giovedì 1 gennaio 2026

Ghiacciai

Il mio primo incontro con la casa editrice Accento, Ghiacciai di Alexis Smith è uno di quei libri che in poche pagine ti riempiono il cuore. L’ho acquistato la sera del mio compleanno da Baak, la mia libreria preferita, dopo averne sentito parlare Matteo B Bianchi nella puntata natalizia del suo podcast Copertina.

Ambientato tra l’Alaska, terra dei ricordi d’infanzia della protagonista, e l’Oregon dove vive i suoi quasi trent’anni, ci fa conoscere Isabel: colleziona cartoline spedite da altri e trovate ai mercatini, fotografie d’epoca in una scatola di latta di cui da bambina animava le persone raffigurate per costruire storie loro attorno, e di mestiere ripara i libri danneggiati della biblioteca perché durino più a lungo.

“Ghiacciai” è un libro di piccole cose, un concentrato di poesia di meno di duecento pagine: Isabel passa dalle immagini di quando era piccola, insieme alla sua famiglia, alla sua quotidianità di lavoro, tempo trascorso con la sua gatta e con i suoi amici, e l’infatuazione per Spoke, un giovane soldato in congedo.

Non aspettatevi grandi eventi in questo libro, piuttosto una soffusa tenerezza, una tinta pastello di vestiti vintage acquistati di seconda mano, la nostalgia per il ghiaccio che si scioglie alla deriva e un contorno di fantasie in cui vi sembrerà di sognare Amsterdam e di leggere il retro di cartoline spedite sessanta anni fa.

I capitoli sono brevissimi e alternano passato e presente, in un linguaggio semplice ma mai banale, che ci regala momenti che sentirete l’esigenza di sottolineare per tornare a rileggerli nel tempo.

Isabel mi è sembrata una cara amica, una presenza nelle mie giornate, e ho letto il romanzo con grande calma per farmelo durare di più: insomma non avrei potuto iniziare meglio la scoperta di questa casa editrice, che sono sicura mi potrà riservare presto nuove sorprese!

Qual è il vostro titolo Accento preferito?

La spinta

Per chi è riuscito a leggere “Dobbiamo parlare di Kevin” di Lionel Shriver prima che diventasse introvabile l’argomento di “La spinta” di Ashley Audrain, pubblicato da Rizzoli, non sarà nuovo.

Blythe, discendente di due generazioni di donne che non hanno vissuto serenamente la maternità [sua nonna si è suicidata e sua madre l’ha abbandonata], si innamora negli anni dell’università e poco prima dei trent’anni dà alla luce Violet. Nonostante abbia desiderato la gravidanza e voglia con tutta sé stessa essere una madre esemplare, relazionarsi con Violet non è semplice, i primi mesi dopo il parto sono estenuanti e con il passare degli anni alcuni comportamenti della bambina sembrano emettere il suono di veri e propri campanelli d’allarme.

Quando facciamo la sua conoscenza, Blythe è in un’auto, fuori dalla nuova casa dell’ex marito Fox, e ne osserva le dinamiche familiari, in particolare osserva Violet, il suo sguardo tagliente attraverso i vetri.

È nella voce di Blythe che il lettore ripercorre la quindicina di anni precedenti, ricostruendo gli eventi che hanno portato alla separazione [il secondo figlio di Blythe e Fox, Sam, è morto per essere stato investito quando la sorella aveva spinto il passeggino in strada -da qui, “la spinta”; prima ancora aveva fatto cadere dallo scivolo un bambino, che era morto in seguito all’impatto; e il romanzo termina in maniera aperta, lasciandoci solo immaginare la disgrazia capitata a Jet, il nuovo fratellino concepito dal tradimento del padre con la segretaria e poi nuova compagna Gemma] in un crescendo di tensione e di rivelazioni.

“La spinta” è un romanzo psicologico dal ritmo serrato di un thriller, che indaga la maternità e le tante sfide a cui una madre è posta quotidianamente davanti, la sua solitudine; è un libro angosciante, impossibile da posare finché non lo avrete terminato, al punto che l’ho divorato in unico fine settimana per la curiosità di conoscerne lo sviluppo.

