Non è un mistero che da qualche anno io abbia intrapreso il mastodontico percorso di recupero di quasi tutti i titoli di Stephen King in ordine cronologico -progetto a cui mi dedico a volte con maggiore costanza, altre in modo più sporadico. Sono da qualche titolo alle prese con la produzione degli anni '90, ed è arrivato il momento della quinta raccolta di racconti, "Incubi e deliri", data alle stampe nel 1993.
Rispetto alle precedenti, purtroppo questa voluminosa raccolta che supera le 800 pagine non mi ha coinvolta e convinta altrettanto; a distanza di poco tempo dalla lettura già di diversi dei ventiquattro racconti contenuti in "Incubi e deliri" non rimane che un nebuloso ricordo nella mia memoria -basti pensare che un testo di una cinquantina di pagine è del tutto dedicato a una cronaca della Little League di baseball.
Ci sono comunque, come è inevitabile quando si parla del Re, testi che meritano di essere menzionati.
Iniziamo con "La cadillac di Dolan", che ha richiesto a King parecchie ricerche sulla fattibilità dell'impresa [far scomparire un auto, con il suo guidatore al volante, in una voragine sottoterra per vendicarsi dell'omicidio della propria moglie] e che mi ha ricordato nella ricerca di vendetta che prende il sopravvento sul protagonista le atmosfere di "Uscita per l'inferno".
Ne "La fine del gran casino" è ottima la caratterizzazione del rapporto tra fratelli, inquietante l'anticipazione della fine che incombe -purtroppo frettolosa la seconda parte con la sua conclusione.
"Il volatore notturno" crea un bello schema di indagine e sembra più una storia di serial killer che di vampiri, e la sua ripresa nel racconto "Popsy" mi è piaciuta, in un racconto dove l'orrore è rappresentato dalla realtà del traffico di minori mentre la fantasia interviene come mezzo per la salvezza.
"Denti chiacchierini" utilizza il mezzo di un oggetto che si anima e diventa un mezzo di distruzione, ma anche di protezione per il protagonista, per chiudere la narrazione con malinconia e nostalgia per le persone che non ci sono più [Scooter all'emporio].
"Il mio bel cavallino" avrebbe dovuto essere parte di un intero romanzo, ed è forse il mio preferito dell'intera raccolta, con la sua riflessione sul tempo e la costruzione del rapporto-nonno nipote: un racconto struggente e malinconico, molto condivisibile e toccante.
La difesa dei più giovani dalla violenza ritorna in "La casa di Crouch End", dove è ben raccontato il rapporto tra i fratelli e dove la casa diventa una loro alleata per combattere ed eliminare il patrigno.
Infine mi è piaciuto "Il caso del dottore", un racconto in puro stile Conan Doyle che riprende i personaggi di Watson e Sherlock Holmes in un classico giallo della camera chiusa, molto piacevole da leggere anche se dichiaratamente citazionista.
Nel complesso "Incubi e deliri" non va a ricoprire una posizione di spicco nei titoli del Re che consiglierei, e rispetto alle raccolte di racconti che ne contengono meno e più lunghi è proprio di un altro livello. Sono comunque contenta di aver recuperato questo altro "mattone" del mio autore comfort in assoluto, e mi preparo per "Insomnia"!
Qual è l'ultimo titolo di King che avete letto?

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