martedì 11 marzo 2025

Naufragio

"Naufragio" di Vincent Delecroix è un romanzo breve quanto intenso: pubblicato da edizioni Clichy, è attualmente inserito nella longlist dei titoli candidati all’International Book Prize, insieme a "Il libro della scomparsa" di Ibtisam Azem, pubblicato da Hopefulmonster, che ho già letto e apprezzato moltissimo - si tratta di un testo palestinese che sceglie la chiave del realismo magico.

Qui l’autore francese si attiene invece strettamente alla realtà, a partire da un fatto di cronaca del novembre 2021 che ha visto protagonisti i servizi di emergenza francesi che non hanno inviato i soccorsi ad un gommone di migranti che stava affondando nella Manica, in attesa che si trovassero in acque inglesi, e causando così la morte di 27 persone.

Il testo conta poco più di cento pagine ed è suddiviso in tre parti: nella prima e nella terza si esprime in prima persona l’ufficiale della marina che ha comunicato al telefono con i migranti nel gommone, in un flusso di coscienza spesso non interrotto da punteggiatura o lettere maiuscole, che ripercorre gli interrogatori che subisce per accertare le proprie responsabilità in particolare riguardo alle frasi distaccate fino alla crudeltà pronunciate mentre i naufraghi supplicavano per il suo intervento.

La parte centrale, la seconda, si concentra invece sulla dinamica del disperato viaggio per mare e sulla sua tragica e quantomai realistica conclusione.

Le più letterarie sono senza dubbio la prima e la terza, un concentrato della banalità del male che affligge la società e l’opinione pubblica, non soltanto quella francese, rappresentata attraverso le parole dell’ex marito della donna, sostenitore del Front National, che davanti all’annegamento non fa altro che manifestare soddisfazione perché così in Europa "ne arriveranno di meno". 

Questo ci mette in panni scomodi, in cui sono stata stretta e a disagio, a seguire i pensieri autoassolutori della donna: ho provato spesso fastidio e repulsione, come mi era capitato leggendo "Bambino" di Marco Balzano qualche tempo fa. 

"Naufragio" non è una lettura semplice e nemmeno scorrevole quanto potrebbe far pensare la sua brevità: il suo contenuto lo rende scomodo, fastidioso, ma comunque un testo che parla dell’oggi e di quello che ogni giorno ci rifiutiamo di vedere, perché è più semplice tenere a distanza coloro che spariscono inghiottiti dalle onde e dall’indifferenza.

Recupererete qualcuno dei candidati a questo premio?

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