Non posso definirlo un testo imprevedibile, e non vi troverete una scrittura ricercata o uno stile memorabile, ma se siete alla ricerca di un romanzo che vi tenga incollati alle pagine dall’inizio alla fine questa può essere la scelta perfetta!

Qual è l’ultimo libro che avete letto tutto d’un fiato?

lunedì 29 dicembre 2025

Madre d'ossa

Quinto e per ora ultimo volume delle avventure del commissario Teresa Battaglia scritte da Ilaria Tuti e pubblicate da Longanesi, "Madre d'ossa" non ha nulla da invidiare ai precedenti -anzi mi ha coinvolta anche più di "Figlia della cenere", che tra i precedenti mi aveva tenuta un po' più a distanza per quanto riguarda l'indagine.

Non consiglierei di leggere "Madre d'ossa" come romanzo a sé, perché è strettamente intrecciato alle storie precedenti, in particolare al caso risolto nella "Ninfa dormiente" e vi ritroviamo un personaggio che ha ricoperto un ruolo di primo piano in "Figlia della cenere" [nientemeno che Giacomo, il serial killer]. 

A partire da quello che appare come il suicidio di un adolescente la cui famiglia ha antiche origini longobarde, Teresa (il cui stato di salute è purtroppo sempre più precario), Massimo e la loro squadra porteranno alla luce sepolture risalenti a diverse epoche e il culto della madre d'ossa, giunto fino al presente e che coinvolge i più alti piani del potere friulano. Come nei romanzi precedenti la storia, qui in particolare quella antica, si intreccia al caso d'indagine e compaiono pagine in corsivo che introducono un punto di vista differente sulla narrazione [quello della madre d'ossa, nient'altro che la vittima ragazzina di un culto simile a quello della kumari indiana, dove però è costretta a mettere al mondo una nuova madre d'ossa che la sostituirà e alla morte una volta venuta questa alla luce, mentre i figli maschi le vengono sottratti e inseriti illegalmente nel circuito delle adozioni].

Come sempre Ilaria Tuti scrive un romanzo avvincente e pieno di riferimenti artistici e culturali che rendono il giallo più ricco e interessante, e mi ha regalato pomeriggi completamente immersa nella lettura. Spero che un nuovo caso di Teresa Battaglia arrivi presto in libreria, ma nel frattempo sono contenta di aver portato a termine un'altra serie di romanzi senza perdermi per strada, e sono pronta a scegliere la prossima!

Avete in corso la lettura di qualche serie?

American Dust

"American Dust" di Richard Brautigan, pubblicato da Minimum Fax, è un titolo capitato nella mia libreria per un colpo di fortuna: partecipando ad un progetto di lettura (la #panamericanbookway organizzata da @laviaggialettrice) sono andata alla ricerca di titoli ambientati nello stato dell'Oregon, e ho scoperto questo che sembrava nelle mie corde.

Nella mia ignoranza non sapevo che Brautigan è stato un importante autore del Novecento americano, contemporaneo di Carver e come lui prematuramente scomparso (suicida). Diversi dei suoi titoli hanno riscosso un grande successo di critica e pubblico, e "American Dust" è la sua ultima opera, una sorta di testamento che contiene moltissimi elementi autobiografici che prima d'allora non aveva mai deciso di mettere su carta.

È un romanzo breve e struggente "American Dust", a cavallo tra gli anni '40 e '60, con i ricordi della guerra ancora freschi, e ha per protagonista un uomo che ricorda la propria adolescenza nell'Oregon e un evento drammatico che gli è accaduto suo malgrado [ha sparato per errore ad un amico mentre pensava di colpire un fagiano e l'ha ucciso, e sebbene sia stato riconosciuto innocente in quanto omicidio involontario ne è rimasto inevitabilmente traumatizzato, cercando di elaborare il trauma conducendo ricerche sugli hamburger -infatti quando ha acquistato i proiettili ha scelto di farlo rinunciando all'acquisto proprio di un hamburger nel locale accanto all'armeria]. 

È un romanzo lento e contemplativo, composto di istanti e di immagini, dai due coniugi che pescano seduti su un divano sulla riva del lago a personaggi privi di tutto che vivono nelle baracche ma ciononostante gli regalano i vuoti a rendere delle loro bottiglie di birra. 

