giovedì 24 ottobre 2024

Le cose che porta il cielo

Romanzo di esordio dello scrittore di origini etiope Dinaw Mengestu, "Le cose che porta il cielo" contiene nel titolo una citazione dal paradiso di Dante e una trama che mi aspettavo decisamente diversa. Possedevo questo libro dal 2008 (non scherzo, è quasi diventato maggiorenne nella mia libreria!) ma come sono profondamente convinta ogni libro ha il suo momento ed è finalmente giunto anche il suo! 

Credevo che avrei letto una storia ambientata prevalentemente in Etiopia, mentre invece ci troviamo a Washington DC, dove il protagonista Stephanos è emigrato giovanissimo dopo che il padre è rimasto vittima della guerra civile nel 1977, lasciando ad Addis Abeba sua madre e il fratellino.

Noi lo incontriamo 17 anni più tardi, nel mezzo di quello che si sarebbe tentati di definire un fallimento migratorio: è un uomo profondamente solo, legato soltanto ai suoi due storici amici (uno proveniente dal Kenya e l’altro dal Congo) con cui condividono il bizzarro passatempo di indovinare colpi di Stato e dittatori di paesi africani. Gestisce un minimarket nel quartiere della città piuttosto degradato dove abita, che mal tollera i tentativi di riqualificazione che portano agli sfratti della popolazione di ceto più fragile.

Stephanos cerca di vincere la propria solitudine grazie ad una nuova vicina di casa e alla sua figlia adolescente Naomi, che trascorre ore con lui nel negozio a leggere romanzi: una compagnia però che non dura, mentre la lotta di classe si oppone alla gentrificazione, mentre le ingiunzioni di pagamento si accumulano e con loro le riflessioni sull’essersi sempre sentito diviso a metà, seppure consapevole che in Etiopia non avrebbe mai fatto ritorno.

È la condizione delle classi sociali più povere e dei migranti che non hanno raggiunto la stabilità economica l’oggetto principale di questo romanzo: l’Etiopia compare in svariati flashback ma non è mai al centro della narrazione in prima persona di questo romanzo d’esordio che ho trovato molto convincente.

Ho lasciato aspettare questo titolo più anni di quelli che si sarebbe meritato: oggi l’ho aperto aspettandomi qualcosa di diverso, più legato all’ambientazione del corno d’Africa e vi ho trovato però una storia molto nelle mie corde, non edulcorata né ricca di speranza ma al tempo stesso nemmeno rassegnata.

L’ho trovato un testo molto interessante che vi consiglio di recuperare se riuscite ancora a reperirlo, e non escludo che in futuro leggerò opere successive di questo autore già così promettente alla sua prima pubblicazione.

Qual è l’ultimo romanzo che avete riscoperto nei meandri delle vostre librerie?

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