Ci sono romanzi che senza un intervento esterno non incrocerebbero il nostro cammino: per me è successo con "La libertà è un passero blu" di Heloneida Studard, pubblicato da Marcosymarcos, che è entrato nella mia libreria in quanto oggetto del gruppo di lettura #errantiletterari organizzato da @theweesmallblog per il mese di marzo.
Non conoscevo affatto questa autrice, giornalista e attivista politica brasiliana, deputata di sei legislature e pioniera del femminismo, che durante la dittatura ha pagato il proprio impegno con il carcere. Ritroviamo il carcere anche in questo breve e simbolico romanzo, in parte ispirato proprio alla famiglia di Studard, dove il giovane Joao viene imprigionato senza accuse e senza processo, perseguitato dagli squadroni della dittatura militare per aver scritto su un muro che "il passero è un uccello blu".
Di questa frase non sapremo molto altro, ma pagina dopo pagina quell'incredibile passero blu ci accompagnerà come metafora della libertà e della speranza in un mondo diverso e possibile, mentre Marina, la cugina di Joao innamorata di lui sin dall'infanzia, si reca costantemente alla prigione per non stargli lontana e tenerlo aggiornato sul forestiero che dal Paraguay viene ospitato nella tenuta di famiglia, dove la matriarca Menina imperversa su tutte le donne, punendone ogni disobbedienza e ogni disturbo mentale con la reclusione in convento.
"La libertà è un passero blu" perché è difficile crederci, quando si è reclusi; quello di Studard è un romanzo di resistenza e di tenacia, di sofferenza e di poesia, in cui i culti tradizionali e le superstizioni si mescolano alla rigida morale cattolica, in cui i dissidenti perdono la parola per via di un'allucinazione, in cui le donne sono represse, ma alcune di loro, come la protagonista, non perdono mai la propria volontà.
È stato il mio primo incontro con la letteratura brasiliana, e ne sono rimasta davvero colpita. Avete altri connazionali dell'autrice da consigliarmi?

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