Inizia bene quest’anno nuovo di letture, perché ho già incontrato uno di quei libri su cui rifletterò a lungo: “Wellness” di Nathan Hill, pubblicato da Rizzoli.
Quella che potrebbe sembrare la storia dell’incontro prima e del matrimonio poi tra Jack ed Elizabeth si rivela nelle oltre 700 pagine del romanzo molto di più: un’opera che spazia dall’arte e la fotografia alla scienza, dai placebo alle teorie sull’educazione, dagli algoritmi ai segreti di famiglia che i due non sono riusciti a confessarsi neanche in più di vent’anni.
Jack arriva dalle pianure del Kansas a Chicago, per frequentare un college dentro un museo, che gli ha segnalato l’amata sorella; Elizabeth prende le distanze da una stirpe di arrivisti che l’ha sradicata troppo spesso e intraprende più corsi di studio possibili. Sono due solitudini che si spiano da una stanza all’altra di un quartiere trascurato prima della sua gentrificazione, e poi diventeranno coniugi e genitori, e quando li ritroveremo cresciuti riconosceremo le tracce di quella solitudine profonda, di quella incomunicabilità dei propri bisogni che si sono portati dietro.
Nathan Hill scrive un romanzo psicologico che non indugia nel romanticismo, ma anzi lo racconta con un’onestà quasi brutale, lo disseziona; e lo arricchisce di molto altro, dell’universo di personalità e di professioni che circondano Jack ed Elizabeth, fino a svelarci le motivazione più profonde che li hanno condotti dove sono.
È un romanzo difficilissimo da riassumere, ricchissimo e documentato, che ci trasporta dal passato al presente tra i vari capitoli e flashback dopo flashback ci svela i suoi protagonisti rendendoli tridimensionali. Ne ho amata ogni singola pagina, in particolare lo sviluppo verso la conclusione in cui finalmente i nodi vengono al pettine [Jack ha sempre creduto di essere responsabile della morte della sorella in uno degli incendi appiccati dal padre, mentre era stata la madre a dargli quell’indicazione da riferire alla ragazza, e infatti suo padre con cui si scriveva o meglio litigava su Facebook gli aveva scritto prima di morire che non era colpa sua. Elizabeth era fuggita da un padre incapace di accettare la sconfitta, che più volte era stato violento con lei, e aveva attratto Jack con le stesse domande dei suoi esperimenti sull’amore a prima vista senza mai rivelarglielo] ed è un romanzo a cui ripenserò nel tempo e che consiglierò a lungo.
Ora sono curiosissima di dedicarmi al romanzo d’esordio di Hill, che ho trovato nel calendario dell’avvento di Baak!
Voi avete già letto Hill?

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