevole, il rovesciamento del tono spensierato e romantico che speravo di trovarvi mi ha delusa e lasciata in conclusione piuttosto delusa ed insoddisfatta

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