Continua la mia esplorazione del catalogo di Accento edizioni, con la quarta voce italiana che incontro: Mohamed Maalel, autore italotunisino della mia generazione, che ha scritto il suo "Baba" dopo la perdita del proprio padre.
Di padri racconta "Baba" e lo si percepisce già dal titolo: di Taoufik, il padre di Ahmed, che proveniente dalla Tunisia incontra e sposa in Puglia Paola, con cui avrà due figli. Ahmed è il secondogenito ed è quello a cui viene riservata la maggiore tenerezza, ma di cui al tempo stesso non si perdonano le debolezze e i comportamenti non conformi alle aspettative nei suoi confronti.
C'è spazio per la narrazione della violenza domestica in "Baba", che non manca all'interno del matrimonio di Paola e Taoufik, che non manca anche nei confronti dei figli. Al tempo stesso c'è verso questo padre, in bilico tra l'insicurezza e la prevaricazione, diviso tra il legame con la sua terra d'origine e una cultura che vuole trasmettere e la sua nuova appartenenza a una famiglia intera che lo ha accolto, un'indulgenza che si percepisce ad ogni pagina, un amore che non diventa perdono, ma supera l'imperdonabile.
Se la prima parte di "Baba" è il racconto di un'infanzia con la sua tenerezza e la sua innocenza, di un'adolescenza profondamente infelice e piena di rabbia, poi in un'età adulta in cui i pezzi si incastrano a comporre un'identità mista e completa le pagine diventano sempre più commoventi, mentre si sentono sempre più in profondità quei frammenti di dialogo tra padre e figlio che ci hanno accompagnati dall'inizio. Ci si commuove tra le pagine di "Baba", ci si arrabbia, ci si affeziona ad Ahmouda ad ogni pagina: e questo esordio di Mohamed Maalel mi fa sperare che avrà presto un'altra storia da condividere con noi.

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