Come si trovano le parole per scrivere de "La valle dell'Eden" di John Steinbeck (che ho letto nella più recente traduzione Bompiani)? Difficilissimo raccontarvi questo capolavoro, che risale al 1952 e che una volta chiuso mi ha fatto provare nostalgia.
Di evidente ispirazione biblica, a partire dal titolo ripreso dalla Genesi fino alla duplicità delle coppie di fratelli le cui iniziali richiamano Caino e Abele, è una storia di famiglia profondamente radicata nella valle del Salinas, in California.
Per primi ci sono i Trask, il sensibile Adam e l'astuto Charles figli di un padre incapace di dimostrare affetto; poi l'angelico e idealista Aron e il più complesso Caleb, figli di Adam. Nel mezzo ci sono gli Hamilton, un modo per Steinbeck di legare il testo alla storia della sua famiglia: John si rappresenta infatti come nipote del patriarca Samuel, personaggio indimenticabile, mai ricco in denaro ma sempre in idee e affetti, genuino, fondamentale per tutti coloro che lo incontrano, compensato nel suo idealismo dalla solida concretezza della moglie Liza. Ci sono poi Lee, di origini cinesi, le cui riflessioni sull'identità risuonano ancora attuali dopo più di mezzo secolo e il cui legame con Adam e i gemelli mi ha commossa; infine, non ultima per importanza, Cathy: l'anima nera di questa storia.
"La valle dell'Eden" è un grande romanzo che non pesa per nulla: coinvolge, emoziona, a volte fa arrabbiare, altre commuove. Ci si lega ai suoi protagonisti (io, soprattutto a Caleb, Samuel e Abra), non si possono abbandonare i loro percorsi di vita; Steinbeck è un grande narratore e qui scrive quella che ha considerato il suo romanzo della vita -e lo rende tale anche per il lettore.
Qual è il vostro Steinbeck preferito?
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