Mi è servito tempo per trovare il coraggio di leggere "Triste tigre" di Neige Sinno, pubblicato da Neri Pozza, vincitore del Premio Strega europeo del 2024: si tratta di un’opera autobiografica in cui la scrittrice trova il coraggio di ripercorrere gli anni di abusi sessuali subiti dal proprio patrigno da quando era bambina.
L’argomento è così duro da risultare insopportabile: premetto per chi è particolarmente sensibile all’argomento che le pagine che contengono descrizioni esplicite sono poche, di certo non sono il centro della narrazione, ma inevitabilmente ci sono e sono difficilissime da digerire.
Questa lettura mi ha ricordato i testi del premio Nobel Annie Ernaux, a cui la stessa Sinno fa riferimento in modo esplicito in almeno un’occasione: ne condivide la prospettiva esterna su una questione estremamente personale, uno sguardo lucido, analitico, pronto a prendere in esame statistiche e opere letterarie, senza lasciarsi sopraffare dalla propria esperienza.
"Triste tigre" è dunque una riflessione collettiva sulla sopravvivenza agli abusi subiti nell’infanzia, che prende in considerazione il ruolo della vittima ma anche quello dell’aggressore, che si interroga sulle punizioni e sul ruolo della famiglia e della società senza mai scagliarsi armata di certezze, ma sempre valutando e confrontando più punti di vista.
È un lavoro coraggioso quello dell’autrice, che riesce ad evitare la trasformazione in vittima compatita, ma si riappropria della propria narrazione, artefice del proprio destino così come lo è stata quando ho trovato il coraggio di sporgere denuncia.
Non si valuta una lettura come questa in termini di gradimento, o perlomeno per quanto mi riguarda ritengo che la sua importanza tra valichi il gusto personale. La consiglio a tutti coloro che si sentano pronti ad avvicinarsi a un tema così doloroso, che non so quando troverò il coraggio di approfondire nuovamente.
Qual è l'ultima storia vera che avete letto?
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