"American Dust" di Richard Brautigan, pubblicato da Minimum Fax, è un titolo capitato nella mia libreria per un colpo di fortuna: partecipando ad un progetto di lettura (la #panamericanbookway organizzata da @laviaggialettrice) sono andata alla ricerca di titoli ambientati nello stato dell'Oregon, e ho scoperto questo che sembrava nelle mie corde.
Nella mia ignoranza non sapevo che Brautigan è stato un importante autore del Novecento americano, contemporaneo di Carver e come lui prematuramente scomparso (suicida). Diversi dei suoi titoli hanno riscosso un grande successo di critica e pubblico, e "American Dust" è la sua ultima opera, una sorta di testamento che contiene moltissimi elementi autobiografici che prima d'allora non aveva mai deciso di mettere su carta.
È un romanzo breve e struggente "American Dust", a cavallo tra gli anni '40 e '60, con i ricordi della guerra ancora freschi, e ha per protagonista un uomo che ricorda la propria adolescenza nell'Oregon e un evento drammatico che gli è accaduto suo malgrado [ha sparato per errore ad un amico mentre pensava di colpire un fagiano e l'ha ucciso, e sebbene sia stato riconosciuto innocente in quanto omicidio involontario ne è rimasto inevitabilmente traumatizzato, cercando di elaborare il trauma conducendo ricerche sugli hamburger -infatti quando ha acquistato i proiettili ha scelto di farlo rinunciando all'acquisto proprio di un hamburger nel locale accanto all'armeria].
È un romanzo lento e contemplativo, composto di istanti e di immagini, dai due coniugi che pescano seduti su un divano sulla riva del lago a personaggi privi di tutto che vivono nelle baracche ma ciononostante gli regalano i vuoti a rendere delle loro bottiglie di birra.
Il punto di vista rimane quello del ragazzino che il protagonista è stato, con il suo tono scanzonato che mi ha ricordato i personaggi e le atmosfere di Mark Twain, che con tanta bravura ha saputo raccontare quel momento della vita in contesti simili a quest'Oregon rurale dove Brautigan è cresciuto.
"American Dust", questa polvere americana rimasta in lingua originale per renderla al meglio, per rievocare le tempeste di sabbia durante la Grande Depressione di cui sono figli i protagonisti di questo romanzo, con le loro rassegnazioni e la povertà che li spinge a trasferirsi da un alloggio all'altro. Trasmette molta malinconia questo libro nelle sue poco più di cento pagine, ma è stata davvero una scoperta sorprendente e mi sono meravigliata che Brautigan non sia in Italia noto quanto i suoi contemporanei.
Qual è l'ultimo autore a cui vi siete avvicinati per la prima volta?

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