Desideravo leggere qualcosa di Ubah Cristina Ali Farah da tempo e ho approfittato di alcuni reminder della casa editrice 66thand2nd per acquistare due titoli. Il primo che ho letto è “Il comandante del fiume”, che mi è sembrato esattamente il mio genere di lettura ed infatti lo è stata.
Incontriamo Jabar in un momento di crisi, in cui per ragioni che non conosceremo fino alla fine del libro si trova in ospedale con un grave danno all’occhio di cui non vuole rivelare l’origine nemmeno ai suoi medici. Mentre è ricoverato, riflette sulle recenti esperienze, per esempio sul fatto che sua madre lo abbia mandato a Londra a conoscere la sua famiglia come una sorta di punizione per la bocciatura e qui si è ricongiunto a una comunità somala dalla quale in Italia è piuttosto lontano, nonostante sia cresciuto con i racconti della tradizione. In particolare lo accompagna quello del “comandante del fiume”, in grado di impegnarsi per la pace comune, dominando i propri istinti e desideri di potere, che tiene la popolazione al sicuro dai coccodrilli. In questa figura fiabesca Jabar ha sempre immaginato suo padre del quale da tempo non sa nulla, anche se dentro di sé conosce la verità, ma ha cercato di negarla a se stesso.
[Il padre infatti è tornato in Somalia, lasciando a Roma il figlio e la moglie; ha partecipato alla guerra civile tra i clan e si è macchiato dell’imperdonabile morte del cognato che gli si era rivolto, sperando che potesse aiutarlo ad uscire dal paese ma che invece appartenendo ad un clan differente, aveva trovato la morte consegnandosi a lui e ai suoi alleati. Di questo è ritenuta responsabile dalla famiglia anche la madre di Jabar, che mandando a Londra il figlio a ricongiungersi con i parenti spera che questo possa contribuire ad essere perdonata, mentre per il ragazzo l’esperienza inglese si rivela intollerabile dal momento che lo mette davanti a questa verità che non si sente pronto per accettare.]
“Il comandante del fiume” quindi è una storia di formazione ed identità, in cui un ragazzo si sente se stesso quando si trova tra i pari del suo stesso colore, ma non è tra di loro che ha stabilito le proprie amicizie. È un romanzo che ci ricorda i forti legami tra l’Italia e la Somalia coloniale e riporta l’attenzione alla guerra civile in un paese del quale si parla ben poco.
È stato un ottimo primo incontro con l’autrice, con il suo protagonista ben costruito e convincente, e sono contenta di essermi già procurata “Le stazioni della luna” che dovrebbe essere maggiormente concentrato sulla Somalia piuttosto che su coloro che ne sono fuoriusciti.
Qual è l’ultima autrice che avete letto per la prima volta?

Nessun commento:
Posta un commento