Ho passato un fine settimana in compagnia di la notte nel cuore di Nathacha Appanah, pubblicato da Einaudi, che è stato tra i finalisti al Premio Strega europeo di quest'anno. Non si tratta di un romanzo, tutt’altro: si tratta della ricostruzione dell'incontro di tre donne con la violenza dei loro mariti o compagni e di queste tre donne, come sappiamo sin da pagina uno, una soltanto (l’autrice) è sopravvissuta.
Le altre due sono Emma, cugina dell’autrice uccisa dal proprio marito a Mauritius, e Chahinez, di origini algerine, assassinata in Francia in circostanze a dir poco agghiaccianti dal marito, che le ha sparato e le ha dato fuoco in una pubblica strada sotto gli occhi di chi impotente non ha potuto salvarle la vita.
Si parla dunque di femminicidio in questo romanzo, ma soprattutto della violenza fisica e psicologica in cui le tre protagoniste -ma come loro, chissà quante migliaia di altre donne nel mondo- si ritrovano intrappolate, ridotte al silenzio, ammutolite da un’isolamento così profondo da non poter essere più condiviso con nessuno. La stessa autrice per sei anni ha interrotto i contatti con la propria famiglia, perdendo di vista i propri sogni, le proprie aspirazioni impegnata. com’era nella pura e semplice sopravvivenza davanti ad una violenza cieca e continua -e per questo racconta la propria esperienza e il vissuto delle altre due protagoniste con immenso rispetto.
"La notte nel cuore" è una lettura durissima, non vi mentirò: più volte mi sono chiesta se sarei riuscita a terminarlo, tanto faticavo ad andare avanti con le pagine, a leggere ancora una volta la descrizione vivida e reale dell’orrore che può mettere in atto un uomo che sostiene di amarti.
"La notte nel cuore" ha richiesto all’autrice oltre quattro anni di lavoro di documentazione e di ricerca per trovare la voce delle donne che racconta, per raccontarle con rispetto, per riportarle in vita dalla morte doppiamente loro imposta anche dal silenzio e dalla vergogna dalle quali sembra contornata la loro scomparsa, quasi non fosse possibile attribuire al carnefice tutta la responsabilità e la condanna che merita.
È una lettura faticosa, difficile da portare avanti, ma allo stesso tempo mi viene da dire ora che l’ho conclusa una lettura necessaria, che apre gli occhi sul luogo comune secondo il quale una donna vittima di violenza dovrebbe semplicemente andarsene, come se fosse facile, come se non entrassero in gioco dinamiche impossibili da comprendere per chi non si trova, per sua fortuna, mai in quella situazione.
"La notte nel cuore" è un libro durissimo ma illuminante, che ho sentito il bisogno di terminare per scuotermi di dosso una forte angoscia, ma da cui mi rimangono riflessioni che mi accompagneranno per lungo tempo e che mi permetteranno di affrontare ancor più senza preconcetti le troppe notizie di femminicidi che ogni giorno compaiono sulla stampa nazionale e non soltanto. È un libro da leggere per le donne sicuramente, ma ancora di più per gli uomini, per quelli che si sentono assolti, ma che chissà quali punteggio potrebbero ottenere in quella metrica della violenza che troviamo tra queste pagine...
Avete recuperato qualche candidato allo Strega europeo di quest’anno?

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