Acquistato per il suo prezzo irrisorio al mercatino dell’usato, principalmente spinta dal fatto di non aver mai letto nulla ambientato in Kuwait, "Mustafa nel paese delle meraviglie" di Ghazi Abdel-Qadir, pubblicato nella collana Il battello a vapore di Piemme, si è rivelata una lettura molto interessante: il suo autore è di origini palestinesi, ma essendo nato nel 1948 è stato costretto giovanissimo a lasciare la sua terra.
Emigrato proprio in Kuwait, dove molti palestinesi si sono trovati a svolgere come forza lavoro le mansioni più umili e faticose dopo l’espansione economica della nazione dovuta alla presenza del petrolio, anche all’autore è toccato un simile destino fino a che non ha potuto spostarsi in Germania dov’è diventato professore e ha scritto numerosi libri per l’infanzia.
Ne fa parte questo breve testo che racconta le vicende di un ragazzino di origini libanesi che negli anni '90, durante la guerra civile emigrò in Kuwait con la sua famiglia. Presto per una tragedia si trova solo con il padre, uomo distrutto dal dolore e dalla fatica che anestetizza con il consumo di alcool: proprio per questo viene arrestato, in quanto nonostante lui sia cristiano il consumo di alcolici è vietato nel paese dove si trova, a maggioranza musulmana ed estremamente intollerante nei confronti dei lavoratori migranti -che non ottengono la cittadinanza e sono spesso costretti a umiliazioni e ricatti per ottenere un lavoro e il permesso di soggiorno.
Mustafà si trova così a doversi arrangiare: il padre in carcere, la casa e i loro averi sottoposti a sequestro, senza soldi e senza alcun posto dove andare né qualcuno su cui contare. Lo seguiamo nelle difficili peripezie dove il ragazzino trova un modo per sopravvivere e fa di tutto per far scarcerare suo padre, purtroppo con alterne fortune e molte disavventure.
È un romanzo pensato per ragazzi dell'età di scuola media inferiore, e in quanto tale l’ho trovato estremamente interessante poiché dipinge la realtà di un paese del quale sappiamo ben poco e che viene criticato davvero fortemente, al punto che la conclusione stessa della vicenda prevede che il protagonista e suo padre uniti cercheranno altrove un posto dove stare meglio dal momento che secondo l’uomo (dalla cui bocca parla con ogni probabilità l’autore) la dittatura del petrolio rende il Kuwait una nazione piena di persone avide e disoneste.
Non è facile che in un romanzo per ragazzi si trovino posizioni politiche così forti e decise oltre ad elementi classici della narrazione per l'infanzia, come il potere della solidarietà e dell'amicizia, e per questo ho trovato quest’opera sorprendente.
Per di più mi ha consentito di leggere un romanzo ambientato in Kuwait, dove non ero mai stata con le mie letture!
Qual è l'ultimo romanzo per ragazzi che avete letto?
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