Il punto di vista rimane quello del ragazzino che il protagonista è stato, con il suo tono scanzonato che mi ha ricordato i personaggi e le atmosfere di Mark Twain, che con tanta bravura ha saputo raccontare quel momento della vita in contesti simili a quest'Oregon rurale dove Brautigan è cresciuto.

"American Dust", questa polvere americana rimasta in lingua originale per renderla al meglio, per rievocare le tempeste di sabbia durante la Grande Depressione di cui sono figli i protagonisti di questo romanzo, con le loro rassegnazioni e la povertà che li spinge a trasferirsi da un alloggio all'altro. Trasmette molta malinconia questo libro nelle sue poco più di cento pagine, ma è stata davvero una scoperta sorprendente e mi sono meravigliata che Brautigan non sia in Italia noto quanto i suoi contemporanei. 

Qual è l'ultimo autore a cui vi siete avvicinati per la prima volta?

Wellness

Inizia bene quest’anno nuovo di letture, perché ho già incontrato uno di quei libri su cui rifletterò a lungo: “Wellness” di Nathan Hill, pubblicato da Rizzoli.

Quella che potrebbe sembrare la storia dell’incontro prima e del matrimonio poi tra Jack ed Elizabeth si rivela nelle oltre 700 pagine del romanzo molto di più: un’opera che spazia dall’arte e la fotografia alla scienza, dai placebo alle teorie sull’educazione, dagli algoritmi ai segreti di famiglia che i due non sono riusciti a confessarsi neanche in più di vent’anni.

Jack arriva dalle pianure del Kansas a Chicago, per frequentare un college dentro un museo, che gli ha segnalato l’amata sorella; Elizabeth prende le distanze da una stirpe di arrivisti che l’ha sradicata troppo spesso e intraprende più corsi di studio possibili. Sono due solitudini che si spiano da una stanza all’altra di un quartiere trascurato prima della sua gentrificazione, e poi diventeranno coniugi e genitori, e quando li ritroveremo cresciuti riconosceremo le tracce di quella solitudine profonda, di quella incomunicabilità dei propri bisogni che si sono portati dietro.

Nathan Hill scrive un romanzo psicologico che non indugia nel romanticismo, ma anzi lo racconta con un’onestà quasi brutale, lo disseziona; e lo arricchisce di molto altro, dell’universo di personalità e di professioni che circondano Jack ed Elizabeth, fino a svelarci le motivazione più profonde che li hanno condotti dove sono.

È un romanzo difficilissimo da riassumere, ricchissimo e documentato, che ci trasporta dal passato al presente tra i vari capitoli e flashback dopo flashback ci svela i suoi protagonisti rendendoli tridimensionali. Ne ho amata ogni singola pagina, in particolare lo sviluppo verso la conclusione in cui finalmente i nodi vengono al pettine [Jack ha sempre creduto di essere responsabile della morte della sorella in uno degli incendi appiccati dal padre, mentre era stata la madre a dargli quell’indicazione da riferire alla ragazza, e infatti suo padre con cui si scriveva o meglio litigava su Facebook gli aveva scritto prima di morire che non era colpa sua. Elizabeth era fuggita da un padre incapace di accettare la sconfitta, che più volte era stato violento con lei, e aveva attratto Jack con le stesse domande dei suoi esperimenti sull’amore a prima vista senza mai rivelarglielo] ed è un romanzo a cui ripenserò  nel tempo e che consiglierò a lungo.

Ora sono curiosissima di dedicarmi al romanzo d’esordio di Hill, che ho trovato nel calendario dell’avvento di Baak!

Voi avete già letto Hill?

giovedì 18 dicembre 2025

La catastrofica visita allo zoo

Non leggevo Joel Dicker da anni, da quando dal caso editoriale "La verità sul caso Harry Quebert" era stata tratta una gran bella serie TV con Patrick Dempsey distribuita da Sky, che mi aveva convinta a leggere il suo primo thriller di successo. Mi era piaciuto -non era diventato un mio libro del cuore, ma mi aveva regalato parecchie ore di lettura appassionata e la storia mi aveva coinvolta al punto di introdurre Nola anche nei miei sogni notturni!

