"Una questione privata" di Beppe Fenoglio fu pubblicato per la prima volta nel 1963, in un'edizione congiunta ai racconti di "Un giorno di fuoco" (a cui ho già dedicato un post). Tra le carte dell'autore, scomparso poco tempo prima, ne furono ritrovate tre versioni: è incerto se il titolo sia da attribuire a una sua decisione, o si tratti di una scelta redazionale.
Come sapete sto recuperando in ordine cronologico l'intera produzione dell'autore, anche se orientarsi tra i tanti racconti e le loro edizioni non è semplice; tra i titoli che ho affrontato finora, di certo "Una questione privata" si è guadagnato il ruolo di mio preferito.
Ambientato durante la seconda guerra mondiale, il focus è sulla guerra partigiana nel Piemonte, nei mesi che seguirono l'8 settembre 1943. Milton è un giovane partigiano badogliano, che in tempo di pace ha provato un inteso sentimento nei confronti di Fulvia, la quale lo ha trattato con favore ma senza ricambiarne la passione; quando si ritrova davanti alla casa dove la frequentava, la governante accenna al ragazzo di una relazione più sentimentale tra Fulvia e Giorgio, amico di Milton sin dall'infanzia, e a lui non resta che scoprire a tutti i costi se ciò che gli è stato fatto intendere fosse vero.
Partito così alla ricerca disperata di Giorgio, partigiano anche lui, scopre che è stato fatto prigioniero; seguiamo così le peregrinazioni di Milton disposto a tutto pur di ritrovarlo, di organizzare uno scambio di prigionieri, in un rocambolesco girovagare dove un'imboscata dei fascisti è sempre dietro l'angolo.
"Una questione privata" è un romanzo materico, concreto, dove si sente la pioggia scrosciare incessante, dove si affonda nel fango, dove si perde l'orientamento nei banchi di nebbia fitta; si sentono gli abiti fradici incollarsi alla pelle, i muscoli dolenti per la fatica del risalire le colline, i nervi tesi dall'essere costantemente all'erta. È un romanzo partigiano di ragazzi e di valori, di lotta e di liberazione, e al tempo stesso di fragilità, di insicurezza, quella così condivisa ad ogni epoca dai giovani innamorati.
Forse si tratta di un'opera incompiuta: eppure la conclusione, certo aperta all'interpretazione del lettore, completa il testo in modo convincente, e non ci si sente privati di nulla. La scrittura di Fenoglio è come sempre impeccabile, evocativa, e al suo meglio quando incarna la letteratura partigiana piemontese.
Qual è il vostro titolo preferito dell'autore?
Nessun commento:
Posta un commento