giovedì 24 ottobre 2024

Sulla riva del mare

 Il mio secondo incontro con la produzione del premio Nobel Abdulrazak Gurnah è stato "Sulla riva del mare", sempre pubblicato in Italia da La nave di Teseo, e mi è piaciuto più di "Paradiso" che avevo letto in precedenza.

Se "Paradiso" è un testo più letterario, una vera e propria rivisitazione del "Cuore di tenebra" di Conrad in chiave post coloniale, un'epopea e una storia di viaggio dove l'approfondimento psicologico è molto poco, mi sono trovata più a mio agio qui, dove abbiamo due protagonisti maschili ben costruiti nel presente e nel passato attraverso i flashback.

All'inizio della nostra storia sia Latif sia Rajab si trovano in Inghilterra; nessuno dei due si fa chiamare con il nome con il quale è nato, in Tanzania, sull'isola di Zanzibar. Sono uomini adulti ora, Rajab è anziano e a dispetto di ogni logica ha deciso di emigrare e chiedere asilo; Latif si trova sul territorio da molto, è un accademico affermato, che viene messo in contatto con Rajab perché si spera possa fargli da interprete.

Così nell'Inghilterra degli anni Novanta si riannodano due esistenze che già si erano incontrate a Zanzibar, rivali nell'appropriarsi di una casa, usurpata da Rajab quando Latif era soltanto un bambino. Attraverso l'incontro con questo uomo di cui conserva un ricordo tanto amaro, Latif riprende le fila di ciò che è stato della sua famiglia, del fratello emigrato in segreto con un probabile amante più maturo, la morte del padre, quando lui giovanissimo era andato nella DDR a studiare e da lì era fuggito in Europa, credendo di far perdere le proprie tracce. Anche le memorie di Rajab vengono rievocate, prima il successo nei commerci, ma poi l'arresto, la deportazione, la perdita della moglie e della figlia, che lo hanno reso un anziano solo e malinconico, che rifiuta ciò che gli viene proposto citando il Bartleby di Melville -racconto che ora sento assolutamente l'esigenza di leggere.

Gurnah è anche qui letterario e ricco di riferimenti, ma soprattutto racconta il colonialismo in Tanzania, la lotta per l'indipendenza, il legame con l'Oman di cui non sapevo nulla, il senso di identità così difficile da costruire per chi è sempre stato oppresso da un'autorità straniera percepita come inevitabile. Vi ho ritrovato dunque i temi chiave di "Paradiso", ma li ho sentiti più vicini nelle storie di due protagonisti a cui si ha il tempo di affezionarsi, che questa volta si prende il tempo per caratterizzare con le loro voci e i loro ricordi, in un romanzo che ho trovato decisamente più affine ai miei gusti.

Qual è l'ultimo romanzo africano che avete letto?

[Ho condiviso questa lettura con il gruppo organizzato da Liselegge Liseviaggia per il suo progetto Scaffale Africano, ed è stata la mia seconda tappa del Booksafari organizzato da Laviaggialettrice!]

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