Da allora l'autore ha pubblicato parecchi altri titoli diventati best seller sempre ai primi posti della classifica, ma non ne avevo recuperato nessuno fino all'incontro con il più recente, "La catastrofica visita allo zoo", pubblicato da La nave di Teseo, tra gli scaffali del mio mercatino di fiducia.

Purtroppo questa lettura è stata la prima delusione dell'anno! 

Posso apprezzare l'intento dell'autore di creare una storia che potesse unire lettori di diverse generazioni, condividendo l'esperienza, ma il target a partire dai sette anni avrebbe dovuto essere dichiarato a partire dalla quarta di copertina, non nella nota a conclusione del testo. Certo, avrei potuto informarmi meglio dato che il romanzo non è più una novità, ma insomma...

Ve ne consiglierei la lettura solo se avete voglia di imbarcarvi nell'avventura di alcuni bambini di una scuola primaria "speciale" non ben specificata, bambini per altro poco caratterizzati se non per i tratti più eclatanti (chi non parla, chi immagazzina informazioni dal taglio enciclopedico...), che indagano sull'allagamento dell'edificio scolastico. Nel mezzo ci finiscono una recita di natale e la rocambolesca visita allo zoo del titolo -senza nessun passaggio che rimanga particolarmente impresso.

Se non siete completisti dell'autore, credo proprio che questo romanzo sia evitabile... Ma attendo i vostri pareri contrari, se vorrete farmi cambiare prospettiva!

Quali titoli di Dicker avete amato?

Qualcosa per cui vivere

"Qualcosa per cui vivere" di Richard Roper, pubblicato da Einaudi, è un titolo che ho intravisto di sfuggita in un contenuto social qualche tempo fa e mi è sembrato immediatamente nelle mie corde: ormai quanto a selezionare i titoli da leggere raramente mi sbaglio, ed anche in questo caso si è rivelata un’ottima scelta!

Andrew è un quarantenne londinese che svolge una professione particolare: si occupa infatti di ispezionare le case delle persone che sono decedute lasciando apparentemente nessun erede o legame, per scoprire se invece qualcuno fosse presente nelle loro vite oppure se è proprio il Comune della città a doversi fare carico del loro funerale, cosiddetto "funerale di povertà".

Un mestiere, dunque, molto drammatico e Andrew conduce per lo più una vita solitaria, dove i suoi unici contatti sono quelli virtuali con gli altri membri del forum di appassionati di trenini elettrici -sebbene abbia raccontato al suo datore di lavoro di essere sposato e padre di due figli. La vita di Andrew cambia quando gli viene affiancata sul lavoro Peggy, in crisi con il marito alcolizzato, madre di due figlie, che instaura immediatamente una grande sintonia con Andrew, facendogli provare nuovamente la gioia di un’amicizia e forse qualcosa di più.

Grazie a Peggy, in questo libro, Andrew riesce a liberarsi delle bugie delle quali è prigioniero da troppo tempo e a superare lentamente il lutto per la sorella e per la fidanzata alla quale si era ispirato nel momento in cui aveva inventato quella moglie.

È un libro dolceamaro quello di Roper, che non è privo di momenti che strappano un sorriso al lettore, ma è ricco anche di passaggi commoventi e fa molto riflettere sull’importanza dell’amicizia e dell’aprire il proprio cuore a coloro che ci tendono una mano -gesto che per Andrew è stato a lungo molto difficile se non addirittura impensabile. Andrew è un uomo gentile, timido, impacciato, che mi ha ricordato i protagonisti di un altro libro letto qualche mese fa, "Leonard e Hungry Paul" -anche se qui il suo percorso è più travagliato e segnato da perdite difficili da superare.

È un romanzo gentile quello di Roper, pieno di sentimenti genuini e nel quale ho incontrato un protagonista che rimarrà davvero a lungo del mio cuore, insieme al senso di speranza che trasmette la conclusione di questo libro e che ci ricorda quanto sia fondamentale trovare davvero "qualcosa per cui vivere", indipendentemente da ciò che pensano gli altri di noi.

Qual è l’ultima lettura che vi ha commossi?