lunedì 23 febbraio 2026

I convitati di pietra

Incuriosita dalla fama dello scrittore e dalla sua promettente candidatura al Premio Strega di quest'anno, ho deciso di approcciare Michele Mari con la lettura del suo romanzo più recente (e forse più accessibile), "I convitati di pietra" pubblicato da Einaudi.

Sostenuto l'esame di maturità, trenta compagni di classe del liceo classico Berchet di Milano stipulano un patto: verseranno ogni anno una quota in denaro che sarà investita per farle maturare interessi, ma di questo sempre più cospicuo capitale potranno beneficiare solo gli ultimi tre sopravvissuti tra di loro, molti decenni più tardi. Nel mentre, si incontreranno per una cena annuale, in cui aggiornarsi sul proprio stato di salute (e sui propri malanni, inevitabilmente interessanti per i commensali) e fare il conto degli assenti. 

La trama è, senza ombra di dubbio, stuzzicante. Si procede nella lettura con la curiosità di vedere quale destinazione abbia in mente Mari, quali tranelli escogitino i compagni nei confronti degli altri, come si sviluppino le loro esistenze e quanto siano condizionate da quel patto ideato quando erano appena maggiorenni.

Inutile dire che la scrittura di Mari è ricercata, cinica, colma di latinismi, di citazioni letterarie (e non solo, dato lo spazio che occupano anche il fumetto e il cinema -in particolare di Gene Hackman- in questo libro), in un registro piuttosto elevato per la storia che sceglie di raccontare. 

Mi è piaciuto? Non saprei. Gli riconosco un'ottima idea, ma mi è mancato del tutto il coinvolgimento, ho osservato i personaggi unicamente dall'esterno e ho trovato che via via ci si avvicina al momento finale (e all'inevitabile dipartita dei protagonisti) questo elefante nella stanza venga ignorato, quasi non si volesse arrivare al dunque che ha guidato la vicenda sin dall'inizio.

Avete già letto qualcuno dei candidati allo Strega di quest'anno?

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